il Ducato » università carlo bo http://ifg.uniurb.it testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino Mon, 01 Jun 2015 01:40:19 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.1.5 testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato no testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato » università carlo bo http://ifg.uniurb.it/wp-content/plugins/powerpress/rss_default.jpg http://ifg.uniurb.it Le donne, i fanti e i “pazzi”, a Urbino un racconto diverso della Prima guerra mondiale http://ifg.uniurb.it/2015/05/06/ducato-online/le-donne-i-fanti-e-i-pazzi-a-urbino-un-racconto-diverso-della-prima-guerra-mondiale/73780/ http://ifg.uniurb.it/2015/05/06/ducato-online/le-donne-i-fanti-e-i-pazzi-a-urbino-un-racconto-diverso-della-prima-guerra-mondiale/73780/#comments Wed, 06 May 2015 16:34:21 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=73780 Foto tratta dal sito cultura.biografieonline.it

Foto tratta dal sito cultura.biografieonline.it

URBINO – La Grande guerra si può raccontare dal punto di vista di chi l’ha interpretata, gli storici e i cineasti, dal punto di vista di chi la usò a scopo di propaganda, gli intellettuali e i filosofi, oppure da quello di chi l’ha vissuta e sofferta, ma per decenni non era mai stato considerato: le donne, i fanti e i pazzi. A cento anni dall’entrata dell’Italia nella Prima guerra mondiale, l’Università di Urbino e l’Istituto di storia contemporanea di Pesaro organizzano alla Sala Serpieri del Collegio Raffaello due incontri, il 7 e il 21 maggio, per raccontare le trame disperse e le visioni di guerra. Convegni che “non saranno semplici conferenze, ma occasioni di dialogo”, precisa la curatrice del libro “Visioni della Grande guerra”, Ilaria Biagioli, intervistata dal Ducato.

“Prima la storia della guerra era la storia di vincitori e vinti, degli eroi, perché c’era bisogno di ‘fare gli italiani’ – spiega la professoressa Biagioli – Ora invece non c’è più la necessità di coltivare l’idea del nemico, cambia la prospettiva ed emergono nuove testimonianze. Dipende anche dalle domande che ci si pone, da ciò che ci interessa sapere”. Ed è per questo che solo in tempi recenti, diversi decenni dopo la fine della guerra, si è cominciato a dare voce a chi non ce l’aveva mai avuta, in particolare le donne. “Prima degli anni ’90 erano poche le ricerche sulla Grande guerra firmate da donne e molte di loro avevano dei maestri uomini – racconta la ricercatrice – Ora invece la tendenza è cambiata anche perché, con il passare del tempo, nuovi archivi pubblici e privati sono stati aperti allo studio”.

Uno di questi esempi è rappresentato dagli interessanti racconti delle infermiere che prestarono servizio in tempo di guerra o quelli delle portatrici carniche che avevano l’incarico di portare viveri e munizioni a mano nelle zone impervie del fronte della Carnia, un’area inaccessibile per i muli. Mille donne tra i 15 i 60 anni che tutti i giorni, con un libretto e un numero stampato su un bracciale, camminavano anche cinque ore, spingendosi fino alle trincee, esposte al fuoco nemico.

Molti altri sono i diari e i racconti privati rimasti nascosti per anni che sono emersi solo ultimamente. Tra questi anche quelli dei fanti di prima linea, la “carne da cannone” che ogni giorno andava incontro al fuoco nemico uscendo dalle trincee. Oppure quelli delle persone internate nei manicomi: “A Pesaro c’era un centro di igiene mentale – spiega la Biagiotti – durante la guerra era diventato affollatissimo, in particolare nel reparto femminile. Tante erano le donne che, pur non avendolo vissuto al fronte, avevano sofferto per colpa del conflitto”. Una sofferenza diffusa a tal punto che, per non impazzire, la gente cominciò a scrivere ed è anche per questo che ora possiamo disporre di tutte queste testimonianze.

Testimonianze che emergono in quantità in un anno particolare come quello del centennale dall’entrata nella Grande guerra dell’Italia. Ma cosa si può fare per tenere vivo il ricordo di questo evento anche dopo quest’importante anniversario? “Si può continuare a fare ricerca – risponde Biagioli – una cosa è la memoria, l’altra è la ricostruzione storica. Brevi sono i tempi di costruzione della memoria, una narrazione che qualcuno ha sempre interesse a modificare. Ci sono dei tempi da rispettare, invece, per la ricostruzione e cent’anni sono una distanza necessaria per un racconto obiettivo. La storia ha tempi lunghi”.

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Carpi Calcio a Urbino: prima il sigillo d’ateneo poi (forse) il ritiro precampionato http://ifg.uniurb.it/2015/05/06/ducato-online/carpi-calcio-a-urbino-prima-il-sigillo-dateneo-poi-forse-il-ritiro-precampionato/73681/ http://ifg.uniurb.it/2015/05/06/ducato-online/carpi-calcio-a-urbino-prima-il-sigillo-dateneo-poi-forse-il-ritiro-precampionato/73681/#comments Wed, 06 May 2015 14:24:16 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=73681 Carpi UrbinoURBINO – Urbino potrebbe ospitare la preparazione estiva di un club di Serie A di calcio. Secondo fonti interne alla società c’è una buona possibilità che la preparazione del Carpi (promosso con quattro giornate di anticipo in A) possa essere svolta di nuovo nella città. Intanto lunedì 25 maggio l’Università consegnerà il sigillo d’ateneo al club.

Nel 2014 il Carpi era rimasto a Urbino dal 21 luglio al 2 agosto. Nell’occasione l’intera rosa ha soggiornato all’hotel Mamiani, si è allenata nello stadio Montefeltro, ma soprattutto ha stretto una collaborazione con il dipartimento di Scienze motorie. Durante le due settimane la squadra ha utilizzato le strutture e i macchinari della facoltà.

Tra poco, per prepararsi al campionato di Serie A 2015-2016 il club emiliano deve scegliere due località e Urbino potrebbe essere una di queste, vista la partnership tra la Carlo Bo e i biancorossi (quest’anno sul tabellone luminoso del stadio Sandro Cabassi passava la pubblicità del comune di Urbino e quella del suo ateneo) e il ritiro del 2014 che sembra aver portato bene.

L’addetto stampa Enrico Ronchetti non ha confermato l’indiscrezione ma ha comunque lasciato aperto uno spiraglio: “Non sono state prese decisioni: il campionato non è ancora finito. A Urbino l’anno scorso la squadra si è trovata bene”.

Il Carpi Calcio tornerà sicuramente in città il prossimo 25 maggio quando per la prima volta il sigillo dell’università sarà assegnato a una società sportiva: “Sono particolarmente lieto di comunicare che la nostra università – ha commentato il rettore Vilberto Stocchi – ha deciso di conferire il sigillo d’Ateneo alla società Carpi F.C. 1909, a testimonianza dei meriti collettivi che hanno permesso a un glorioso club di raggiungere un prestigioso obiettivo nel campo dello sport. Non dimentichiamo che nel 2012 la città di Carpi è stata messa in ginocchio da un terremoto di vaste proporzioni. Il club diventa così il simbolo di una rinascita, un modello sportivo da seguire e un esempio per le giovani generazioni”.

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Bramante 501 anni dopo: due eventi ricordano l’architetto a Fermignano e Urbino http://ifg.uniurb.it/2015/05/06/ducato-online/bramante-501-anni-dopo-due-eventi-ricordano-larchitetto-a-fermignano-e-urbino/73621/ http://ifg.uniurb.it/2015/05/06/ducato-online/bramante-501-anni-dopo-due-eventi-ricordano-larchitetto-a-fermignano-e-urbino/73621/#comments Wed, 06 May 2015 14:05:59 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=73621 URBINO – Nel 2014 si sono celebrati i 500 anni dalla morte di Donato Bramante a Fermignano, ma anche nel 2015 sono numerosi gli incontri per ricordare l’architetto e pittore rinascimentale.

fermigano bramantreNella stessa città natale dell’artista venerdì 8 maggio alle 17 si terrà la conferenza “Restauri alla Chiesa San Bernardino ad Urbino e rivisitazione delle problematiche della sua attribuzione da Bramante a Francesco di Giorgio Martini”. L’incontro sarà ospitato nella sala Claudio Monteverdi in via Martiri della libertà 22. L’evento è curato dall’architetto Stefano Gizzi, sopraintendente per le Belle arti e paesaggio dell’Umbria. Ad organizzarlo il Comitato quinto centenario celebrazioni bramantesche.

A Fermignano l’11 aprile scorso era già stata organizzata una conferenza sulle origini dell’artista dal titolo “La famiglia Bramante. Fonti archivistiche urbinati”.

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Brochure della presentazione del libro “Il genio conteso. Mito e fortuna di Donato Bramante nel suo territorio di origine”

A Urbino Massimo Moretti, insieme agli altri autori Agnese Piccardoni e Maria Maddalena Paolini, presenteranno lunedì 11 maggio nell’aula magna del Rettorato in via Saffi 2 il libro “Il genio conteso. Mito e fortuna di Donato Bramante nel suo territorio di origine”. All’incontro parteciperanno anche Bonita Cleri, presidente del Centro studi Mazzini di Fermignano e Giancarlo Rosa, docente dell’Università La Sapienza di Roma.

Il libro ricostruisce le iniziative culturali dei secoli scorsi ispirate dalla figura di Donato Bramante. In particolar modo viene analizzato come, negli anni a ridosso dell’Unità d’Italia, le località appartenenti all’allora Ducato di Urbino abbiano riscoperto la grandezza dell’artista e si siano identificate nella sua figura di persona illustre.

La tavola rotonda, organizzata dal dipartimento di Scienze della comunicazione e discipline umanistiche dell’ateneo urbinate in collaborazione con il patrocinio dell’Accademia Raffaello, segue la presentazione del libro fatto il 19 marzo scorso a Fermignano.

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Michelangelo mangiava casciotta mentre dipingeva la Cappella Sistina. E i suoi terreni erano a Urbania http://ifg.uniurb.it/2015/05/06/ducato-online/michelangelo-mangiava-casciotta-mentre-dipingeva-la-cappella-sistina-i-suoi-terreni-erano-a-urbania/73530/ http://ifg.uniurb.it/2015/05/06/ducato-online/michelangelo-mangiava-casciotta-mentre-dipingeva-la-cappella-sistina-i-suoi-terreni-erano-a-urbania/73530/#comments Wed, 06 May 2015 04:07:20 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=73530 Urbania

Casteldurante ai tempi di Michelangelo (da Cipriano Piccolpasso)

URBINO – Lo avreste mai detto che il grande Michelangelo oltre ad essere appassionato di casciotta era anche proprietario di terreni da formaggio a Casteldurante (oggi Urbania)? Non è una ‘bufala’ che corre su internet, ma ad affermarlo è il geologo e paleontologo Rodolfo Coccioni, professore ordinario del dipartimento di Scienze della Terra, della Vita e dell’Ambiente dell’Università di Urbino “Carlo Bo”.

“Che Michelangelo fosse un appassionato di casciotta è storia nota – annuncia la sua scoperta Coccioni – ma che avesse i suoi terreni da formaggio a Casteldurante è assolutamente una novità”.

“Negli ultimi tempi mi diverto a studiare e analizzare il paesaggio, soprattuto quello rinascimentale. Far parte del corso post laurea ‘Geologia e gusto’, attivo da tre anni all’Università di Urbino, inoltre, mi ha spinto a cercare collegamenti tra notizie storiche curiose e personaggi famosi” dice Coccioni al Ducato.

gioconda-193x300Il geologo non è l’unico ad aver scelto il territorio della provincia urbinate per i sui studi rinascimentali; anche Olivia Nesci e Rosetta Borchia si sono divertite a esaminare questa zona dimostrando che il paesaggio che si nasconde dietro la Gioconda rappresenta proprio il Montefeltro.  Nel celebre dipinto infatti comparirebbero anche i due massi calcarei Sasso Simone e Simoncello.

È stata proprio la presenza di così tanti artisti famosi in un questi luoghi che lo ha spinto a continuare gli studi iniziati da don Corrado Leonardi, studioso di Urbania, appassionato di storia della sua città. “Michelangelo amava la casciotta urbinate ma mancava il link che collegasse l’artista a Urbania – ha detto Coccioni – così ho analizzato di nuovo i documenti ritrovati da Leonardi: una corrispondenza tra Michelangelo e la moglie di Francesco Amatori, il più affezionato domestico e aiutante dell’artista, che lo aveva seguito anche a Roma”. Cecconi ha spiegato che in queste lettere Madonna Cornelia, una volta morto il marito era tornata a Urbania e da qui si preoccupava di inviare sempre l’amato formaggio all’amico del marito, rimasto a completare la Cappella Sistina.

Essendo ghiotto di formaggio, inoltre, aveva chiesto all’Amatori di comprare dei terreni dove potessero pascolare pecore e mucche. Tra i documenti analizzati dal geologo c’è un atto notarile del 12 febbraio 1554, che testimonia questo acquisto. “L’atto è stato fondamentale – ha detto Cecconi- perché indica i terreni con nomi particolari. Questo era stato sottolineato anche da Leonardi ma gli mancava un passaggio fondamentale, il link tra carta e luogo fisico. Io ho riletto tutto, mi sono fatto un giro per Urbania e ho confrontato i terreni fisici con i vecchi toponimi indicati dal documento e tutto è risultato chiaro. Infatti i nomi non sono cambiati poi tanto perché Campi Resi e Colonnelli rimangono ancora oggi invariati, mentre La Ricciola si è trasformato in Ca’ la Ricciola. Dopo più di 500 anni quindi la toponimia è rimasta la stessa.”

I terreni di Michelangelo

I poderi di Michelangelo a Casteldurante

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Pecore al pascolo sui terreni di Michelangelo

Una volta trovati i terreni Cecconi li ha analizzati dal punto di vista geologico e ha scoperto che sono dei terreni perfetti per fare la casciotta. Infatti, ha spiegato: “Per fare un buon formaggio servono territori pendenti e sabbiosi perché l’acqua deve scendere. Qui nasce l’erba migliore, il guaime, quella nata dopo la prima falciatura e quindi quella che fa meglio allo stomaco delle pecore e delle mucche e che fa produrre loro il latte migliore”.

 

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No Expo, il racconto di due studenti di Urbino: “Si parla solo delle violenze, ignorate le nostre ragioni” http://ifg.uniurb.it/2015/05/05/ducato-online/no-expo-il-racconto-di-due-studenti-di-urbino-si-parla-solo-delle-violenze-ignorate-le-nostre-ragioni/73314/ http://ifg.uniurb.it/2015/05/05/ducato-online/no-expo-il-racconto-di-due-studenti-di-urbino-si-parla-solo-delle-violenze-ignorate-le-nostre-ragioni/73314/#comments Tue, 05 May 2015 09:19:12 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=73314 URBINO – C’erano anche degli studenti di Urbino alla manifestazione No Expo del primo maggio a Milano. Erano 54 in tutto, compresi i ragazzi che sono saliti sul pullman a Bologna.

Uno studente di Urbino era in coda al corteo, la parte dove generalmente avvengono gli scontri, e ha vissuto i disordini di Milano da vicino. Lo studente – che ci ha chiesto l’anonimato – ci ha raccontato cosa succede negli attimi precedenti agli scontri. Questo, secondo lui, è il momento più delicato: “Ci si raggruppa, vengono accesi dei fumogeni per nascondersi e in quel momento ognuno copre viso, capelli, eventuali tatuaggi o lacci di scarpe colorati. Milano è piena di telecamere. Bisogna stare attenti ad ogni dettaglio”. Ma il rischio di essere fermati resta comunque. “Tutti, anche chi non danneggia nulla, rischia, ma si rischia per un ideale comune e questo crea molta solidarietà”.

A Milano, venerdì scorso, i poliziotti avevano l’ordine di non caricare, per evitare di ripetere dinamiche simili a quelle avvenute a Genova nel 2001. Così gli agenti hanno risposto ai disordini dei No Expo lanciando lacrimogeni e usando gli idranti. Hanno compiuto alcune cariche di alleggerimento, evitando però di coinvolgere il resto del corteo. In questo modo, si sono limitati molto gli scontri corpo a corpo tra poliziotti e manifestanti, che sono strati costretti a restare all’interno di un percorso stabilito e non hanno potuto disperdersi nelle vie del centro. “Del tragitto della manifestazione – racconta lo studente – noi, come gli organizzatori, conoscevamo solo la partenza e l’arrivo. Abbiamo percorso i grandi viali di Milano, le traverse laterali erano presidiate o recintate. I negozi erano tutti chiusi, come ovunque il primo maggio”.

Decine di auto incendiate, soprattutto di grossa cilindrata, vetrine di pasticcerie e parrucchieri rotte o imbrattate, Milano conta ancora i danni. Ma, racconta lo studente, non è stata una devastazione cieca: “Sono stati colpiti simboli ben precisi. Sono stati presi di mira Suv, non Cinquecento. È stata rotta la vetrina di una banca e non l’ortofrutticolo di quartiere. Con questo non cerco di giustificare, per me il dissenso in genere deve essere pacifico, ma a volte in questi contesti si può e si deve arrivare allo scontro”.

A Milano c’era un’altra studentessa di Urbino. All’interno del corteo era nello “spezzone di sostegno”, poco prima della coda. Non ha assistito agli scontri, ma quando la polizia ha cominciato a lanciare lacrimogeni, anche se era distante, il fumo le è arrivato negli occhi. “I disordini sono iniziati solo durante la seconda parte della manifestazione, nelle prime ore del corteo tutto si è svolto tranquillamente con cori, musica, striscioni”.

“Era una bella giornata, ed era pieno di persone di ogni tipo, da tutta Italia e dall’estero – racconta la studentessa – in testa al corteo c’erano le famiglie con i bambini, gli anziani, poi gli studenti, i militanti. Abbiamo parlato con persone che tutto l’anno seguono problemi legati all’occupazione o che lavorano nel campo dell’agricoltura, dell’artigianato, ma in modi alternativi, sostenibili e a basso consumo, forme che a Expo non trovano spazio”.

Per questa studentessa ‘No Expo’ è questo: oltre 20mila persone che si riuniscono, sfilano insieme in corteo per le vie di Milano e dicono ‘no’ a un sistema che contestano: lavoro sottopagato, sprechi, modelli di sviluppo basati sullo sfruttamento delle risorse.

E i disordini? “Quando qualcuno manifesta viene additato come violento. Si dimenticano le rivendicazioni e si guardano i danni, ma senza cercare di capire da dove viene questa violenza e come porgli rimedio” osserva la studentessa. Lo studente annuisce e aggiunge: “Al contrario, sembra che la gente la voglia vedere questa violenza, i video dei danni a Milano attraggono molto di più rispetto a un articolo che spieghi le ragioni dei ‘No Expo’. Cioè le ragioni per cui eravamo a Milano venerdì scorso”.

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Tavolo studenti-sindaco: Gambini, “la Data sarà uno spazio per gli studenti urbinati” http://ifg.uniurb.it/2015/05/04/ducato-notizie-informazione/tavolo-studenti-sindaco-gambini-la-data-sara-uno-spazio-per-gli-studenti-urbinati/73292/ http://ifg.uniurb.it/2015/05/04/ducato-notizie-informazione/tavolo-studenti-sindaco-gambini-la-data-sara-uno-spazio-per-gli-studenti-urbinati/73292/#comments Mon, 04 May 2015 15:48:11 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=73292 [continua a leggere]]]> URBINO, 4 MAG –  Entro il 2016 la Data di Urbino diventerà uno spazio dedicato agli studenti. L’annuncio è stato dato dal sindaco Maurizio Gambini durante l’incontro con la rappresentante degli universitari, Francesca Gasparetto, il rappresentante degli studenti in consiglio comunale, Angelo Duraccio,  e l’Ersu, rappresentato da Tiziano Mancini. Il bando per la concessione dello spazio sarà pronto entro l’estate, ha garantito il sindaco.

 

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Il Ducato n.7 – 4 maggio 2015 http://ifg.uniurb.it/2015/05/04/ducato/il-ducato-n-7-4-maggio-2015/73149/ http://ifg.uniurb.it/2015/05/04/ducato/il-ducato-n-7-4-maggio-2015/73149/#comments Mon, 04 May 2015 08:38:44 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=73149 [continua a leggere]]]> E’ in edicola il settimo numero de Il Ducato. Tra i temi affrontati questa settimana:

Viaggio nei ricordi dei passeggeri dell’ex ferrovia Fano – Urbino. La riqualificazione del teatro romano sepolto nel centro della città, a pochi passi dal Duomo. Il Rinascimento urbinate raccontato da venti studenti francesi della facoltà di architettura attraverso i loro disegni. L’ultima edizione del Festival di giornalismo culturale, con photogallery dei protagonisti che vi hanno partecipato.

Ducato n.7 – 4 maggio 2015


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Ducato Tv n. 3 – 29 aprile 2015 http://ifg.uniurb.it/2015/04/30/ducatotv/ducato-tv-n-3-29-aprile-2015/73078/ http://ifg.uniurb.it/2015/04/30/ducatotv/ducato-tv-n-3-29-aprile-2015/73078/#comments Thu, 30 Apr 2015 17:53:41 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=73078 URBINO – Torna il Ducato Tv. La strage al tribunale di Milano ha riacceso l’attenzione sui controlli e i sistemi di sicurezza negli uffici giudiziari. Siamo andati a vedere come è  la situazione al tribunale di Urbino.

Clicca qui per vedere il video incorporato.

In questa terza edizione del nostro magazine parliamo anche del 25 aprile, Urbino ha ricordato i 70 anni della Liberazione con un concerto e un corteo. In testa c’era l’ultimo partigiano, Romano Arceci. Noi lo abbiamo intervistato.

Gli inviati di Ducato Tv hanno viaggiato sui vecchi binari della ferrovia Fano-Urbino, inattiva dal 1987. Adesso c’è un progetto che potrebbe rilanciarla.

Siamo andanti nelle biblioteche dell’università di Urbino, in quelle di area umanistica il personale scarseggia. Ma ci sono tanti studenti che si danno da fare e risolvono molti problemi.

Vi racconteremo poi quali sono state le novità dell’edizione di quest’anno del festival del giornalismo culturale, ormai diventato un appuntamento classico.

Tutta Fermignano si è seduta a tavola: è tornato il festival della tagliatella. All’ora di cena c’eravamo anche noi e vi racconteremo come è andata.

Abbiamo dedicato il nostro ultimo servizio al ricordo di Gigliola Mancinelli, la speleologa di Ancona morta in Nepal per il terremoto catastrofico che ha fatto migliaia di vittime.

Caporedattore: Anna Saccoccio.

Conduttrice: Ilenia Inguì.

In redazione: Michele Nardi, Giorgio Pinotti, Valentina Ruggiu, Riccardo Marchetti, Daniela Larocca, Nicola Petricca, Gianmarco Murroni, Rita Rapisardi, Antonella Scarcella, Serena Santoli, Jacopo Salvadori, Andrea Perini.

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Erasmus International Week, seconda edizione a Urbino dal 4 all’8 maggio http://ifg.uniurb.it/2015/04/27/ducato-notizie-informazione/erasmus-international-week-seconda-edizione-a-urbino-dal-4-all8-maggio/72644/ http://ifg.uniurb.it/2015/04/27/ducato-notizie-informazione/erasmus-international-week-seconda-edizione-a-urbino-dal-4-all8-maggio/72644/#comments Mon, 27 Apr 2015 13:33:54 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=72644 [continua a leggere]]]> URBINO, 27 apr – Una vetrina per dimostrare agli studenti e ai docenti urbinati le potenzialità del progetto Erasmus. La seconda edizione dell’Erasmus International Week porterà nell’università urbinate docenti e ricercatori da tutta Europa per una quattro giorni (dal 4 all’8 maggio) dedicata a importanti tematiche come la mobilità, l’internazionalizzazione e la ricerca nel campo della pedagogia e della psicologia.

Organizzati dal Dipartimento di Scienze dell’Uomo e dal Dipartimento di Studi Internazionali, gli incontri e le tavole rotonde si terranno nell’aula D1 dell’area Volponi (ex Magistero) e prevedono relatori da università ungheresi, polacche, tedesche, e della Lapponia (Finlandia).

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“Non c’è scienza senza comunicazione della scienza”. Il rettore di Urbino su divulgazione e mass media http://ifg.uniurb.it/2015/04/23/ducato-online/non-ce-scienza-senza-comunicazione-della-scienza-il-rettore-di-urbino-su-divulgazione-e-mass-media/71724/ http://ifg.uniurb.it/2015/04/23/ducato-online/non-ce-scienza-senza-comunicazione-della-scienza-il-rettore-di-urbino-su-divulgazione-e-mass-media/71724/#comments Thu, 23 Apr 2015 21:43:03 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=71724 Il rettore Vilberto Stocchi al Festival del giornalismo culturale 2015

Il rettore Vilberto Stocchi al Festival del giornalismo culturale 2015

URBINO – Mass media + scienza = verità. Questa semplice formula matematica rappresenta, secondo Vilberto Stocchi, rettore dell’Università di Urbino, l’obiettivo della divulgazione scientifica. Nella sala del Trono del palazzo Ducale il suo intervento si concentra sul felice incontro tra giornalismo e pubblicazioni tecniche. Compito di entrambi è quello di trasmettere un messaggio, dopo uno studio approfondito, e “donarlo agli altri attraverso un linguaggio chiaro e semplice, comprensibile per tutti e non solo per gli addetti ai lavori” afferma Stocchi. La ricerca e l’approfondimento delle fonti sono necessarie sia per il giornalismo che per la scienza.

Ma il percorso dei media e della materia scientifica non sempre percorrono gli stessi binari. Le grandi testate hanno spesso utilizzato titoli sensazionalistici che fraintendono le ricerche, a volte per vendere di più a volte perché i risultati di uno studio non erano molto chiari. Il rettore racconta di un gruppo di 25 scienziati, di diversa nazionalità, che pubblicarono su Nature uno studio sull’obesità. Sui giornali italiani e internazionali il titolo più comune era “Scoperto il gene dell’obesità” o “Ecco perché siamo obesi”. Ovviamente, i giornalisti non avevano approfondito la ricerca e avevano tratto soltanto la notizia ‘sensazionalistica’. “Il problema – secondo Stocchi – è la mancanza di competenze. Se si conosce poco della materia, c’è il rischio di deludere e creare false aspettative”. In questi casi, allora, il compito principale dello scienziato è quello di tradurre lo studio in un linguaggio comprensibile a tutti mentre il dovere del giornalista di leggere e conoscere bene l’argomento di cui si parla.
Negli ultimi anni, la divulgazione scientifica sta avendo un enorme successo perché attira e incuriosisce i giovani. Tuttavia, raccomanda Stocchi, dopo l’iniziale stupore, è necessario interpretare le notizie: “Questo è il nuovo giornalismo scientifico”.

Secondo il rettore, la materia tecnica da sola non può rispondere alle domande che l’uomo si pone poiché l’uomo stesso è “un organismo troppo complesso”. Cosa può fare la scienza? La conoscenza dona all’uomo la metodologia necessaria per affrontare la ricerca della verità e migliorare la capacità critica. Ancora una volta il giornalismo e la scienza raggiungono un traguardo comune: cercare e ottenere una risposta. Per completare un compito così difficile, gli uomini hanno bisogno di utilizzare i media del proprio tempo. Già nel 1974, in un convegno proprio nelle sale del Palazzo Ducale, Carlo Bo aveva parlato dell’efficacia del messaggio televisivo. Sono passati ormai 41 anni e la televisione ci ha lasciato una “mezza eredità”: un linguaggio uniformato e un palinsesto incapace di rispondere alle aspettative create. “La televisione è incapace di affrontare le sfide della globalità in un momento dove i punti educativi sono troppo fragili e non ci sono stimoli per l’aspetto critico”.

In questo senso molto può fare la cultura ma come dice Stocchi “bisogna stare attenti perchè il più grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza ma l’illusione di sapere”.


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