il Ducato » censura http://ifg.uniurb.it testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino Mon, 01 Jun 2015 01:40:19 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.1.5 testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato no testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato » censura http://ifg.uniurb.it/wp-content/plugins/powerpress/rss_default.jpg http://ifg.uniurb.it Pedopornografia e reati d’opinione: così scompaiono migliaia di siti ogni anno http://ifg.uniurb.it/2012/02/22/ducato-online/pedopornografia-e-reati-dopinione-cosi-scompaiono-migliaia-di-siti-ogni-anno/26279/ http://ifg.uniurb.it/2012/02/22/ducato-online/pedopornografia-e-reati-dopinione-cosi-scompaiono-migliaia-di-siti-ogni-anno/26279/#comments Wed, 22 Feb 2012 16:09:50 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=26279

URBINO – “Qualche migliaia all’anno”. Tante sono le richieste di oscuramento dei siti web. A dirlo è il segretario dell’Associazione italiana internet provider (Aiip) Dario Denni. Le richieste vengono dai diversi tribunali che inviano, attraverso la polizia postale, notifiche via fax ai provider, gli unici ad avere un’idea sul numero di siti bloccati. “C’è stato un leggero incremento – aggiunge Dario Denni – dopo l’entrata in vigore del decreto Gentiloni che impone l’oscuramento dei siti pedopornografici”. Accanto a questo reato, le richieste più frequenti sono dovute a casi di violazione del copyright ma anche di diffamazione.

I provider quindi non registrano le motivazioni della richiesta di chiusura di un portale on-line, ma di fax ricevuti “a memoria” ne contano qualche migliaio all’anno, tra reati di pedopornografia, violazione di proprietà e reati d’opinione (per i quali però è più comune la rimozione del solo contenuto incriminato). E se non esiste un’autorità preposta a monitorare e quantificare i dati sulla chiusura di siti web, non esiste neanche una regolamentazione che ne disciplina la prassi.

I DIRITTI DEI NUOVI MEDIA – Si può far sparire un sito e censurare, preventivamente, del materiale on-line? “Non c’è ancora una regolamentazione” risponde Guido Scorza, avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie. “E’ un ambito in cui tutti i provvedimenti sono ibridi, perché decisi di volta in volta secondo la discrezionalità del giudice investito del caso. La parola stessa ‘sequestro’ è inadeguata perché nessun bene viene di fatto spossessato ma il sito rimane on-line anche se inaccessibile per gli utenti. Il problema è che mentre i media tradizionali sono molto garantiti, internet lo è molto poco”. L’oscuramento dei siti non è una novità in Italia: nel 2007 uno dei primi a essere oscurato fu quello di Antonino Monteleone, blogger giornalista calabrese, rimosso per una frase che offendeva l’onorevole Giuseppe Galati. “La possibilità stessa di applicare il sequestro preventivo e le sue modalità – continua Scorza – sono controverse: la mancanza di una regolamentazione fa pensare che sia di per sé un fatto anomalo e quindi inammissibile. E anche se i casi di oscuramento capitano ormai con una certa frequenza, non significa che siano legittimi”.

L’ULTIMO CASO: VAJONT.INFO – Dopo la recente chiusura dei siti di condivisione di files Megaupload e Megavideo (per reati di violazione del copyright), l’ultimo a subìre la censura digitale è stato www.vajont.info, il portale sulla strage del Vajont del 1963. L’oscuramento è stato la conseguenza del processo di diffamazione a carico del webmaster Tiziano Dal Farra, denunciato dagli onorevoli Maurizio Paniz e Domenico Scilipoti. Con una richiesta di oscuramento notificata al portale e ai 226 provider italiani, il giudice per le indagini preliminari di Belluno ha deciso di “sequestrare preventivamente” pagine e pagine di materiale sulla strage per una frase giudicata offensiva verso i due parlamentari.

CENSURA E VENDETTA – Sequestrato già nel 2009, il portale era tornato on-line spostando il provider in America e sfruttando un Ip virtuale condiviso. Per questo la chiusura di vajont.info porta con sé la chiusura di altri 207 siti che ne condividevano l’Ip, ma che non hanno nulla a che fare con il Vajont. Un blocco che si estende anche all’utilizzo dei domini presenti e futuri rinvianti al sito stesso e all’indirizzo ip statico associato al suo dominio. Il giudizio immediato del mondo del web è arrivato dalla comunità di hacker Anonymus che ha oscurato per qualche ora il sito di Maurizio Paniz.

A VOLTE TORNANO, ANCHE ON-LINE – Vajont.info è stato ‘sequestrato’ preventivamente, senza una condanna definitiva per il reato di diffamazione imputato al webmaster. Se il provvedimento dovesse rientrare, il giudice richiederà direttamente al provider che gestisce il sito di togliere il blocco e rendere il sito di nuovo navigabile, come spiega Antonio Ruggiero di Assoprovider. Nel caso però del sito di Dal Farra che si appoggia a una piattaforma americana, per oscurarlo si è dovuto ordinare anche a diversi servizi offerti dai provider della nostra nazione di non poter far collegare utenti italiani. Navigando quindi con un provider riconosciuto come estero sarà ancora possibile visitare il sito. Al momento comunque, il sito è visitabile anche con diversi provider italiani che (presumibilmente) non hanno ancora applicato la richiesta di oscuramento.

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“Divieto di cronaca”: la via russa per le elezioni http://ifg.uniurb.it/2011/12/15/ducato-online/divieto-di-cronaca-la-via-russa-per-le-elezioni/14398/ http://ifg.uniurb.it/2011/12/15/ducato-online/divieto-di-cronaca-la-via-russa-per-le-elezioni/14398/#comments Thu, 15 Dec 2011 06:34:40 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=14398 [continua a leggere]]]> Licenziato il direttore di un settimanale per un titolo anti-Putin, arrestati giornalisti e blogger. Cyber-attacchi contro siti di media dissidenti. Le accuse di Reporter senza Frontiere

Nuovi casi di pressione governativa sui media russi. Nelle elezioni parlamentari della Duma (la Camera bassa dell’assemblea legislativa) avvenute il 4 dicembre, il Giano bifronte Putin-Medvedev, ha ostacolato l’informazione e il dibattito politico, sulla stampa e sulla rete. Secondo Reporter senza Frontiere, attacchi cibernetici coordinati e arresti di giornalisti e blogger hanno caratterizzato l’atmosfera del voto. Azioni repressive ancor più gravi, dato il controllo del Cremlino sui media tradizionali dei canali televisivi e delle trasmissioni radio.

I siti web d’informazione dissidenti nei confronti del governo sono stati bloccati da una serie di attacchi DDoS (Distributed Denial of Service, un attacco informatico che porta un sito alla paralisi, o al limite del funzionamento, operato da più fonti che accedono simultaneamente). Con questo sistema, per tre giorni, dall’1 dicembre al giorno del voto, la piattaforma Livejournal.com che ospita vari blog anti-governativi si è bloccata.

La stretta sui media russi riguarda anche l’editoria classica. Il caso più recente riguarda Kommersant, una grande editrice dei media in Russia: Maxim Kovalsky, il direttore del settimanale Kommersant-Vlast, e Andrey Galiyev, il direttore del gruppo proprietario di questa rivista, la Kommersant holding, è stato licenziato dall’editore del gruppo, l’oligarca Alisher Usmanov, per la pubblicazione di articoli ritenuti troppo critici nei confronti del premier Vladimir Putin.

Usmanov non ha gradito l’ultimo numero del settimanale, specie la copertina, che ritrae Putin davanti ad un seggio, con un titolo che si può tradurre in “vittoria dei brogli elettorali uniti”, un gioco di parole sul nome del partito del premier che richiama la falsificazione del voto, con “imbottitori” di schede elettorali nelle urne. In più, spicca nel servizio all’interno della rivista la foto di una scheda su cui sono scritte imprecazioni contro Putin. Il magnate uzbeko ha dichiarato al quotidiano on line Gazeta.ru che simili pubblicazioni “rasentano un comportamento da hooligan”.

Rfsitalia.org, il sito italiano di Reporters Sans Frontieres, ha elencato molti siti che hanno subito cyber-attacchi nei giorni delle elezioni, e le limitazioni alle libertà personali e d’informazione subiti da giornalisti e blogger. Tra il 3 e 4 dicembre, alcune url risultavano di fatto bloccate, e sono ritornate accessibile solo dal giorno dopo, quando c’è stata la chiusura della maggior parte dei seggi a più alto numero di elettori, nelle aree centrali del paese. Gli stessi Kommersant.ru e Gazeta.ru, sono risultati inaccessibili, insieme a

•    Radio Echo of Moscow, echo.msk.ru
•    Il sito della Ong Golos, organizzazione che monitora il corretto funzionamento elettorale, Golos.org
•    KartaNarusheniy.ru, la mappa interattiva ideata da Golos per denunciare casi di brogli elettorali
•    Il sito di Lenizdat che tratta di politica a San Pietroburgo, lenizdat.ru
•    I siti dell’opposizione Slon.ru e NewTimes.ru (gli unici con i link alla mappa di Golos dopo che Gazeta.ru l’aveva tolto) e Ridus.org
•    Dosh, una rivista indipendente che copre l’area del Caucaso, doshdu.ru
•    Zaks, che si occupa di notizie politiche nel nordovest del paese, zaks.ru.

Alcuni giornalisti e blogger simpatizzanti dell’opposizione sono stati vittima di fermi temporanei della polizia e trattenuti negli ultimi giorni prima delle elezioni. Alexey Sochnev, redattore del sito d’informazione indipendente Besttoday.ru, è stato arrestato il 2 dicembre con metodi da Kgb: gli agenti hanno buttato giù la porta del suo appartamento a Mosca e lo hanno portato via senza alcun mandato. Poi è stato accusato di aver partecipato ad un’organizzazione terrorista, perché membro del comitato di Eduard Liminov, leader del partito nazionale bolscevico, proibito dal governo, secondo l’articolo 282 del Codice Penale russo, (“incitamento all’odio nazionale, razziale e religioso”).

Marina Litvinovich, a capo di Besttoday.ru, ha twittato che la polizia ha perquisito anche l’appartamento del webmaster del sito.

La blogger Maria Pileva è stata arrestata il 3 dicembre in una manifestazione proibita a Vladikavkaz, capitale della Ossezia del Nord.  E’ stata rilasciata la sera stessa, caduta l’accusa per atti vandalici, ritirata il giorno dopo in tribunale. A Ulyanovsk, il blogger Oleg Sofiyn è stato minacciato di morte. Una telefonata anonima gli ha intimato che se avesse continuato a criticare il rappresentante governativo della regione, Svetlana Openysheva, gli avrebbero fracassato la testa.

Lilia Shibanova, a capo della Ong Golos (‘golos’ in italiano significa ‘voce’), molto attenta sullo svolgimento delle elezioni, è stata trattenuta per 12 ore la notte del 2 dicembre al suo arrivo all’aeroporto Sheremetyevo di Mosca. Il suo computer è stato sequestrato perché “avrebbe potuto contenere materiale pericoloso per la sicurezza nazionale”.

Alcuni media e siti considerati dissidenti, avevano provato a prevedere e neutralizzare gli effetti degli attacchi informatici. Hanno trasferito molti contenuti su Facebook e Twitter, con l’invito ai lettori di seguirli sui loro profili nei social network, ma la longa manus della propaganda si è spinta anche in questo ambito. Il giorno delle elezioni, a metà giornata, è stato lanciato un falso profilo Twitter dell’Ong Golos, @goIos_org. L’utente twitter @deniskin ha riportato il fenomeno dell’ ‘hashtag spamming’ (la pratica di utilizzare temi popolari per far circolare link di e-commerce o siti pornografici) su  #охотанажуликов (‘caccia ai lestofanti’) and #наблюдатель (‘osservatore’), entrambi utilizzati dagli osservatori elettorali per coordinare il loro lavoro.

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Richiamati all’Ordine: Feltri solo l’ultimo di molti http://ifg.uniurb.it/2010/02/25/ducato-online/giornalisti-richiamati-allordine-feltri-solo-lultimo-di-molti/683/ http://ifg.uniurb.it/2010/02/25/ducato-online/giornalisti-richiamati-allordine-feltri-solo-lultimo-di-molti/683/#comments Thu, 25 Feb 2010 09:04:40 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=683 di Claudia Banchelli e Luca Rossi

Un ente dannoso. Così Vittorio Feltri definì l’Ordine dei giornalisti di Milano all’epoca della sua radiazione (2001), poi trasformata in semplice censura dal Consiglio nazionale. Ormai un habitué delle procedure disciplinari, il direttore del Giornale è stato di nuovo ascoltato dal consiglio dell’ordine dei giornalisti lombardi lunedì 22 febbraio in merito al caso di Dino Boffo, il direttore di Avvenire che qualche mese fa si è dimesso in seguito all’attacco apparso sulle colonne del Giornale. Quello di Feltri è solo l’ultimo, clamoroso, caso di un giornalista sottoposto a procedimento disciplinare da parte della organizzazione professionale dei giornalisti

Sono gli ordini regionali ad avere il compito di richiamare gli iscritti in caso di controversie professionali e quello della Lombardia, del quale fa parte Feltri, è il più grande d’Italia: conta circa 24.000 iscritti, 12.000 pubblicisti e 8.000 professionisti. Dal 7 giugno 2007, anno dell’insediamento dell’attuale presidente Letizia Gonzales, sono stati 177 i procedimenti disciplinari esaminati: 22 casi sono stati sanzionati, 93 archiviati o assolti, 36 sono in attesa di sentenza della magistratura ordinaria, 23 trasferiti a un altro ordine e due aperti, tra i quali quello di del direttore del Giornale.

Il “processo” a Feltri è stato condotto dalla presidente dell’Ordine e da otto consiglieri regionali. Feltri rischia provvedimenti che vanno dall’avvertimento, alla censura, alla sospensione, fino alla radiazione dall’albo per aver violato l’articolo 6 del Codice di deontologia dei giornalisti, che stabilisce che “la sfera privata delle persone note o che esercitano funzioni pubbliche deve essere rispettata, se le notizie o i dati non hanno alcun rilievo sul loro ruolo o sulla loro vita pubblica”. La sentenza è attesa intorno al 3 marzo. Di fronte a una condanna, l’interessato può sempre appellarsi all’ordine nazionale prima e alla magistratura ordinaria poi, cui spetta l’ultima parola, dopo cinque anni il reato cade in prescrizione.

Già nel 2000, pochi mesi dopo aver fondato Libero, Feltri aveva pubblicato le foto tratte da un sito pedopornografico di alcuni bambini e i dati sensibili di minori, in apparente violazione dei principi della Carta di Treviso per la protezione dei minori, quelli della legge sulla privacy e l’articolo 2 del codice deontologico, che pone come limite al diritto di cronaca il rispetto della persona umana. Feltri allora fu radiato dall’Ordine della Lombardia, ma la radiazione fu trasformata in semplice censura nel 2003 da quello nazionale.

Il direttore del Giornale non è l’unico caso eclatante che ha coinvolto l’Ordine della Lombardia negli ultimi anni. Tra i più famosi:

1. Renato Farina: nell’ambito dell’inchiesta sul sequestro dell’egiziano Abu Omar da parte dei servizi segreti americani, si scopre che l’ex vicedirettore di Libero e attuale firma di punta del Giornale, accusato dai pm di favoreggiamento e occultamento delle prove, è un agente del Sismi, il servizio segreto militare italiano, con il nome in codice di “Betulla”. Nel 2007 Farina viene sospeso dall’ordine della Lombardia; fa ricorso, così come il pm che lo accusa, all’Ordine nazionale e viene radiato dall’albo. Farina continua attualmente a firmare pezzi ed editoriali sul Giornale diretto da Vittorio Feltri.

2. Mike Bongiorno: pubblicista, viene accusato nel 2009 di aver partecipato a una pubblicità per Infostrada realizzata con Fiorello. Chi è pubblicista da più di 15 anni non può più perdere la sua carica: con questa motivazione il suo caso viene archiviato dal consiglio.

3. Paolo Mieli e Elvira Serra: nel 2008 appare sul Corriere della Sera un pezzo su una prostituta milanese, della quale vengono diffusi alcuni dati sensibili. Sia Mieli, in qualità di direttore responsabile della testata, che Serra vengono ammoniti con un avvertimento.

4. Roberto Papetti: il direttore del Gazzettino di Venezia viene condannato nel 2009 a due mesi di sospensione per mancata rettifica, con esecuzione immediata. Dal giorno successivo alla condanna, Papetti nomina come direttore responsabile del giornale il suo vice.

5. Mario Giordano: il 27 ottobre 2009, l’ordine ha destinato all’ex direttore del Giornale un avvertimento per aver pubblicato sul suo quotidiano, nel dicembre 2008, alcune foto contraffatte che riguardavano la guerra in Medio Oriente.

6. Maria Teresa Ruta: pubblicista, sospesa per due mesi dall’ordine per aver pubblicizzato su Rete 4 i materassi Eminflex e i divani Poltrone&Poltrone.

7. Carlo Rossella: nel 2006 l’ex direttore del Tg5 ha dato la notizia falsa di sette suore che avrebbero lasciato il velo per sposare detenuti del carcere Le Vallette di Torino, senza poi diffondere la necessaria rettifica. Gli è stato destinato un avvertimento.

8. P2: l’Ordine aveva sanzionato nel 1983 alcuni giornalisti coinvolti con la loggia di Licio Gelli. La censura era toccata al direttore del Corriere della Sera Franco Di Bella; un avvertimento a Massimo Donelli, caporedattore del Mattino di Napoli (del quale il Corriere possedeva una quota) e a Paolo Mosca. A Giorgio Rossi, responsabile delle Relazioni esterne del gruppo RizzoliCorriere della Sera era toccata, infine, una sospensione di 6 mesi.
Il caso Feltri

L’ultimo caso, quello di Vittorio Feltri, è stato aperto in seguito a una denuncia della Società Pannunzio, un’associazione che si batte per i diritti dei lettori e per la libertà d’informazione.

“Crediamo – spiega al Ducato Online Enzo Marzo, presidente della Società – che Feltri vada radiato dall’Albo per aver preso deliberatamente in giro i suoi lettori, falsificando la provenienza di un documento volto a screditare un collega. Nel nostro esposto all’ordine vogliamo anche capire perché Farina, che è anche deputato, continui a scrivere in qualità di giornalista e di inviato speciale, e non di opinionista esterno, nonostante la radiazione che l’ha colpito nel 2007”.

Il 28 agosto 2009 il direttore del Giornale si era scagliato dalle colonne del suo giornale contro il direttore di Avvenire, secondo Feltri “uno dei capofila della campagna di stampa contro il caso escort” che aeva investito il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Feltri aveva accusato Boffo di non essere a sua volta moralmente impeccabile, a causa di una sentenza del tribunale di Terni, datata marzo 2004, che condanna l’ex direttore di Avvenire a un’ammenda di 516 euro (o a sei mesi di reclusione) per molestie telefoniche. Il Giornale, inoltre, cita una nota informativa, spacciata come allegato al documento ufficiale, in cui si legge che Boffo “è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla, onde lasciasse libero il marito con il quale Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di stato, aveva una relazione”. Qualche tempo dopo, il Giornale ha però riconosciuto che l’informativa non faceva parte del fascicolo processuale e Feltri ha scritto che la famosa “nota” gli era stata recapitata da “un informatore attendibile, direi insospettabile”, ma che il contenuto non corrispondeva alla ricostruzione degli atti processuali.

Secondo la Società Pannunzio “Il Giornale indusse in errore i suoi lettori e tutta l’opinione pubblica italiana attribuendo anche il secondo documento al Tribunale” e denunciando un comportamento “deontologicamente scorretto e incommensurabile”.

Il Ducato Online ha cercato di raggiungere Vittorio Feltri per registrarne l’opinione, ma il direttore del Giornale ha preferito in questo caso non commentare. Lunedì, dopo la convocazione all’ordine aveva detto al Corriere della Sera: “Per quanto mi riguarda la situazione è chiarissima. La notizia che abbiamo data, e parlo della condanna di Boffo per molestie, era vera, verissima. E infatti quella abbiamo messo nel titolo”. Quanto all’informativa: “Quella non era la notizia. L’omosessualità era un dettaglio. Noi i titoli li abbiamo fatti sulla condanna patteggiata per molestie e quella c’è. D’altra parte, poi, su questo aspetto, è stata pubblicata una rettifica, come richiesto dallo stesso collega”.

Guida alla rete
Cronaca del “processo” (Corriere della Sera)

Ordine nazionale dei giornalisti: massimario

Ordine regionale della Lombardia: procedimenti disciplinari

Esposto contro Feltri della società Pannunzio

Il Giornale

L’Avvenire

Libero

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Nota redazionale – Il testo originale di questo articolo conteneva una inesattezza che è stata successivamente corretta: nel 2003 il Consiglio nazionale dell’Ordine non “riabilitò” Vittorio Feltri per la vicenda delle foto, ma trasformò la radiazione in censura.

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Daniele Luttazzi alla terza censura http://ifg.uniurb.it/2007/12/12/speciali/2006-2008/daniele-luttazzi-alla-terza-censura/1398/ http://ifg.uniurb.it/2007/12/12/speciali/2006-2008/daniele-luttazzi-alla-terza-censura/1398/#comments Wed, 12 Dec 2007 18:59:03 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=1398 Il comico romagnolo al centro delle polemiche mediatiche: una sua offesa a Giuliano Ferrara ne avrebbe causato la cacciata da La7…

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