Cucce, gabbie e croccantini. La vita da cani di Ca’Lucio

di ADRIANO DI BLASI

URBINO – A dieci chilometri da borgo Mercatale, sulla strada che va verso Urbania, c’è una piccola deviazione che porta ad una casa “speciale”. Ci abitano 120 cani. Quando si entra nella struttura, gli ospiti del canile di Ca’Lucio accolgono abbaiando i visitatori. Sono versi di paura, non di rabbia. “Voci” che, a loro modo, raccontano tante storie. Nel piccolo ufficio dove gli operatori rispondono alle decine di telefonate che segnalano gli abbandoni, è stato appeso un quadro con le foto prese da Facebook delle storie di adozioni andate a buon fine.

Un “monitor delle buone notizie”, un modo giusto per andare avanti contro le difficoltà che devono affrontare ogni giorno. Qui i cani arrivano ogni giorno. L’ultimo è un pastore maremmano di cinque mesi che hanno lasciato per strada dalle parti di Ca’Gallo. Non ha ancora un nome ma il suo destino sarà quasi certamente migliore di altri: “E’ un cucciolo – spiega un volontario – quindi le richieste non mancheranno. Per i più anziani il discorso è ben diverso”.

“Il primo problema – spiega Sandro Bolognini, direttore del canile – è che la zona non è idonea per una struttura così. Siamo lontani dal centro e vicini alla discarica. Non è facile trovare dei volontari che portino i cani a spasso”.

Ne è passato di tempo da quando aprirono i cancelli per la prima volta venti anni fa e ospitavano meno di trenta “trovatelli”. Numeri gestibili che però sono cresciuti con il passare del tempo: “Fino a due anni fa ne entravano 200 l’anno ma siamo riusciti a farli adottare quasi tutti. Il problema è che si va avanti senza soluzione di continuità: in questa zona ne vengono abbandonati molti, sopratutto da caccia o da tartufo”. Negli ultimi mesi i cani presenti nella struttura sono diminuiti grazie agli accordi presi con il Comune, la Polizia stradale e la Forestale che hanno aumentato i controlli sulle strade. E poi ci sono i social network:” Ora è più facile creare una rete di adozioni in tutta Italia. Pensate che siamo il canile con il maggior numero di adozioni in tutto il Paese”.

Un attestato di merito importante che però dovrebbe essere accompagnato da maggiori investimenti: “Il comune ci dà mediamente 1 euro e 84 centesimi per la spesa di ogni cane, vorremmo cercare di aumentare il contributo a 2,5 ma non è semplice”. Per fortuna ci sono le associazioni che si impegnano per il canile e sopratutto Massimo e Giovanna, i due operatori che lavorano ogni giorno nella struttura. Angeli con l’impermeabile giallo, nei giorni di pioggia. Loro lavano le cucce, chiamano i veterinari, danno da mangiare ai cani e gestiscono le adozioni. Un lavoro enorme per solo due persone. La speranza è quella di riuscire a coinvolgere almeno altre 5 persone ma dovranno essere prima formate, altrimenti sono solo d’intralcio. C’è poi Fabio che si occupa di gestire i problemi tecnici della struttura: l’ultimo da affrontare sono i topi che rischiano di portare infezioni e malattie.

Nonostante il loro impegno, il futuro dei volontari, del canile e soprattutto dei cani resta incerto: “A giugno scadrà la convenzione con la comunità montana- dice Bolognini –  e siamo nella fase più delicata della trattativa”.