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“Mia moglie quasi partoriva in macchina. Ci hanno lasciati soli”

di    -    Pubblicato il 10/02/2012                 
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di Valentina Bicchiarelli

URBINO – “Mia moglie stava per partorire in macchina. Le si sono rotte le acque martedì mattina, ma eravamo bloccati in casa da domenica perché nessuno è venuto a liberarci la strada”. E’ arrabbiato Roberto Leuzzi, perché le sue segnalazioni all’unità di crisi si sono perse nell’etere, nel passaggio di telefonate. Per portare la moglie Nicoletta all’ospedale ha dovuto liberare la strada da solo, forzando il muro di neve prima con la macchina e poi con la pala.

Leuzzi abita con la sua famiglia in via Fontespino 6, lungo la strada statale 73 bis Bocca Trabaria Ovest che porta alla frazione di Montesoffio e sbuca a Urbania.

“Fino a domenica non ha avuto problemi – racconta – perché la stradina di casa è stata pulita dallo spazzaneve che circolava per liberare le carreggiate principali. Ma poi il mezzo non riusciva più a passare, tanto era consistente la quantità di neve accumulata ai lati della strada. Sarebbe servita o una turbina o una ruspa con la pala per fare spazio e aprire il passaggio”.

“Allora ho chiamato subito l’unità di crisi: ho segnalato che mia moglie era agli ultimi giorni di gravidanza, che avevo un’altra bambina di 22 mesi e anche che sotto di noi abitava un signore anziano rimasto a corto di pasticche per la pressione. Mi hanno assicurato che sarebbero intervenuti il giorno dopo. Lunedì mi hanno richiamato dicendo che sarebbero arrivati in giornata ma nessuno si è fatto vivo. Ho ritelefonato alla sera e chi mi ha risposto non sapeva nulla della questione, così ho dovuto fornire di nuovo tutti i dati.

Martedì mattina a Nicoletta si sono rotte le acque. La strada era impraticabile ma mi sono fatto largo come potevo, con l’aiuto del mio vicino. Ho montato le catene, andavo avanti finché la neve non raggiungeva il vetro dell’auto e poi la spalavo. Così sono riuscito a raggiungere la statale ed arrivare all’ospedale. Poi mi hanno richiamato dall’unità di crisi ma era troppo tardi”.

Leuzzi però non può ancora godere appieno della nascita del piccolo Emanuele. La stradina di casa è ancora bloccata e la situazione è peggiorata per le precipitazioni delle ultime ore. Per questo l’autocisterna della ditta che gli porta il rifornimento di gas non ha potuto raggiungerlo e lui è rimasto senza riscaldamento con la figlia più grande, Arianna.

“Ci siamo arrangiati alla meno peggio. Io e la bambina – spiega – ci scaldiamo col camino e dormiamo su una brandina in cucina. In bagno, vicino al fasciatoio dove la cambio, tengo accesa una stufetta elettrica. Cerco di risparmiare il più possibile perché se rimango completamente senza gas, non posso accendere il fornello e non saprei neanche più cosa darle da mangiare”.

Intanto la moglie è rimasta in ospedale, dove resterà finché non sarà passata l’emergenza. Per Leuzzi questa è “la soluzione dettata dalla disperazione”. “Mi sono rivolto persino ai carabinieri, è il comandante che si è accordato con il reparto di ostetricia. Infatti oggi Nicoletta e il bambino sarebbero dovuti tornare a casa, ma come possono stare qui senza riscaldamento e in una condizione di completo isolamento? Se al piccolo servissero i pannolini, o il latte, o delle medicine o qualsiasi altra cosa come farei?”.

E’ profonda l’amarezza nelle sue parole: “Capisco che forse ci sono persone in maggiore difficoltà, ma quello che chiedo è più correttezza. Potevano dirmelo subito all’unità di crisi che avevano casi più urgenti, mi sarei organizzato in un altro modo e ora io e la mia famiglia non ci troveremmo in questa condizione”.

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