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Quando il data journalism spiega l’informazione italiana

di e    -    Pubblicato il 17/04/2015                 
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hackathonPERUGIA – Al Festival internazionale del giornalismo di Perugia capita anche di passare al di là della cattedra ed essere parte attiva dell’evento. È quello che può succedere durante una maratona di informatici e giornalisti, in gergo “hackathon”.

Come si fa informazione con i dati? Quali domande si pongono gli esperti di informatica prestati al giornalismo? Cercano i loro “fatti” in tabelle, database, archivi in giro per l’universo web. Leggono i dati, li organizzano e li rendono accessibili a tutti i lettori attraverso infografiche. Il passaggio in più è nella mente del giornalista, che anche da una serie di numeri o un grafico di Twitter sa cogliere la “notizia”.

DataMediaHub ha organizzato il primo hackathon dedicato ai media italiani. Un evento in due giornate, la prima il 16 aprile dalle 9.30 alle 20 con il laboratorio e il 17 aprile con una presentazione in un pitch pubblico.

Un appuntamento aperto a tutti. Basta scegliere il tema e inserirsi in uno dei gruppi di lavoro. A gestire le fila della giornata alcuni dei giornalisti che lavorano nei principali giornali online di datajournalism: Alessio Cimarelli, cofondatore di Dataninja, Mara Cinquepalmi, coordinatrice GiUliA Emilia Romagna, Francesca Clementoni, Radio Città Fujiko, Andrea Nelson Mauro, cofondatore Dataninjia, Pier Luca Santoro, DataMediaHub e Lelio Simi, cofondatore di DataMediaHub.

I quattro team sono nati intorno ad alcune tematiche calde del giornalismo italiano: bilanci dei gruppi editoriali, audience web, media e genere e social.

Follow the money. Il primo gruppo analizza i bilanci dei sei principali gruppi editoriali italiani: che dati emergono dai rendiconto di chi dell’informazione oggi è padrone? A partire da un lavoro già pubblicato da DataMediaHub a metà 2014 si è provato a rispondere.

“Tutto inizia con una buona domanda” spiega Lelio Simi, cofondatore del sito. E l’interrogativo che si è posto il giornalista nei mesi che hanno preceduto il festival è stato: “Qual è lo stato di salute dei quotidiani italiani?”. Da qui nasce l’idea di fotografare l’andamento economico dei sei maggiori gruppi editoriali (Rcs, Mondadori, 24Ore, Poligrafici, Espresso e Caltagirone Editore) attraverso grafici che permettano ai lettori di capire immediatamente e senza sforzo la situazione. Il tutto basato su tre parametri: fatturato, spese operative e ricavi da pubblicità.

Il quadro che emerge dall’indagine è impietoso: i ricavi complessivi dei quo­ti­diani e dei perio­dici in Italia, per quanto attiene l’advertising, è pas­sato dai 1.588 milioni di euro del 2012 ai 1.252 milioni del 2013 con una fles­sione in un solo anno di 306 milioni, che per­cen­tual­mente cor­ri­sponde a un meno 21,2. Gli investimenti pubblicitari tra il 2009 e il 2013 sono calati del 31%, per un mancato introito di circa 600 milioni, fattore che ha spinto i sei gruppi a fare ingenti tagli al personale, diminuito complessivamente negli anni in questione del 25%.

Quanti lettori? La seconda track butta l’occhio sull’audience in costante crescita: coloro che s’informano sul web. DataMediaHub si è già occupata dell’argomento analizzando i dati fino ad aprile 2014. La fonte di riferimento è il sito Audiweb, che mette a disposizione di tutti, basta registrarsi, alcune rilevazioni sulle testate online: media di ingressi giornalieri, mensili, da dove arrivano le entrate – pc, mobile, totale – in homepage e sui siti collegati al principale e che spesso trattano questioni non per forza inerenti all’informazione.

Degli 820 brand presenti su Audiweb DataMediaHub ne ha selezionati 50, di cui 15 all digital (nati e cresciuti sul web), e 35 che hanno la versione cartacea. Il periodo analizzato durante l’hackathon va da maggio 2014 a febbraio 2015.

L’homepage? Superata. Un altro elemento di analisi riguarda l’accesso homepage, in questo caso il campione di riferimento è stato di 15 siti pure players: quanto pesa l’homepage sul totale degli utenti unici? I dati confermano la tendenza: l’homepage ha sempre meno importanza per arrivare  a una notizia. Siamo intorno al 20%. Gli utenti quindi non arrivano passando per l’entrata principale, e quindi in base al brand, ma da canali diversi, in primis i social.

Oggi le notizie sono sempre più unbranded. Interessante anche la differenza tra quotidiani puramente online e cartacei/online: nel primo caso gli ingressi unici in homepage sono sempre inferiori ai secondi. Nelle testate all digital si attestano in media intorno al 10%: segno che i lettori sono meno fedeli e spesso queste non hanno raggiunto, perché nate da pochi anni, il grande pubblico, ancora legato ai principali quotidiani.

Quante donne? La terza track ha riguardato media e genere: quanto valgono le donne nel mondo dell’informazione italiana? Mara Cinquepalmi e Francesca Clementoni hanno cercato di capirlo individuando chi dirige quotidiani e riviste, proseguendo un lavoro già cominciato su DataMediaHub: dei 65 censiti solo quattro donne sono risultate a comando di una redazione e di queste una è a capo di quattro testate (Pierangela Fiorani direttore del Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso e Corriere delle Alpi, tutti del Gruppo Espresso).

Pur essendo – numericamente – in parità o quasi, i direttori donna spesso gestiscono testate e redazioni di minore importanza nel panorama dell’informazione italiane. Altre volte invece riviste prettamente femminili sono capeggiate da uomini, ma con un team di donne al loro seguito.

I dati sono stati presi dall’Osservatorio di Pavia, dalla Federazione internazionale giornalisti e da Global media project. Alcuni importanti trend: la stampa continua a essere il mezzo più “maschile”, anche se le giornaliste sono in costante aumento e predominano in scienza, salute, cultura e sport.

I numeri del festival. L’ultimo gruppo invece ha affrontato il tema social: Twitter e Facebook tra i principali. Analisi che sono applicate anche a questi giorni di festival, con un focus che verrà pubblicato ogni giorno sul sito di DataMediaHub. Capire come circola sui social e che spazio ha in questi giorni il festival, grazie numero di tweet, i luoghi dove si addensano e gli articoli prodotti sull’argomento.

Al centro di tutto c’è la social media analysis. I primi dati raccolti: in 14 giorni #ijf15 ha ottenuto 90 articoli, una media di oltre 6 articoli al giorno, 15.000 tweet in tre giorni e che hanno come protagonisti gli utenti maggiormente attivi, detti influencer.

I dati spesso sono analizzati da agenzie specializzate come Waypress e The Fool Social Monitor. Ma chiunque può provare ad essere data-journalist. Esistono alcune risorse, i più conosciuti sono Infogr.am (open source) e Illustrator (a pagamento), capaci di dar vita a grafici di ogni tipo. Basta aver la voglia di cimentarsi con i numeri.

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