il Ducato » monsignor Giovanni Tani http://ifg.uniurb.it testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino Mon, 01 Jun 2015 01:40:19 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.1.5 testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato no testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato » monsignor Giovanni Tani http://ifg.uniurb.it/wp-content/plugins/powerpress/rss_default.jpg http://ifg.uniurb.it Il vescovo di Urbino: “Papa Francesco ci sta educando al sorriso” http://ifg.uniurb.it/2013/12/01/ducato-online/il-vescovo-di-urbino-papa-francesco-ci-sta-educando-al-sorriso/52584/ http://ifg.uniurb.it/2013/12/01/ducato-online/il-vescovo-di-urbino-papa-francesco-ci-sta-educando-al-sorriso/52584/#comments Sun, 01 Dec 2013 15:00:36 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=52584 LA VIDEOINTERVISTA Dopo sei mesi di pausa Il Ducato torna in edicola. Nel nuovo numero esploriamo il “fenomeno Bergoglio". Intervista a Monsignor Tani, arcivescovo di Urbino: "Siamo tutti in attesa di grandi novità organizzative e di dottrina"
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Mons. Tani con papa Francesco a Roma per la Visita ad Limina

“Sono molto felice e pieno di aspettative” aveva detto al Ducato monsignor Giovanni Tani, otto mesi fa, all’indomani dell’elezione di Jorge Mario Bergoglio. Oggi la sua gioia è ancora più evidente. “Mi piace moltissimo papa Francesco – dice il vescovo con un sorriso sulle labbra – ci sta educando ad andare all’essenziale, a essere molto vicini alle persone, ad avere sempre il sorriso, ad affrontare con determinazione anche le tematiche più delicate con la consapevolezza che le soluzioni non saranno immediate. Ci sta educando ad avere pazienza, a saper attendere le novità non in maniera spasmodica, ma nel rispetto del tempo che occorre per farle maturare”. Monsignor Tani, da due anni vescovo della diocesi di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado, ha maturato la sua fede prima di tutto in famiglia. Secondo di quattro figli, ha una sorella monaca carmelitana a Tolentino. Dopo l’ingresso in seminario sono arrivati gli studi teologici. “Il mio percorso, però, non è stato privo di momenti difficili, – racconta il vescovo – di dubbi e di asperità che ho superato anche grazie allo studio di Santa Teresa d’Avila. Leggendo i suoi libri ho capito che la fede non è un fatto intellettuale e concettuale, ma è un percorso di vita”.

Monsignor Tani lei ha già incontrato papa Francesco, cos’ha provato?

«Ho visto il Santo Padre due volte. La prima, in occasione del pellegrinaggio organizzato il 17 aprile scorso per l’udienza privata in Vaticano insieme ai fedeli delle diocesi di Fano e di Pesaro. In tutto partirono dieci pullman con oltre trecento persone. Quando gli ho stretto la mano per presentarmi mi ha detto, come fa sempre, di pregare per lui. La seconda volta, l’ho visto un mese dopo per la Visita ad Limina, un incontro periodico che tutti i vescovi fanno con il Papa per presentare le relazioni sulle rispettive diocesi. Ci ha fatto sedere in cerchio accanto a lui, è stata una chiacchierata quasi informale sui problemi delle nostre parrocchie e ci ha dato molti consigli. Poi ci ha parlato dei suoi progetti e delle questioni delicate che ha intenzione di affrontare».

L’arcivescovo di Milano Angelo Scola ha detto che grazie all’“effetto Francesco” le confessioni sono raddoppiate. È successo anche a Urbino?

«Sì anche i parroci della mia diocesi mi hanno detto che sono aumentate le persone che si avvicinano alla confessione, ma già la visita a Roma ha dimostrato il grande entusiasmo e la grande attesa che i fedeli hanno costruito intorno a papa Francesco».

Merito forse anche della strategia comunicativa di Bergoglio?

«Il papa sta seguendo tutti i percorsi e gli itinerari possibili per far avvicinare la gente alla Chiesa. E la Chiesa dal punto di vista della comunicazione è sempre stata puntuale, anzi forse ha anticipato alcune iniziative. Il Papa poi sa trovare il modo adeguato per arrivare al cuore dei fedeli, basti pensare alla domenica della “misericordina”: il rosario, la medicina che può aiutare tutti».

Quali sono secondo lei le differenze principali tra Bergoglio e il suo predecessore, Joseph Ratzinger?

«Ogni Papa porta il papato con le sue caratteristiche personali. Benedetto XVI ci aveva abituato al gusto della parola profonda, al pensiero elaborato, al dialogo con le religioni. Purtroppo in questo non è stato seguito molto dalle grandi masse, ma chi lo ha ascoltato lo ha anche apprezzato. Papa Francesco si affida di più ai gesti, alle parole suggestive piene di immagini, parole subito percepibili dalla gente, si lascia guidare dalla semplicità e dall’immediatezza. Ad esempio la frase “non lasciatevi rubare la speranza” è uno slogan immediato che abbiamo ripreso anche noi in occasione della visita in Vaticano. Inoltre, le sue spiegazioni del Vangelo sono semplificate, le omelie ridotte a tre parole. Ricordo quando disse che ad una famiglia per vivere nell’amore bastano tre parole: permesso, scusa e grazie».

Lei li ha conosciuti entrambi, cosa hanno di diverso?

«Sono entrambi molto cordiali, solo che la cordialità di papa Francesco è più manifestata, più espressa. Dei due ho conosciuto meglio Benedetto XVI perché quando ero rettore a Roma ci siamo incontrati almeno sei o sette volte, l’ho accompagnato negli spostamenti nei vari seminari e siamo stati più volte a tavola insieme. Posso assicurare che è molto più piacevole sedere accanto a Benedetto XVI che accanto ad altri personaggi importanti».

In questi primi otto mesi di pontificato, papa Francesco ha detto che sogna una Chiesa che sia come “un ospedale da campo”, capace di curare i cuori. Il messaggio è stato accolto?

«Lo stile di papa Francesco è così forte che si comunica facilmente ai preti e ai vescovi. Io percepisco in loro un cambiamento, ma ovviamente non in tutti e non allo stesso modo».

Secondo il Papa la Chiesa dovrebbe avere il coraggio di andare incontro anche a chi finora non l’ha mai frequentata o se n’è allontanato perché si è sentito giudicato. Il riferimento è anche alle persone omosessuali e ai divorziati-risposati. Lei cosa ne pensa?

«Con la frase che il Santo Padre ha pronunciato di ritorno da Rio de Janeiro: “Se una persona omosessuale è di buona volontà ed è in cerca di Dio, io non sono nessuno per giudicarla”, intendeva dire che ogni persona deve essere accolta come tale, senza fare categorie o esprimere giudizi che non lasciano spazio alla fiducia e alla speranza. Una cosa è fare un discorso teorico sull’omosessualità, altra cosa è incontrare la persona concreta. Da parte mia non esprimo nessuna preclusione, certamente così come c’è una morale riguardo le persone eterosessuali, c’è una morale anche per le persone omosessuali. Su questo punto la Chiesa non ha mai cambiato la sua dottrina».

E per quanto riguarda i divorziati?

«Non penso a cambiamenti epocali come la comunione ai divorziati. Ragionando in modo astratto, non sarei d’accordo che i divorziati risposati possano fare la comunione perché solo conoscendo concretamente le persone si può distinguere tra quelli che vivono questa condizione con superficialità e quelli che invece vivono situazioni sofferte. Mi piacerebbe che il Papa pensasse ad una facilitazione nel riconoscimento dell’annullamento del matrimonio,almeno per le relazioni più complicate».

Bergoglio ha detto che è necessario ripensare il ruolo della donna nella Chiesa. Qual è il suo parere?

«Io credo che ci siano delle sensibilità femminili che potrebbero dare un grande contributo alla Chiesa. Nella mia esperienza di parroco ci sono state alcune intuizioni, alcuni percorsi e suggerimenti che mi sono stati trasmessi proprio dalle donne. Grazie alla loro sensibilità ho visto le cose in un altro modo e in un’altra prospettiva».

Secondo il Papa la pastorale missionaria deve essere essenziale. Lei come prepara le sue omelie e cosa cerca di trasmettere?

«Io preparo le omelie guardando, pregando e riflettendo sul Vangelo. Cerco di non fare quadri espositivi dottrinali, mi concentro su alcuni aspetti del Vangelo, alcune parole, alcuni atteggiamenti di Gesù e faccio delle riflessioni su questo. Credo che la semplicità sia il modo migliore per arrivare al cuore dei fedeli».

Quali sono, secondo lei, gli appuntamenti che attendono Papa Francesco?

«Non so, siamo molto in attesa. Io personalmente aspetto riforme organizzative della Chiesa, sulla collegialità sia a livello centrale sia a livello delle varie conferenze episcopali. Certamente anche una riforma di alcuni aspetti della dottrina per approfondire il discorso sulla liturgia e per far avvicinare le persone alla comprensione della parola di Dio».

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Il Ducato n. 8 – 29 novembre 2013 http://ifg.uniurb.it/2013/12/01/ducato/il-ducato-n-8-29-novembre-2013/52424/ http://ifg.uniurb.it/2013/12/01/ducato/il-ducato-n-8-29-novembre-2013/52424/#comments Sat, 30 Nov 2013 23:01:07 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=52424 [continua a leggere]]]> URBINO – Dopo sei mesi di pausa “Il Ducato” torna in edicola. Nel nuovo numero esploriamo il “fenomeno Francesco”: l’avvento del nuovo Papa ha portato un’ondata di freschezza nella Chiesa? Cosa ci si aspetta da Bergoglio? Lo abbiamo chiesto agli urbinati e ai rappresentanti del mondo religioso, curiosando tra monasteri, giovani ed eremiti.


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I fedeli di Urbino da Papa Francesco: l’udienza il 17 aprile http://ifg.uniurb.it/2013/03/26/ducato-notizie-informazione/i-fedeli-di-urbino-da-papa-francesco-ludienza-il-17-aprile/40384/ http://ifg.uniurb.it/2013/03/26/ducato-notizie-informazione/i-fedeli-di-urbino-da-papa-francesco-ludienza-il-17-aprile/40384/#comments Tue, 26 Mar 2013 17:14:36 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=40384 [continua a leggere]]]> URBINO – Il 17 aprile i fedeli dell’Arcidiocesi di Urbino, assieme a quelli provenienti da Fano e Pesaro, avranno l’occasione di incontrare Papa Francesco in un’udienza in Vaticano. Sono disponibili 150 posti per un costo di 35 euro a persona. Gli interessati dovranno inviare le richieste d’adesione (da consegnare al proprio parroco) non oltre il 6 aprile, e i posti saranno assegnati in ordine di prenotazione.

Il programma inizierà con la partenza in pullman alle tre del mattino da Urbino, Urbania e Morciola, per raggiungere alle otto il terminal Granicolo di Roma. Alle 10,30 i partecipanti conosceranno Papa Francesco. Terminata l’udienza, pranzo al sacco e santa messa alle ore 15 nella basilica di San Pietro. La celebrazione sarà presieduta dall’arcivescovo di Pesaro Piero Coccia, dall’arcivescovo di Urbino Giovanni Tani e dal vescovo di Fano Armando Trasarti.

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Antonio Spadaro: “Nella Chiesa e nella Rete la stessa vocazione alla comunione” http://ifg.uniurb.it/2013/03/09/ducato-notizie-informazione/antonio-spadaro-nella-chiesa-e-nella-rete-la-stessa-vocazione-alla-comunione/37854/ http://ifg.uniurb.it/2013/03/09/ducato-notizie-informazione/antonio-spadaro-nella-chiesa-e-nella-rete-la-stessa-vocazione-alla-comunione/37854/#comments Sat, 09 Mar 2013 16:07:02 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=37854 [continua a leggere]]]> URBINO – Il rapporto tra Rete e fede è stato al centro della conferenza del direttore di La Civiltà Cattolica, Antonio Spadaro, che si è svolta ieri al collegio Raffaello. La conferenza è stata organizzata dall’Associazione per la ricerca religiosa “San Bernardino” di Urbino, e hanno assistito il pro-rettore Giancarlo Ferrero, il consigliere comunale Francesco Andreani e monsignor Giovanni Tani, arcivescovo di Urbino-Urbania-S.Angelo in Vado

Secondo Spadaro, animatore del blog CyberTeologia, la Chiesa, che ha il dovere di essere dove stanno gli uomini, deve “abitare” anche il mondo della Rete.

“Il web – ha spiegato Spadaro – non è un mondo fittizio, così come non lo sono le relazioni che vi si creano. La Chiesa ha perciò il compito di diventare sempre più 2.0 perché, come aveva detto Benedetto XVI, ‘la rete deve essere intesa prima di tutto come un nuovo spazio di evangelizzazione’. La Chiesa diventa perciò network church intesa come fitta rete di interconnessioni e spazio pubblico dove le persone possono connettersi e quindi avvicinarsi, in nome della fede”.

Spadaro ha sottolineato come la questione dei linguaggi e della comunicazione sarà una delle sfide del nuovo Papa; lo dimostra il conclave che sta per iniziare. Si moltiplicano infatti le app per gli smartphone o le iniziative  legate al mondo cristiano come adotta un cardinale.

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Dimissioni del Papa, gli urbinati: “Ha fatto bene, i politici prendano esempio” http://ifg.uniurb.it/2013/02/11/ducato-online/dimissioni-del-papa-gli-urbinati-ha-fatto-bene-i-politici-prendano-esempio/34346/ http://ifg.uniurb.it/2013/02/11/ducato-online/dimissioni-del-papa-gli-urbinati-ha-fatto-bene-i-politici-prendano-esempio/34346/#comments Mon, 11 Feb 2013 18:16:45 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=34346 URBINO – Si commuove suor Marcella Lorenzetti alla domanda: “Cosa ne pensa delle dimissioni del Papa?”. Suor Marcella è la ‘madre’ del Collegio Maria Immacolata, per l’accoglienza delle giovani universitarie a Urbino.

Siamo in via Mazzini. Una voce chiama dalla scalinata. La portinaia è una suorina che ci fa strada fino alla stanza della superiora. E’ in riunione, ma ha piacere di rispondere. Cerca di contenere l’emozione: “Esprimiamo profonda ammirazione per il gesto di Benedetto XVI. Gesto umile, di una semplicità disarmante”. La tristezza e l’amarezza nelle sue parole sono evidenti, ma contenute.

La notizia non è ancora circolata dappertutto. Tra gli urbinati in strada molti restano a bocca aperta, senza parole. Alcuni commentano, apprezzando la scelta di Ratzinger. “Ha fatto bene, si è comportato da persona intelligente rendendosi conto che non poteva più farcela”. Qualcun altro la butta sulla polemica: “E’ quello che dovrebbero fare i nostri politici, che hanno la stessa età del Papa. Dovrebbero andarsene via!”. E, infine, c’è chi sdrammatizza: “Morto un Papa se ne fa un altro”.

Qualcuno mette a confronto la sua figura con quella di Giovanni Paolo II, facendo riferimento alle differenze di personalità e di apostolato dei due pontefici. Un paragone azzardato per Tiziana, suora laica delle Apostole della Vita Interiore, che incontriamo per caso girando tra gli uffici della Curia. “Si tratta di due personalità molto diverse, ma non si può dire che una sia stata migliore o più efficace dell’altra. Il nostro Pontefice ha dato le dimissioni dimostrando una mitezza e un’umiltà uniche: riconoscere i propri limiti e agire di conseguenza è la cosa più difficile che un uomo, Papa o semplice cittadino, possa fare. E poi ci sono le ragioni oggettive: l’età, la salute”.

Dello stesso avviso il segretario dell’arcivescovo di Urbino, Mons. Giovanni Tani, che aggiunge la parola ‘profezia’ a quella più ricorrente, ‘umiltà’. E’ un precedente. Sono passati sette secoli da quando Celestino V, il Papa del gran rifiuto, rinunciò al trono di Pietro. E lo stesso gesto, se pur con ragioni differenti, ripetuto oggi, ha certamente un valore simbolico di gran lunga maggiore. E’ lo stesso Benedetto XVI a non lasciare adito a interpretazioni. Nella sua nota ufficiale si legge: “Per governare la barca di San Pietro è necessario il vigore sia del corpo che dell’animo, vigore che negli ultimi mesi in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato”.

Qualcuno invece, sul fronte della ‘profezia’, si sbilancia, esprimendo note, addirittura, di positività. E’ frate Claudio, francescano della chiesa di piazza delle Erbe, che parla di “rilancio per una nuova stagione di vita della Chiesa, di un momento di passaggio; di una contingenza storica particolare e provvidenziale”. E conclude: ” E’ il momento giusto”.

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