il Ducato » olivia nesci http://ifg.uniurb.it testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino Mon, 01 Jun 2015 01:40:19 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.1.5 testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato no testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato » olivia nesci http://ifg.uniurb.it/wp-content/plugins/powerpress/rss_default.jpg http://ifg.uniurb.it Nuove scoperte sulla Gioconda, le “cacciatrici di paesaggi” lanciano crowdfunding http://ifg.uniurb.it/2015/01/28/ducato-online/nuove-scoperte-sulla-gioconda-le-cacciatrici-di-paesaggi-lanciano-crowdfunding/63855/ http://ifg.uniurb.it/2015/01/28/ducato-online/nuove-scoperte-sulla-gioconda-le-cacciatrici-di-paesaggi-lanciano-crowdfunding/63855/#comments Wed, 28 Jan 2015 12:26:42 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=63855 LEGGI La Gioconda? Una cortigiana di Urbino | Le prove del mistero sul dipinto di Leonardo]]> Olivia Nesci e Rosetta Borchia

Olivia Nesci e Rosetta Borchia

URBINO – Durante il suo ultimo viaggio in Valmarecchia Leonardo aveva con sé un carro carico di specchi. Li avrebbe usati per rappresentare i paesaggi del Ducato di Urbino nella prospettiva più ampia possibile, anche per il suo dipinto più celebre. Si aggiungono nuovi tasselli alla ricerca di Olivia Nesci e Rosetta Borchia, le due “cacciatrici di paesaggi” che hanno dimostrato che il paesaggio celato dietro la Gioconda rappresenta il Montefeltro. Secondo il loro studio, nel ritratto più famoso del mondo compaiono anche Sasso Simone e Simoncello, due enormi massi calcarei che dominano il territorio sopra Carpegna.

Per la pubblicazione di una nuova edizione del loro libro “Codice P – Atlante illustrato del paesaggio della Gioconda”, le due ricercatrici hanno deciso di avviare un crowdfunding, su consiglio dell’ingegner Giacomo Quaresima. L’iniziativa è nata non solo dalla necessità di rendere note le molte novità scoperte in questi ulteriori tre anni di ricerche, ma anche dalle numerose richieste di tradurre il volume in altre lingue: inglese, arabo, spagnolo e cinese.

Una delle novità riguarda proprio il codice geometrico utilizzato da Leonardo per “comprimere” il vasto territorio che voleva rappresentare, con un effetto ‘deformante’ delle sagome di monti e colline nel quadro. La scoperta riguarda l’uso degli specchi convessi per dipingere il paesaggio. Questa tecnica permette di avere una vista a 180 gradi ed era già stata usata nel ritratto dei coniugi Arnolfini del pittore fiammingo Jan Van Eyck (1434). Alle spalle dei due sposi il pittore aveva inserito uno specchio convesso che riproduce l’immagine della stanza più ampia di quella che appare nel dipinto.

Le due ricercatrici, inoltre, per far comprendere al meglio in cosa consista il volo d’uccello e scoprire ulteriori dettagli sul territorio, hanno deciso di utilizzare un drone. “Leonardo era un genio nelcomparazione colle di Bascio con la torre sulla cima riprodurre i paesaggi. Guardando la cartina di Imola da lui disegnata e sovrapponendola a un’immagine presa da google map si rimane di stucco” dice Olivia Nesci, e aggiunge “i droni, per noi che non abbiamo la sua genialità, sono un aiuto enorme: le immagini ottenute sono un’ottima imitazione dei paesaggi ritratti dal pittore”.

Per quanto riguarda il mistero sull’identità della Gioconda, Olivia Nesci e Rosetta Borchia non hanno più dubbi: “Si tratta di Pacifica Brandani”, dama del Ducato e amante di Giuliano de’ Medici. Nel libro verranno introdotte le nuove ricerche effettuate dalla professoressa Anna Falcioni, docente di storia all’Università di Urbino, che da anni studia la vita della Brandani e non mancheranno le sorprese.

La prossima edizione del “Codice P” sarà meno tecnica di quella già pubblicata, con l’obiettivo di renderla fruibile anche per il turismo culturale. “Vorremmo usare il dipinto per segnalare a chi visita il Montefeltro delle proposte di itinerari. Questi luoghi – dicono le autrici – non sono abbastanza conosciuti e si rischia di perdere una grande occasione di visibilità per il nostro territorio.

Insomma, un progetto importante per tutta la comunità urbinate e non solo. Le due ricercatrici hanno ricevuto molti ringraziamenti per il loro lavoro e la pagina web con il loro progetto di crowdfunding ha ricevuto nell’ultima settimana 350 visite dall’Italia e più di 500 dal resto del mondo. “Adesso dobbiamo chiedere uno sforzo in più, un grazie non basta. Abbiamo bisogno di raccogliere soldi”.

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Acqualagna, il tempietto ‘perduto’ di Bramante nel quadro della Vergine http://ifg.uniurb.it/2014/02/25/ducato-online/acqualagna-il-tempietto-perduto-di-bramante-nel-quadro-della-vergine/57713/ http://ifg.uniurb.it/2014/02/25/ducato-online/acqualagna-il-tempietto-perduto-di-bramante-nel-quadro-della-vergine/57713/#comments Tue, 25 Feb 2014 18:23:59 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=57713 Madonna del Rosario

Madonna del Rosario

URBINO – Era sotto gli occhi di tutti, ma per decenni è passata inosservata. Una rara testimonianza storico-artistica che riguarda una delle prime opere dell’architetto Donato Bramante. Ci troviamo nei luoghi di quello che era il Ducato di Urbino ai tempi del Rinascimento. Ad Acqualagna, al centro della Valle del Metauro.

La chiesetta in questione è il santuario della Madonna del Pelingo, di quelle rustiche, piccole, con le panche di legno e i muri dipinti di bianco. Fra i quadri di quella chiesetta ce n’è uno particolare: la Madonna del Rosario, dipinto nel 1629 da Girolamo Cialdieri, artista urbinate allievo di Ridolfi. Lo scorcio di paesaggio ai piedi della Vergine col bambino è lo stesso che 150 anni prima faceva da sfondo al dittico di Piero della Francesca, il ritratto dei duchi.

Nel paesaggio, accanto alle vele delle navi del lago artificiale, compare anche l’ultima rappresentazione pittorica, da quella prospettiva, del tempietto “del Bramante”, una struttura ottagonale risalente al 1482 e posizionata alle porte di Urbania, tra lo scoglio e uno dei due archi del ponte del Riscatto, sul fiume Metauro. Quando Piero Della Francesca dipinse il dittico, il tempietto ancora non c’era. Danneggiato nella seconda guerra mondiale, è stato poi abbattuto e nonostante i tentativi di ricostruzione oggi ne restano solo alcuni frammenti.

“Inizialmente abbiamo esaminato il paesaggio sotto alla Madonna in quanto confermava la presenza di un lago artificiale nella Valle del Metauro, rilevato anche nel ritratto dei Duchi,” spiega Rosetta Borchia, pittrice, esperta di arte e autrice insieme alla professoressa Olivia Nesci de Il Codice P, uno studio che ha dimostrato come il paesaggio che fa da sfondo al dipinto più celebre di tutti i tempi, la Gioconda, è in realtà la Valmarecchia: “Abbiamo riconosciuto una delle cosiddette torrette dei barcaioli, una specie di palafitta sotto al quale si sistemavano le barche. Solo dopo ci siamo accorte che l’altra struttura era il tempietto del Bramante”.

Tempietto del Bramante prima del 1944

Tempietto del Bramante prima del 1944

Una scoperta recente che diventa quasi un omaggio all’architetto di Fermignano sia in occasione del cinquecentenario della sua morte, l’11 aprile 2014, sia perché  il tempietto sembra essere la prima opera dell’artista, secondo quanto riportato nelle memorie dei Duchi di Urbino.

“Ci sono pochissime rappresentazioni del tempietto oltre a questa, lo abbiamo come sfondo su un quadro di un anonimo nel 1500 e in qualche fotografia – continua Rosetta – e per questo è importante, come testimonianza di quello che era il territorio di Urbino 400 anni fa e a conferma della presenza di un lago totalmente artificiale, realizzato bloccando il flusso del Metauro con delle travi proprio sotto al ponte del Riscatto”.

Frammenti dell’impero artistico e paesaggistico di Urbino nel suo momento più florido e di maggior successo, il Rinascimento, quando le valli erano navigabili.

 

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La Gioconda era di Urbino. Le prove del mistero sul dipinto di Leonardo http://ifg.uniurb.it/2013/04/18/ducato-online/la-gioconda-era-di-urbino-le-prove-del-mistero-sul-dipinto-di-leonardo/43532/ http://ifg.uniurb.it/2013/04/18/ducato-online/la-gioconda-era-di-urbino-le-prove-del-mistero-sul-dipinto-di-leonardo/43532/#comments Thu, 18 Apr 2013 12:47:07 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=43532

La corrispondenza del paesaggio del Montefeltro con lo sfondo della Gioconda -Dal libro Codice P

URBINO – Pasqualino piangeva perché voleva sua madre e Leonardo da Vinci la dipinse per lui. Quel ritratto, nato dalle insistenze di un bambino, divenne il quadro più famoso del mondo. Oggi, alle 17.30 a palazzo ducale, Olivia Nesci, Rosetta Borchia e Roberto Zapperi racconteranno l’altra storia di Monna Lisa, quella che identifica la dama di Leonardo, non più con Lisa Gherardini del Giocondo (ipotizzata dal Vasari) bensì con Pacifica Brandani, donna di Urbino e amante di Giuliano de’ Medici. Due indagini, una stessa conclusione.

Due studi che sostengono l’identità urbinate della Gioconda, legano il dipinto di Leonardo al Montefeltro, percorrono due linee parallele e separate.

Il primo sentiero di indagine è sui documenti: a percorrerlo è stato lo storico romano Roberto Zapperi che, partendo dalla testimonianza di un chierico francese, ha ricostruito all’inverso la storia del dipinto.
Secondo le ricostruzioni di Zapperi, riunite nel volume edito nel 2012 “Monna Lisa addio“, Leonardo da Vinci avrebbe portato con sé il dipinto della Monna Lisa in Francia nel castello di Clos-Lucè, dove Antonio De Beatis lo vide 10 ottobre 1517  descrivendolo nel suo diario come realizzato per il “magnifico Iuliano de’ Medici”, morto da un anno. Accertato il rapporto tra Giuliano, il quadro e Leonardo, il secondo passo si compie nelle stanze sotterranee del fondo antico della biblioteca umanistica dell’università di Urbino.

Un codice manoscritto del diciottesimo secolo raccoglie  le testimonianze degli uomini illustri del territorio e, nella copia dell’istrumento di Santa Maria di Pian del Mercato (il registro che annoverava tutti i bambini esposti di Urbino), spunta il nome di Pasqualino, “uno mamolo” abbandonato la sera del sabato Santo  del 1511  che  poi fu riconosciuto come figlio illegittimo di Giuliano de’ Medici e donna Pacifica Brandani (morta durante il parto).

Pasqualino si trasferì alla corte romana e medicea di papa Leone X e, secondo le teorie di Zapperi,  fu proprio Giuliano de’ Medici a chiedere a Leonardo di dipingere il volto della madre “ideale” di Pasqualino, che  desiderava solo sapere dove fosse la sua mamma.
Nell’ultimo passaggio, il codice svela anche le sorti del piccolo  abbandonato:

Questo è al presente donno Ippolito Medici, reconosciuto per figliolo legittimo del magnifico Giuliano Medici e di madonna Pacifica de Giovanni Antonio Brandani, il primo di Fiorenza, che Dio li dia bona ventura.

La seconda teoria a sostegno di donna Pacifica è quella di tipo paesaggistico e artistico: Olivia Nesci è una docente di geomorfologia dell’università di Urbino mentre Rosetta Borchia è una naturalista e un’artista. Loro stesse si definiscono “cacciatrici di paesaggi“, le due ricercatrici hanno rintracciato nel paesaggio alle spalle della Gioconda molte corrispondenze con gli scorci del Montefeltro.

In particolare, la loro teoria afferma che Leonardo avrebbe racchiuso nella tela diverse parti della zona ora divisa tra Romagna e Marche con una tecnica di compressione. Le loro scoperte sono state raccolte nel volume  dal titolo Codice P, atlante illustrato del reale paesaggio della Gioconda, pubblicato lo scorso novembre.

Nel corso della conferenza interverranno anche la docente di storia dell’arte Silvia Cuppini, la soprintendente Maria Rosaria Valazzi, l’assessore alla cultura, beni culturali e pari opportunità del comune, Lucia Pretelli e la docente di storia dell’università di Urbino, Anna Falcioni.

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