Studiare i lampi gamma per ‘prendere la mira’. Giulia, da Roma a Urbino a caccia di buchi neri

di Alessandra Vittori

URBINO – Dalle grande città al ‘piccolo teatro’. Giulia Stratta da romana doc si è ‘trasformata’ in una romana di Urbino. Laureata in Fisica alla Sapienza, ha proseguito gli studi all’Osservatorio Monteporzio di Roma. Con un assegno di ricerca è sbarcata nella città ducale ed è entrata a far parte del gruppo dei dieci ricercatori dell’università di Urbino che hanno contribuito alla recente scoperta delle onde gravitazionali con il progetto Virgo.  Tutte le mattine Giulia passa davanti a Palazzo Ducale e si infila in vicolo Santa Chiara. Nascosto, c’è l’Istituto di Fisica. Sale la prima scala e poi attraversa una porta di legno grigio, poi un’altra rampa che la porta nel suo studio. Ad accoglierla nel ‘Sancta Sanctorum’ della fisica ci sono i suoi colleghi. “Mi piace vivere in un contesto così piccolo perché posso avere molta interazione con i mie colleghi e questo rende il lavoro molto più umano”.

Le altre storie dei ricercatori di Virgo: Gianluca Guidi  Giuseppe Greco – Filippo MartelliMarica Branchesi e Jan Harms  – Matteo Montani e Francesco Piergiovanni

Giulia è un’astronoma e studia i lampi gamma (potenti emissioni elettromagnetiche prodotte dai buchi neri). In fondo, ancor prima di trasferirsi a Urbino, già aveva stretto un legame con le Marche. Studiava infatti i lampi di questi particolari corpi celesti con il ‘Beppo sax‘, un satellite rinominato così dal soprannome dell’astro-fisico Giuseppe Occhialini di Fossombrone. Ha sempre avuto una passione per le stelle e quando al liceo ha iniziato a studiare fisica ha scelto di continuare in questo campo. Giulia lavora con Giuseppe Greco e Marica Branchesi, gli altri due astronomi del gruppo Virgo di Urbino. Da quando le onde gravitazionali sono state captate è stata formulata l’ipotesi che le loro sorgenti siano proprio i raggi gamma di cui l’astronoma si è sempre occupata. Il suo compito, infatti, è studiare la controparte elettromagnetica delle sorgenti delle onde gravitazionali e strutturare delle strategie di osservazione per andare avanti nella ‘caccia’. “Non avevamo mai visto le onde gravitazionali fino a oggi. Ora che le abbiamo captate – spiega Giulia – è un po’ come osservare un film muto a cui poi, tutto a un tratto, viene aggiunto il sonoro e si iniziano a sentire anche le parole”.

L’astronoma, come Giuseppe Greco, è finanziata grazie a un fondo di quasi un milione di euro vinto da Marica Branchesi nel 2012 con un progetto di astrofisica. “Quando Marica mi ha chiamato e mi ha detto del progetto ho deciso di trasferirmi. A me piace moltissimo Roma, ma conosco benissimo gli aspetti positivi e gli aspetti negativi della grande città. A Urbino sto bene, posso vivere in tranquillità”.

Giulia non lavora solo con i ricercatori Virgo, ma collabora anche con l’Istituto di astrofisica spaziale e di fisica cosmica di Bologna. “Faccio su e giù, mi muovo molto spesso e stare a Urbino mi fa comodo, sono a metà strada”. Prima di ricevere l’assegno di ricerca che l’ha portata a Urbino ha lavorato per tre anni a Tolosa dove “c’è un fattore 10 di differenza dei finanziamenti per la ricerca”. Giulia infatti ha spiegato che è rimasta in Italia per motivi personali, ma se avesse potuto scegliere diversamente si sarebbe trasferita all’estero perché nel nostro paese anche chi fa ricerca da moltissimi anni ancora ricopre dei ruoli instabili”. Ma ciò che le dispiace veramente è la mancanza di un corso di Fisica perché “è bello fare ricerca, ma gli studenti potrebbero aiutarci molto e soprattutto avremmo qualcuno a cui tramandare gli studi che cominciamo e che non riusciamo a finire”.