il Ducato » instagram http://ifg.uniurb.it testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino Mon, 01 Jun 2015 01:40:19 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.1.5 testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato no testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato » instagram http://ifg.uniurb.it/wp-content/plugins/powerpress/rss_default.jpg http://ifg.uniurb.it Fotografa i panni stesi, l’idea urbinate che ha stregato Instagram http://ifg.uniurb.it/2015/02/24/ducato-online/fotografa-i-panni-stesi-lidea-urbinate-che-ha-stregato-instagram/66181/ http://ifg.uniurb.it/2015/02/24/ducato-online/fotografa-i-panni-stesi-lidea-urbinate-che-ha-stregato-instagram/66181/#comments Tue, 24 Feb 2015 09:46:27 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=66181 URBINO – Un filo di panni appesi tra i vicoli del centro storico di una città d’arte italiana. Non è la pubblicità di un detersivo per il bucato, né una protesta contro un’ordinanza sul decoro urbano, è l’immagine simbolo dell’hashtag che sta spopolando su Instagram.

#notmypanni è la trovata di un giovane studente di scienze della comunicazione dell’Università di Urbino, Marco Usai. A metà ottobre, mentre il giovane fa da cicerone a due sue amici per i vicoli della città ducale, all’altezza di via Santa Maria viene colpito da un’infilata di panni stesi ad asciugare al sole che ricopre tutta la facciata di un palazzo. Per scherzo si rivolge ai ragazzi dicendo “Potremmo creare un hashtag: #notmypanni, no?” In poche ore Marco passa dallo scherzo alla realtà e lancia la sua idea sui social media, Instagram e Twitter.

Il successo è immediato, in meno di quattro mesi il tag unito a foto e luogo dello scatto è stato usato 1500 volte. Il profilo Instagram @notmypanni conta 700 follower e ha un ottimo tasso di engagement, cioè di interazione degli utenti con l’account (attraverso i commenti e i like).

Vestiti di ogni tipo, dalla biancheria all’abito da sera, con una predilizione per i capi colorati in contrasto con le tinte unite dei palazzi alle loro spalle. Fili su fili, in alcuni casi singoli e ordinati, in altri multipli e caotici, sospesi sull’acqua dei canali veneziani o sulle strade trafficate delle metropoli italiane.

Il contagio dei panni stesi tocca tutta l’Italia e non solo. Il profilo ufficiale contiene foto da Urbino, Venezia e Siena, cioè i luoghi visitati dal team composto da Marco detto @gusions sui media, Alessandro Bordoni alias @ilcavallopazzo e Silvana Di Puorto, su Instagram @sildipi, e alcuni repost da Napoli, Cagliari e Genga, vicino ad Ancona.


“La diffusione dell’hashtag ci ha resi davvero orgogliosi” dice Marco. #notmypanni infatti ha coinvolto tante altre località da nord a sud Italia e non mancano anche le foto provenienti da città straniere: Marrakech e Londra, solo per citarne un paio. Il soggetto è sempre lo stesso, un filo di panni stesi, in un caso ad asciugare al sole, nell’altro a bagnarsi sotto la pioggia.


Ma il progetto potrebbe non fermarsi qui, anche se il promotore non vuole svelare che cosa ha in mente. “Nei prossimi giorni sui canali social ne vedrete delle belle – dice Marco – e per quel che riguarda me, sono sempre alla ricerca di panni stesi. Se vedete un pazzo che fotografa balconi strani non preoccupatevi, sono io, @gusions”.

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Turisti e residenti raccontano Urbino: un anno di foto su Instagram http://ifg.uniurb.it/2014/01/14/ducato-online/instagram-urbino-foto-fanecco/54429/ http://ifg.uniurb.it/2014/01/14/ducato-online/instagram-urbino-foto-fanecco/54429/#comments Tue, 14 Jan 2014 12:51:40 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=54429 URBINO – Un’analisi delle foto scattate può rivelare molto di una città. Giorgio Fanecco, ex studente di “Communication Design” all’Isia di Urbino, ha raccolto e analizzato in un’infografica le fotografie che gli utenti di Instagram hanno scattato nel corso di un anno nella città ducale. Da maggio 2012 a maggio 2013, 4120 Instagramers hanno caricato 6628 foto usando l’hashtag #urbino.  Fanecco, grazie al codice elaborato con l’aiuto dell’amico Roberto Arista, le ha classificate e analizzate, realizzando un piccolo libro: “L’ho fatto per un esame di fotografia. Volevo vedere Urbino sotto un’altra luce. Per questo ho deciso di usare foto di altri:  per dare un occhio ‘diverso’ alla città”, ha raccontato lo studente.

Quali sono i posti più fotografati? In quali giorni sono state scattate più foto? Quali sono i colori predominanti della città? Sono solo alcune delle domande alle quali cerca di rispondere l’infografica, caricata sul sito visual.ly e tradotta in inglese. Grazie al software ImageSorter v4 di Pixolution, le immagini vengono ordinate seguendo vari criteri. Si parte della somiglianza: il programma accoppia gli scatti che presentano forme o colori simili. È interessante notare le diverse sfumature colte negli stessi soggetti dagli utenti: nel suo progetto Fanecco ha riunito 32 foto del Palazzo Ducale scattate dalla Fortezza Albornoz e 50 vedute di piazza del Duomo.

Se Urbino è una città turistica, chissà quanti scatti saranno opera di viaggiatori. L’infografica si occupa anche di questo aspetto: una mappa racconta in quali punti della città si sono concentrate le fotografie dei turisti e dove quelle degli abitanti. La definizione di turista o meno è data dalla frequenza degli upload calcolata nel corso del tempo: si ipotizza che chi carica foto su Instagram solo per un giorno o poco più possa essere un semplice visitatore della città mentre chi scatta più frequentemente uno studente o un abitante.

La festa degli aquiloni, la prima nevicata dell’anno, il giorno in cui una coltre di nubi basse ha invaso le valli vicine a Urbino: sono stati questi gli eventi in cui più utenti hanno preso in mano lo smartphone per immortalare il momento. Analizzando i dati, si scoprono anche fatti e storie che ci erano sfuggiti. Il 27 aprile, ad esempio, il Social Media Team Marche insieme alla community IgersMarche avevano organizzato un Instawalk”: una passeggiata fotografica per le vie della città alla ricerca di bellezze nascoste da fotografare. Proprio in quei giorni l’infografica registra un numero elevatissimo di scatti caricati sul social network.  Se questo può stupirci, non può di certo essere una sorpresa la scala di colori scoperta esaminando le foto. A farla da padroni sono l’arancione, il colore dei mattoni, e il grigio, il colore della nebbia.

 

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#Urbino sotto la neve, le vostre foto su Instagram http://ifg.uniurb.it/2013/11/27/ducato-online/52194/52194/ http://ifg.uniurb.it/2013/11/27/ducato-online/52194/52194/#comments Wed, 27 Nov 2013 11:21:11 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=52194 [continua a leggere]]]> Continuano a cadere dei fiocchi sulla città ducale. Condividete i vostri scatti con l’hashtag #urbino.

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#Urbino2019: il concorso su Instagram. Fotografa la città con lo smartphone http://ifg.uniurb.it/2013/04/15/ducato-notizie-informazione/urbino2019-il-concorso-su-instagram-fotografa-la-citta-con-lo-smartphone/42847/ http://ifg.uniurb.it/2013/04/15/ducato-notizie-informazione/urbino2019-il-concorso-su-instagram-fotografa-la-citta-con-lo-smartphone/42847/#comments Mon, 15 Apr 2013 13:46:18 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=42847 [continua a leggere]]]> URBINO – Inizia oggi il concorso fotografico#Urbino2019, dedicato agli appassionati di Instagram. Un’iniziativa nell’ambito della candidatura di Urbino a capitale della cultura europea. Promosso da Regione Marche, Fondazione Marche Cinema Multimedia, Comune di Urbino e community Instagramers Marche: le iscrizioni sono aperte fino al 6 maggio.

Gli utenti di Instagram potranno taggare le loro foto con l’hashtag #urbino2019. Le migliori fotografie saranno premiate con prodotti tipici marchigiani e materiale editoriale.

Inoltre la community IgersMarche insieme al Social Media Team Marche organizzano il 27 aprile, dalle 11 alle 15, un “Instawalk“: una passeggiata fotografica per le vie della città alla ricerca di bellezze nascoste da fotografare col proprio smartphone.

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La folla nelle redazioni: nuove app e strumenti sul giornalismo dal basso http://ifg.uniurb.it/2013/03/26/ducato-online/il-crowdsourcing-entra-nelle-redazioni-le-novita-del-giornalismo-dal-basso/40237/ http://ifg.uniurb.it/2013/03/26/ducato-online/il-crowdsourcing-entra-nelle-redazioni-le-novita-del-giornalismo-dal-basso/40237/#comments Tue, 26 Mar 2013 12:02:44 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=40237 crowdsourcing offre ai reporter nuovi strumenti per verificare e raccogliere le notizie. Tra nuovi software e app, molti dei quali legati ai social network e ai telefoni, il futuro dei media prende sempre nuove forme]]>

il crowdsourcing consente di attingere alla folla come fonte

Crowdsourcing: un neologismo composto tipicamente all’inglese, una crasi delle parole crowd (folla) e outsourcing (esternalizzazione di una parte delle proprie attività). Ed è, come dice la fusione dei due significati, la tendenza a utilizzare i contributi  di una folla per raggiungere uno scopo. E’ una tecnica aziendale, grafica, architettonica, e dal 2013 anche musicale. Ma anche una nuova frontiera del giornalismo, capace di scardinare la tradizionale comunicazione top-down (dall’alto in basso) per passare a un sistema bottom-up (dal basso in alto).

Un giornalismo dal basso, insomma, dove le fonti sorgono e crescono senza la consapevolezza di esserlo, nei social network e nelle piccole realtà locali.

Il 27 febbraio il dj Avicii lanciava “X You”, il primo brano al mondo che ha unito le note di 4.000 musicisti sparsi in 140 paesi. Lo stesso giorno, Italia2013 concludeva il suo esperimento. E’ stata l’unica, e anche la prima, redazione italiana a seguire l’intera campagna elettorale attraverso l’aggregazione di notizie raccolte dai social media. Twitter, Facebook, Instagram e Youtube sono l’eterogeneo flusso di informazioni e testimonianze che, dal 25 gennaio fino a fine febbraio, il team di Italia2013 ha passato al setaccio.

Perché la vera sfida del quinto potere non è più l’accettazione dei contributi esterni dalla redazione ma piuttosto la capacità di integrarlo con quello tradizionale. Una redazione che con un’attività continua di content curation (controllo del materiale raccolto) costruiva storie, dibattiti, gallery e video in modo che i lettori potessero avere un quadro completo di ogni candidato al Parlamento: questo il progetto avviato da Marco Pratellesi e Riccardo Luna, i due pigmalioni del sito e delle tre app corrispondenti.

Italia2013: la prima redazione online che ha raccolto post dai social media per stare al passo con la campagna elettorale

Come è stato possibile? Grazie a Seejay, il primo gestionale per il crowdsourcing dedicato alle redazioni online. Seejay  è uno strumento ideato dalla società romana Maior Labs per intrecciare in modo nuovo i fili del giornalismo, e soprattutto per semplificare il lavoro di quelle testate che accettano contributi dal giornalismo partecipativo. Non più valanghe di mail da spulciare all’alba, ma piuttosto canali tematici in cui ricevere notizie catalogate e georeferenziate: ecco la formula di questo Saas (software as a service) nato a ottobre 2012, al momento in fase beta privata ma che punta al passaggio in beta pubblica entro aprile 2013.

Gli strumenti a disposizione del giornalismo crowdsourcing sono sempre di più. Uno di questi è salito agli onori della cronaca perché, usato insieme ai social network, ha permesso di verificare una notizia diffusa dalla tv. In Pennsylvania, nella Contea di Montgomery, il 4 gennaio 2012 Andy Stettler, direttore di Main line media news, venne a sapere che il centro commerciale King of prussia era stato evacuato a causa di una bomba. Iniziando a twittare con un suo follower che si  trovava proprio lì scoprì che solo una parte del centro commerciale era stata evacuata, a differenza di quanto comunicato da alcune stazioni televisive.

E per farlo non ha usato solo Twitter ma un’altra applicazione che ha dimostrato così la sua funzione ‘giornalistica': Banjo, nato per Apple e Android nel 2010 e sbarcato in Italia solo a dicembre 2012. Banjo è in grado di aggregare e geolocalizzare i post provenienti da tutti i social network a cui siamo iscritti, in modo da ordinare gli utenti in base al luogo in cui si trovano.

Per arrivare alla “folla” il giornalista ha a disposizione sempre più app. Quelle nate dalla frenesia della socialità e dell’interazione, che il giornalismo crowdsourcing ha scoperto come utili strumenti.

Tra le app geolocalizzatrici, nel bagaglio (virtuale) di un giornalista potremmo trovare Sonar o Geofeedia. La prima, nata nel 2011, ci dice chi si trova vicino a noi e perché la sua presenza potrebbe essere importante sulla base dei legami individuati nei social network. La seconda, messa sul mercato nel 2012, permette di verificare una notizia in tempi da record, scavando tra i social media attraverso la geolocalizzazione, come Banjo.

Il giornalista ha a disposizione sempre più app per ottenere le testimonianze della folla

Dal 2012 gli avvenimenti sono crowdsourced (testimoniati dalla folla) non solo attraverso l’aggregazione delle parole, ma anche delle immagini. E’ stato più semplice con la nascita di Vyclone, l’applicazione brevettata dal figlio di Sting e che da inizio marzo è anche su Android. Vyclone è in grado di unire e comprimere in un solo video più video realizzati in una stessa occasione da telefoni diversi. La pluralità contemporanea di prospettive entra nel giornalismo per accrescere la veridicità di ogni notizia. Quella stessa pluralità alla base di Rawporter, una app che consente a tutti di realizzare foto e video per poi caricarle in un mercato online dove blog e giornali possono acquistarli. Ecco così che il crowdsourcing si unisce con il citizen journalism e  può rendere freelance chiunque.

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“Così ti racconto una rivoluzione”: guida social alle proteste tunisine http://ifg.uniurb.it/2013/02/12/ducato-online/ti-racconto-una-rivoluzione-guida-social-alle-proteste-tunisine/33822/ http://ifg.uniurb.it/2013/02/12/ducato-online/ti-racconto-una-rivoluzione-guida-social-alle-proteste-tunisine/33822/#comments Tue, 12 Feb 2013 03:39:57 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=33822 E’ la mattina del 6 febbraio 2013, il leader dell’opposizione tunisino, Chokri Belaid, è stato appena assassinato e davanti alla sua casa si riunisce la rabbia dei suoi sostenitori. Il video di Radio Shems Fm viene rimbalzato su Twitter e fa il giro del mondo.

La Tunisia è di nuovo in rivolta: nel 2011 il regime di Ben Alì era stato sovvertito dalla rabbia popolare delle manifestazioni di piazza. La stabilità del paese è nuovamente a rischio e ancora una volta sono i social network a raccontarcelo. Quella tunisina infatti è una rivolta che si può seguire a distanza come se si fosse sul posto. Basta sapere cosa leggere, scegliere bene i ‘follow’ e quali pagine Facebook tenere d’occhio.

Clicca qui per vedere il video incorporato.

“Bombes lacrymo a l avenue” (“lacrimogeni in strada”) twitta  alle 5.31 del mattino Lina Ben Mhenni (@benmhennilina) una delle blogger più famose e seguite dopo i fatti del 2011, e forse uno dei personaggi simbolo della Primavera araba.

Una delle foto pubblicate da Lina Ben Mhenni

Tre ore dopo la blogger pubblica sul suo profilo Facebook 67 foto delle strade di Tunisi: la gente è in strada, si intravede il fumo dei lacrimogeni. Il palo di un cartello di divieto di sosta è stato divelto e spaccato, qualcuno sale sui tetti delle macchine ferme nel traffico forse per reclamare giustizia. Nei volti, tutti, si vedono le rughe della rabbia e della preoccupazione. Queste foto fanno il giro del mondo e sono alcune delle prime testimonianze della nuova rabbia.

Da Facebook, da Instagram e da Youtube, le foto e i video pubblicati da Lina Ben Mhenni ci conducono a Tunisi: si vedono striscioni appesi con scritte in arabo e il volto di Belaid; una corona di fiori e una bandiera tunisina forse lasciate fuori dalla casa del leader di opposizione.

Il giorno dopo, alle 13.31 un’altra foto. Un pezzo di cartone con dei fiori attorno e una candela accesa. Sopra c’è scritto: “Je suis de la race des guerriers. Ils peuvent me tuer mais ils ne me feront jamais taire. Je préfere mourir pour mes idées que de lassitude ou de vieillesse” (Io sono della razza guerriera. Loro possono uccidermi ma non mi faranno mai tacere. Preferisco morire per le mie idee ma non mi faranno mai tacere).

La frase è di Lounès Matoub, poeta, cantautore e attivista algerino ucciso nel ’98 da un commando armato di fondamentalisti. Il riferimento è chiaro, anche Chokri Belaid è considerato dalla sua gente un martire.

L’8 febbraio la blogger scrive su Twitter: “Les lacrymogènes au cimetière c est la meilleure” (I lacrimogeni al cimitero sono il massimo). E’ il giorno dei funerali di Belaid e dal tweet sappiamo prima che dei giornali che la polizia sta usando i lacrimogeni contro chi manifesta la sua rabbia.

La foto dei funerali si Chokri Belaid

Sempre dalla pagina Facebook di Lina Ben Melli (pagina che si chiama Tunisian girl) viene pubblicato un album di foto.  C’è traffico perché le strade sono piene di gente. Molti di loro hanno una pettorina bianca, la mezzaluna e la stella rosse sul cuore e la foto del loro compianto leader tra le mani. I volti sono seri, come sempre, ma costringono a una riflessione più profonda, hanno un “perché?”  stampato in fronte.

“L’avenue now” è il titolo di un’immagine sul profilo Instagram della blogger. Viale Bourguiba è fotografato in verticale . Agli alberi squadrati si alternano le colonne di persone. E’ il 9 Febbraio e le proteste non si placano.

Lina Ben Mhenni è molto considerata. Anche l’ anchorman di France 24, François Picard, non appena appresa la notizia dell’uccisione del leader tunisino, chieda proprio a lei: “Wed #F24Debate Who’s to blame for assassination of #Tunisiaopposition leader #Belaid?” (C’è un colpevole per l’assassinio del leader di opposizione tunisino Belaid?)

In un tweet di mercoledì mattina di Nawaat (nawaat.org) – che in arabo significa “il nucleo” ed è il nome di un blog corale tunisino che fu censurato dal 2004 al 2011 e poi riaprì con la caduta di Ben Ali – si legge: “Chokri #Belaid leader of leftists Popular Front shot in front of his home becomes 1st politician killed in post-revolution #Tunisia” (Chokri Belaid leader della fazione più a sinistra del Fronte popolare. Gli hanno sparato davanti a casa sua. E’ il primo politico ucciso nella Tunisia post-rivoluzionaria)

Tutti in piazza i sostenitori di Belaid ritratti nelle foto del blog. Ci sono anche le lacrime di una donna. Un uomo di spalle la consola con una carezza. L’articolo, in francese, riporta le parole della folla: “Dimissioni, dimissioni” gridano assembrati sotto il Ministero dell’interno. Qualcuno canta l’inno nazionale, scrive ancora  Nawaat.

Tutte le foto, bellissime, vengono pubblicate poco dopo dal blog e girate su Twitter. Uomini, donne, giovani, anziani, ma soprattutto gli scontri, le botte, le barricate, i roghi: la polizia picchia alcuni manifestanti, cassonetti e panchine in fiamme, i fumi che si alzano tra i palazzi di Viale Bourguiba, i blindati passeggiano tra le rovine lasciate dai manifestanti.

Rabbia, dolore e repressione. Internet mostra tutto, Nawaat non censura nulla e racconta con le immagini una mattina di febbraio a Tunisi, anche se non una mattina come le altre.

Le persone in piazza sono il simbolo di una Tunisia che reclama il progresso. Belaid ne era quasi un profeta. Ehnnada e il presidente della Tunisia, Rashid al-Ghannushi sono il potere e rappresentano coloro che non sono in piazza, fatta eccezione per i poliziotti, quelli col manganello.

I tweet del blog Boukornine mostrano apertamente qual’è la sua visione degli avvenimenti:

  • Tout le monde est sur l’avenue Bourguiba. Manifestation monstre. La furie de la foule fait trembler le sol sous nos pieds. #ChokriBelaïd” (Tutti sono in Viale Bourguiba. Manifestazione di massa. La furia della folla fa tremare il suolo sotto i nostri piedi);
  • “Ça a dégénéré. On est dans un immeuble. La police s’est déchaînée. Du lacrymo partout” (La situazione è degenerata. Siamo dentro un edificio. La polizia è scatenata. Lacrimogeni dappertutto);
  • “La Tunisie s’endormira orpheline de Chokri Belaïd ce soir en espérant que tout ne soit qu’un mauvais rêve” (La Tunisia si addormenterà orfana di Chokri Belaid stanotte nella speranza che tutto non sia stato altro che un brutto sogno).

Sarah Ben Hamadi commenta, documenta con immagini e soprattutto ritwitta. Il giorno del funerale del leader dell’opposizione pubblica un video. Un uomo afferra una bomboletta e su un telone bianco disegna due grossi baffi neri. Sono i baffi neri di Belaid. Il movimento Zwewla, corrente artistica spontanea di graffittari nata durante la rivoluzione del 2011, torna alla mente. Il video è di quelli che fanno commuovere.

Anche l’aggregatore di notizie e contenuti Sidi Bouzid News (qui la pagina Facebook) racconta la piazza da Twitter. “Brutalité policière à l’avenue H.Bourguiba le 6/02/2013″ (La brutalità della polizia in Avenue Bourguiba del 6/2/2013) scrive diffondendo un video degli scontri.

Sidi Bouzid da anche i numeri delle manifestazioni: “Selon les chiffres officiels du ministère de l’Intérieur, pas moins de 1,4 million de personnes se sont déplacées” (Secondo i dati ufficiali del Ministero dell’Interno, non meno di 1,4 milioni di persone sono scese in piazza).

Le manifestazioni di protesta continuano, la politica a Tunisi fatica a trovare un accordo e, di pari passo, l’attività informativa sui social network e sui blog di quello che accade, è sempre più nutrita. È solo un esempio di come i social network, soprattutto negli scenari instabili dove il giornalismo professionista sempre più raramente ha dei suoi inviati, diventano una delle fonti primarie dalle quali trarre informazioni.

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