il Ducato » bollette http://ifg.uniurb.it testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino Mon, 01 Jun 2015 01:40:19 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.1.5 testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato no testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato » bollette http://ifg.uniurb.it/wp-content/plugins/powerpress/rss_default.jpg http://ifg.uniurb.it Il Ducato n.5 – 3 aprile 2015 http://ifg.uniurb.it/2015/04/03/ducato/il-ducato-n-5-3-aprile-2015/69960/ http://ifg.uniurb.it/2015/04/03/ducato/il-ducato-n-5-3-aprile-2015/69960/#comments Fri, 03 Apr 2015 10:39:12 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=69960 [continua a leggere]]]> E’ in edicola il quinto numero de Il Ducato. Tra i temi affrontati questa settimana:

Rincaro delle bollette, i costi di gestione e i problemi che stanno dietro all’aumento delle tariffe nella provincia di Pesaro e Urbino. I problemi delle strade che collegano Urbino col territorio, tra buche e asfalto scadente. La polemica seguita all’annuncio di Sgarbi di non fare concorrere Urbino per il titolo di ‘Capitale italiana della cultura”. I tagli alla spesa del comune e il programma del festival di giornalismo culturale.

Ducato n.5 – 3 aprile 2015


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Caro acqua, bollette più pesanti per ‘colpa’ di investimenti e potabilizzatori http://ifg.uniurb.it/2015/04/03/ducato-online/caro-acqua-bollette-piu-pesanti-per-colpa-di-investimenti-e-potabilizzatori/69265/ http://ifg.uniurb.it/2015/04/03/ducato-online/caro-acqua-bollette-piu-pesanti-per-colpa-di-investimenti-e-potabilizzatori/69265/#comments Fri, 03 Apr 2015 09:03:54 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=69265 LEGGI Servizio idrico, procedure Ue contro Urbino | Acquedotti: il 32% di acqua va persa
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Il depuratore di Gadana

Il depuratore di Gadana

URBINO – Se nella provincia di Pesaro e Urbino l’acqua è tra le più care d’Italia è perché arriva direttamente dai fiumi e non dalle falde sotterranee. I dati sono chiarissmi. Solo il 30 per cento dell’acqua arriva direttamente da sottoterra, dalle falde acquifere. Il resto, più del 70 per cento, proviene invece dai fiumi, soprattutto dal Metauro, ed è quindi acqua non pura che, per diventare potabile, deve essere ripulita. Deve cioè passare per una struttura, chiamata potabilizzatore, che elimina tutte le impurità presenti. E’ quindi questo passaggio obbligato, assieme all’aggiunta del cloro, la principale causa dell’aumento delle bollette nella provincia di Pesaro e Urbino.

Secondo l’indagine pubblicata pochi giorni fa dall’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva  la nostra provincia è nona a livello nazionale per il costo del servizio idrico. Martedì 25 marzo il Fatto Quotidiano, basandosi su dati di Federconsumatori, ha stilato la classifica delle 10 città in cui l’acqua è diventata un bene costoso. E anche stavolta Urbino e Pesaro rientrano fra le prime 10 città per costo annuo della bolletta.

FOCUS Acquedotti colabrodo: il 32% dell’acqua va persa

La potabilizzazione. Attualmente nella provincia di Pesaro e Urbino ci sono dieci potabilizzatori dei quali otto sono in quella che viene definita dall’Asur, Zona territoriale 2 di Urbino. L’acqua che esce dal rubinetto arriva per buona parte dai fiumi (come il Metauro e il Foglia) e per questa ragione i costi per la produzione di acqua potabile salgono.

“Il processo che rende potabile l’acqua che si preleva dai fiumi è una delle cause che incidono maggiormente sulla tariffa”, sottolinea il responsabile dell’area dell’Autorità di ambito territoriale 1 (Aato 1), Michele Ranocchi. “La maggior parte dell’acqua della provincia è di tipo superficiale che necessita di trattamenti a volte anche molto pesanti e solo un 30 per cento viene prelevata da falde. A livello nazionale le percentuali si invertono. È dimostrabile che in Italia, per comuni con stesso gestore, chi ha le tariffe più alte normalmente preleva più acqua dai fiumi”.

La soluzione per Stefano Gattoni, direttore dell’Aato 1, potrebbe essere quella di riequilibrare l’utilizzo delle risorse idriche “utilizzando maggiormente acqua di falda, il cui costo di potabilizzazione è minore. Così facendo si limiterebbero anche le crisi idriche che colpiscono il territorio quando si hanno periodi con scarse piogge”.

LEGGI Procedure Ue contro Urbino e altri 8 comuni

Gli investimenti. A incidere sul costo della bolletta sono anche gli investimenti che le aziende (Marche Multiservizi e Aset sono le aziende che operano all’interno dell’Aato) effettuano per la manutenzione e l’ammodernamento dei sistemi. Il piano dell’Aato 1 prevede, per quanto riguarda Marche Multiservizi (che serve 55 comuni del territorio compresa Urbino), 30 milioni di investimenti dal 2014 al 2017 che vengono finanziati attraverso le bollette.

Di questi 30 milioni, 7 sono destinati alla bonifica dell’acquedotto ovvero alla riparazione delle falle e all’ammodernamento di strutture ormai vetuste. “Tempo fa una statistica – spiega Gattoni – parlava che in questa provincia sono presenti più di 400 acquedotti”. La lunghezza complessiva delle tubature, utilizzate da Marche Mutliservizi, arriva poco sotto ai 5000 chilometri  che si snodano dalla catena appenninica alla costa (la lunghezza complessiva è di 5600 chilometri considerando anche i 686 gestiti da Aset).

Per fare un confronto possiamo prendere in esame l’acquedotto più lungo d’Europa: l’acquedotto pugliese. La sua rete idrica si allunga per 22.500 chilometri (trenta volte l’estensione del Po) e serve l’intero bacino d’utenza pugliese: quattro milioni di abitanti. I cittadini dei 55 comuni serviti da Marche Multiservizi circa 280mila. Il calcolo è presto fatto: i pugliesi hanno cinque metri di acquedotto a testa. Gli abitanti della provincia di Pesaro e Urbino serviti da Mms, 17.

“Annualmente – racconta Ranocchi – circa la metà degli investimenti sono finalizzati al recupero e potenziamento di vecchi impianti. L’ammontare medio degli investimenti in questi ultimi anni si aggira sui 12 milioni di euro per tutti i comuni della provincia”. Anche se, come ammette il direttore Gattoni “servirebbero più di 100 milioni per sistemare al meglio l’intera rete”.

Dal 2014 e fino al 2017 solo nel comune di Urbino verranno investiti più di 1,6 milioni di euro tra bonifica della rete, depuratori (come quello costruito in località Braccone) e collegamenti fognari. Un esborso che non ha comunque frenato l’aumento di dispersione di acqua della rete arrivato al 32%.

“C’è da considerare che nelle perdite sono compresi anche volumi d’acqua che servono nei trattamenti di potabilizzazione (per esempio la pulizia dei filtri del potabilizzatore). Incide anche la presenza sul territorio ancora di tanti vecchi contatori che normalmente contabilizzano consumi inferiori e la presenza di alcune strutture pubbliche che ne sono ancora sprovviste”.

Quindi all’interno dell’indice di dispersione rientra tutta l’acqua che non viene fatturata. Ma non si tratta solo di tubi rotti o bulloni allentati. Ci sono edifici che hanno ancora contatori vecchi che ‘contano’ male o addirittura non ne hanno. In questi casi  per Marche Multiservizi è impossibile sapere chi ha utilizzato quell’acqua e, di conseguenza, farsela pagare.

Chi fa la tariffa? Secondo l’ingegner Ranocchi dell’Aato i rincari sono da attribuire al nuovo metodo di calcolo introdotto a livello nazionale dall’Autorità per l’energia elettrica, gas e servizi idrici (Aeegsi). L’autorità, contattata telefonicamente da il Ducato, ha risposto che i compiti di Aeegsi si limitano a valutare e verificare la necessità di adeguamento delle tariffe che è lo stesso Aato a proporre in ragione delle esigenze di bilancio, nell’ambito di un tetto massimo ai rincari prefissato.

È quindi l’Aato che in base ai costi che deve sostenere per erogare i servizi – gestione degli impianti, manutenzione, potabilizzazione e depurazione delle acque, previsioni di investimenti – propone un aumento delle tariffe dell’acqua, che viene approvata dall’Ageesi dopo aver verificato che i costi siano effettivamente necessari per la fornitura del servizio idrico.

In tutto questo processo Marche Multiservizi, monitorando la situazione delle strutture in collaborazione con i comuni, stila l’elenco degli interventi che vanno al vaglio dell’Aato per poi essere finanziati in base al criterio di urgenza.

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Acquedotti colabrodo: e la bolletta sale. A Urbino il 32 per cento di acqua va persa http://ifg.uniurb.it/2015/04/03/ducato-online/acquedotti-colabrodo-e-la-bolletta-sale-a-urbino-il-32-per-cento-di-acqua-va-persa/69586/ http://ifg.uniurb.it/2015/04/03/ducato-online/acquedotti-colabrodo-e-la-bolletta-sale-a-urbino-il-32-per-cento-di-acqua-va-persa/69586/#comments Fri, 03 Apr 2015 08:57:27 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=69586 [continua a leggere]]]> URBINO – La dispersione di acqua per le perdite degli acquedotti va a incidere, e tanto, sul costo finale che tutti noi paghiamo con le bollette. A Urbino il livello di perdite è circa del 32 per cento, di poco inferiore, ma sostanzialmente in linea con la media nazionale che è tra il 35 e il 40 per cento. La causa è principalmente in un sistema di acquedotti colabrodo.

Federutility, federazione delle aziende dei servizi pubblici locali del settore idrico ed energetico, ha stimato che per rendere efficiente il sistema degli acquedotti in Italia servirebbe un investimento di 64 miliardi di euro, 2,7 miliardi l’anno, a fronte dei 38,7 complessivamente programmati dalle varie Aato, le Autorità d’ambito territoriale ottimale, per i prossimi trent’anni. Solo 3,25 sono però coperti da fondi pubblici, il resto saranno trovati attraverso l’adeguamento delle tariffe dai vari enti di gestione.

Gli investimenti servono a migliorare una rete idrica ormai obsoleta in gran parte del paese, con tubature e sistemi connessi che hanno bisogno di costante manutenzione.

Marche Multiservizi e Aset, le aziende che operano all’interno dell’Aato della provincia di Pesaro e Urbino, investiranno, nei prossimi tre anni, 30 milioni di euro.

I DATI Bollette più pesanti per ‘colpa’ di investimenti e potabilizzatori

Il Meridione. Le situazioni più critiche si registrano nel sud, dove, stima Federutility, servirebbero fondi per 15 miliardi in tre anni. Tra le regioni peggiori Sicilia, Campania e Lazio dove gli interventi per limitare il fenomeno non hanno dato risultati apprezzabili. L’ Acquedotto lucano, che in Basilicata gestisce 7000 chilometri di tubazione che servono 266.720 utenti, nel 2011 registrava perdite fino al 53 per cento. Oltre la metà dell’acqua che viene immessa va perduta.

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Contatori a ultrasuoni. In una zona a cavallo fra il mantovano e la provincia di modena l’Aimag, società che gestisce la distribuzione idrica in 21 Comuni, per un totale di oltre 2000 chilometri di condotte, ha adottato un sistema per rendere più efficiente la distribuzione idrica, riducendo al minimo le perdite riuscendo ad individuarle tempestivamente. Da alcuni anni ha diviso in 88 settori la rete delle condotte e ha installato valvole di chiusura e 117 contatori elettronici e a ultrasuoni che misurano l’erogazione in ciascuna zona. In questo modo risulta facile identificare il luogo preciso di una fuga d’acqua rilevando i valori durante la notte, quando i consumi medi sono minimi. Pertanto, un valore anomalo di uno dei contatori indica una perdita su cui si interviene immediatamente, avendo una localizzazione piuttosto precisa, grazie alla divisione in settori. Aimag è riuscita così a contenere le perdite entro 2,6 metri cubi all’anno per metro di tubazione.

Il Veneto. L’ente Acque Veronesi, che già vanta dispersioni inferiori alla media nazionale, sta puntando sull’efficienza e il miglioramento degli impianti. La società di gestione ha infatti previsto per il quadriennio 2014-2017 un piano di interventi pari a 48.026.863 euro, di cui 18.660.893 coperti da fondi regionali.  Acque Veronesi serve 75 Comuni della provincia di Verona per un totale di 718.965 utenti, con un acquedotto di 4500 chilometri; numeri paragonabili a quelli di Marche Multiservizi.

Esistono quindi tecniche e strumenti che consentono, se non di eliminare le perdite, di contenerle al minimo, localizzandole e intervenendo in modo rapido. Certo queste innovazioni comportano la necessità di investimenti importanti che inevitabilmente ricadono sui cittadini attraverso l’aumento delle bollette, visti i fondi esigui stanziati dalla pubblica amministrazione. Si deve pero considerare che anche le perdite sono un costo economico per la collettività.

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Servizio idrico, procedure Ue contro Urbino e altri otto Comuni http://ifg.uniurb.it/2015/04/03/ducato-online/servizio-idrico-procedure-ue-contro-urbino-e-altri-otto-comuni/69592/ http://ifg.uniurb.it/2015/04/03/ducato-online/servizio-idrico-procedure-ue-contro-urbino-e-altri-otto-comuni/69592/#comments Fri, 03 Apr 2015 08:38:28 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=69592 [continua a leggere]]]> Depuratore in Via della Stazione, Località Le Conce

Depuratore in Via della Stazione, Località Le Conce

URBINO – Non bastano le perdite di una rete idrica inefficiente. Ci si mette anche l’Unione europea. La Ue ha aperto ben otto procedure di infrazione comunitarie nei confronti di altrettanti Comuni della provincia di Pesaro e Urbino: Mondolfo, Montelabbate, Orciano di Pesaro, San Costanzo, Santa Maria Nuova, Sassoferrato, Pesaro e anche Urbino.

Le pratiche attivate obbligano i Comuni e i gestori del servizio idrico a effettuare investimenti per allinearsi alle direttive europee. Spese che vengono finanziate grazie alle bollette pagate dagli utenti.

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La procedura che riguarda Urbino è stata aperta nel 2009 (violazione articolo 5 della Direttiva 1991/271/CE) e aggiornata, con nuove infrazioni nel 2014 (articoli 4 e 10). Questo perché non tutte le acque reflue della città, in particolare della zona nord di Urbino, venivano correttamente depurate prima di essere scaricate nel fosso Braccone e da lì nel torrente Apsa e infine nel Foglia (l’infrazione riguarda depuratori che servono più di diecimila abitanti).

FOCUS Acquedotti colabrodo: il 32% dell’acqua va persa

Nel 2006 il Comune aveva iniziato la costruzione di un nuovo depuratore proprio nel fosso del Braccone (a cui si arriva procedendo verso Gadana, svoltando per Pieve di Cagna e prendendo per Ca’ Franzone). Un lavoro che sarebbe dovuto terminare nel 2010, ma che solo adesso sta per essere ultimato (anche per via di una frana che ne ha rallentato la costruzione). Nel frattempo la costruzione del depuratore è passata in mano a Megas, e infine a Marche Multiservizi. La zona nuova di Gadana è stata separata dal resto della città e un piccolo depuratore è stato costruito per servirla.

Già nelle bollette del 2014 l’investimento fatto da Marche Multiservizi incideva sul costo dell’acqua. Per completare i lavori il gestore ha infatti dovuto spendere 1.800.000 euro, addebitati sulle tariffe, come previsto dalla regolamentazione dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (Aeegsi) per il finanziamento dell’opera.

Dal piano di investimenti stilato dall’Autorità di ambito territoriale ottimale (Aato) per Marche Multiservizi si conoscono le ultime spese riguardanti il depuratore del Braccone. Nel 2014 è arrivata l’ultima parte di soldi (100.000 euro) per terminare gli interventi di costruzione prima della sua messa in funzione. Altri 190.000 sono stati invece stanziati (sempre nel 2014) per la manutenzione straordinaria delle fognature collegate al depuratore del Braccone. Quest’anno è stato finanziato per oltre 142.000 euro il collegamento di Fontesecca (tratto Varea), mentre nei prossimi due anni (2016 – 2017)  arriveranno altri 350.000 euro per finanziare il collegamento fognario di Gadana.

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Luce, boom bollette: ma a Urbino pochi puntano sul fotovoltaico http://ifg.uniurb.it/2013/05/29/ducato-online/luce-boom-bollette-ma-a-urbino-pochi-puntano-sul-fotovoltaico/49184/ http://ifg.uniurb.it/2013/05/29/ducato-online/luce-boom-bollette-ma-a-urbino-pochi-puntano-sul-fotovoltaico/49184/#comments Wed, 29 May 2013 16:23:37 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=49184

I pannelli fotovoltaici dell’Imab di Fermignano

“Here comes the sun”: qui arriva il sole. Lo cantavano i Beatles quarant’anni fa ed è quello che moltissimi italiani si augurano ancora. La bolletta della luce in Italia ha avuto uno dei rincari maggiori tra quelle dei paesi europei e la soluzione migliore per risparmiare sembra il passaggio al fotovoltaico, per chi può permetterselo. Ed è una scelta che ancora non ha convinto del tutto gli abitanti della provincia di Pesaro-Urbino, non ai livelli che invece si registrano in Lombardia e in Veneto, ma che sono pur sempre migliori di quelli di altre regioni.

Secondo i dati di Eurostat, dalla seconda metà del 2011 alla seconda metà del 2012 le spese per l’elettricità nel nostro Paese sono aumentate dell’11,2%: una percentuale nettamente superiore alla media europea (6,6%) che colloca l’Italia al terzo posto nella classifica dei rincari più onerosi dopo Cipro (+20,6%) e Grecia (+14,6%).

“Colpa degli incentivi per le energie rinnovabili” dichiara il presidente dell’Authority per l’energia Guido Bortoni che, intervistato da Radio24, ha additato il sostegno al fotovoltaico come uno dei motivi del rincaro della bolletta. In Italia sono però molti i cittadini che proprio nell’energia solare hanno trovato la soluzione ai conti troppo salati. “Il nostro paese è secondo solo alla Germania come diffusione di impianti fotovoltaici” ci spiega Alessandro Gambarara, dottore in scienza ambientali del DiSTeVA di Urbino, il dipartimento di scienze della Terra, della vita e dell’ambiente. La stessa Carlo Bo fu tra i pionieri dell’energia solare quando nei primi anni 2000 installò un impianto grazie a un finanziamento a fondo perduto. A Fermignano c’è poi l’Imab, fabbrica di mobili, che con i suoi 3800 pannelli risparmia quasi il 20% sulla bolletta.

In risposta all’Autorità per l’energia il dottor Gambarara precisa poi: “Gli incentivi per il fotovoltaico non pesano più del 10% nel rincaro della bolletta energetica, gran parte dell’aumento è dovuto al rialzo dei prezzi del carbone, del petrolio e del gas”.

Le Marche non ricoprono però le prime posizioni nella classifica delle regioni per numero di impianti installati: secondo il rapporto statistico del 2012 rilasciato dal Gse la nostra regione si posiziona al 12° posto con meno di 20.000 impianti, lontanissima dalle regioni del Nord come Veneto e Lombardia che vantano più di 60.000 impianti istallati.

In rapporto al numero degli abitanti, però, ecco che le Marche fanno un passo in avanti: da noi c’è un impianto ogni 84 persone mentre in Lombarda uno ogni 142 abitanti; ancora più virtuoso il Veneto con un impianto fotovoltaico ogni 74 persone. Anche prendendo in considerazione la classifica delle regione per potenza installata, le Marche balzano avanti in classifica posizionandosi all’ottavo posto.

Nemmeno la provincia di Pesaro e Urbino risulta tra le prime posizioni come utilizzo del fotovoltaico: possiede infatti solo lo 0,8% dei 478.311 impianti installati in Italia, una percentuale inferiore a quella delle province confinanti di Perugia (1,9%), e Ancona (1,1%) e lontana da Treviso (3,5%) e Brescia (3,3) che guidano la classifica delle provincie con il maggior numero di impianti fotovoltaici.

Ma lo sviluppo del fotovoltaico rischia un rallentamento: a luglio scadrà il quinto conto energia e non saranno più previsti incentivi per chi vuole passare all’energia solare. “Installare il fotovoltaico – continua Gambarara – sarà comunque vantaggioso. Rispetto agli anni passati i prezzi sono scesi: con 9.000 euro si può infatti installare un impianto da 3 kilowatt che dura 20 anni. In 7-9 anni si ammorta la spesa fatta, grazie all’autoconsumo e all’energia che rimettiamo nel mercato”. E i vantaggi sono anche per l’ambiente: “Gran parte dei materiali usati per i pannelli solari sono riciclabili e con il fotovoltaico riduciamo l’emissione di anidride carbonica”.

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Aumentano le bollette dell’acqua, il comitato contesta i sindaci http://ifg.uniurb.it/2013/05/07/ducato-notizie-informazione/aumentano-le-bollette-dellacqua-il-comitato-contesta-i-sindaci/45878/ http://ifg.uniurb.it/2013/05/07/ducato-notizie-informazione/aumentano-le-bollette-dellacqua-il-comitato-contesta-i-sindaci/45878/#comments Tue, 07 May 2013 14:36:03 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=45878 [continua a leggere]]]> URBINO – Il comitato “Acqua bene comune” organizza per questa sera alle 21 un incontro sull’aumento della tariffa dell’acqua. L’appuntamento è al centro di educazione ambientale (casa delle vigne) dove “si studieranno nuove iniziative amministrative e legali alla luce del fatto che la nuova tariffa non è stata rigettata dai sindaci.” Dal primo maggio nelle cassette della posta i cittadini troveranno bollette dell’acqua più salate e se la Multiservizi considera insufficienti gli aumenti, che a detta dell’azienda non basteranno a coprire i costi di manutenzione e investimento negli impianti idrici, i comitati cittadini protestano contro i rincari che graveranno non poco sulle loro tasche.

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Rifiuti troppo cari a Urbino, l’allarme di Cittadinanzattiva http://ifg.uniurb.it/2013/03/15/ducato-online/rifiuti-troppo-cari-lallarme-di-cittadinanzattiva/38611/ http://ifg.uniurb.it/2013/03/15/ducato-online/rifiuti-troppo-cari-lallarme-di-cittadinanzattiva/38611/#comments Fri, 15 Mar 2013 22:35:28 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=38611 LEGGI Ca' Lucio verso l'ampliamento]]> URBINO – Discarica, raccolta differenziata e aumento delle bollette: a 5 anni di distanza dal cambio di gestione da Megas a Marche multiservizi, i cittadini devono pagare sempre di più. Ma c’è stato davvero un miglioramento del servizio? Un rapporto di Cittadinanzattiva denuncia un aumento del 23% sulle tariffe dal 2008 al 2010 che non corrisponde agli obiettivi prefissati dalla società. Da un lato i cittadini e le associazioni ambientaliste sostengono che “il rapporto qualità della gestione dei rifiuti e il prezzo delle bollette non è adeguato” e aggiungono che sarebbero necessarie campagne di sensibilizzazione più efficaci per la differenziata che non è ancora in linea con gli standard europei. Dall’altro c’è Marche Multiservizi che sottolinea come “la raccolta differenziata sia aumentata del 20%”  da quando gesticono l’igiene ambientale. Su tutto ciò incombe il rischio inquinamento della discarica di Ca’ Lucio che presto sarà ampliata.


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