Le Alpi Apuane ‘polverizzate’ per il mercato dello scarto


Pubblicato il 7/04/2014                          
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Azienda per la produzione di Carbonato di calcio

Azienda per la produzione di Carbonato di calcio

CARRARA – Ogni anno dalle cave di Carrara vengono estratte da tre a quattro milioni di tonnellate di marmo, ma solo un quarto di queste rappresenta quello puro. Tutto il resto, il 75% del materiale escavato, almeno due milioni e mezzo di tonnellate, sono scarti di lavorazione.

Secondo gli ambientalisti si tratta di una rapina, fatta in nome di un mercato del detrito diventato ormai sempre più conveniente. Tutto ciò che in qualche modo ‘avanza’ dal procedimento di estrazione viene reimmesso nel mercato sotto forma di carbonato di calcio. I detriti vengono cioè ridotti in polvere finissima che di volta in volta serve a sostituire il piombo nelle vernici, l’amianto nei tetti, la fibra di legno nella carta, oppure viene utilizzata per fare i dentifrici.  “Le montagne – a detta di Franca Leverotti, consigliere nazionale di Italia Nostra – vengono polverizzate per alimentare le multinazionali e non certo per fornire blocchi destinati a novelli Michelangelo”.

Polvere di carbonato di calcio

Polvere di carbonato di calcio

Secondo chi lavora nell’industria di trasformazione delle scaglie si tratta invece di affari, ma anche di un modo di riciclare una materia che altrimenti andrebbe persa. Con le moderne tecniche di escavazione è impossibile non produrre una certa quantità di scarto: meglio che questo venga utilizzato, piuttosto che abbandonarlo come rifiuto in cava. Soprattutto in passato l’accumulo di detriti andava a ingrossare i ‘ravaneti’, le discariche di scaglie che potevano mettere a rischio la stabilità del monte al verificarsi di alluvioni.

In realtà è una legge della Regione Toscana a consentire che le pietre ornamentali estratte, e quindi i blocchi di marmo, in virtù della loro qualità, possano rappresentare solo una parte dell’intera produzione. Lo scarto è quindi ammesso, purché non vìoli una determinata soglia. Più precisamente, il detrito non deve superare il 75% del totale.

TABELLA: Estrazione di blocchi e altro materiale dalle cave di marmo di Carrara. (Elaborazioni Isr su dati del Comune di Carrara, valori in tonnellate)

Anno Blocchi Sottoprodotti Totale
    2001     1.078.996     4.286.671     5.365.667
    2002     1.078.991     4.337.239     5.416.230
    2003     953.698     3.487.676     4.441.374
    2004     912.435     3.564.561     4.476.996
    2005     877.964     4.263.181     5.141.145
    2006     900.181     4.346.441     5.246.622
    2007     914.745     4.252.674     5.167.419
    2008     907.433     3.854.271     4.761.704
    2009     925.933     3.010.424     3.936.357
    2010     979.969     3.110.477     4.090.446
    2011     962.866     2.971.886     3.934.752
    2012     870.987     2.741.339     3.612.326

Nell’elaborato 2 del Praer (Piano regionale delle attività estrattive) si legge: “L’utilizzazione della risorsa lapidea nelle cave di materiali ornamentali deve essere tesa alla massima valorizzazione degli stessi individuando, in funzione delle caratteristiche litologiche e geologico-strutturali dei giacimenti e dello stato di fratturazione locale delle bancate, i quantitativi minimi, non inferiori al 20% della produzione complessiva di progetto”.

Materiale di scarto

Materiale di scarto

Il mercato dello scarto a partire dagli anni ’90 ha avuto una crescita continua. Il detrito viene sì venduto a cifre molto più basse rispetto al blocco di marmo puro, ma costa anche molto meno produrlo. Il settore non è legato alla stagionalità, richiede  tecniche poco impegnative, meno personale non particolarmente specializzato e attrezzature ordinarie. Si tratta quindi di un’economia che attira sempre di più.

Secondo Mauro Chessa, presidente della Fondazione geologi della Toscana, la norma regionale non fa altro che consentire e legittimare lo sfruttamento delle risorse ambientali. “La seconda vita del marmo potrebbe essere positiva anche per l’ambiente – spiega il geologo – se comportasse il risanamento dei ravaneti instabili e recenti e rappresentasse un incentivo al recupero della marmettola. Ma così non è stato perché alcuni imprenditori non hanno visto nel commercio degli scarti un accessorio, da sviluppare con le tecniche e i modi opportuni sul materiale che andrebbe perso, ma un’attività che giustifica di per sé l’escavazione e l’aggressione piratesca dei ravaneti”.

 

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