Durante il fascismo erano funzionari e dipendenti dello stato italiani, venivano a occupare i posti dell’amministrazione pubblica. Nel dopoguerra erano operai e scendevano dai treni con coppole in testa, giacche consumate e valige di cartone per andare a lavorare nelle fabbriche. A partire dagli anni ’90 sono migranti in cerca di lavoro dalla Ex Jugoslavia e poi dai paesi dell’Est e dall’Africa.
L’Alto Adige è da sempre terra di immigrazione, ma da due anni l’afflusso di stranieri in questa provincia si è quasi arrestato. Per la prima volta in quasi 30 anni il saldo migratorio della popolazione straniera risulta negativo, mentre la piccola crescita demografica è dovuta esclusivamente al saldo naturale positivo. Tra coloro che nonostante tutto continuano ad arrivare in cerca di un lavoro e di un futuro migliore, la maggior parte sono donne.
Tra i migranti che sono arrivati in questa terra, di cultura tedesca, ma ancora tra i confini italiani, ci sono sempre state tante donne, ma fino alla fine del primo decennio del nuovo millennio, le immigrate sono sempre state in numero inferiore rispetto agli uomini. Oggi l’immigrazione è sempre più al femminile. Da una parte, gli stranieri da anni residenti hanno ottenuto i ricongiungimenti familiari e a raggiungerli sono state soprattutto le mogli. Dall’altra, sono aumentati gli arrivi dai paesi dell’est dai quali arrivano soprattutto donne.
Erica, Agata, Argenta e Janet hanno lasciato le loro terre d’origine e si sono trasferite in Alto Adige. Sono arrivate dal dopo guerra ad oggi. Sono venute dall’Istria, dalla Sicilia, dall’Albania e dal Ghana. Hanno affrontato le difficoltà di chi arriva in un posto nuovo: casa, lavoro, pregiudizi e si sono fatte spazio in una terra di frontiera, già multilingue e multiculturale prima del loro arrivo. Questo audiodoc “Voci di donne migranti alla frontiera” racconta le loro storie.