il Ducato » lsdi http://ifg.uniurb.it testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino Mon, 01 Jun 2015 01:40:19 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.1.5 testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato no testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato » lsdi http://ifg.uniurb.it/wp-content/plugins/powerpress/rss_default.jpg http://ifg.uniurb.it Giornalisti italiani “vecchi e poveri” i dati dello studio di Lsdi http://ifg.uniurb.it/2012/01/15/ducato-online/media-ducato-online/non-ce-solo-la-casta-giornalisti-italiani-vecchi-e-poveri-lo-studio-lsdi/15836/ http://ifg.uniurb.it/2012/01/15/ducato-online/media-ducato-online/non-ce-solo-la-casta-giornalisti-italiani-vecchi-e-poveri-lo-studio-lsdi/15836/#comments Sun, 15 Jan 2012 21:07:56 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=15836 Il giornalismo è vecchio, povero e maschio nelle posizioni più fortunate. Questo è il quadro poco rassicurante uscito dal report di Pino Rea, giornalista impegnato nell’esperienza di Lsdi, un sito di metagiornalismo: notizie per difendere la Libertà di Stampa e il Diritto all’Informazione (da questo la sigla).

La ricerca fotografa una situazione poco confortante: circa la metà degli iscritti all’Ordine è inattivo (49,6%) e tra quelli che riescono a collezionare contributi c’è un divario enorme tra chi esercita la professione come autonomo (freelance, co.co.co e co.co.pro) e chi è subordinato e quindi lavora con un contratto di quelli alla vecchia maniera, poche sigle, due possibilità: tempo determinato o indeterminato.

PANORAMICA GENERALE. I dati si riferiscono al 2010, anno in cui gli iscritti all’Ordine dei giornalisti superano quota 110.000. In Francia la popolazione giornalistica è un terzo (37.415). Di questi 110.000 la maggior parte sono pubblicisti (70,7%), solo l’1,9% praticanti e il restante 27,4% professionisti. I praticanti subiscono rispetto al 2009 un impressionante calo del 31%, mentre professionisti e pubblicisti crescono di pari passo: +3,3% per i primi, +2,1% per i secondi. Per assottigliare la naturale differenza che sempre si produce tra la realtà e la sua rappresentazione, è però più utile fare qualche conto sulla base dei giornalisti attivi, e non di tutti gli iscritti, tenendo in considerazione il ruolo giocato da autonomi e subordinati. La maggior parte dei giornalisti che svolge la professione in maniera effettivamente visibile è professionista e subordinata, seguono i pubblicisti autonomi e quelli subordinati, mentre la percentuale di professionisti che sceglie di non essere inquadrata da un contratto è veramente poca:

REDDITO: Il paragone con i cugini d’oltralpe aiuta anche a capire il progressivo impoverimento della categoria italiana. In Francia per ottenere la carte de presse bisogna percepire almeno la metà del salario minimo (lo Smic, che quest’anno è di 1073€ al mese). Se dovessimo avere una regola simile in Italia sono 16.000 quelli che non ce la farebbero. Infatti 6 giornalisti su 10 percepiscono un reddito inferiore ai 5.000 euro lordi annui. Ad avere redditi così bassi sono il 62% degli autonomi (che sono il 55% dei giornalisti attivi). I subordinati se la passano meglio: scende la percentuale di chi è nella fascia più bassa di reddito e il 66,6% denuncia più di 30.000 € annui. Ad aumentare, solo numericamente, sono però gli autonomi: +7,7% contro il 3,85% dei subordinati. Questa congiuntura porta all’impoverimento della professione. Secondo Pino Rea, l’aumento degli autonomi è un ovvio segnale della crisi: “Gli editori preferiscono non assumere e affidarsi a qualcuno di esterno. E’ necessario scardinare questo sistema” ed uno dei metodi che suggerisce è quello dell’equo canone che porterebbe a disincentivare l’uso di freelance: “Bisogna portare l’editore a ritenere conveniente assumere un giornalista”. E a chi in una situazione tale avrebbe paura dell’effetto boomerang (se il giornalista costa di più non verrà pagato di più, verrà semplicemente non pagato) Rea dà una semplice risposta, le sovvenzioni pubbliche “perché il mercato è un parametro giusto per le testate commerciali, ma l’informazione intesa come servizio pubblico ha bisogno di sovvenzioni”.

DONNE: Boom di presenze femminili, ma solo tra le giornaliste autonome, a confermare che nel giornalismo la cravatta è ancora più apprezzata della gonna. Le autonome crescono del 190% rispetto al 2002, mentre tra i subordinati la percentuale è nettamente inferiore: solo il 6% in 10 anni, dal 27% nel 2000 al 33% nel 2010. Il confronto con il 2009 ci fa ben sperare in entrambi i casi, ma non troppo: siamo infatti in presenza di un incremento, ma lievissimo: dal 42.1% al 42.4% nel caso delle autonome, dal 38.7% al 39% in quello delle subordinate.

PENNE VECCHIE: Rimanendo all’interno delle categorie deboli, passiamo dal gentil sesso a chi non è proprio più giovanissimo per affrontare l’ultimo dato poco incoraggiante: il progressivo invecchiamento della professione. Il 25% dei giornalisti autonomi ha più di 50 anni ed è un dato destinato a crescere visto il blocco del turn over: dalle redazioni si esce, ma non si entra e così il bianco è destinato a diventare il colore dominante. Le cose non cambiano molto se si passa a considerare gli autonomi, dove gli over cinquanta rappresentano il 16,7% con una crescita relativa soprattutto agli ultrasessantenni che conquistano un punto percentuale in più rispetto all’anno prima attestandosi al 7,4%.

Una volta finita la battaglia quotidiana con i colleghi non tutti possono godersi il meritato relax: i dati sulle pensioni raccontano di 15.000 persone percepiscono meno di 500€ lordi all’anno.

Lo studio completo si può trovare sul sito di Lsdi.







 

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Su internet si scatena il giornalismo locale http://ifg.uniurb.it/2009/03/13/ducato-online/su-internet-si-scatena-il-giornalismo-locale/684/ http://ifg.uniurb.it/2009/03/13/ducato-online/su-internet-si-scatena-il-giornalismo-locale/684/#comments Fri, 13 Mar 2009 13:30:30 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=684 Si moltiplicano in Italia i siti d’informazione locale, spesso veri e propri giornali online senza un riferimento ad altre testate tradizionali. Sono decine in ogni parte d’Italia e una quarantina si sono raccolti nell’Associazione nazionale stampa online (Anso), il primo organismo associativo nato in Italia.

Il fenomeno è molto ampio: solo nella regione Marche ce ne sono almeno 24, solo sette dei quali risultano iscritti all’associazione.

Marco Di Maio, membro del consiglio direttivo dell’Anso, immagina che il numero di iscrizioni aumenterà, via via che si procede con il rinnovo delle quote: “probabilmente – dice – ci saranno delle integrazioni”. Per il momento Di Maio fornisce i dati relativi alle testate aderenti all’Anso: sei milioni di utenti unici e 25 milioni di pagine visualizzate ogni mese. Sui siti Anso vengono pubblicate più di 500 notizie al giorno. L’associazione annuncia Benedetto Liberati, editore marchigiano e anch’egli membro del consiglio direttivo, avvierà nei prossimi mesi una sua indagine, per capire un settore in forte sviluppo negli ultimi due anni.

“Se sull’informazione globale la competizione è infinita, perché resa disponibile da più fonti concorrenziali, l’informazione locale è esprimibile in poche fonti”, spiega Vittorio Pasteris , giornalista de lastampa.it e coordinatore di un censimento delle redazioni online per il sito LSDI.
L’offerta locale è molto modesta rispetto a quella generalista e globale, che è smisurata. “E’ quindi più facile – per Pasteris – costruire delle nicchie per quelle redazioni che stanno cercando di collocarsi o riposizionarsi in una zona diversa d’informazione”.

“Non è facilissimo fare uno studio dettagliato su questo tema – avverte Pasteris – “perché chi fa questo mestiere è poco abituato a raccontarsi. Anche molti intervistati poi non sono entusiasti nel sentirsi chiamare giornalisti, poiché hanno una visione poco positiva del giornalismo ortodosso”.

Per Di Maio l’avvento delle testate locali nel web rappresenta una “grossa rivoluzione”: “Fino ad oggi si era portati a pensare che il tempo reale fosse qualcosa riservato all’informazione nazionale. Con la comparsa dei nostri giornali molto spesso la dimensione si è trasferita anche al locale”. Altra caratteristica è la multimedialità: “ Con internet si possono collegare all’informazione scritta foto e video. In alcuni casi abbiamo associati che elaborano telegiornali e podcast radio scaricabili dagli utenti”.

Per il suo censimento, svoltosi nel 2008, Pasteris ha spedito alle redazioni online alcuni questionari. E molte risposte sono giunte dalle testate aderenti all’Anso. Nonostante le difficoltà abbiamo così una visione parziale, ma abbastanza eterogenea del fenomeno.

Il giornalista online del 2009 ha un’età media di 37 anni. Da sei lavora per testate internet. Nelle redazioni che hanno alle spalle testate “tradizionali” (cioè non nate direttamente in rete) è spesso professionista. Nelle testate sorte per il web è per la stragrande maggioranza pubblicista o non iscritto all’ordine (circa l’86%). Il suo lavoro è principalmente svolto al desk (ricerca cioè le notizie in redazione e ha contatti con le fonti sempre in ufficio).

L’organico di queste redazioni è composto quasi sempre da uno o due professionisti o pubblicisti (in genere direttore o caporedattore), integrati con un ampio spettro di collaboratori. E’ il caso di VivereMarche, un portale d’informazione sul territorio marchigiano, che ha rapporti stretti con i laureati delle università della zona. A giudizio di Benedetto Liberati “la stragrande maggioranza dei nuovi giornalisti iniziano la loro carriera sul web: E’ difficilissimo intraprendere la carriera partendo dalla carta stampata, sia per una questione di disponibilità di posti, sia per la facilità d’accesso al mezzo internet”.

Le redazioni online sono organismi più snelli ma ciò non significa che nel locale non si siano affermate realtà importanti nel locale. Varesenews , per esempio, un giornale web di notevole visibilità – ricorda Di Maio – al pari dei portali d’informazione nazionale.

Guida alla rete:

Anso
Il servizio di Vittorio Pasteris su LSDI
Varesenews

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