il Ducato » governo monti http://ifg.uniurb.it testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino Mon, 01 Jun 2015 01:40:19 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.1.5 testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato no testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato » governo monti http://ifg.uniurb.it/wp-content/plugins/powerpress/rss_default.jpg http://ifg.uniurb.it Debiti della Pubblica Amministrazione: per le aziende della provincia la colpa è del Patto di stabilità http://ifg.uniurb.it/2013/04/05/ducato-online/debiti-della-pubblica-amministrazione-per-le-aziende-della-provincia-la-colpa-e-del-patto-di-stabilita/41278/ http://ifg.uniurb.it/2013/04/05/ducato-online/debiti-della-pubblica-amministrazione-per-le-aziende-della-provincia-la-colpa-e-del-patto-di-stabilita/41278/#comments Fri, 05 Apr 2013 16:43:10 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=41278

Una fabbrica di Fermignano

URBINO – La Carli 1979 Srl di Piobbico ha aspettato un anno prima di essere pagata dal comune di Arezzo. Le spettava oltre un milione di euro per un’opera di restauro. Nel frattempo i dipendenti sono in cassa integrazione.

La Nuova Cooperativa Selciatori di Pesaro realizza strade in tutto il centro Italia e aspetta 160.000 euro dal 2007. È in credito con un Comune italiano per alcuni lavori realizzati fuori bando e i dipendenti sono passati da 20 a 12, tutti in cassa integrazione. Per sopravvivere l’azienda ha dovuto bloccare i debiti con i creditori per evitare il fallimento: la cosiddetta procedura del concordato preventivo. Quest’inverno la società è stata ferma per tre mesi: il lavoro non si trova e quando capita di poter lavorare, è solo per commesse di pochi giorni per 2-3.000 euro e vengono pagati sempre dopo il tempo stabilito dal contratto.

Due storie di piccole imprese marchigiane che come molte altre fanno sempre più difficoltà a gestire la mancanza di liquidità provocata dalla crisi e aggravata dai mancati pagamenti della Pubblica Amministrazione. Proprio in queste settimane il Governo sta preparando un decreto per sbloccare 40 miliardi di euro destinati alle imprese creditrici dello Stato e degli enti locali.

Secondo l’Osservatorio Cerved nel 2012 i fallimenti nelle Marche sono aumentati del 7,7%. Pagate anche con 18-20 mesi di ritardo, a soffrire di più sono le imprese edili, che al 90% lavorano con appalti pubblici, seguono quelle della subfornitura e dei servizi (15 nella Provincia).

Secondo un’elaborazione Unioncamere sui dati del ministero dell’Interno la provincia di Pesaro e Urbino ha residui passivi, ovvero spese previste ma non ancora effettuate per 48 milioni di euro. Di questi, riferisce la Cna di Pesaro, più di 18 milioni sono destinati alle piccole e medie imprese, debito attutito solo in parte nel settembre 2012 da uno stanziamento regionale di 22 milioni di euro.

“La causa principale del debito delle Pa è il vincolo del patto di stabilità – afferma Giuseppe Lorenzi, funzionario della Cgil di Pesaro – perché i comuni hanno soldi in cassa ma non possono spenderli per mantenere sotto controllo il debito pubblico italiano”.
A questo si aggiunge una burocrazia eccessiva che allunga i tempi e provoca ulteriore ritardo. Se le imprese non vengono pagate non possono a loro volta pagare gli stipendi, i contributi ai dipendenti e i materiali ai fornitori: così la crisi si estende a macchia d’olio.

“Molte ditte usano il capitale patrimoniale per andare avanti. Attingono ai risparmi, ma alla fine quasi tutte licenziano o ricorrono agli ammortizzatori sociali”. Ad esempio la Pica di Pesaro, società edile, è passata da 400 dipendenti a 180 negli ultimi 5 anni. Sotto concordato sono la Lancia costruzioni di Pergola, la Icor Dorica di Apecchio e la Mulazzani Italino Spa di Pesaro.

“Prima si poteva lavorare con i comuni sotto i 5.000 abitanti e qualcosa si guadagnava – sostiene Senny Materni, nell’amministrazione dell’azienda Carli 1979 Srl – ma da quando anche loro sono vincolati dal nuovo patto di stabilità non si lavora proprio più”. A peggiorare la situazione è stata anche la direttiva 2011/7 dell’Unione Europea, che dal primo gennaio 2013 obbliga gli enti pubblici a pagare per beni e servizi entro 30 giorni dall’emissione della fattura.

Per Romina Barulli, responsabile amministrativo della Nuova Cooperativa Selciatori “oltre che contraddire il patto di stabilità, questa norma impedisce alle imprese di emettere fatture, poi detraibili dalle tasse.  Molti comuni ci fanno il contratto ma ci avvisano già prima che non pagheranno”.

La perdita di liquidità provoca sfiducia anche nelle banche, che non prestano più soldi e in alcuni casi hanno anche ritirato i fidi che tutelano il cliente quando il conto va in passivo.
“La situazione è tragica, siamo bloccati, non possiamo andare avanti e non basta un decreto, bisogna sbloccare il patto di stabilità e sostenere le imprese – afferma Barulli – il rigore da solo non funziona, è necessario fare degli investimenti”.

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Arrivano i fondi per le alluvioni del 2011 e la neve del 2012, Ricci: “Non bastano” http://ifg.uniurb.it/2013/04/04/ducato-online/ecco-i-fondi-per-le-alluvioni-del-2011-e-la-neve-del-2012-ma-non-tutti-sono-soddisfatti/41005/ http://ifg.uniurb.it/2013/04/04/ducato-online/ecco-i-fondi-per-le-alluvioni-del-2011-e-la-neve-del-2012-ma-non-tutti-sono-soddisfatti/41005/#comments Thu, 04 Apr 2013 16:10:40 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=41005 LO SPECIALE La tempesta perfetta - LEGGI Il Ducato: Dimenticare febbraio]]> URBINO – Una boccata di ossigeno dopo l’alluvione e le nevicate che hanno sferzato le Marche nel marzo 2011 e nel febbraio 2012. Con un decreto della Presidenza del consiglio dei ministri dello scorso 25 marzo, il governo Monti ha sbloccato i fondi che serviranno a rimborsare i danni provocati dalle emergenze ambientali in Italia.

La legge di stabilità, approvata a dicembre, prevede infatti oltre 100 milioni a disposizione delle regioni colpite da calamità. Il decreto firmato da Monti pochi giorni fa, ripartisce la cifra tra le 15 regioni che a partire dal 2009 hanno subito i danni maggiori: le Marche appaiono due volte nella lista proprio per le due gravi emergenze che a marzo 2011 e febbraio 2012 hanno colpito il nostro territorio. La cifra destinata alla nostra regione è di 33 milioni di euro, di cui 16 destinate al rimborso dei danni dell’alluvione e 17 a quelli causati dalla neve dello scorso anno. Nel 2013 arriveranno nelle casse marchigiane oltre 15 milioni di euro, altri 2 milioni sono previsti il prossimo anno mentre la tranche finale dei fondi, quasi 16 milioni di euro, sarà a disposizione della regione dal 2015.

Regione Evento Ripartizione 2013 2014 2015
Liguria dic 2009 – gen 2010 6.890.939 3.084.515 525.023 3.281.399
Toscana nov 2012 11.355.814 5.083.078 865.204 5.407.530
Veneto ott-nov 2010 23.889.480 10.693.386 1.820.150 11.375.943
Sicilia feb-mar
2011
22 nov 2011
1.544.041 691.145 117.641 735.261
Marche alluvione
mar 2011
16.011.351 7.166.985 1.219.912 7.624.453
Marche neve
feb 2012
17.051.030 7.632.365 1.299.126 8.119.536
Emilia
Romagna
neve
feb 2012
12.835.033 5.745.205 977.907 6.111.920
Calabria sisma
ott 2012
2.000.000 895.238 152.380 952.380
Basilicata sismaott 2012 1.000.000 447.619 76.190 476.190
Piemonte mar-nov 2011 8.334.301 3.370.591 634.994 3.968.714
Umbria nov 2012 4.087.999 1.829.866 311.466 1.946.666
Totale 105.000.000 47.000.000 8.000.000 50.000.000

Valori espressi in euro

“Un risultato di primissima importanza per le Marche – questo il giudizio di Francesco Verducci, senatore marchigiano eletto a febbraio nelle liste del Partito Democratico – abbiamo riacceso i riflettori su due calamità che rischiavano di essere dimenticate. Si tratta di un sostegno molto ingente, frutto dell’ottima collaborazione tra i parlamentari marchigiani e la Regione Marche”.

Matteo Ricci, presidente della provincia di Pesaro e Urbino

Se a Roma prevale un sentimento di entusiasmo, a livello di amministrazione locale c’è chi vede la situazione con scetticismo. “E’ un piccolo segnale – commenta Matteo Ricci, presidente della provincia di Pesaro e Urbino – non sufficiente, se si pensa alle cifre che la Regione ha dovuto spendere per affrontare queste emergenze”.

Soltanto per normalizzare la situazione dopo il nevone del febbraio 2012 sembra che le Marche abbiano dovuto sborsare circa 700 milioni di euro, una cifra lontana dai 33 milioni che il decreto ha sbloccato. A preoccupare il presidente Ricci c’è anche un’altra questione: “Mentre i fondi stanziati per l’alluvione possono rientrare nella spesa corrente, quelli per il nevone dovranno essere utilizzati solo in conto capitale, cioè attraverso degli investimenti”. Un fatto che limita e rallenta il rimborso dei danni ad aziende, privati ed enti locali che hanno dovuto fronteggiare l’emergenza dello scorso febbraio.

Nei prossimi giorni la Regione, con il supporto della Protezione Civile, valuterà i danni certificati riguardanti l’alluvione e la neve e ripartirà i 33 milioni tra i vari comuni colpiti. Non tutti saranno soddisfatti della fetta di torta che la regione concederà. La stessa Urbino, una delle città più colpite dalla neve, si dovrà accontentare: “Meglio di niente – commenta il sindaco Franco Corbucci – ma è una cifra molto inferiore alle spese affrontate dal Comune l’anno scorso”.

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Stanziati 33 milioni a favore delle Marche per le alluvioni del 2011 e le nevicate del 2012 http://ifg.uniurb.it/2013/04/04/ducato-notizie-informazione/stanziati-33-milioni-a-favore-delle-marche-per-le-alluvioni-del-2011-e-le-nevicate-del-2012/40800/ http://ifg.uniurb.it/2013/04/04/ducato-notizie-informazione/stanziati-33-milioni-a-favore-delle-marche-per-le-alluvioni-del-2011-e-le-nevicate-del-2012/40800/#comments Thu, 04 Apr 2013 10:27:28 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=40800 [continua a leggere]]]> URBINO – Con un Decreto della presidenza del consiglio dei ministri il governo Monti ha stanziato 33 milioni di euro a favore della regione Marche per risarcire imprese, privati ed enti locali che hanno subito danni durante le alluvioni del marzo 2011 e le nevicate del febbraio 2012. Il finanziamento rientra nella legge di stabilità, approvata a dicembre, nella quale era previsto un fondo per le calamità di oltre cento milioni di euro. Il decreto dell’esecutivo ha spartito la cifra tra le varie regioni che a partire dal 2009 hanno dovuto affrontare emergenze ambientali.

I fondi saranno ripartiti in tre anni. Per l’alluvione sono previsti 7 milioni nel 2013, 1 milione nel 2014 e 7 milioni e mezzo nel 2015, per una cifra totale di 16 milioni. Altri 17 milioni saranno a disposizione della Regione per i danni provocati dalle abbondanti nevicate del 2012:  quest’anno arriveranno nelle casse delle Marche 7 milioni e mezzo, 1 milione è previsto per il 2014 e nel 2015 arriverà una tranche finale di oltre 8 milioni di euro. I criteri di riparto all’interno delle singole province saranno stabiliti nei prossimi giorni in base ai danni certificati dalla Protezione Civile.

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Cos’è il decreto trasparenza e perché non è un Foia / LA SCHEDA http://ifg.uniurb.it/2013/02/20/ducato-online/cose-il-decreto-trasparenza-e-perche-non-e-un-foia-la-scheda/35464/ http://ifg.uniurb.it/2013/02/20/ducato-online/cose-il-decreto-trasparenza-e-perche-non-e-un-foia-la-scheda/35464/#comments Wed, 20 Feb 2013 17:54:17 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=35464 [continua a leggere]]]>

Mario Monti

Lo scorso 15 febbraio il decreto trasparenza ha passato l’esame del Consiglio dei ministri. Il provvedimento sul riordino della disciplina in materia di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni è stato definito dal governo Monti un Freedom of information act (Foia – Legge sulla libertà d’informazione) italiano. Questa dichiarazione ha scatenato le critiche delle associazioni che si occupano di diritti digitali.  Secondo gli attivisti il provvedimento italiano non sarebbe un Foia perché il diritto d’accesso ai dati delle PA, previsto dal decreto, è limitato a quelli che già dovrebbero essere accessibili per legge. 

Ma cos’è un Foia? Il Freedom of Information Act è una legge statunitense sulla libertà di informazione, emanata nel 1966 ma che recentemente ha avuto un nuovo impulso grazie al presidente Obama. Questa legge consente a chiunque di conoscere e valutare l’operato del Governo federale attraverso l’accesso totale o parziale ai dati delle amministrazioni pubbliche. Norme che garantiscono una maggiore trasparenza e che, allo stesso tempo, rinvigoriscono la libertà di stampa.

Il ritardo italiano in materia di trasparenza è attribuito da alcuni addetti ai lavori a una certa reticenza nel divulgare il patrimonio informativo che circola nelle stanze dei bottoni. C’è anche un altro problema: trovare un giusto bilanciamento tra il diritto all’informazione e quello alla riservatezza. A tal proposito Ernesto Belisario, avvocato esperto in diritto amministrativo e delle nuove tecnologie, ricorda, parafrasandolo, il parere espresso nel 2010 dal Garante della privacy canadese risolto proprio alle amministrazioni: “In tema di trasparenza non utilizzate la privacy come scusa”.

LE NOVITÀ DEL DECRETO TRASPARENZA

Il diritto d’accesso civico. Il diritto di accesso civico, sancito dall’articolo 5 del decreto trasparenza, è un istituto che consente di richiedere, senza addurre motivazioni specifiche, documenti che dovrebbero già essere pubblicati per legge. Cosa cambia rispetto al passato? Questo nuovo strumento dovrebbe rendere effettivo il diritto alla conoscenza degli atti.

Verso gli open data. All’articolo 7 del decreto  si legge che i documenti, le informazioni e i dati oggetto di pubblicazione obbligatoria devono essere pubblicati in formato aperto. Cosa sono gli open data? Si tratta di dati, organizzati e indicizzati per essere facilmente fruibili, accessibili a tutti. L’unica restrizione al loro riutilizzo è, in alcuni casi, l’obbligo di citazione della fonte.

Informazione e riservatezza. Nel decreto trasparenza sono state introdotte alcune modifiche, su parere del Garante della privacy: viene espressamente esclusa la pubblicazione di dati identificativi delle persone fisiche che beneficiano di sussidi e ausili finanziari, se da questi si possono ricavare informazioni relative allo stato di salute o alla situazione di disagio economico-sociale degli interessati. Inoltre, su richiesta delle Regioni, verranno pubblicati, tra gli altri, i dati riguardanti: le situazioni patrimoniali di politici, e parenti entro il secondo grado; gli atti dei procedimenti di approvazione dei piani regolatori e delle varianti urbanistiche; quelli, in materia sanitaria, relativi alle nomine dei direttori generali e gli accreditamenti delle strutture cliniche.casi, l’obbligo di citare la fonte.

I PROBLEMI

Il sito Foia.it

Le critiche al Foia del governo. Negli ultimi mesi, in Rete si è sviluppato un movimento per l’adozione di un Freedom of information act nel nostro Paese: con Foia.it giornalisti, professori ed esperti come Giovanni Sartori, Roberto Natale, Pietro Ichino, Guido Scorza, Vittorio Roidi e Raffaele Fiengo si battono proprio per questo (per la trasparenza: alcuni dei nomi qui elencati hanno insegnato alla scuola di giornalismo di Urbino).

Va anche a loro il merito degli elementi innovativi del decreto. Ma alcune perplessità restano: “Il provvedimento – spiega Ernesto Belisario – rappresenta un grande passo avanti in tema di accesso ai dati, ma il decreto appena approvato ha abrogato le precedenti disposizioni e ancora non sappiamo come sia stato inserito all’interno del Testo Unico. Così si crea un un’assenza di trasparenza legalizzata”.

La trasparenza italiana: questione (anche) di soldi. Realizzare un Foia italiano è complesso e ha un suo prezzo. “In Italia il costo della corruzione – afferma Ernesto Belisario – si aggira intorno ai 60 miliardi di euro (Corte dei conti), cioè più di mille euro a cittadino, mentre quello del Foia statunitense è di 5 di soli dollari”. Se anche noi lo adottassimo il ritorno economico sarebbe considerevole e potrebbe convincere molti investitori esteri a puntare sul nostro Paese.

C’è anche un aspetto tecnico-organizzativo che coinvolge il problema della copertura finanziaria del progetto. In Italia, su un totale di 8101 Comuni, 5787 sono sotto i 5000 abitanti. La scarsità di fondi per tecnologia e formazione e un organico ridotto rischiano di diventare degli ostacoli insostenibili per gli enti locali.

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Imu, un’imposta a zero entrate http://ifg.uniurb.it/2013/02/09/ducato-online/imu-unimposta-a-zero-entrate/34038/ http://ifg.uniurb.it/2013/02/09/ducato-online/imu-unimposta-a-zero-entrate/34038/#comments Sat, 09 Feb 2013 02:32:24 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=34038 URBINO – Pensare che l’Imu sia una croce per i cittadini e una delizia per i Comuni può rivelarsi un’idea completamente sbagliata. Per quanto riguarda Urbino, a differenza di quanto ci si potrebbe aspettare, l’Imu non ha rappresentato un’entrata in più rispetto al bilancio degli anni scorsi. Anzi. “Sostanzialmente l’Imu andava di pari passo con il fondo sperimentale di equilibrio destinato dallo Stato ai Comuni – afferma l’assessore al bilancio Maria Clara Muci – ovvero un fondo triennale istituito al fine di realizzare una devoluzione in forma progressiva ed equilibrata della fiscalità immobiliare.”

Traducendo, l’Imu ha sostituito da una parte la vecchia Ici e dall’altra questo fondo sperimentale, mantenendo di fatto invariato il gettito totale del Comune.

L’assessore spiega che “per riavere gli stessi soldi degli anni scorsi quasi tutti i comuni hanno dovuto alzare le aliquote di base, quello di Urbino è uno dei pochi ad aver operato un aumento di scarsa consistenza, lasciando l’abitazione principale con l’aliquota minima del 4×1000.”

A oggi è difficile stabilire se l’Imu sia stata riscossa completamente poiché devono ancora arrivare alcuni versamenti previsti, ma stando alle stime del gettito Imu previste dallo Stato, al Comune di Urbino sembrerebbero mancare ancora 150.000 euro. Ma perché mancherebbero tutti questi soldi? “In realtà, la cifra è ancora provvisoria – prosegue l’assessore – poiché siamo in attesa dei dati definitivi. Il vero problema è che le stime fatte dallo Stato comprendono anche tutti quegli immobili considerati ‘fantasma’. Il ministero delle Finanze, in base a dati in suo possesso, ha fatto alcune previsioni secondo cui il Comune di Urbino risulterebbe proprietario di un certo numero di strutture, compresi capannoni e altri fabbricati che in realtà non sono stati considerati immobili dal catasto, e quindi non fanno parte del gettito del Comune”.

Il bilancio comunale relativo al 2012 è ormai chiuso, perciò questi 150.000 euro dovranno essere tenuti in conto per il bilancio dell’anno in corso. Da questi dati, emerge come l’imposta creata dal governo Monti non abbia portato alcun beneficio alla città di Urbino. Addirittura, a conti fatti, il Comune registrerebbe un passivo per il 2013.

Inoltre, per ogni immobile di proprietà che non abbia fini istituzionali, il Comune deve pagare il 50% allo Stato sull’aliquota di base. “In pratica è come pagare se stessi. Visto che lo Stato ha tagliato il fondo sperimentale di equilibrio – afferma Ornella Valentini, responsabile del servizio finanziario – il nostro Comune, rispetto al 2011 in cui c’era solo l’Ici sulla seconda casa, ha meno introiti e quindi si è visto costretto ad alzare l’aliquota di base sulla seconda casa da 7,6 a 9,5. Altri comuni, per intenderci, l’hanno aumentata al massimo, fino ad arrivare al 10,6”.

L’Imu non è stata di grande aiuto per le casse del Comune, e se è per questo non lo sarà nemmeno la Tares (Tributo comunale sui rifiuti e sui servizi), la nuova tassa sui rifiuti che prenderà il posto della vecchia Tia. In passato, a differenza della Tarsu che era gestita direttamente dai comuni, la Tia poteva essere riscossa da un gestore esterno, così il Comune di Urbino l’aveva completamente esternalizzata alla Marche Multiservizi, la multiutility operante nei servizi di pubblica utilità.

“Sostanzialmente per chi, come noi, aveva la Tia cambia poco con questa nuova tassa – afferma l’assessore Muci- perché anche la Tares terrà conto della cosiddetta superficie calpestabile e dei componenti del nucleo familiare. L’unica differenza è che sulla Tares ci sarà un’ulteriore quota a carico del cittadino sui cosiddetti servizi indivisibili, il che comporterà un ulteriore aumento per i contribuenti dello 0,30% in più per ogni metro quadro”. “Ma i soldi, anche in questo caso, andranno tutti allo Stato – assicura l’assessore – perché il Comune dovrà coprire integralmente il costo del servizio, senza quindi guadagnarci granché”.

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Giornale radio del 16/01/2012 – ore 17.30 http://ifg.uniurb.it/2012/01/16/radio-ducato/giornale-radio-del-16-gennaio-2012-ore-17-30/15994/ http://ifg.uniurb.it/2012/01/16/radio-ducato/giornale-radio-del-16-gennaio-2012-ore-17-30/15994/#comments Mon, 16 Jan 2012 17:52:25 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=15994 [continua a leggere]]]> Ascolta il gr delle 17.30

Conducono

Davide Maria De Luca e Martina Ilari

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Giornale radio del 16/12/2012 – ore 12.30 http://ifg.uniurb.it/2012/01/16/radio-ducato/giornale-radio-del-16122012-ore-12-30/15935/ http://ifg.uniurb.it/2012/01/16/radio-ducato/giornale-radio-del-16122012-ore-12-30/15935/#comments Mon, 16 Jan 2012 15:20:53 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=15935 [continua a leggere]]]> Ascolta il gr delle 12.30

conducono

Nadia Ferrigo e Francesco Marinelli

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Nuove accise e pochi fondi, tagliati i trasporti pubblici http://ifg.uniurb.it/2012/01/13/ducato-online/nuove-accise-e-pochi-fondi-tagliati-i-trasporti-pubblici/15443/ http://ifg.uniurb.it/2012/01/13/ducato-online/nuove-accise-e-pochi-fondi-tagliati-i-trasporti-pubblici/15443/#comments Fri, 13 Jan 2012 17:09:51 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=15443

La fermata dell'autobus a Borgo Mercatale

URBINO – Agli urbinati non resteranno che i piedi, i cavalli e le biciclette. Non bastava l’aumento delle accise sui carburanti: per il 2012 nella Regione Marche ci sarà anche un taglio del 5 per cento delle risorse previste per il trasporto pubblico locale (Tpl) su gomma.

Di fronte ai costi elevati del servizio, le manovre di Berlusconi e Tremonti avevano ridotto il fondo Tpl a soli 400 milioni di euro (-80 per cento) rispetto ai due miliardi richiesti dalle Regioni. Per evitare il taglio sui servizi, il presidente del consiglio Mario Monti aveva in parte reintegrato la somma a disposizione: il “governo dei tecnici” aveva prima riportato il fondo a 1,2 miliardi e, in seguito alla conferenza Stato-Regioni, aumentato il contributo fino a 1 miliardo e 630 milioni di euro, sulla base del fabbisogno minimo certificato dalla Ragioneria dello Stato. Il nuovo governo sperava così di ammortizzare i costi attraverso l’aumento dell’imposta su benzina e gasolio. La misura, però, non si è rivelata sufficiente per salvaguardare parte delle corse, almeno nel territorio marchigiano. Tanto che saranno previsti nuovi tagli.

Oltre agli investimenti insufficienti, pesa la scelta della Regione Marche, che ha deciso di destinare la maggior parte delle risorse ripristinate al trasporto su rotaia, penalizzando invece quello su gomma. I dati sul Tpl regionale mostrano però come gli utenti privilegino l’uso degli autobus: rispetto ai 5 milioni di viaggiatori su treni regionali, sono 49 milioni le persone che si spostano con mezzi pubblici a quattro ruote. La decisione della Regione, che ha permesso alla giunta Spacca la cancellazione quasi integrale dei tagli previsti nel settore ferroviario (28 erano state le corse regionali soppresse da Trenitalia dall’11 dicembre), risulta però grave per Urbino, le numerose frazioni e i comuni dell’entroterra provinciale, dove il treno non arriva ormai dal lontano maggio 1985 e i vecchi binari potrebbero essere trasformati in un percorso ciclabile.


Visualizza Tagli al trasporto pubblico nella regione Marche in una mappa di dimensioni maggiori

Per il Tpl su gomma, a partire dal 2012, i tagli saranno del cinque per cento rispetto alle risorse precedenti. Tradotto in numeri, per la città ducale la perdita sarà di circa 60mila kilometri, che diventano 420mila se si considerano gli spostamenti extraurbani per la provincia. Adriabus, il consorzio pubblico-privato che dal 2008 gestisce il trasporto pubblico su gomma nella provincia di Pesaro Urbino, ha protestato contro la decisione. La richiesta all’assessore regionale ai Trasporti Luigi Viventi (Udc) è quella di un maggiore sforzo per evitare che il territorio provinciale rischi un ulteriore isolamento.

“Siamo già stati penalizzati dall’incremento della spesa per le materie prime“, ha spiegato il presidente della società Giorgio Londei. “Per la nostra azienda in realtà il taglio sarà circa del 13 per cento: questo perché si dovrà aggiungere una spesa di 1 milione e 400mila euro dovuta all’aumento delle accise”. Nel territorio marchigiano il rincaro dell’imposta sul carburante – passata da 2 a 7,6 centesimi – è stato infatti superiore rispetto alle altre regioni italiane. “Se il taglio fosse confermato, le conseguenze per il nostro territorio sarebbero preoccupanti, con ripercussioni evidenti anche sull’ambiente”, spiega Londei. Per Urbino si prevede l’annullamento di diverse corse verso Pesaro e Fano: autobus che resteranno nei garage, cancellando parte dei servizi attualmente offerti. “La nostra intenzione è di tutelare studenti e lavoratori: riduzioni saranno però inevitabili durante i festivi e nelle tratte meno remunerative”, prosegue il Presidente, ricordando come la priorità sarà quella di tenere in ordine il bilancio. Se la Regione non interverrà con nuovi fondi, la perdita dell’azienda sarebbe di 830 mila euro, che si aggiungono alla crescita della spesa per il carburante. La Regione ha però replicato: “Le trattative con il governo hanno già evitato che il taglio fosse più pesante”, ha affermato Viventi, spiegando come la riduzione fosse prima del 10 per cento.

Giorgio Londei, presidente di Adriabus

Nonostante le promesse di Londei, i più penalizzati saranno proprio studenti, lavoratori e famiglie con reddito basso, già colpiti pesantemente dai rincari sui prezzi dei carburanti. Sono saltate anche le tariffe agevolate per studenti borsisti e idonei (senza borsa per mancanza di fondi): fino allo scorso anno una convenzione tra la società di trasporti, l’Ateneo, l’Ersu e i Comuni di Urbino e Fermignano permetteva a questi di pagare rispettivamente 8 e 16 euro per un abbonamento mensile urbano. La convenzione non è però stata rinnovata: così l’unica offerta di Adriabus è stata un abbonamento annuale a 210 euro (non rateizzabile) per spostarsi in tutta la provincia, da acquistare entro il 31 gennaio 2011. A poco è servito l’intervento a metà dicembre dell’Università, che ha stanziato 30 euro per ogni sottoscrizione, facendo scendere la spesa a 180 euro. Secondo molti studenti, infatti, lo sconto, arrivato troppo tardi, è stato comunicato male. Solo 700 studenti si sono abbonati: per tutti gli altri un abbonamento mensile costerà invece 35 euro per il trasporto urbano e 68 per quello extraurbano, con un forte rincaro sui prezzi.

Protestano anche i lavoratori del Tpl su strada della Regione Marche: a causa del taglio del cinque per cento, secondo i sindacati nella città ducale sono a rischio 25 contratti, 80 in tutta la provincia. Previsto uno sciopero di quattro ore per il 31 gennaio, indetto da Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti: hanno comunicato la loro adesione anche la maggior parte dei dipendenti Adriabus.

Per gli urbinati non si prevedono quindi spostamenti facili: per chi volesse consolarsi con una gita in treno fuori regione le notizie non sono però migliori. Nonostante il recupero dei regionali soppressi, nel nuovo orario di Trenitalia scompariranno 6 treni periodici (festivi, notturni) e 7 corse a lunga percorrenza da e verso Roma. Per raggiungere Milano da Pesaro resteranno infine solo due diretti al giorno, nessuno per Torino.

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conducono

Valentina Gerace e Valerio Mammone

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Non saranno più sufficienti 40 anni di contributi: dal 2012 salirà a 42 anni e un mese per gli uomini e 41 anni e un mese per le donne, il contributo necessario per chi vuole lasciare il lavoro. I più penalizzati nel Montefeltro saranno i lavoratori dipendenti, coloro che hanno studiato e chi ha fatto tardi il proprio ingresso nel mondo del lavoro. La loro pensione “rischia di ritardare minimo di cinque anni” secondo Silvia Cascioli, responsabile ufficio Inca (Cgil).

Non faranno più ore di lavoro gli operai che “hanno cominciato a lavorare prima” e che hanno raggiunto il traguardo della pensione ben prima dei 60.

Sotto i torricini le pensioni basse, soprattutto di artigiani e operai sono la regola con più del 50% di ex lavoratori che percepiscono 467 euro mensili. Sia in Cgil che all’Inps, i lavoratori prossimi al ritiro hanno cercato informazioni. “Non c’è ancora una corsa alla pensione – ha detto Fabio Marchionni, responsabile Inps Urbino – per il momento non c’è stato un maggior afflusso, dare notizie certe è ancora prematuro”.

Principale vittima del provvedimento, se verrà approvato nella versione attuale,  sarà il gentil sesso urbinate: “Le donne sono le più svantaggiate, hanno una carriera meno continua e meno contributi” ha detto Silvia Cascioli. Di conseguenza poca possibilità di raggiungere i 40 anni richiesti dal decreto legge.

Altra nota dolente della manovra sarà l’aumento dell’età minima in cui si potranno abbandonare gli attrezzi del mestiere: se fino a quest’anno raggiunti i 60 anni si poteva salutare la propria professione, dal 2012 gli uomini dovranno aspettare di spegnere 66 candeline, mentre le donne 62. Il lavoratore che decide di abbandonare il lavoro con l’anzianità, prima dei 62 anni previsti, avrà inoltre una penalizzazione del 2% per tutti gli anni che lo separano dal termine stabilito per legge. Invece di mettersi in tasca i suoi 1000 euro il pensionato, con le nuove regole, potrebbe trovarsi con 200 euro in meno. Duro il commento della Cgil: “E’ assurdo, un ammanco di 200 euro per le famiglie è troppo”.

Danneggerà i lavoratori prossimi alla pensione anche l’introduzione del contributivo per tutti.“Le pensioni saranno ancora più basse perché il nuovo calcolo terrà conto di quanto effettivamente il lavoratore ha versato, non si baserà più sugli ultimi stipendi. Inoltre non ci sarà più l’integrazione statale sulle pensioni minime”, è il commento del responsabile dell’Inps. Una notizia negativa soprattutto per i giovani dato che “l’impatto sarà più lieve per chi è prossimo alla pensione, mentre più si è vicini al ritiro e meno si sarà penalizzati”, come ci ha confermato la Cascioli.
Se la manovra non cambierà, la classe d’età più svantaggiata sarà quella del 1952 che attendeva proprio per l’anno che viene il primo assegno pensionistico, e che invece dovrà contribuire alla propria pensione ancora per qualche anno.

Con le quote abolite, e i criteri di anzianità e vecchiaia modificati, un lavoratore che fino a ieri assolveva i requisiti di tutte le categorie, oggi si trova nella posizione di Maria, dipendente pubblica urbinate che da anni rincorre il traguardo della pensione. “Nel 2012 compierò 60 anni e raggiungerò 40 anni di contributi, stavo per andare all’Inps a fare la richiesta e invece dovrò attendere ancora del tempo prima del meritato riposo”, ha affermato la signora Maria. “E’ un’iniquità soprattutto per la questione anagrafica, noi del ’52 ritarderemo il nostro ritiro per pochi mesi, siamo i più penalizzati”.

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