il Ducato » negozi chiusi http://ifg.uniurb.it testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino Mon, 01 Jun 2015 01:40:19 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.1.5 testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato no testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato » negozi chiusi http://ifg.uniurb.it/wp-content/plugins/powerpress/rss_default.jpg http://ifg.uniurb.it Fermignano, l’ultimo videonoleggio rischia di chiudere http://ifg.uniurb.it/2014/01/22/ducato-online/fermignano-lultimo-videonoleggio-rischia-di-chiudere/55257/ http://ifg.uniurb.it/2014/01/22/ducato-online/fermignano-lultimo-videonoleggio-rischia-di-chiudere/55257/#comments Wed, 22 Jan 2014 11:10:06 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=55257 dvdFERMIGNANO – “Siamo destinati a chiudere, porto avanti l’attività perché altrimenti non saprei cosa fare”. Sembra aver perso le speranze Luciano Cecchini, proprietario di ‘Video Ciak’, l’ultimo negozio di videonoleggio rimasto aperto a Fermignano.

Vent’anni di lavoro che rischiano di andare in fumo a causa della pirateria, del digitale terrestre e delle pay tv. A tutto questo si aggiunge la crisi che ha portato i cittadini a fare delle rinunce sulle spese meno importanti. Magari preferendo lo streaming via internet, anche se di qualità molto più scadente. Motivi che hanno causato la chiusura della maggior parte dei videonoleggi in Italia. Anche le catene grosse come Blockbuster non hanno retto al crollo degli ultimi anni e hanno chiuso tutti i punti vendita italiani ma anche americani (gli ultimi 300 negozi hanno chiuso i battenti nel novembre del 2013).

“A Fermignano c’erano 3-4 videonoleggi e adesso sono rimasto solo io – dichiara Cecchini – riesco ad andare avanti solo grazie al fatto che sono proprietario del negozio e non devo pagare l’affitto”. Il calo drastico di clienti di ‘Video Ciak’ è iniziato sei anni fa e oggi vederne entrare uno è diventato quasi un miraggio.

Gli unici generi che ancora ogni tanto vengono richiesti sono i thriller, gli horror e qualche commedia italiana. Anche i colossal, che prima garantivano entrate costanti, stentano ad uscire dal negozio. “Col successo de La vita è bella le richieste erano tantissime, anche molto dopo l’uscita del film. Ora le persone i film li guardano in anteprima al cinema o sulle pay-tv”.

A peggiorare la situazione dei piccoli commercianti si aggiunge la concorrenza delle grandi catene. “Non possiamo competere con negozi come l’Auchan – aggiunge il titolare di ‘Video ciak’ -, loro pagano il 4% di Iva e noi il 22%”. Inoltre ai grandi centri commerciali è consentito acquistare in “conto-vendita”.

Per acquistare un dvd Cecchini spende dai 40 euro in su per poi affittarli a tre euro (2,70 i film più vecchi). Ciò significa che per coprire il costo di un solo film, il dvd dovrebbe uscire dal negozio almeno 14 volte, un’impresa diventata quasi impossibile.

Per rimediare a questa situazione il titolare offre anche altri servizi: trasforma i video amatoriali da vhs a dvd (facendo pagare 4 euro per ogni ora di immagini), affitta televisori e videoproiettori. Ma queste attività non sembrano essere sufficienti.

A Urbino la situazione è ancora più critica. A luglio del 2013 infatti ha chiuso ‘Video time‘,  l’ultima videoteca della città ducale. La crisi e lo streaming hanno portato Carole Rice, proprietaria dell’attività inaugurata 7 anni fa,  alla decisione di chiudere. “Non riuscivamo più a coprire le spese dell’affitto – spiega Martina Vecchietti, figlia della titolare -, non abbiamo venduto l’attività perché speriamo di poter riaprire un giorno”.

Nella videoteca di via Bramante si potevano noleggiare e acquistare film, cd e videogiochi.  “I film più noleggiati negli ultimi anni sono stati Inseption e Shutter island – spiega la Vecchietti – mentre nella vendita andavano molto bene i film francesi e il cinema italiano degli anni 50″.

I mesi più drammatici da superare per la videoteca sono sempre stati quelli estivi, quando gli studenti tornano a casa e la città si svuota.  “Gli urbinati evidentemente non amano il cinema – aggiunge la figlia della proprietaria -, negli anni ci hanno aiutato molto gli studenti e i turisti che acquistavano film in lingua originale”.

Sullo stesso argomento:

]]>
http://ifg.uniurb.it/2014/01/22/ducato-online/fermignano-lultimo-videonoleggio-rischia-di-chiudere/55257/feed/ 0
Crisi del commercio, non c’è ripresa nelle vie di Urbino /FOTOGALLERIA http://ifg.uniurb.it/2013/12/15/ducato-online/crisi-del-commercio-non-ce-ripresa-nelle-vie-di-urbino-fotogalleria/53853/ http://ifg.uniurb.it/2013/12/15/ducato-online/crisi-del-commercio-non-ce-ripresa-nelle-vie-di-urbino-fotogalleria/53853/#comments Sun, 15 Dec 2013 15:47:01 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=53853 FOTOGALLERIA - In cammino per le strade del centro storico per capire, di negozio in negozio. Tra affitti alti, negozi che chiudono, locali abbandonati e divieti di chiusura, c'è anche chi riesce a sopravvivere
FERMIGNANO - "Ci pieghiamo ma non ci spezziamo" | L'INIZIATIVA - Botteghe artigiane nei negozi sfitti
INTERATTIVO - La mappa dei negozi | I DATI - Uno ne chiude, mezzo ne apre | LEGGI - Il Ducato in edicola]]>
liquidazioneURBINO – Un viaggio per le strade del centro storico di Urbino per vedere e capire.
Vedere i segni lasciati dalla crisi. Capire se ci sono segni di ripresa. Giorno dopo giorno, negozio dopo negozio, fino a contarne cento. E dei cento, trovarne chiusi e sfitti 25. Quattro stanno per chiudere. Gli altri sopravvivono, pochi contano su un bilancio in attivo.

Tiene duro “Extrabilia”, in via Battisti al civico 16.  Il frigorifero che un tempo ospitava prosciutti e formaggi, oggi è pieno di articoli di magia e maschere: “Prima avevo un piccolo alimentari – racconta il titolare, barba lunga e tshirt stampata, poi con la crisi del settore dovuta alla nascita delle grandi catene di supermercati, ho cambiato completamente genere. Ora vivo solo grazie agli studenti, senza i quali dovrei chiudere e per i quali ho scelto questa attività”.

L’INCHIESTA – I negozi del centro, uno ne chiude, mezzo ne apre
INTERATTIVO – La mappa dei negozi
LE STORIE – 
Addio al “Koala / L’orafo Marcucci chiude / Passo Passo, grazie agli studenti / L’iniziativa: botteghe artigiane nei locali sfitti /
FERMIGNANO:  “Ci pieghiamo ma non ci spezziamo”
LEGGI -  Il Ducato in edicola

Vivere di affitto
A pochi metri di distanza c’è  il “Bazar Di Paoli” sopravvive dal 1982 con i suoi scaffali zeppi di oggetti di ogni tipo: minutaglie e chincaglierie che vanno dall’idraulica ai piccoli elettrodomestici, dalle bombole del gas alle pentole.

Il titolare Fabio Di Paoli  racconta che, come i suoi colleghi su quel lato di strada, è fortunato: “paghiamo un affitto ridotto, intorno ai 300 euro, all’associazione del “Legato Albani” che concede i locali dell’omonimo palazzo. In via Mazzini, ad esempio, i proprietari speculano e guadagnano sugli affitti delle  case e quindi non si fanno problemi a proporre locali di 35 metri quadrati a prezzi altissimi, come 800 o 900 euro al mese. È un costo immenso per i piccoli negozi di un centro cittadino quasi vuoto”.

In via Mazzini ci sono sette locali commerciali sfitti: a fine novembre ha chiuso un negozio di abbigliamento, qualche mese prima i due punti vendita di sigarette elettroniche (durati meno di un anno). Al civico 37, un cartello giallo annuncia: “Liquidazione totale per cessione attività”. In vetrina, profumi e  prodotti di makeup. Alle spalle non più di qualche anno di attività.

Ridateci i turisti
“Se continua così, l’anno prossimo saremo costretti a chiudere”. Paolo Foglietta ha aperto la sua gioielleria al civico 62 di via Veneto  nel 1995 e mentre parla guarda le mensole illuminate del negozio, traboccanti d’oro e argento. “I centri storici sono in crisi e con loro i negozi tradizionali: è arrivato il tempo di trovare il modo di incentivare i turisti a venire a Urbino, creare una vera  e propria cultura del turismo con gente preparate e capace”.

“È difficile riaprire il centro storico alle persone se i negozi si spostano tutti fuori dalle mura”, dice Francesca, titolare di  Trendy Casa in piazza della Repubblica. “Vedo la piazza svuotarsi pian piano – racconta mente addobba le vetrine per Natale – e aspetto che qualcuno faccia qualcosa. I turisti di cui tutti parlano, qui ci sono  solo d’estate. Per il resto dell’anno, non si fa quasi nulla”.

Il turismo sognato è quello degli americani che portavano i dollari, quello che c’era quando “promettendogli un cambio favorevole, riuscivo anche a vendergli qualche oggetto”: così Vittorio Marcucci, l’orafo di via Raffaello che ha deciso di chiudere a maggio del 2014 dopo 54 anni e che ancora spera di trovare qualcuno che rilevi la sua attività.

Divieto di chiudere
Giuseppe Ugoccioni, detto Jack, è un ex impiegato del Comune e non riesce a trattenersi: “Si stava meglio quando si stava peggio”  dice infervorandosi per la chiusura del “Koala”, a pochi passi dalla bottega dell’orafo Marcucci:  con la liquidazione dei suoi oggetti di modernariato vintage, ceramica locale e antiquariato, il proprietario Antenisco Bartolucci riprenderà a viaggiare.

Resta il paradosso di chi, invece, vorrebbe chiudere ma non ci riesce. Quasi un divieto : “Per chiudere dovrei vendere tutto quello che ho in magazzino e in negozio: cornici, legno, vernici. E se pure non lo vendessi, comunque dovrei versare l’Iva – spiega il titolare di Cornici Durante, al civico 99 di via Raffaello – A questo punto, mi sacrifico e tiro avanti. Anche se, senza lavoro, è dura”.

Antichità”, in piazza della Repubblica, è un negozio di antiquariato che da mesi espone il cartello “Affittasi locale”. “Stiamo cercando di cedere l’attività o di affittare il locale, ma non ci riusciamo”: Maria Catia De Angeli ha provato in tutti i modi a pubblicizzare la cessione del suo negozio, ma senza risultati.

LEGGI: Le botteghe di Fermignano si piegano ma non si spezzano

Il vecchio è nuovo
Le vie d’uscita, a questo punto sono due: puntare sulla vendita online consigliata da “Amicucci Bell Arti”, che da via Mazzini diffonde la sua merce in tutto il mondo oppure re-inventare di continuo anche i mestieri  più antichi. Come fa Waletr Paolucci, titolare della “Gelateria Romana” di piazza della Repubblica. Con il gelato caldo e i waffel e le crepes, alla Romana “il lavoro aumenta di anno in anno”.

 

Sullo stesso argomento:

]]>
http://ifg.uniurb.it/2013/12/15/ducato-online/crisi-del-commercio-non-ce-ripresa-nelle-vie-di-urbino-fotogalleria/53853/feed/ 0
“Nessuno vuole la mia licenza”, chiude l’oreficeria Marcucci di Urbino /VIDEO http://ifg.uniurb.it/2013/12/15/ducato-online/nessuno-vuole-la-mia-licenza-chiude-loreficeria-marcucci-di-urbino-video/53922/ http://ifg.uniurb.it/2013/12/15/ducato-online/nessuno-vuole-la-mia-licenza-chiude-loreficeria-marcucci-di-urbino-video/53922/#comments Sun, 15 Dec 2013 08:47:23 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=53922 VIDEO - Il titolare della storica bottega in via Raffaello ha fatto questo mestiere per più di mezzo secolo e di negozi ne ha visti chiudere tanti. La sua amara considerazione: “Non c’è niente da fare, i tempi sono davvero cambiati!”
LEGGI - Addio al Koala - 'Ai piedi' degli universitari]]>
URBINO – “Magari! Magari ci fosse qualcuno interessato a fare l’orafo. Mia figlia è psicologa, mio figlio avvocato. Non hanno voluto seguire le

Vittorio Marcucci

Vittorio Marcucci

orme del padre.  Io cerco ancora di vendere la mia licenza. Ma oggi i giovani hanno altri interessi. Non mi resta che chiudere”.

Vittorio Marcucci , orologiaio e orafo di Urbino da 54 anni, a maggio  2014 chiuderà il suo storico negozio. Così, i locali sfitti di via Raffaello diventeranno dieci.

Vittorio  ha 77 anni, due figli e due nipoti per i quali piange dall’emozione: racconta che non esiste sensazione più bella dello stringere tra le braccia un neonato. Mostra orgoglioso le foto della sua famiglia nelle cornici d’argento che vende in negozio.

“Da questa bottega ho visto scorrere la vita di Urbino  degli ultimi cinquant’anni: tantissime attività hanno aperto e chiuso. Mercerie, negozi di abbigliamento, agenzie immobiliari, botteghe”. Pensa un attimo e aggiunge: “Sì, hanno chiuso davvero in tanti”.

L’INCHIESTA – A spasso in mezzo alla crisi: non si vede ripresa per le vie di Urbino / I negozi del centro, uno ne chiude, mezzo ne apre
INTERATTIVO – La mappa dei negozi
LE STORIE – 
Addio al “Koala / Passo Passo, grazie agli studenti / L’iniziativa: botteghe artigiane nei locali sfitti /
FERMIGNANO:  “Ci pieghiamo ma non ci spezziamo”
LEGGI -  Il Ducato in edicola

Gli orologi a cucù del negozio suonano tutti insieme. “Ricordo bene il giorno che  ho iniziato a imparare il mestiere. Ero stato bocciato in seconda media e allora mio padre mi disse: ‘Sai che c’è? Se non hai voglia di studiare, vai almeno a imparare il mestiere da un mio amico”.

Il suo “maestro” era molto conosciuto a Urbino, era  “un artigiano della  vecchia scuola”.  “La prima settimana ho guardato quello che faceva – racconta Marcucci –  Cercavo di capire a cosa servissero gli attrezzi e pulivo la bottega. Poi, dopo qualche giorno, il maestro mi regalò 150 lire e mi disse ‘questo non è mica uno stipendio! È solo un regalo perché come apprendista dovresti essere tu a pagare me per le cose che t’insegno’”.

“E aveva ragione – sottolinea Marcucci –  perché a quel tempo tutto era diverso. Stare in bottega era un privilegio”.

Una volta imparato “il mestiere”, Vittorio inizia ad aiutare l’artigiano da casa. “Il maestro mi aveva regalato gli strumenti.  Fino al 1958 l’ho aiutato nel suo lavoro. Riparavo orologi, cambiavo ingranaggi, incidevo anelli. Poi sono partito per il militare. L’ho fatto per due anni, fino al ’60. Quando sono rientrato in città, ho aperto il negozio con mio fratello. Lui suonava la fisarmonica in una banda, era un concertista con una vita sconclusionata. Lasciò quel lavoro per dedicarsi con me a questa impresa”.

Marcucci non crede nella ripresa, ma continua a sperare: “Io spero ancora, spero in Renzi!” dice ridendo.

Poi torna serio: “La crisi ha colpito tutti. Però devo ammettere che il ceto medio è quello che soffre di più. Prima le persone si trovavano ancora qualche soldo in tasca a fine mese. Magari decidevano di spenderli nel mio negozio. Oggi, invece, si fatica e anche a pagare le bollette. Chi acquisterebbe un orologio o un gioiello a cuor leggero?”.

Gioca con la fede e mostra l’incisione che c’è dentro: “questa l’ho fatta io” dice orgoglioso. Poi, prende dal magazzino la macchina per le incisioni e fa vedere la rotella con le lettere. “Si deve stare molto attenti in questo lavoro – dice  Marcucci – perché se sbagli anche di qualche millimetro hai perso un anello d’oro”.

Poi, uno dopo l’altro, indica sul bilancino di precisione i timbri lasciati dai funzionari di Stato: “Negli anni ’60 c’erano molti controlli a sorpresa. Cercavano di scoprire chi imbrogliasse sul peso dell’oro”.

Vittorio prende una moneta da due centesimi e la mette sotto uno dei due piattini del bilancino. “L’ago della bilancia si sposta. Bastava tararla e così potevi vendere meno oro a un prezzo più alto”.

Da qualche decennio, però, non è così. “È bastato pagare una tassa e dei controlli neanche più l’ombra” dice.

Marcucci è  consapevole dei tempi che cambiano. “Chi verrà in questo locale dopo di me, dovrà cambiare tutto. É giusto così. Non sono d’accordo con chi dice che si stava meglio prima. Basta un po’ d’amore. Basta avere la passione per le cose che si fanno. Basta amare la propria città”.

Poi, ancora una volta pensieroso, aggiunge: “Non c’è niente da fare, i tempi sono davvero cambiati!”.

Sullo stesso argomento:

]]>
http://ifg.uniurb.it/2013/12/15/ducato-online/nessuno-vuole-la-mia-licenza-chiude-loreficeria-marcucci-di-urbino-video/53922/feed/ 0
Crisi, chiude dopo 27 anni lo storico Koala “Urbino sta morendo senza identità” http://ifg.uniurb.it/2013/12/13/ducato-online/crisi-chiude-dopo-27-anni-lo-storico-koala-urbino-sta-morendo-senza-identita/53871/ http://ifg.uniurb.it/2013/12/13/ducato-online/crisi-chiude-dopo-27-anni-lo-storico-koala-urbino-sta-morendo-senza-identita/53871/#comments Fri, 13 Dec 2013 15:12:52 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=53871 IMG_1452URBINO – Su un tavolo di legno una radio degli anni ’50. Su una sedia  una valigia da migrante d’inizio Novecento. Su una scatola una pila di Topolino impolverati. Su una cassa c’è  il modellino di un autobus ninja.

Una donna entra, si guarda intorno. Prende in mano un violino Stainer di fine Ottocento, chiede il prezzo e lo posa. Poi vede una vecchia macchina da scrivere, la tocca, ne sfiora i tasti con le dita, chiede il prezzo e la compra. “Starà benissimo nel mio studio” dice.

Siamo al Koala, un negozio molto noto ad Urbino. Vende oggetti di artigianato artistico e vintage,  a metà strada tra antiquariato e arte. Adesso, dopo 27 anni di attività, sta per chiudere: “La colpa è della crisi che fa aumentare le spese e ridurre le entrate” dice il proprietario Antenisco Bartolucci.

L’INCHIESTA – A spasso in mezzo alla crisi: non si vede ripresa per le vie di Urbino / I negozi del centro, uno ne chiude, mezzo ne apre
INTERATTIVO – La mappa dei negozi
LE STORIE – 
L’orafo Marcucci chiude / Passo Passo, grazie agli studenti / L’iniziativa: botteghe artigiane nei locali sfitti /
FERMIGNANO:  “Ci pieghiamo ma non ci spezziamo”
LEGGI -  Il Ducato in edicola

Bartolucci racconta la storia del negozio: “Negli anni ’80 avevo trent’anni e viaggiavo per il mondo con un gruppo di amici. Tornavamo a casa con lo zaino pieno di oggetti d’arte provenienti da ogni parte del mondo. Nel 1986 decisi di venderli in un negozio a Urbino e iniziai con pezzi di artigianato peruviano”.

All’inizio  i cittadini erano entusiasti. “Per loro si trattava di oggetti nuovi e originali. Poi con il tempo ho iniziato a vendere anche cose più vicine all’identità artistica della città, come stampe di Urbino, porcellana locale e articoli d’arte”.

Il Koala si è così riempito di lampade, gioielli, sculture, strumenti musicali e mobilio antico. “Il negozio è sempre andato bene. Almeno fino al 2008. Da quel momento sono diminuite le entrate, la gente ha comprato sempre meno e anche pagare l’affitto del locale è diventato difficile”, racconta Bartolucci.

IMG_5734“A Urbino- spiega- la ripresa sembra allontanarsi soprattutto per i negozi tradizionali e per  quelli legati a beni accessori. Il commercio in città sta cambiando – continua Bartolucci – aprono solo bar, pizzerie e gelaterie e chiudono barbieri, calzolai e artigiani.  Ci si prende cura solo delle persone di passaggio. Degli studenti e non degli abitanti”.

Bartolucci se la prende anche con l’amministrazione comunale. “Nel centro storico si è rotto l’equilibrio tra cittadini e ospiti. Urbino sta perdendo la sua identità. Non è più una città d’arte. Non c’è attenzione al turismo e alle iniziative artistiche. Il centro storico non è valorizzato con eventi culturali e d’arte”.

“Chiuderò il prossimo 31 dicembre: il negozio non vedrà il nuovo anno. Cerco di liquidare tutto con sconti che partono dal 50%”. Antenisco si guarda intorno, indica le ceramiche locali che lo circondano, le vetrinette, le casse, le collane antiche, i bracciali e libri.

Sul sito www.cinesichecomprano.com, ci  sono un annuncio e un prezzo di vendita per il Koala: 29mila euro per un’attività con “bassi costi di gestione”. Qualche riga più giù, la descrizione è tradotta in cinese.

“Cosa farò adesso?” si chiede Bartolucci: “Ricomincerò a viaggiare e a studiare arte. Non sarò triste, perché tutte le cose hanno un inizio e una fine”.

 

Sullo stesso argomento:

]]>
http://ifg.uniurb.it/2013/12/13/ducato-online/crisi-chiude-dopo-27-anni-lo-storico-koala-urbino-sta-morendo-senza-identita/53871/feed/ 0
Uno ne chiude, mezzo ne apre: ecco i dati 2013 sul commercio a Urbino http://ifg.uniurb.it/2013/12/13/ducato-online/uno-ne-chiude-mezzo-ne-apre-ecco-i-dati-2013-sul-commercio-a-urbino/53904/ http://ifg.uniurb.it/2013/12/13/ducato-online/uno-ne-chiude-mezzo-ne-apre-ecco-i-dati-2013-sul-commercio-a-urbino/53904/#comments Fri, 13 Dec 2013 10:53:00 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=53904 [continua a leggere]]]> Egidio Cecchini (Confcommercio)

Egidio Cecchini (Confcommercio)

URBINO – Alla fine del quindicesimo secolo un artista ignoto dipinse  un quadro intitolato “La città ideale” che si pensa sia ispirato a Urbino. Forse al tempo lo era ma a distanza di 500 anni il titolo le si addice molto meno, almeno per quanto riguarda il commercio. Secondo i dati forniti dal Comune, infatti, nell’ultimo anno 20 attività hanno chiuso le saracinesche e solo 9 hanno aperto, 7 sono stati i cambi gestione e i cambi di sede. Come dire che per ogni negozio che chiude ne apre mezzo.

L’INCHIESTA – A spasso in mezzo alla crisi: non si vede ripresa per le vie di Urbino
INTERATTIVO – La mappa dei negozi
LE STORIE – 
Addio al “Koala / L’orafo Marcucci chiude / Passo Passo, grazie agli studenti / L’iniziativa: botteghe artigiane nei locali sfitti /
FERMIGNANO:  “Ci pieghiamo ma non ci spezziamo”
LEGGI -  Il Ducato in edicola

Il confronto col 2012 rende la situazione ancora più allarmante: avevano chiuso 22 attività ma ben 20 erano state rimpiazzate. In un solo anno si sono dimezzati gli imprenditori decisi ad investire a Urbino e sono aumentati quelli che hanno deciso di andarsene (se si considerano i cambi gestione, 26 attività nel 2013 hanno abbandonato la città ducale).
Per quanto riguarda i pubblici esercizi (bar, ristoranti, pub) i numeri sono meno crudeli: nel 2012 sono state 2 le chiusure, 4 le aperture e un cambio gestione. Nel 2013 le nuove attività sono state 2 e quelle che hanno cambiato gestione sono state 3.

Secondo Egidio Cecchini, responsabile della Confcommercio di Urbino, il problema numerico non è quello più preoccupante, bisogna riflettere piuttosto sul dato qualitativo: “Le attività ci sono, magari sono state rimpiazzate, non è una questione numerica. Il problema è che alla fine il volume di affari è andato comunque a scemare”.

La tanto inflazionata crisi economica ha inciso nel declino del settore commerciale di Urbino ma ci sono anche problemi legati al territorio stesso. I commercianti del centro storico per esempio sono stati penalizzati dall’introduzione della Ztl che ha di fatto diminuito il passaggio di auto e motorini quindi di potenziale clientela.  Già a marzo di quest’anno  i commercianti lamentavano un calo del 20% delle vendite a causa dell’introduzione delle nuove norme sul traffico in città. Da quel giorno, con l’estate di mezzo (periodo nero per Urbino perché gli studenti se ne vanno), la situazione è solo peggiorata.

“Bisogna valorizzare la realtà in cui si vive – continua Cecchini – non si può pensare di restare sempre fermi. Bisogna riconquistare il centro storico e per farlo c’è sì la necessità di valorizzare le tradizioni come l’università ma c’è anche bisogno di innovarsi. Certi spazi che oggi non hanno più possibilità di sviluppo devono essere riorientati verso attività che hanno più mercato”.
Una decina di anni fa Urbino era il polo commerciale di riferimento per tutto il territorio. Poi “la realtà del centro storico si è un po’ mummificata” e, soprattutto, sono cambiati gli interlocutori: “Bisogna favorire il turismo – spiega Cecchini – non si può star fermi in attesa che le cose tornino come prima. Ci sono imprenditori che sono riusciti a innovarsi ma quelli che continuano a rivolgersi soprattutto ai residenti e poco ai turisti e agli studenti sono destinati a soccombere”.

Il modo per uscirne, secondo il responsabile Confcommercio, è l’unione che, notoriamente, fa la forza: “Bisogna mettersi insieme a creare un’immagine bella di Urbino. Organizzare un sistema virtuoso coinvolgendo tutti per cui un cliente va in un negozio, gli viene data una pergamena con i nomi di altri negozi con sconti e offerte cosicché clienti che non sarebbero mai andati in posto sono invogliati ad andarci”.

Un altro nodo cruciale per il futuro della città è lo sviluppo dei centri commerciali. Due anni fa è stato inaugurato il Consorzio e sta per nascere il secondo polo commerciale a Porta Santa Lucia, vicinissimo al centro. Un’occasione o un problema? “Noi stiamo promuovendo l’iniziativa “doppio centro” ossia il centro storico e i centri commerciali. Per il bene del commercio queste due realtà, che di solito si contrappongono, devono imparare a stare insieme”, conclude Cecchini.

Sullo stesso argomento:

]]>
http://ifg.uniurb.it/2013/12/13/ducato-online/uno-ne-chiude-mezzo-ne-apre-ecco-i-dati-2013-sul-commercio-a-urbino/53904/feed/ 0
Flop sigarette elettroniche: a Urbino chiudono due negozi su tre http://ifg.uniurb.it/2013/11/26/ducato-online/flop-sigarette-elettroniche-a-urbino-chiudono-due-negozi-su-tre/51894/ http://ifg.uniurb.it/2013/11/26/ducato-online/flop-sigarette-elettroniche-a-urbino-chiudono-due-negozi-su-tre/51894/#comments Tue, 26 Nov 2013 10:37:09 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=51894 PuffURBINO – Crolla il mercato delle sigarette elettroniche anche a Urbino. In pochi mesi la città ducale ha perso due dei tre negozi che avevano aperto in primavera. Il primo shop di e-cig, ‘lytKing’ di via Raffaello ancora in attività, era stato inaugurato il 23 marzo seguito, dopo neanche un mese, dagli altri due aperti in via Mazzini.

La crisi unita alla ‘minaccia’ della nuova tassazione del 58,5% su tutti i prodotti ha portato due dei tre proprietari alla decisione di chiudere dopo soli pochi mesi di attività. Forse tre punti vendita a distanza di pochi metri l’uno dall’altro in una cittadina piccola come Urbino erano troppi ma “prima che la televisione iniziasse a parlare male dei liquidi – afferma Roberta Castiglione, del franchising ‘lytKing’ – si stava bene anche in tre, poi c’è stato un calo drastico di vendite”.

Questo è iniziato a luglio ed è continuato fino a metà ottobre quando c’è stata una lieve ripresa. Proprio in estate era iniziata la campagna mediatica contro i liquidi ritenuti dannosi per l’organismo ed era stato introdotto un decreto che ne vietava ogni tipo di pubblicità e l’utilizzo in luoghi pubblici.

Alla fine del mese scorso è stata approvata una modifica al decreto che ha reintrodotto la possibilità di ‘svapare’ nei luoghi pubblici – ad eccezione delle scuole – e ha cancellato il divieto assoluto di pubblicità di e-cig che adesso rimarrà solo all’interno delle fasce orarie protette, nei programmi rivolti agli under 18 e nei luoghi frequentati da minori.

Dopo questi nuovi cambiamenti “la nostra attività si è parzialmente ripresa – sostiene Castiglione – non siamo tornati ai livelli di vendita iniziali ma almeno riusciamo a coprire le spese”. Ma perché si cambia idea così facilmente sugli effetti dei liquidi inalati? Sembrano avere le idee chiare i titolari del negozio lytKing, secondo i quali “la pubblicità negativa su quelle elettroniche è iniziata per far riprendere la vendita delle sigarette tradizionali, in crisi dalla nascita del nostro mercato”. Anche i consumatori non sanno più a chi rivolgersi per chiarirsi le idee e non aiuta il fatto che anche dal mondo della medicina ci sono posizioni di forte contrasto sull’argomento.

Sullo stesso argomento:

]]>
http://ifg.uniurb.it/2013/11/26/ducato-online/flop-sigarette-elettroniche-a-urbino-chiudono-due-negozi-su-tre/51894/feed/ 0
Negozi: uno su cinque è chiuso. Via dal centro le botteghe storiche http://ifg.uniurb.it/2012/03/09/ducato-online/negozi-uno-su-cinque-e-chiuso-via-dal-centro-le-botteghe-storiche/27608/ http://ifg.uniurb.it/2012/03/09/ducato-online/negozi-uno-su-cinque-e-chiuso-via-dal-centro-le-botteghe-storiche/27608/#comments Fri, 09 Mar 2012 17:42:43 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=27608 L'INTERVISTA - Addio chiodi e cacciaviti
SFOGLIA - Il Ducato del 9 marzo 2012]]>
URBINO – Il negozio di giocattoli gli urbinati lo ricordano con nostalgia, quando da bambini trascinavano le mamme sotto i portici di via Raffaello, o ancor prima in Via Veneto, per farsi comprare i balocchi dei loro sogni. Di giocattoli non c’è più traccia ma anche il calzolaio è andato via. E il ferramenta sta per chiudere: Sacchi, impacchetta tutto e se ne va a Piansevero.

LEGGI L’INTERVISTA AI TITOLARI DEL FERRAMENTA SACCHI E AL “VECCHIO LIBRAIO”

I negozianti del centro storico preferiscono chiudere l’attività e trasferirla altrove. I locali vuoti o non affittati nelle cinque principali vie di passeggio, via Mazzini, via Raffaello, via Bramante, via Battisti e via Veneto, sono molto numerosi, spesso in uno stato che fa pensare al loro abbandono definitivo.

Le vie meno valorizzate a livello commerciale sono via Raffaello e via Battisti, dove rispettivamente su 39 e su 35 negozi, quelli sfitti sono 11 e 10, ovvero il 28 per cento del totale. Non è molto diverso in via Vittorio Veneto, la via obbligata per chi passeggia per i vicoli o chi vive a Urbino: è da qui che si arriva al Duomo e al Palazzo Ducale, o che si passa per andare al Comune e all’anagrafe. Ebbene, su 28 esercizi commerciali, via Veneto ne vede funzionare solo 21: a rimanere inutilizzati sono il 25 per cento.

GUARDA LA MAPPA DEI NEGOZI SFITTI O ABBANDONATI DI URBINO

Va un po’ meglio in via Bramante, dove su 39 negozi, otto sono quelli abbandonati, rappresentando il 20 per cento del totale. A vincere il primato di strada più attiva del centro è via Mazzini, che con 55 negozi, di cui solo sette sfitti o inutilizzati, ha la percentuale di serrande abbassate solo del 13 per cento. In tutto su 196 attività, 43 sono chiuse.
Da una parte i commercianti lamentano di dover lasciare il centro, dall’altra gli urbinati e gli studenti si lamentano che non ci sono più negozi, come è possibile?

“Certo che se i proprietari dei negozi si ostinano a pretendere affitti stellari, anche di 1600 euro, adatti più a una grande metropoli che a una cittadina collinare, a fronte di un commercio al dettaglio sempre più debole, il centro è destinato a svuotarsi. Come se non bastasse – racconta Elisa, di Urbino da due generazioni – anche i negozi aperti sono sempre più trasandati: guardi la farmacia sotto i portici di corso Garibaldi, da quanto tempo è che non ha rifatto le vetrine? Ora ha solo le sbarre!”.

In merito la farmacia Lucciarini ha voluto precisare che quelle vetrine non sono di sua proprietà, ma le affittava da un privato cittadino fino a un anno e mezzo fa. Scaduto il contratto, la farmacia non lo ha rinnovato.

Oltre ad affitti molto alti, diversi commercianti hanno sottolineato le difficoltà dovute alla chiusura del centro e alle restrizioni orarie per il carico e scarico merci. Se con l’introduzione della Ztl (una zona a traffico limitato controllata da telecamere, dove le auto non potranno circolare) ancora meno gente sarà invogliata a venire a Urbino per fare compere, così anche le zone dove i furgoni possono sostare per rifornire le varie attività sono poche e lo possono fare solo in determinati orari, che non sempre sono funzionali al commercio.

Oggi a Urbino sono registrati 332 esercizi commerciali e 152 pubblici esercizi (locali per la ristorazione). Le licenze concesse a negozi nel 2002 erano 12, mentre sono state zero nel 2012; per la ristorazione, invece, nel 2002 erano state date due licenze, mentre quest’anno sono già sei: sembra esserci mercato solo per panini, ristoranti e pub.

Sullo stesso argomento:

]]>
http://ifg.uniurb.it/2012/03/09/ducato-online/negozi-uno-su-cinque-e-chiuso-via-dal-centro-le-botteghe-storiche/27608/feed/ 0
Il Ducato 5 – 9 marzo 2012 http://ifg.uniurb.it/2012/03/09/ducato/il-ducato-5-9-marzo-2012/28020/ http://ifg.uniurb.it/2012/03/09/ducato/il-ducato-5-9-marzo-2012/28020/#comments Fri, 09 Mar 2012 15:10:18 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=28020 Sfoglia il quindicinale della Scuola di Giornalismo di Urbino

Ducato 9-3

Sullo stesso argomento:

]]>
http://ifg.uniurb.it/2012/03/09/ducato/il-ducato-5-9-marzo-2012/28020/feed/ 0