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	<title>il Ducato &#187; Politica</title>
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		<title>Ospedale di Fossombrone, l&#8217;incontro non ferma l&#8217;occupazione del comitato</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 11:05:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Nicoletti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il primo cittadino e il presidente della Regione si sono incontrati questa mattina per decidere le sorti del polo sanitario. Intanto prosegue a oltranza l'occupazione del comitato favorevole al salvataggio dell'ospedale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>URBINO &#8211; Si è concluso da poco l’incontro di questa mattina ad Ancona tra il sindaco di Fossombrone Maurizio Pelagaggia e il presidente delle Marche Gian Mario Spacca per decidere sulle sorti dell’ospedale cittadino. Intanto prosegue a oltranza l’occupazione pacifica della struttura da parte del comitato pro-ospedale. Ieri sera ha incontrato gli occupanti il consigliere regionale Giancarlo d’Anna, della commissione sanitaria, che ha sottolineato la necessità di “bloccare il progetto di Marche Nord” per costituire una struttura unica.<br />
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		<title>Ius soli, Matteo Ricci: &#8220;Il nuovo ministro Kyenge vede il futuro&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 17:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente della Provincia di Pesaro-Urbino, da tempo in prima fila nella battaglia per riconoscere la cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia, esprime apprezzamento per la proposta del neo ministro Kyenge di riformare la legislazione: "A scuola siedono accanto ai miei e conoscono l'inno meglio degli italiani" <br /> <b>#iussoli</b> <a href="http://ifg.uniurb.it/2013/05/06/ducato-online/ius-soli-si-o-no-che-cosa-ne-pensate/45652">Cosa ne pensi? Invia un tweet a Matteo Ricci</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ifg.uniurb.it/2013/05/06/ducato-online/ius-soli-matteo-ricci-il-nuovo-ministro-kyenge-vede-il-futuro/45591/attachment/751562-matteo_20ricci21-290x290" rel="attachment wp-att-45609"><img class=" wp-image-45609 alignleft" title="751562-matteo_20ricci21-290x290" src="http://ifg.uniurb.it/wp-content/uploads/2013/05/751562-matteo_20ricci21-290x290.jpg" alt="" width="174" height="174" /></a>&#8220;I figli degli stranieri a scuola siedono accanto ai miei figli e conoscono l&#8217;inno nazionale meglio degli italiani&#8221;. Secondo Matteo Ricci, esponente del Pd e presidente della Provincia di Pesaro-Urbino, che da anni conduce una battaglia per il riconoscimento del diritto di cittadinanza agli immigrati, lo ius soli è necessario in un Paese che abbia coscienza di sé e della presenza degli stranieri sul proprio territorio. L&#8217;argomento è stato al centro di una polemica che ha investito il nuovo ministro per l&#8217;Integrazione, <strong> Cecile Kyenge, </strong>che ha annunciato di voler portare in parlamento un disegno di legge per introdurre lo ius soli (il diritto di cittadinanza anche ai figli di stranieri nati in Italia).</p>
<p><strong>Il neo ministro Cecile Kyenge ha annunciato di voler sottoporre al parlamento un disegno di legge che introduca il diritto di cittadinanza. Cosa ne pensa?<br />
</strong>Il mio parere è molto positivo. Noi siamo stati la prima realtà in Italia a proporre la cittadinanza onoraria per i figli degli immigrati. L’iniziativa ha un valore simbolico ma è anche un modo per spingere il parlamento a legiferare in tal senso il prima possibile. Finalmente c’è un ministro che ha preso di petto la questione e siamo molto contenti che la porti avanti.</p>
<p><strong>Ha già sentito il ministro?<br />
</strong>No, non ancora. L’ho conosciuto in altre circostanze di carattere politico e mi sembra una persona molto competente. Segue queste tematiche da tempo e a mio parere ha in mente l’Italia del domani ma soprattutto quella di oggi.</p>
<p><strong>Già ieri Renato Schifani ha chiesto al presidente del Consiglio, Enrico Letta, che si usino toni più moderati per parlare di argomenti così delicati. Il Pdl sta alzando gli scudi contro la proposta ma il Pd non sembra prendere le difese del ministro. Secondo lei ci sono i numeri perché il ddl passi in parlamento?<br />
</strong>Secondo me buona parte del Pdl è d’accordo. C’è una parte più intransigente che sicuramente non voterà il ddl ma alcuni pezzi del partito potrebbero votarlo. Consideriamo che non solo gli ambienti del centro sinistra ma anche la stessa chiesa cattolica sta spingendo da anni nella direzione dello “ius soli”. Molti esponenti di spicco della chiesa hanno speso parole importanti in questa direzione ed è stato lo stesso presidente Napolitano a lanciare, l’anno scorso, una battaglia per l’introduzione del diritto di cittadinanza. Se ne parla da tempo e secondo me su questo tema i cittadini sono molto più avanti della classe politica. Se si facesse un referendum sono convinto che vincerebbe il si.</p>
<p><strong>Lei proprio l’anno scorso ha lanciato l’iniziativa della cittadinanza onoraria ai figli degli immigrati nella provincia di Pesaro-Urbino…<br />
</strong>Quando ho proposto la cittadinanza onoraria l’ho fatto prima che da presidente della Provincia nelle vesti di padre, di genitore. Ogni giorno accompagno i miei figli all’asilo e non capisco perché i loro compagni di classe e di banco che parlano italiano e cantano l’inno nazionale meglio di loro non debbano essere italiani. E’ una cosa lontana dalla realtà e credo che introdurre lo “ius soli” possa essere un messaggio molto positivo: il paese dimostrerebbe di essere consapevole del cambiamento subito negli ultimi anni e di saper guardare avanti, al futuro.</p>
<p><strong>Altre città hanno seguito la vostra iniziativa?<br />
</strong>Grazie alla nostra iniziativa sono stati più di cento i consigli comunali che hanno deliberato la cittadinanza onoraria per i figli degli immigrati. Nelle prossime settimane, prima a Pesaro e poi negli altri comuni, si svolgerà la cerimonia ufficiale di consegna degli attestati di cittadinanza onoraria.</p>
<p><strong>Qual è la situazione dell’immigrazione nella Provincia?</strong><br />
La crisi che sta colpendo fortemente il territorio ha bloccato e sta facendo arretrare i tassi di immigrazione. Sono numerosi quelli che non riescono a rimanere perché hanno perso il lavoro e quindi tornano nei loro paesi. Altri cercano di resistere mandando indietro solo le famiglie. In questo momento l’occupazione manca e l’Italia non è più una terra che attrae come qualche tempo fa, non è più terra di destinazione ma di transizione: gli immigrati arrivano in Italia ma mirano a raggiungere i paesi del nord Europa.</p>
<p><strong>Altre iniziative in itinere?<br />
</strong>Tante quelle fatte e quelle che si faranno. Sono iniziative volte non ad integrare ma a fotografare l’Italia reale. Non si capisce perché bambini che sono nati qui e che studiano qui non debbano essere italiani. Peraltro la legge prevede che gli immigrati ricevano la cittadinanza a diciotto anni e non si capisce perché non possano riceverla prima dal momento che sono nati nel nostro paese.</p>
<p><strong>Alcuni paesi europei hanno introdotto lo ius soli senza scontrarsi con le resistenze che vengono opposte in Italia. Perché? </strong><br />
Non tutti i Paesi europei lo prevedono, la legislazione è abbastanza differenziata. In Italia abbiamo scoperto più tardi l’immigrazione e di conseguenza si riesce con più difficoltà a trovare leggi giuste per affrontare la questione. La cosa che mi preoccupa è che siamo diventati un paese di emigrazione. Sono molti i giovani che lasciano il nostro paese per cercare lavoro. Riconoscere la cittadinanza italiana ai bambini nati qua è un modo per costruire una <strong>nuova generazione</strong> italiana che non costruisca il proprio futuro all’estero.<br />
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		<title>Morte Andreotti, Ernesto Preziosi: &#8220;Non si diventa per caso sette volte presidente del Consiglio&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 15:16:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il senatore a vita, morto oggi all'età di 94 anni, nei ricordi dell'ex consigliere comunale dell'Udc Domenico Campogiani e di Ernesto Preziosi, parlamentare pesarese del Pd che ne analizza pregi e difetti:  "Ha avuto la capacità di collegare tanti mondi. Non si diventa per caso presidente del Consiglio per sette volte"]]></description>
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<p>URBINO &#8211; Era la fine degli anni &#8217;80, una delle rare volte che Giulio Andreotti fece visita alla città di Urbino. In occasione della Festa dell&#8217;Amicizia. Lo ricorda  <strong>Domenico Campogiani</strong> che per quindici anni è stato consigliere dell’ Udc di Urbino e parla del senatore a vita come di un grande uomo politico: “Lo conobbi quando venne a <strong>Urbino</strong> in occasione della <strong>festa dell’amicizia della Democrazia cristiana. </strong>Andreotti alloggiava nell’hotel che si trovava davanti all’ospedale, l’hotel Montefeltro. Che ora non esiste più. Io allora ero consigliere comunale di Urbino. Lo andai a prendere in macchina e lo portai in giro per le vie della città insieme alla moglie, inseparabile compagna di tutta una vita. Andammo alla <strong>Fortezza Albornoz</strong> dove avevamo organizzato la festa, che era  il corrispettivo democristiano della festa dell’Unità. Rimase in città qualche ora e per me conoscerlo fu un vero onore”.</p>
<p>Nel ricordo dell’urbinate Domenico Campogiani, la storia e l’impegno di Andreotti sembrano disegnare una guida spirituale: “Di lui mi colpì una frase che diceva sempre: ‘Io non mi considero un’aquila particolarmente superiore agli altri. Ma se gli altri mi stanno intorno, probabilmente ho una buona considerazione di me stesso&#8217;. Oggi credo che il giudizio su Andreotti non possa che essere largamente positivo nella valutazione di politici e intellettuali di questo Paese&#8221;.</p>
<p>“E’ stata una persona di indubbio valore- sottolinea il parlamentare del Pd, <strong>Ernesto Preziosi</strong>, pesarese legato agli ambienti dell’Azione Cattolica- Andreotti ha avuto la capacità di mantenere tante relazioni, di collegare tanti mondi. Non si diventa per caso presidente del consiglio per sette volte”. Ernesto Preziosi aveva conosciuto Andreotti qualche anno fa, quando in una lunga intervista ripercorse insieme a lui le tappe della sua <strong>militanza nella Federazione Universitari FUCI</strong>.</p>
<p>“Ha affrontato situazioni molto diverse tra loro- continua il parlamentare- dai governi monocolore alla solidarietà nazionale. D’altra parte è stata una personalità politica che ha privilegiato in maniera particolare la gestione del potere anche a scapito di alcuni aspetti che potremmo definire etici o valoriali e che sono finiti in secondo piano”. La politica italiana è molto cambiata dagli anni in cui Giulio Andreotti dettava le regole della politica italiana. “più che un vuoto- conclude Ernesto Preziosi- la morte di Andreotti lascia un termine di confronto rispetto alla politica attuale. Lui e la sua stagione hanno affrontato momenti di vita politica di grandi difficoltà ma sono riusciti a portare il paese a determinati risultati. Oggi è difficile trovare politici che abbiano una visione generale come la sua”.</p>
<p>Giulio Andreotti è morto a casa sua alle 12. 25 all’età di 94 anni. Sette volte presidente del Consiglio e una lunga carriera politica alle spalle, il senatore a vita, dall’immediato dopo guerra ad oggi, tra intrighi politici e vicende giudiziarie, ha segnato in profondità la storia della Repubblica italiana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><br />
</strong><br />
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		<title>&#8220;Ius soli&#8221; sì o no? Che ne pensate?</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 13:08:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione ifg</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente della Provincia Matteo Ricci è favorevole alla proposta del ministro dell&#8217;integrazione Cécile Kyenge di introdurre in Italia lo &#8220;ius soli&#8221;, ossia la cittadinanza per chi è nato nel territorio italiano. E voi che cosa ne pensate? Scrivete un tweet al presidente della Provincia... <span class="excerpt_more"><a href="http://ifg.uniurb.it/2013/05/06/ducato-online/ius-soli-si-o-no-che-cosa-ne-pensate/45652">[continua a leggere]</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente della Provincia Matteo Ricci è favorevole alla proposta del ministro dell&#8217;integrazione Cécile Kyenge di introdurre in Italia lo &#8220;ius soli&#8221;, ossia la cittadinanza per chi è nato nel territorio italiano. E voi che cosa ne pensate? Scrivete un tweet al presidente della Provincia indicando l&#8217;hashtag #iussoli e il nome @MatteoRicci e lo vedrete comparire nella discussione qui sotto:</p>
<p><a class="twitter-timeline" href="https://twitter.com/search?q=%23iussoli+AND+%40matteoricci" data-widget-id="316859332169973762">&#8220;Ius soli&#8221;, sì o no?</a><br />
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!function(d,s,id){var js,fjs=d.getElementsByTagName(s)[0],p=/^http:/.test(d.location)?'http':'https';if(!d.getElementById(id)){js=d.createElement(s);js.id=id;js.src=p+"://platform.twitter.com/widgets.js";fjs.parentNode.insertBefore(js,fjs);}}(document,"script","twitter-wjs");
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		<title>&#8220;Io, staffetta dei partigiani&#8221;: Romano Arcesi racconta la sua Resistenza</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 14:11:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Pasqualotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Centro]]></category>
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		<description><![CDATA[Nome di battaglia Battista, classe 1928, l'ultimo dei partigiani di Urbino ricorda il suo arruolamento e i suoi mesi passati sugli Appennini rischiando la vita per liberare la città]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Il comandante Mari diede l’ordine di spostarsi, veloci, perché stavano arrivando i fascisti. Era una notte fredda e piovosa come solo le notti sugli Appennini sanno essere. Noi raccogliemmo le nostre cose di corsa e ci mettemmo in cammino ma Ermes Cesaroni che era un mio compagno di due anni più grande, inciampò, gli cadde il parabello, partirono due colpi e si bucò l’orecchio.</p></blockquote>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-44734" title="romano-arcesi" src="http://ifg.uniurb.it/wp-content/uploads/2013/04/romano-arcesi-300x247.jpg" alt="" width="300" height="247" /></p>
<p><strong>Romano Arcesi</strong> quasi sorride mentre lo racconta, come a dire che questo è il minimo che ti può capitare in guerra. Classe 1928, nome di battaglia Battista, è l’ultimo<strong> partigiano</strong> di Urbino in vita. Ma che ci sia poco da ridere lo fa capire il ritornello che ripete incessante per tutta l’intervista: “La guerra è una brutta cosa”. E scuote la testa ben pettinata, piano, piano. Lo ribadisce come un monito, quasi a dire che nessuno si sogni più di imbracciare un’arma e partire per i monti come fece lui un pomeriggio di 70 anni fa.</p>
<p><strong>Partirono in tre</strong>: lui, Ameli e Franci. Lasciarono ognuno una lettera alle famiglie per dire che andavano su in montagna dai “ribelli”, come chiamavano loro i partigiani. I genitori di Romano avevano un negozio di alimentari vicino a Porta Mercatale. Forse stavano vendendo dell’olio ai fascisti, unica cosa rimasta sugli scaffali, mentre il figlio sgattaiolava fuori dalla porta di casa e quando videro la lettera lui era già lontano.</p>
<p>Camminavano svelti i tre, direzione <strong>Borgo Pace</strong>, una località sopra Mercatello, sugli Appennini. Appena arrivati li prese in consegna il comandante Mari e gli spiegò tutto quello che c’era da sapere, tutto quello che tre ragazzini potevano sapere.</p>
<p>“Facevamo le <strong>staffette</strong> – spiega Arcesi &#8211; portavamo ordini tra l’Emilia Romagna e la provincia di Pesaro”. Scendevano dalle montagne di notte, per non essere visti; prendevano gli ordini e tornavano la sera dopo. Tutto a piedi. Tutto al buio. In alcuni tratti, quelli più ostici, li accompagnava qualche contadino generoso, altrimenti si limitava a indicargli la strada.</p>
<p>“Avevo paura &#8211; racconta ancora &#8211; quando facevo la staffetta, più paura di quando ero a Bologna con il Comitato di liberazione nazionale, perché lì se ti prendevano ti sparavano subito”; e la moglie Helga seduta vicino gli fa il verso bonaria: “E invece di là ti fucilavano dopo”.</p>
<p>Su in montagna c’era anche <strong>Erivo Ferri</strong>, storico comunista dalla frazione di Ca’ Mazzasette che si era fatto quasi 10 anni di prigione perché, provocato da un fascista in un’osteria di Ponte in Foglia, reagì, sparò e lo uccise. Da lui e da altri partigiani più grandi Romano imparò a usare le armi. La sua era il mitra americano Thompson.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-44748" title="resistenza" src="http://ifg.uniurb.it/wp-content/uploads/2013/04/resistenza.jpeg" alt="" width="259" height="195" />Alla domanda “Hai combattuto?”, lui risponde deciso: “Certo, <strong>si sparava</strong>”; perché la guerra non è l’astratto combattere ma il concreto sparare. “C’è stato uno scontro duro a Mercatello, sono venuti su i fascisti e abbiamo avuto tre morti…ma dopo un po’ non si contavano neanche più”. Tace Romano quando ripensa ai compagni. Tace e abbassa lo sguardo, anche se, ne è sicuro, partire è stata la scelta giusta, l’unica che si poteva fare in quell’Urbino lì.</p>
<p>L’Urbino del <strong>fascismo</strong> e delle squadracce che nel ’25 pestarono  un ragazzino ebreo e poi, non contenti, gli spensero le sigarette sulla faccia. L’Urbino del <strong>Pci clandestino</strong> e di quel buffo signore che girava in bici vestendo larghe palandrane dove – lo si seppe solo dopo la liberazione &#8211; nascondeva l’Unità e altri giornali vietati. L’Urbino dei <strong>30 fucilati</strong> stesi di fronte a Porta Mercatale perché i genitori li riconoscessero. “Erano quasi tutti di Trasanni – ricorda Romano &#8211; perché lì c’era un nucleo di antifascisti molto forte; uno si era anche fatto assumere in casa del duce come elettricista per fargli un attentato”.</p>
<p>In quell’Urbino lì, Romano Arcesi a <strong>16 anni</strong> partì e divenne “Battista”. In montagna a prendere freddo e a soffrire la fame: “La vita era molto dura, si mangiava poco o niente. Solo uova, uova e ancora uova. Eravamo vestiti come capitava, non avevamo alcuna divisa. Dormivamo dovunque: fienili, balle di fieno, stalle quando andava bene, perché almeno c’erano i buoi che ci riscaldavano”.</p>
<p>“Non è stata una villeggiatura &#8211; Arcesi si fa serio &#8211; ho visto morire amici e compagni che erano giovani come me. Il più piccolo si chiamava Padellino, era del ‘32”. I<strong> compagni</strong> che se ne sono andati sono il ricordo della Resistenza di Battista, più della fatica e della paura. Poi c’è stata la <strong>liberazione di Urbino</strong>, il 28 agosto 1944, con la “festa grossa delle famiglie” e pure l’arruolamento nel gruppo di combattimento Legnano e la liberazione di Milano con “l’entusiasmo alle stelle” della gente che gli saltava addosso perché sapeva che a liberarli davvero erano stati loro, “mica gli americani”.</p>
<p>C’è tanto “dopo” nella vita di Romano Arcesi: il matrimonio, due figli e due nipoti, il lavoro alle poste e nell’alimentari del padre. Eppure la Resistenza e la guerra di Liberazione le ha sempre lì, davanti agli occhi, come gli attestati di merito appesi alle pareti di casa sua, vicino alle foto dei nipoti sorridenti. Vicino ai molti volumi stipati nella libreria, tra cui uno, di Gramsci, colpisce l’attenzione:<strong> “Odio gli indifferenti. Credo che vivere vuol dire essere partigiano”</strong>.<br />
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		<title>Letta premier, l&#8217;intervista di febbraio quando venne a Urbino</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 12:20:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Cioncoloni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Napolitano ha incaricato il vicesegretario Pd (che ha accettato con riserva), In campagna elettorale Letta fu l'unico dei big a venire a Urbino, insieme alla neopresidente della Camera Laura Boldrini (<a href="http://ifg.uniurb.it/2013/03/18/ducato-online/laura-boldrini-sel-a-urbino-via-la-parola-clandestino-dal-vocabolario/34980">qui la nostra intervista</a>). Ci parlò di tribunale, ospedale e spending review. La ripubblichiamo oggi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright  wp-image-44671" title="FireShot Screen Capture #041 - 'img1024-700_dettaglio2_Enrico-Letta-consultazioni_JPG (1024×577)' - www_agi_it_uploads_newson_CX_Kf_CXKfzkXG7TtjCsucp9a8RQ_img1024-700_dettaglio2_Enrico-Letta-consultazioni" src="http://ifg.uniurb.it/wp-content/uploads/2013/04/FireShot-Screen-Capture-041-img1024-700_dettaglio2_Enrico-Letta-consultazioni_JPG-1024×577-www_agi_it_uploads_newson_CX_Kf_CXKfzkXG7TtjCsucp9a8RQ_img1024-700_dettaglio2_Enrico-Letta-consultazioni-290x290.png" alt="" width="140" height="140" />URBINO &#8211; Enrico Letta è il nuovo <strong>Presidente del Consiglio</strong>: Giorgio Napolitano gli ha conferito l&#8217;incarico poco fa, dopo averlo convocato al Quirinale questa mattina. Incarico accettato con riserva. Oltre a essere stato il più giovane ministro della Repubblica, era titolare delle Politiche comunitarie nel primo governo D&#8217;Alema, Letta potrebbe diventare il secondo <strong>premier più giovane</strong> della storia repubblicana. Il primo è stato Giovanni Goria, diventato premier a 45 anni.</p>
<p>Ecco l&#8217;<strong>intervista</strong> che Enrico Letta ha rilasciato al Ducato, per la tappa urbinate dell&#8217;ultima campagna elettorale:</p>
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		<title>Biogas, commissione d&#8217;inchiesta regionale sulle autorizzazioni</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 10:38:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Cioncoloni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Consigli Regionale ha nominato ieri 11 consiglieri per spulciare tra le autorizzazioni delle centrali a biogas disseminate sul territorio, dopo che la procura ha aperto un fascicolo e recapitato 13 avvisi di garanzia a funzionari dell'ente e a imprenditori. Associazione a delinquere e abuso d'ufficio le ipotesi di reato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ifg.uniurb.it/2013/04/24/ducato-online/biogas-commissione-dinchiesta-regionale-sulle-autorizzazioni/44517/attachment/biogas" rel="attachment wp-att-44535"><img class="alignleft size-medium wp-image-44535" title="impianto a biogas" src="http://ifg.uniurb.it/wp-content/uploads/2013/04/biogas-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>ANCONA &#8211; Il Consiglio Regionale ha istituito ieri una <strong>commissione d&#8217;inchiesta</strong> ad hoc che dovrà analizzare le carte che riguardano gli impianti a biogas, quelli a biomasse ed eolici, e capire se sia il caso di bloccare le autorizzazioni. Questo perché agire senza accertarne prima l&#8217;effettiva esigenza provocherebbe un ingente danno economico.</p>
<p>Gli <strong>undici consiglieri</strong> nominati, che tra cinque mesi dovranno presentare il resoconto dell&#8217;indagine, sono: Francesco Comi,<br />
Enzo Giancarli, Paola Giorgi, Paolo Perazzoli, Mirco Carloni, Francesco Massi, Gino Traversini, Elisabetta Foschi, Francesco Acquaroli, Giancarlo D&#8217;Anna, Raffaele Bucciarelli.</p>
<p>Nei giorni scorsi la Procura della Repubblica di Ancona ha inviato <strong>tredici</strong> avvisi di garanzia a imprenditori e funzionari regionali, per sospetti di illegalità nelle procedure per la realizzazione di alcuni impianti. Nel mirino quelli di Osimo, Castelbellino, Camerata, Agugliano, Fano, Morrovalle, Corridonia e Loro Piceno. Luciano Calvarese, dirigente del servizio infrastrutture ed energia della Regione e i funzionari Mauro Moretti e Sandro Cossignani, oltre all&#8217;<strong>associazione a delinquere</strong> hanno a carico anche l&#8217;ipotesi di <strong>abuso d&#8217;ufficio</strong>.</p>
<p>Secondo i sostituti procuratori di Ancona Paolo Gubinelli, Andrea Laurino e Marco Pucilli i tre funzionari avrebbero avuto un interesse nelle società che proponevano i progetti, tant&#8217;è che in tutte le pratiche di autorizzazione ci sarebbero passaggi mancati, tempi non rispettati, rilievi irregolari. Le indagini dovranno chiarire se questi illeciti siano dovuti a un&#8217;errata interpretazione delle leggi oppure siano voluti.</p>
<p>Molti imprenditori, per costruire gli impianti, hanno richiesto <strong>alti prestiti</strong> (diversi milioni di euro), motivati dalle prospettive di incasso sicuro. Con gli incentivi statali ed europei, infatti, ci sono 15 anni di guadagni garantiti per chi produce energia da biogas, che incassa 30 centesimi a Kilowattora, e tramite impianto eolico, che rende 22 centesimi a Kilowattora. Il <strong>rischio</strong>, con il blocco della produzione, è quello che gli imprenditori non possano onorare i debiti contratti con le banche.<br />
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		<title>Pd Marche: &#8220;Noi Uniti, il problema è a Roma&#8221;. Verso i congressi per il rinnovamento</title>
		<link>http://ifg.uniurb.it/2013/04/23/ducato-online/pd-marche-noi-uniti-il-problema-e-a-roma-verso-i-congressi-per-il-rinnovamento/44116</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 14:57:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Cioncoloni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo la frattura aperta per l'elezione del Capo dello Stato, il Partito Democratico cerca di evitare la scissione e convoca a Roma il direttivo nazionale. Nelle Marche si lavora per chiudere lo strappo. Le amministrazioni locali: "Dividersi non serve a nessuno". Ma dalla base la richiesta è quella del rinnovamento<br /><b>LEGGI</b> <a href="http://ifg.uniurb.it/2013/04/23/ducato-online/pd-i-giovani-democratici-delle-marche-qui-non-occupiamo-ma-vogliamo-lassemblea/44232">I Giovani Democratici: “Qui non occupiamo<br /> ma vogliamo l’assemblea”</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ifg.uniurb.it/2013/04/23/ducato-online/pd-marche-noi-uniti-il-problema-e-a-roma-verso-i-congressi-per-il-rinnovamento/44116/attachment/pdmarche" rel="attachment wp-att-44346"><img class="alignleft size-medium wp-image-44346" title="pdmarche" src="http://ifg.uniurb.it/wp-content/uploads/2013/04/pdmarche-300x217.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a>URBINO &#8211; L&#8217;epicentro del terremoto che rischia di far crollare il Partito Democratico è a Roma e l&#8217;onda d&#8217;urto non ha intaccato le realtà locali. Almeno a sentire sindaci e amministratori del territorio. La temuta<strong> scissione</strong> è comunque dietro l&#8217;angolo e ha suscitato riflessioni anche a livello comunale, provinciale e regionale. Un primo segno è la richiesta di un <strong>congresso</strong> per Pesaro e Urbino, che si terrà probabilmente il prossimo giugno.  &#8221;Attraverso dibattiti e discussioni riusciamo comunque a trovare una sintesi comune &#8211; ci ha detto <strong>Franco Corbucci</strong>, sindaco di Urbino &#8211; io sono dell&#8217;idea che non convenga a nessuno dividersi in tanti partiti, si può tranquillamente restare all&#8217;interno della stessa casa e trovare degli accordi&#8221;. Sulla questione dei 101 voti mancati per Prodi Corbucci si dice &#8220;deluso e sorpreso. Certamente è una questione grave e da analizzare, perché è un quarto dello schieramento che non rispetta più le decisioni centrali&#8221;.</p>
<p>Il fatto che il Pd sia arrivato al punto di rottura non stupisce invece un renziano doc come il consigliere comunale <strong>Federico Scaramucci</strong>, anima controcorrente dei democratici del Montefeltro: &#8220;Nel Pd non si sono mai dette le cose in faccia &#8211; chiosa &#8211; dicevano che ci si doveva occupare prima del Paese, poi del partito e solo alla fine dei destini personali: hanno fatto esattamente il contrario. Serve un partito con una visione aperta, che capisca i sentimenti dei cittadini. Basta con questi <strong>riti antiquati</strong>&#8220;. La strada maestra per rinnovare il partito, dunque, è il congresso provinciale: &#8220;Sarà importante &#8211; sostiene Scaramucci -per affrontare diversi temi, come le primarie e l&#8217;organizzazione delle prossime amministrative. La candidatura di un <strong>renziano</strong> può essere possibile, visto che molti sembrerebbero spostarsi verso di lui, io sono a disposizione&#8221;.</p>
<p>Intanto nella capitale si è  riunita oggi la <strong>direzione nazionale</strong> del partito per decidere le linee comuni che possano guidarlo fino al congresso generale, di prossima convocazione, e per rimettere insieme i pezzi di un Pd uscito dalla partita per il Quirinale con le ossa rotte e la bussola che, tra Sel, renziani e franchi tiratori, non sa più dove puntare. Un tweet di <strong>Matteo Ricci</strong>, presidente della Provincia di Pesaro e Urbino e fervente sostenitore del cambio generazionale, rende un&#8217;idea dello stato d&#8217;animo di chi prenderà parte alla riunione.</p>
<blockquote class="twitter-tweet"><p>Verso Roma, giornata molto tesa. Sta crescendo molto ipotesi Renzi premier subito&#8230; Cosa ne pensate?</p>
<p>— Matteo Ricci (@matteoricci) <a href="https://twitter.com/matteoricci/status/326657978470105088">April 23, 2013</a></p></blockquote>
<p>&#8220;Sarà importante anche il contributo delle amministrazioni locali &#8211; ha detto Ricci al <em>Ducato</em> &#8211; è lì che dobbiamo individuare il nuovo partito. Ci sono <strong>tre pilastri</strong> fondamentali da dove partire: la passione, le nuove generazioni, che non portano cicatrici delle vecchie divisioni e avvertono con fastidio la parola &#8216;scissione&#8217;, i sindaci e gli amministratori locali, che sono più vicini ai cittadini perché si sono trovati a gestire bisogni crescenti in una situazione di risorse sempre più scarse&#8221;.</p>
<p>Anche <strong>Emanuele Lodolini</strong>, deputato Pd per le Marche, è convinto la risposta sia nel rinnovamento: &#8220;Abbiamo subito una lacerazione che non serviva in uno dei momenti più delicati dell&#8217;Italia repubblicana. Qualcosa di <strong>estremamente grave</strong>, ma adesso bisogna lavorare per unire: serve un&#8217;alleanza anche di stampo generazionale per salvare il paese&#8221;. Lodolini non si dice entusiasta all&#8217;idea di un governissimo e apre una parentesi sul <strong>mancato dialogo</strong> con i grillini: &#8220;Ci sono stati errori e sottovalutazioni nella fase precedente l&#8217;elezione del Capo dello Stato. Bisognava incalzare di più e meglio il Movimento 5 Stelle, perché è vero che avevano rifiutato la nostra idea di governo di cambiamento ma il dibattito qui era un altro. Scegliere <strong>Franco Marini</strong> è stata una<strong> forzatura</strong> all&#8217;assemblea dei parlamentari, che ha creato divisioni in tutto il centrosinistra&#8221;. Tuona infine sulla questione dei 101 <strong>franchi tiratori</strong>, definendoli dei &#8220;delinquenti politici che non hanno nemmeno avuto il coraggio di venire allo scoperto&#8221;.</p>
<p>Insomma il progetto del Partito Democratico sembra convincere ancora i suoi esponenti, che vedono nell&#8217;unione il solo rinnovamento. Ce lo conferma il segretario regionale <strong>Palmiro Ucchielli</strong>, anche lui in viaggio verso Roma. Urbinate, classe 1950, con alle spalle l&#8217;esperienza personale da giovane sindaco ventisettenne. &#8220;Nelle Marche questo processo di <strong>rinnovamento</strong> è già in moto &#8211; ha detto &#8211; lo dimostra la giovane età di molti sindaci e amministratori locali. Io ho sempre lavorato per sostenere un ricambio che si possa legare con la vecchia guardia e che possa trovare aiuto in questa. Il momento è difficile, ma dobbiamo fare appello al nostro senso di responsabilità&#8221;.</p>
<p>Dalla <strong>base</strong>, però, arriva l&#8217;appello sempre più pressante di una <a href="http://ifg.uniurb.it/2013/04/23/ducato-online/pd-i-giovani-democratici-delle-marche-qui-non-occupiamo-ma-vogliamo-lassemblea/44232">fase nuova</a>. Il Pd di Fano, ad esempio, chiede ufficialmente l&#8217;istituzione di congressi &#8220;a ogni livello&#8221;, mettendo così in discussione anche l&#8217;attuale segreteria regionale e provinciale: &#8220;Il Pd &#8211; scrive il segretario cittadino <strong>Cristian Fanesi</strong> &#8211; è un progetto politico valido e insostituibile nello scenario politico italiano ma è necessario tornare allo spirito delle origini: dovremo ricostruire il rapporto con la &#8216;base&#8217; ed i territori; recuperare lo spirito e la passione che abbiamo perso nel tempo&#8221;.</p>
<p>&nbsp;<br />
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		<title>Pd, i Giovani Democratici delle Marche: &#8220;Qui non occupiamo ma vogliamo l&#8217;assemblea&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 11:01:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Cioncoloni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle Marche il movimento Occupy Pd non ha preso piede, ma la protesta è tutt'altro che silenziosa: "Non ci sentiamo rappresentati da quei 101 franchi tiratori" ha detto Matteo Terrani, segretario regionale dei giovani - il Pd siamo noi. Bisogna convocare la base per una nuova dirigenza e una nuova generazione"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ifg.uniurb.it/wp-content/uploads/2013/04/occupy-pd.jpg" rel='prettyPhoto[gallery1]'><img class="alignleft size-medium wp-image-44258" title="occupy pd" src="http://ifg.uniurb.it/wp-content/uploads/2013/04/occupy-pd-300x226.jpg" alt="" width="300" height="226" /></a>ANCONA &#8211; Anche se non <strong>non hanno occupato</strong> le sedi dei partiti, seguendo la scia del movimento Occupy Pd, i Giovani Democratici delle Marche si stanno muovendo per indire un&#8217;assemblea regionale. A dirlo è <strong>Matteo Terrani</strong>, classe 1988, segretario regionale dei Giovani Democratici: &#8220;Condividiamo il malcontento e le ragioni di chi ha occupato e vogliamo chiedere al Partito Democratico di ascoltare la propria base. Il tutto è nato dalla partita sul Quirinale, soprattutto dalla vicenda dei <strong>franchi tiratori</strong> che, dopo avere fatto la standing ovation sul nome di Prodi, hanno giocato contro nel segreto dell&#8217;urna&#8221;.</p>
<p>Rese dei conti covate per anni che rischiano di far saltare l&#8217;intero partito. Sta qui il problema secondo Terrani, concorde con quanto sostengono altri esponenti dei Giovani Democratici in tutta Italia: una classe dirigente che porta ancora le cicatrici delle <strong>vecchie spaccature</strong> del centro sinistra. &#8220;Chi ha occupato, ma anche chi non l&#8217;ha fatto &#8211; continua Terrani &#8211; crede che<strong> il Pd siamo proprio noi</strong> e non può accettare che a rappresentarci ci siano anche quei 101 franchi tiratori. Non possiamo consentirgli di distruggere il movimento dove siamo nati e dove abbiamo iniziato le nostre storie politiche. Noi ci sentiamo democratici, ma il vero Partito Democratico deve ancora nascere e potrà farlo solo quando arriverà alla dirigenza una <strong>nuova generazione</strong>, proiettata verso il futuro&#8221;.</p>
<p>Un <strong>futuro</strong> che non significa per forza <strong>Renzi</strong>, come chiarisce il giovane segretario che al rottamatore preferisce una linea politica più tradizionale &#8220;ma che deve comunque costruirsi sul pluralismo, accettarlo e farne una risorsa&#8221; conclude Terrani.<br />
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		<title>Fano-Grosseto: le firme contro il pedaggio arrivano a Spacca</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 09:47:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Marcis</dc:creator>
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		<category><![CDATA[pedaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Faccia a faccia tra il leader del Fronte di Azione popolare di Pesaro-Urbino e il governatore della regione Marche Gian Mario Spacca. "Il presidente ci ha ascoltati e si è detto disponibile al dialogo". Tra le nuove ipotesi avanzate dal movimento una tariffa parziale o una tassazione regionale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_44224" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://ifg.uniurb.it/2013/04/23/ducato-online/fano-grosseto-le-firme-contro-il-pedaggio-arrivano-a-spacca/44218/attachment/giacomo-rossi-del-fap" rel="attachment wp-att-44224"><img class="size-medium wp-image-44224" title="Giacomo Rossi del Fap" src="http://ifg.uniurb.it/wp-content/uploads/2013/04/Giacomo-Rossi-del-Fap-300x217.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a><p class="wp-caption-text">Giacomo Rossi del Fap</p></div>
<p>URBINO &#8211; Le 15.000 firme contro il pedaggio sulla &#8216;incompiuta&#8217; <strong>Fano-Grosseto</strong>, sono state portate ieri ad Ancona al presidente della regione Marche <strong>Gian Mario Spacca</strong>. In un incontro privato, a cui era presente anche il consigliere regionale indipendente Enzo Marangoni che condivide la battaglia del Fronte di azione popolare di Pesaro-Urbino. <strong>Giacomo Rossi</strong>, leader del movimento, ha ribadito a Spacca le ragioni della protesta contro la tariffa. &#8220;Il presidente ci ha ascoltati ed è stato disponibile a discutere delle nostre proposte&#8221; ha detto Rossi al termine dell&#8217;incontro.</p>
<p>Ipotesi alternative, avanzate dal Fap, sono il pedaggio parziale solo nei tratti ancora da realizzare oppure una tassazione regionale. Se la &#8220;Quadrilatero&#8221; (la strada che unisce Foligno-Civitanova e Perugia-Ancona), nel sud delle Marche, è stata realizzata senza pedaggio, secondo Rossi, anche la Fano-Grosseto dovrebbe essere pagata con i soldi pubblici.</p>
<p>Un altro argomento caldo è quello delle modifiche al tracciato. Il <strong>Fap</strong> sta studiando con un gruppo di tecnici un modo per non sconvolgere i piani urbanistici dei comuni interessati e realizzare l&#8217;opera a costi contenuti. Solo la settimana scorsa <a title="incontro a Fermignano del Fap" href="http://ifg.uniurb.it/2013/04/17/ducato-online/fano-grosseto-pedaggi-e-nuovo-tracciato-il-no-di-attivisti-e-amministratori-locali/43190" target="_blank">le posizioni delle due parti</a>, la Regione da una parte e i comitati dall&#8217;altra, erano sembrate inconciliabili.<br />
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