il Ducato » new yorker http://ifg.uniurb.it testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino Mon, 01 Jun 2015 01:40:19 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.1.5 testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato no testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato » new yorker http://ifg.uniurb.it/wp-content/plugins/powerpress/rss_default.jpg http://ifg.uniurb.it Umberto Mischi, il talento Isia che arriva al New York Times http://ifg.uniurb.it/2014/01/20/ducato-online/umberto-mischi-il-talento-isia-che-arriva-al-new-york-times/54962/ http://ifg.uniurb.it/2014/01/20/ducato-online/umberto-mischi-il-talento-isia-che-arriva-al-new-york-times/54962/#comments Mon, 20 Jan 2014 17:00:41 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=54962 Umberto Mischi

Umberto Mischi

URBINO – Ha 27 anni, vive a Sabbioneta, in provincia di Mantova, e da più di tre anni realizza illustrazioni per il New York Times, il New Yorker, Le Monde, Il Sole 24 Ore e altre testate Italiane e internazionali. Un successo che passa anche per Urbino.

Umberto Mischi ha incontrato oggi gli studenti dell’Isia (Istituto superiore per le industrie artistiche) di Urbino, dove si è laureato pochi anni fa e dove ha capito che la sua vocazione era quella di raccontare la realtà attraverso il disegno. Il suo talento è cresciuto insieme a lui: il primo traguardo è arrivato all’età di nove anni quando ha vinto un concorso nella sua piccola città.

“Ho sempre saputo che il disegno era la mia vita – racconta Umberto – a Urbino ho capito che volevo fare l’illustratore di libri o rendere graficamente quello che era scritto nei giornali”. In una delle prime collaborazioni con le testate estere si è trovato a dover realizzare un disegno di supporto a una recensione negativa di un libro di cucina. “È stato molto divertente – ha ricordato – ma anche difficile dovermi misurare con questa nuova sfida, così ho disegnato un enorme pentolone con una poltiglia verdognola dalla quale usciva l’angolo di un libro”.

Dopo essersi laureato il giovane illustratore è volato oltreoceano per presentare le sue idee e i suoi lavori agli editori. Gli è bastato mandare qualche e-mail con allegati i suoi disegni, le reazioni non si sono fatte attendere. “Il direttore del New York Times mi ha risposto dopo un’ora – ci ha detto – dicendomi che gli interessavo. Un mese dopo mi ha commissionato il primo lavoro”.

Oggi Mischi continua a collaborare con l’estero inviando i suoi lavori dall’Italia. Da qualche mese può anche contare su un agente personale che dagli Stati Uniti gli fa da intermediario presentando i suoi lavori alle diverse realtà editoriali. “Il mercato estero in questo momento offre molto di più – spiega – anche perché hanno una cultura diversa dell’illustrazione. Il mio cuore però resta in Italia e spero di poter continuare a vivere qui”.

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L’Ifg vince borsa di studio Condé Nast: “E’ un’eccellenza italiana” http://ifg.uniurb.it/2013/09/21/ducato-online/lifg-vince-borsa-di-studio-conde-nast-e-una-delle-eccellenze-italiane/51569/ http://ifg.uniurb.it/2013/09/21/ducato-online/lifg-vince-borsa-di-studio-conde-nast-e-una-delle-eccellenze-italiane/51569/#comments Sat, 21 Sep 2013 08:46:41 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=51569 New Yorker. Consegnati anche altri 4 premi a studenti di master italiani di Milano, Roma e Venezia]]>

MILANO – L’Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino è una eccellenza formativa italiana nel campo del giornalismo. A dirlo non sono dei dati statistici, ma una delle più importanti realtà editoriali internazionali, la Condé Nast. La nota casa editrice americana, proprietaria di magazine di successo come New Yorker, Wired, Vanity Fair e Vogue, ha scelto di premiare l’Ifg, e quindi l’Università di Urbino, assegnando una borsa di studio a una degli allievi.

Per la cerimonia di premiazione, che si è svolta il 18 settembre nel Salone Napoleonico dell’Accademia delle Belle Arti di Brera, sono arrivati dagli Stati Uniti l’Amministratore delegato di Condé Nast, Charles H. Townsend, la direttrice artistica del gruppo, nonché icona della moda, Anna Wintour e i cinque direttori delle testate statunitensi titolari delle borse di studio assegnate nel campo della moda, dell’arte, del cinema e del giornalismo.

Grandissima emozione per la praticante dell’Ifg Marisa Eleonora Labanca che ha ricevuto il riconoscimento per il giornalismo dal direttore del New Yorker, David Remnick. “Un momento davvero indimenticabile, poter conoscere uno dei più influenti giornalisti internazionali è stato per me un grandissimo onore”, ha dichiarato Labanca, aggiungendo: “Il premio che mi è stato assegnato dalla Condé, oltre a essere una grande soddisfazione personale, è un riconoscimento importante per l’Ifg e per il lavoro che da molti anni, con passione, portano avanti docenti e allievi”.

Personalità celebri del panorama giornalistico anche per gli altri quattro vincitori: Jim Nelson (GQ) ha premiato Alberto Furlan (borsa di studio in moda uomo per un master biennale all’Università IUAV di Venezia), Anna Wintour (Vogue) Diego Salerno ((borsa di studio in moda donna per un corso di tre anni all’Istituto europeo del Design di Milano), Graydon Carter (Vanity Fair) Francesco Fanuele (borsa di studio in cinema per un corso universitario di tre anni alla Scuola nazionale di cinema del Centro sperimentale cinematografico di Roma) e, infine, Stefano Tonchi (W) ha premiato Stefano Meli (borsa di studio in arte per un master di due anni all’Accademia di Belle arti di Brera, a Milano).

“Per oltre un secolo – ha dichiarato l’ad Charles H. Townsend –  abbiamo raccontato l’arte e la creatività  dell’Italia sulle pagine delle nostre riviste. Le borse di studio sono state istituite per celebrare questi straordinari contributi e sostenere un’industria che per tanti anni ha prodotto alcuni dei nostri partner commerciali più solidi”. Alla sua voce si è aggiunta quella della Wintour che, in chiusura della cerimonia, ha dett: “L’Italia rappresenta l’eccellenza e noi siamo emozionati di poter conoscere e premiare cinque studenti che rappresentano il futuro di questo paese”.

Presente alla cerimonia di premiazione anche la direttrice dell’Istituto per la formazione al giornalismo, Lella Mazzoli, che si è sentita “felice per le parole pronunciate dal direttore del New Yorker, che si è complimentato per il lavoro dell’Ifg, e orgogliosa per il grande impegno e lavoro che porta avanti la Scuola insieme alla collaborazione di insigni giornalisti che rendono la formazione di alta qualità e fanno di Urbino una Scuola di grande successo”. Insieme a lei anche il direttore dei corsi Gianni Rossetti: “Mi auguro che questo importante riconoscimento possa contribuire a far capire anche ai marchigiani il patrimonio di esperienze, conoscenze e competenze che abbiamo accumulato in tutti questi anni e che sarà fondamentale per i progetti di formazione e di aggiornamento che l’Ordine dei giornalisti dovrà mettere in atto dal gennaio prossimo”.

Grande soddisfazione è stata espressa anche dal rettore dell’Università di Urbino, Stefano Pivato: “La scuola di giornalismo è da anni punta d’eccellenza dell’Ateneo. Questa notizia conferma che investire nella cultura e nella formazione di qualità sono scelte fondamentali per un giovane, non solo per trovare lavoro ma per realizzare i propri sogni”.

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Dalla pagina ingiallita al web: i social rilanciano gli archivi http://ifg.uniurb.it/2013/03/21/ducato-online/dalla-pagina-ingiallita-al-web-i-giornali-rilanciano-gli-archivi-sui-social/39553/ http://ifg.uniurb.it/2013/03/21/ducato-online/dalla-pagina-ingiallita-al-web-i-giornali-rilanciano-gli-archivi-sui-social/39553/#comments Thu, 21 Mar 2013 02:42:38 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=39553 Nei corridoi delle redazioni si dice che con il giornale di oggi potrebbe essere incartato il pesce di domani; ma nel mondo dei bit tutto cambia e le regole del gioco possono essere stravolte facilmente. Grazie al restyling del web, i giornali del passato potrebbero non essere più inutili reperti storici ma piuttosto trovare nelle mille vie della Rete una nuova identità.

È finita, insomma, l’era in cui gli archivi si presentavano come luoghi bui, polverosi e difficilmente accessibili: sul web l’archivio può diventare un link, una galleria o una timeline.

Pionieri dell’iniziativa sono stati alcuni giornalisti americani che ormai da qualche anno si impegnano a valorizzare sulla rete l’enorme mole di materiale sepolto negli archivi di quotidiani e riviste. Così navigando su internet può accadere di trovarsi a sfogliare la pagina del Pittsburgh Post-Gazette del 1969  in cui si annuncia l’approdo dell’uomo sulla luna o di seguire su Twitter l’account del sindaco newyorkese Fiorello La Guardia, morto nel  1947 ma che continua a twittare contenuti audio dei suoi interventi radiofonici durante la seconda guerra mondiale.

Nel web non esistono confini e le notizie di ieri e di oggi, impigliandosi nelle infinite ramificazioni della rete, possono facilmente interagire tra di loro. Dal 2008 alcuni giornali, per renderli facilmente accessibili ai propri lettori, hanno avviato un’operazione di digitalizzazione e trasferimento sul web dei propri archivi storici. Ma dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra giunge l’eco di nuove iniziative.

Inutile dirlo: per restituire il soffio vitale alle pagine ingiallite dei vecchi quotidiani il passaggio per i social è quasi obbligatorio.

TWITTER
L’Economist è uno dei pochi giornali che utilizza Twitter per lanciare degli spunti di approfondimento ai propri lettori twittando link che rimandano al proprio archivio digitale.

Sulla stessa scia si è mossa anche l’emittente pubblica newyorkese più ascoltata negli Stati Uniti, la Wnyc, che ha creato un account Twitter di Fiorello La Guardia, sindaco di New York durante la seconda guerra mondiale. Numero di follower? 499. Il sindaco “defunto” cinguetta quotidianamente alcuni contributi radiofonici dei suoi discorsi pubblici.

FACEBOOK
La Repubblica, in occasione del festival La Repubblica delle idee, organizzato a Bologna l’anno scorso, ha allestito una mostra con le prime pagine in assoluto di quotidiano, inserti ed edizioni locali ma anche di alcuni degli eventi più importanti dell’ultimo trentennio. Una galleria fotografica che vive anche sull’account Facebook del quotidiano.

Non mancano poi le operazioni fatte da Google News che, oltre a mettere in rete gli archivi di numerosi giornali, ha reso possibile la visualizzazione delle pagine dei quotidiani, sfogliabili come se fossero di carta. “Archivio” chiaramente non significa soltanto articoli di giornale: foto e immagini vanno a nozze con le ultime tendenze invalse nei social network dove aumentano le condivisioni di scatti fotografici da parte degli utenti.

TUMBLR, INSTAGRAM, PINTEREST
Per i fanatici del vintage Vanity Fair ha creato #Vfvintage , una raccolta di foto degli anni ’50,’ 60’ e ’70 condivise sugli account Tumblr  e Instagram della rivista.

Il New York Times ha portato sui social anche il suo obitorio fotografico: foto e immagini raccolte nei lunghi anni di attività adesso, grazie all’account Tumblr , sono a portata di click.

A proposito del New York Times. Due scienziati del Microsoft and the Technion-Israel Institute of Technology stanno creando un software che analizzi i 22 anni di archivi del giornale, quelli di Wikipedia e altre 90 risorse web per predire epidemie, tumulti e morti. I ricercatori sono convinti che l’attenta analisi del materiale conservato dal New York Times potrebbe far luce su alcune dinamiche sottese a fenomeni e malattie diffusi nelle periferie del mondo.
Per valorizzare la propria memoria storica c’è chi, come il Wall Street Journal, ha creato su Pinterest un itinerario di prime pagine del quotidiano con gli eventi più importanti del secolo, dal primo numero del giornale nel 1889 all’elezione di Obama nel novembre 2008, passando per l’attacco a Pearl Harbor nel 1941.

La Stampa.it ha utilizzato materiale fotografico dall’archivio del giornale per ripercorrere, attraverso una fotogalleria, le fasi di realizzazione della sede storica del quotidiano.

E-BOOK
Tra le proposte più originali per dare voce a quegli articoli sepolti dalla polvere del tempo, alcuni quotidiani hanno tentato la strada della raccolta antologica. Se l’archivio è il luogo in cui la cronaca quotidiana muta in memoria storica, allora perché non raccontare i grandi eventi della storia recente attraverso la narrazione dei cronisti vissuti in quegli anni? L’Atlantic nel 2011 ha pubblicato l’e-book The Civil War, una raccolta di articoli scritti dai testimoni diretti della guerra (tra cui Mark Twain, Nathaniel Howthorne e Henry James) a cui fanno da cornice articoli di giornalisti contemporanei.

Il  New Yorker, invece, ha curato e pubblicato After 9/11, una miscellanea di analisi, riflessioni e proposte sul post 11 Settembre.

Le caratteristiche strutturali della rete offrono ai giornali numerose possibilità per soffiare via la polvere dagli archivi. La cronaca del passato è uno strumento indispensabile per comprendere il presente e gli archivi, oltre a offrire un contributo fondamentale alla memoria collettiva, possono aiutare i giornalisti ad affondare meglio i bisturi nel mondo che raccontano.

L’archivio interattivo e “a portata di link” per il giornalismo italiano è quasi fantascienza ma se la digitalizzazione degli archivi dei quotidiani italiani può essere paragonata ad un primo passo sulla luna, allora sarà meglio non disperare: nel mondo del web non esiste utopia che non possa trasformarsi in realtà.

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