Ne “L’Italia nascosta” di Carlo Vulpio, la mappa dei tesori artistici che abbiamo dimenticato / FOTO

di ALESSANDRA VITTORI

URBINO –  Luoghi nascosti, dimenticati, ma ricchi di cultura. Ville scoperte casualmente da un professore delle medie in angoli inaspettati e sconosciuti ai turisti, “perché tutti conoscono Pompei, ma gli antichi romani andavano in vacanza a Castellammare di Stabia”. Opere d’arte sotto gli occhi di tutti eppure abbandonate. Ma è arrivato il momento della ribalta, “dobbiamo conoscere il nostro patrimonio culturale”. Carlo Vulpio, giornalista del Corriere della sera, lo ha ribadito all’inaugurazione del festival del giornalismo culturale 2016, il 13 ottobre, al Collegio Raffaello. Parole importanti per un evento che quest’anno ha come tema proprio i beni culturali e la loro valorizzazione. Insieme a Vulpio, Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura e alla Rivoluzione di Urbino e Lella Mazzoli, organizzatrice della tre giorni.

IL PROGRAMMA DEL FESTIVAL

C’è un motivo ben preciso se Sgarbi ha scelto proprio Vulpio per l’inaugurazione. Il giornalista, infatti, ha recentemente pubblicato un libro intitolato L’Italia nascosta in cui ha recensito molto luoghi “segreti” del nostro Paese. Luoghi d’arte sconosciuti ai più, ma che in realtà ci rappresentano tutti. “Tutti conoscono Sanremo per il festival, nessuno che lo conosca per la Pigna”, ha detto Sgarbi. “Vulpio, invece, ha scelto di descrivere proprio questa. Ha raccontato esattamente quello che avrei voluto raccontare io, solo che mi ha preceduto. Per questo posso dire che ha scritto con me, ma in un certo senso anche contro di me. Mi ha tolto il lavoro – ha scherzato il critico – l’unica cosa che mi ha chiesto è stato scrivere lo ‘strillo’, cioè l’introduzione”.

Il libro di Vulpio non è una guida ma una raccolta di luoghi e opere d’arte che ci rappresentano. L’autore si è comportato come un viaggiatore e ha recensito i luoghi in cui si è spostato per le sue inchieste. Nel libro sono elencati in modo sistematico, in ordine alfabetico. Il giornalista ha tenuto a ribadire il suo ruolo; non è un critico d’arte o un esperto, ma un cronista che si è documentato. L’autore ha sottolineato anche il ruolo fondamentale della scuola. “Per quando sarò ministro dell’Istruzione – ha detto – ho un programma ben preciso in mente. E attenzione, non ho detto se sarò, ho detto quando sarò”.

“Un giorno a settimana – ha continuato –  sarà dedicato all’arte, uno alla musica e uno al corpo. Se non abbiamo conoscenza del nostro corpo, della musica e dell’arte come facciamo a valorizzare e a comunicare ciò che abbiamo? Quando ho visto tutte queste cose segrete, nascoste, sono rimasto meravigliato e allora ne ho compreso la loro importanza. E quando le ho scoperte ho capito che ci si può innamorare”.

FGC16: LE FOTO DELL’INAUGURAZIONE