“Sette ore per una lastra”. Attese infinite al pronto soccorso, la denuncia dei nostri lettori

L'ospedale di Urbino Santa Maria della Misericordia
di OLGA BIBUS

URBINO – C’è chi a 86 anni, per una lastra, ha aspettato sette ore. Chi per avere un responso medico ne ha passate sei, seduto su una sedia, immobile, senza la possibilità fisica di potersi alzare. Bambini, anziani, codici verdi, ma anche gialli, fermi ore e ore nella sala d’attesa del pronto soccorso a Urbino.

Alcuni hanno denunciato sulla pagina Facebook del Ducato i tempi di attesa eccessivi all’Ospedale. “Mio figlio di dieci anni è stato otto ore in sala d’attesa prima di essere ricoverato!” commenta Almerico Gargiulo. “Io con mia mamma di 89 anni sono arrivata alle 16 e lei è stata ricoverata solo alle 3 di notte, per giunta fuori reparto” risponde Marisa Porzi.

Massimo Bertuccioli, invece, racconta al Ducato di quando, pochi giorni fa, ha portato il suo patrigno di 86 anni al pronto soccorso alle 6 del mattino perché era caduto dal letto. “Alle 11 gli hanno fatto la lastra, ma alle 13 non avevamo ancora il risultato”. Il responso è arrivato poco prima delle 14 e il medico ha consigliato di eseguire una Tac, ma Bertuccioli ha deciso di  tornare a casa. “Chissà quante altre ore saremmo dovuti stare lì per la Tac. Sul referto mi hanno pure scritto che avevo portato via il mio patrigno contro il responso del dottore, ma loro stessi non sapevano dirci quanto tempo ci sarebbe voluto per la tomografia”.

“Io sono andato al pronto soccorso il 25 giugno – racconta Andrea Bartolomei Maccheroni – perché mi ero fatto male a un piede in casa, era molto gonfio. Sono arrivato alle 17.30 e dopo un po’ mi hanno fatto i raggi. Il responso del medico invece è arrivato solo alle 23.30 dopo diverse sollecitazioni”. Tra accettazione e responso sono passate sei ore.

Il verbale di pronto soccorso dell’ospedale di Urbino. Evidenziate in rosso le ore di ingresso e accettazione in ambulatorio

Il precedente – Ospedale di Urbino, troppi degenti da entroterra

L’attesa non sembra nemmeno causata da un improvviso arrivo di casi più urgenti. Andrea Bartolomei assicura infatti che il pronto soccorso non era molto affollato al momento dei suo arrivo, mentre Massimo Bertuccioli dice che ha dovuto aspettare per ore tutte le volte che gli è capitato di dover portare il suo patrigno in ospedale. “La situazione è degenerata – secondo Bertuccioli – dopo la chiusura dei punti di primo intervento degli ospedali di Cagli e Fossombrone. Le ore di attesa sono praticamente duplicate per qualsiasi cosa. È normale perché l’affluenza è aumentata, ma il personale ospedaliero è rimasto sempre quello”.

Non è d’accordo il primario del pronto soccorso Filippo Mezzolani: “La chiusura dei punti di Cagli e Fossombrone non ha giovato sicuramente alla nostra situazione, ma in verità ha influito in maniera parziale. Il problema del sovraflusso è un problema nazionale legato all’incremento di domanda dovuto anche all’aumento dell’età media della popolazione”. A settembre però, assicura Mezzolani, ci sarà un congresso regionale in cui si parlerà del problema e si proporranno delle soluzioni. “Il pronto soccorso però non può risolvere da solo una questione che è nazionale” conclude il primario.