il Ducato » open data http://ifg.uniurb.it testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino Mon, 01 Jun 2015 01:40:19 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.1.5 testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato no testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato » open data http://ifg.uniurb.it/wp-content/plugins/powerpress/rss_default.jpg http://ifg.uniurb.it Massimo Russo e Luca Tremolada a Urbino: “Il futuro del giornalismo è già arrivato” http://ifg.uniurb.it/2014/04/05/ducato-online/massimo-russo-e-luca-tremolada-a-urbino-il-futuro-del-giornalismo-e-gia-arrivato/60807/ http://ifg.uniurb.it/2014/04/05/ducato-online/massimo-russo-e-luca-tremolada-a-urbino-il-futuro-del-giornalismo-e-gia-arrivato/60807/#comments Sat, 05 Apr 2014 14:45:02 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=60807 a sinistra Luca Tremolada (Il Sole 24 Ore), accanto Massimo Russo (direttore Wired)

a sinistra Luca Tremolada (Il Sole 24 Ore), al suo fianco Massimo Russo (direttore di Wired)

URBINO – Ci sono un matematico, un programmatore e un giornalista. Non è l’inizio di una barzelletta ma l’assetto di lavoro al quale le redazioni dovranno fare l’abitudine se non vogliono rimanere fuori dalla nuova era del data journalism.

È il messaggio del direttore di Wired Massimo Russo e Luca Tremolada, giornalista del Sole 24 Ore, che questa mattina hanno aperto la giornata di appuntamenti dedicata all’Ifg di Urbino e ai suoi ex allievi.

Un argomento che avrebbe interessato Luca Dello Iacovo, allievo del biennio 2004-2006, scomparso nel dicembre 2013 e ricordato oggi dai suoi colleghi di corso. Luca, che collaborava con l’inserto Nòva del Sole 24 Ore, era un grande appassionato di innovazione anche nel giornalismo.

Nel video: la giornalista Laura Troja legge i ricordi scritti dai compagni di corso di Luca Dello Iacovo.

“La novità che viviamo oggi – ha spiegato Luca Tremolada – sta nella grande disponibilità di dati e nella facilità d’uso di un gran numero di strumenti che permettono di rielaborare le informazioni per renderle fruibili a tutti”. I numeri nel giornalismo ci sono sempre stati, soprattutto nei quotidiani economici: “Al Sole una volta ci chiedevano di mettere una cifra ogni tre righe – ricorda Tremolada – oggi non possiamo farne a meno visto che solo le stesse amministrazioni pubbliche che cominciano a rendere pubblici i propri dati”.

Le redazioni dei grandi gruppi editoriali italiani si stanno gradualmente aprendo al lavoro sui dati: “Il grande fermento – aggiunge Tremolada – arriva anche da una serie di collettivi autonomi, gruppi di bravi giornalisti e programmatori che grazie ai dati sperimentano strade nuove”. Un esempio è il newsgame, videogiochi utilizzati come strumenti per interpretare le notizie, come l’americano DebTetris di David McCandless, che attraverso un videogame spiega il meccanismo dei mutui subprime.

LIVETWEETING – La cronaca della giornata

Emblematici sono stati poi i casi di Wikileaks di Julian Assange e le rivelazioni emerse dai documenti decapitati dall’ex analista della Nsa Edward Snowden. Sono i big data, imponenti quantità di dati e informazioni che nel primo caso in particolare: “Hanno costretto le cinque grandi redazioni che li hanno ricevuti – spiega Tremolada – a elaborare enormi quantità di file pubblicati in una serie di articoli in contemporanea: Assange ha saputo hackerare il sistema giornalistico mondiale sfruttando anche il timore di ogni redazione di ‘prendere un buco’ dagli altri che possedevano i dati”.

“Ci sono state più innovazioni negli ultimi cinque anni che da cinquant’anni a questa parte – ha detto Massimo Russo – siamo e saremo costretti a modificare il nostro modo di produrre le notizie e anche di fruirle, viviamo in un momento storico paragonabile solo al 1775 quando fu inventata la macchina a vapore”.

Una rivoluzione che come è sempre successo nella storia non arriva da dove ce l’aspettiamo: “Non sono gli establishment a portare i cambiamenti, questi arrivano dalla periferia, dagli attori secondari, da chi ha un’idea e fa l’uso migliore della tecnologia”.

Anche il giornalismo dovrà cambiare secondo Massimo Russo, prendendo ad esempio l’evoluzione dell’iOs, il sistema operativo della Apple su iPad e iPhone: “Le interfacce grafiche stanno abbandonando lo scheumorfismo, cioè il richiamo ad oggetti di uso comune associato alle funzioni dell’apparecchio che utilizziamo, come ad esempio la bussola che simula graficamente proprio le vere e proprie bussole. Allo stesso modo, oggi i siti internet dei quotidiani vengono ancora impostati come una “copia digitale” del giornale cartaceo. Sul web, però, il paradigma è diverso”. Nelle redazioni online, insomma, serve più coraggio. “Fare o non fare. Non esiste ‘provare'”. Ha concluso Russo citando il maestro Yoda di Guerre Stellari.

Tutto questo, senza dimenticare i cardini che hanno sempre sostenuto il mestiere del giornalismo: “Silvano Rizza sarebbe stato d’accordo con Giuseppe D’Avanzo, secondo il quale il giornalista scova, ricerca e racconta le notizie. Questo non può cambiare, ma dobbiamo considerare che ci rivolgiamo a un ecosistema dell’abbondanza: non possiamo essere totalmente esaustivi, dobbiamo portare valore nelle cose di cui ci occupiamo. Dimentichiamoci dell’organizzazione gerarchica verticale delle notizie: oggi è roba da giornali cattedratici”.

Un concetto non condiviso da Paolo Gambescia, l’ex direttore dell’Unità, del Mattino e del Messaggero che è intervenuto subito dopo Massimo Russo. “Non possiamo confondere la quantità con la qualità e le gerarchie vanno mantenute. I giornali – ha sostenuto Gambescia –  dovrebbero avere meno pagine, i telegiornali meno servizi, ma il tutto dovrebbe essere più denso e filtrato da professionalità”.

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“I cittadini chiedono, lo Stato non risponde”: rapporto sull’accesso all’informazione in Italia http://ifg.uniurb.it/2013/04/30/ducato-online/i-cittadini-chiedono-lo-stato-non-risponde-rapporto-sullaccesso-allinformazione-in-italia/45052/ http://ifg.uniurb.it/2013/04/30/ducato-online/i-cittadini-chiedono-lo-stato-non-risponde-rapporto-sullaccesso-allinformazione-in-italia/45052/#comments Tue, 30 Apr 2013 19:51:24 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=45052 LEGGI E GUARDA Yoani Sanchez contestata LEGGI Formazione per giornalisti: per l'Odg le aziende pagheranno anche per i non dipendenti LEGGI Articolo 36: testata salva-precari LEGGI Non è un paese per freelance]]>

Si chiama “The silent state” ed è il primo rapporto sullo stato dell’accesso all’informazione in Italia. Presentato lo scorso 25 aprile al Festival internazionale del giornalismo di Perugia, lo studio – realizzato (in inglese) dall’associazione Diritto di sapere - raccoglie i dati della prima rilevazione sul campo mai effettuata in Italia della capacità di cittadini e media di richiedere e ottenere informazioni da Comuni, Regioni, Ministeri e altre istituzioni pubbliche. Lo scopo del rapporto è mettere l’Italia a confronto con altri Paesi in cui sono in vigore leggi come il Freedom of information act (Foia).

Base del rapporto sono state 300 richieste di accesso agli atti della pubblica amministrazione inviate, tra il gennaio e il marzo 2013, da 33 persone a più di 100 enti e pubbliche autorità.  I risultati, sintetizzati nello slogan “I cittadini chiedono, lo Stato non risponde” sono allarmanti. Nel 73% dei casi le richieste di dati e informazioni -avanzate sulla base della legge italiana che regola l’accesso agli atti (numero 241 del 7 agosto 1990) – non sono soddisfatte e il 65% di queste non ha nemmeno ricevuto risposta entro i 30 giorni previsti dalla legge. Per quanto riguarda invece le risposte ottenute, solo nel 13% dei casi queste sono state valutate come “pienamente soddisfacenti”.

Il rapporto evidenza anche come il nuovo “Decreto Trasparenza”, in vigore dallo scorso 20 aprile e definito da alcuni il “Foia italiano”, non possa assolutamente essere considerato tale poiché – si legge nel rapporto – “prescrive solo misure per la comunicazione proattiva, lasciando intatta la regolamentazione corrente per l’accesso ai dati”.

SCHEDA Cos’è il Foia e cosa abbiamo in Italia di L. PELLEGRINI

Per tutti i cittadini e giornalisti italiani dovrebbe essere più semplice esercitare il proprio diritto di accesso il cui livello di applicazione è stato finora bassissimo: appena il 27%. Causa di questo dato, oltre alla mancanza di trasparenza e alle reticenze delle pubbliche amministrazioni, anche la scarsa abitudine di giornalisti e cittadini a far valere i propri diritti e, soprattutto, a usare i canali “legali” per ottenere informazioni.

In Italia, infatti, se sei un giornalista, o un semplice cittadino, e vuoi conoscere i dettagli delle spese per la ristrutturazione dell’ospedale della tua città o della modernizzazione della scuola che frequenta tuo figlio, invece di presentare una richiesta di accesso, generalmente, porti una scatola di cioccolatini all’impiegato di turno. Vanificando così il principio stesso su cui si fonda il diritto di accesso all’informazione: quello che le istituzioni rappresentano i cittadini e sono finanziate con i soldi dei contribuenti. I cittadini hanno perciò il diritto di conoscere come viene usato il potere che delegano e come viene speso il denaro che gli affidano.

Per sensibilizzare e aiutare giornalisti e cittadini nell’esercizio dei propri diritti l’associazione Diritto di sapere ha presentato, inoltre, la seconda edizione del manuale LegalLeaks. “Guida rapida all’accesso per cittadini e giornalisti indaffarati”, il manuale vuole essere un prontuario chiaro e dettagliato per chiunque voglia avanzare una richiesta alla pubblica amministrazione. Come redigerla, a chi inviarla, quanto aspettare, come fare ricorso: sono solo alcune delle domande a cui il manuale – disponibile gratuitamente nel sito dell’associazione (scarica il pdf) – risponde.

 

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Cos’è il decreto trasparenza e perché non è un Foia / LA SCHEDA http://ifg.uniurb.it/2013/02/20/ducato-online/cose-il-decreto-trasparenza-e-perche-non-e-un-foia-la-scheda/35464/ http://ifg.uniurb.it/2013/02/20/ducato-online/cose-il-decreto-trasparenza-e-perche-non-e-un-foia-la-scheda/35464/#comments Wed, 20 Feb 2013 17:54:17 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=35464 [continua a leggere]]]>

Mario Monti

Lo scorso 15 febbraio il decreto trasparenza ha passato l’esame del Consiglio dei ministri. Il provvedimento sul riordino della disciplina in materia di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni è stato definito dal governo Monti un Freedom of information act (Foia – Legge sulla libertà d’informazione) italiano. Questa dichiarazione ha scatenato le critiche delle associazioni che si occupano di diritti digitali.  Secondo gli attivisti il provvedimento italiano non sarebbe un Foia perché il diritto d’accesso ai dati delle PA, previsto dal decreto, è limitato a quelli che già dovrebbero essere accessibili per legge. 

Ma cos’è un Foia? Il Freedom of Information Act è una legge statunitense sulla libertà di informazione, emanata nel 1966 ma che recentemente ha avuto un nuovo impulso grazie al presidente Obama. Questa legge consente a chiunque di conoscere e valutare l’operato del Governo federale attraverso l’accesso totale o parziale ai dati delle amministrazioni pubbliche. Norme che garantiscono una maggiore trasparenza e che, allo stesso tempo, rinvigoriscono la libertà di stampa.

Il ritardo italiano in materia di trasparenza è attribuito da alcuni addetti ai lavori a una certa reticenza nel divulgare il patrimonio informativo che circola nelle stanze dei bottoni. C’è anche un altro problema: trovare un giusto bilanciamento tra il diritto all’informazione e quello alla riservatezza. A tal proposito Ernesto Belisario, avvocato esperto in diritto amministrativo e delle nuove tecnologie, ricorda, parafrasandolo, il parere espresso nel 2010 dal Garante della privacy canadese risolto proprio alle amministrazioni: “In tema di trasparenza non utilizzate la privacy come scusa”.

LE NOVITÀ DEL DECRETO TRASPARENZA

Il diritto d’accesso civico. Il diritto di accesso civico, sancito dall’articolo 5 del decreto trasparenza, è un istituto che consente di richiedere, senza addurre motivazioni specifiche, documenti che dovrebbero già essere pubblicati per legge. Cosa cambia rispetto al passato? Questo nuovo strumento dovrebbe rendere effettivo il diritto alla conoscenza degli atti.

Verso gli open data. All’articolo 7 del decreto  si legge che i documenti, le informazioni e i dati oggetto di pubblicazione obbligatoria devono essere pubblicati in formato aperto. Cosa sono gli open data? Si tratta di dati, organizzati e indicizzati per essere facilmente fruibili, accessibili a tutti. L’unica restrizione al loro riutilizzo è, in alcuni casi, l’obbligo di citazione della fonte.

Informazione e riservatezza. Nel decreto trasparenza sono state introdotte alcune modifiche, su parere del Garante della privacy: viene espressamente esclusa la pubblicazione di dati identificativi delle persone fisiche che beneficiano di sussidi e ausili finanziari, se da questi si possono ricavare informazioni relative allo stato di salute o alla situazione di disagio economico-sociale degli interessati. Inoltre, su richiesta delle Regioni, verranno pubblicati, tra gli altri, i dati riguardanti: le situazioni patrimoniali di politici, e parenti entro il secondo grado; gli atti dei procedimenti di approvazione dei piani regolatori e delle varianti urbanistiche; quelli, in materia sanitaria, relativi alle nomine dei direttori generali e gli accreditamenti delle strutture cliniche.casi, l’obbligo di citare la fonte.

I PROBLEMI

Il sito Foia.it

Le critiche al Foia del governo. Negli ultimi mesi, in Rete si è sviluppato un movimento per l’adozione di un Freedom of information act nel nostro Paese: con Foia.it giornalisti, professori ed esperti come Giovanni Sartori, Roberto Natale, Pietro Ichino, Guido Scorza, Vittorio Roidi e Raffaele Fiengo si battono proprio per questo (per la trasparenza: alcuni dei nomi qui elencati hanno insegnato alla scuola di giornalismo di Urbino).

Va anche a loro il merito degli elementi innovativi del decreto. Ma alcune perplessità restano: “Il provvedimento – spiega Ernesto Belisario – rappresenta un grande passo avanti in tema di accesso ai dati, ma il decreto appena approvato ha abrogato le precedenti disposizioni e ancora non sappiamo come sia stato inserito all’interno del Testo Unico. Così si crea un un’assenza di trasparenza legalizzata”.

La trasparenza italiana: questione (anche) di soldi. Realizzare un Foia italiano è complesso e ha un suo prezzo. “In Italia il costo della corruzione – afferma Ernesto Belisario – si aggira intorno ai 60 miliardi di euro (Corte dei conti), cioè più di mille euro a cittadino, mentre quello del Foia statunitense è di 5 di soli dollari”. Se anche noi lo adottassimo il ritorno economico sarebbe considerevole e potrebbe convincere molti investitori esteri a puntare sul nostro Paese.

C’è anche un aspetto tecnico-organizzativo che coinvolge il problema della copertura finanziaria del progetto. In Italia, su un totale di 8101 Comuni, 5787 sono sotto i 5000 abitanti. La scarsità di fondi per tecnologia e formazione e un organico ridotto rischiano di diventare degli ostacoli insostenibili per gli enti locali.

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“Più Adsl e riforma della Rai”: le proposte per i media dei partiti http://ifg.uniurb.it/2013/02/18/ducato-online/piu-adsl-per-tutti-e-riforma-della-rai-le-proposte-per-i-media-dei-partiti/35030/ http://ifg.uniurb.it/2013/02/18/ducato-online/piu-adsl-per-tutti-e-riforma-della-rai-le-proposte-per-i-media-dei-partiti/35030/#comments Mon, 18 Feb 2013 10:34:35 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=35030 Il libero accesso alla rete internet, la libertà d’informare e di essere informati, il pluralismo nei media radio-televisivi: questi argomenti, collegati fra loro da un filo rosso che è l’articolo 21 della Costituzione italiana, sono e saranno determinanti per il futuro dell’Italia. Nella campagna elettorale 2013, però, questi argomenti sono rimasti un po’ in disparte, soppiantati da temi altrettanto importanti come tasse, lavoro e pensioni.

Articolo 21 della Costituzione
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Il nostro paese si trova al 57° posto, su 179 paesi, nella classifica della libertà d’informazione stilata da Reporter senza Frontiere, dietro a Niger, Botswana e Moldavia e una ricerca dell’Unione Europea ha svelato come l’Italia sia al terzultimo posto nella percentuale di popolazione che si connette a internet almeno una volta a settimana. La copertura della banda larga su rete fissa è ancora un miraggio e solo il 51% degli italiani usa il web regolarmente, mentre la media dei cittadini europei è del 68%.

Per queste ragioni, e per questi numeri, è necessario compiere una riforma nella prossima legislatura. L’abbattimento dell’oligopolio Rai-Mediaset e l’accesso universale alla banda larga sono i temi favoriti nei vari programmi dei partiti. Vediamo più nel dettaglio le proposte, con il Movimento 5 Stelle che è quello che più degli altri mette questi temi al centro del programma.

Adsl, la linea che mette tutti d’accordo
L’assenza o la non adeguatezza delle centraline Adsl e la banda larga che non raggiunge standard adeguati in molti territori impedisce a tantissimi cittadini l’accesso ad internet. Per questa ragione tutti gli schieramenti, dal Pdl, che promuove la diffusione della banda larga e larghissima, fino al Movimento 5 stelle, che più di ogni altro mette al centro del programma questi temi, sono d’accordo col garantire una copertura di rete più adeguata per l’Italia.

Il dibattito sulla Rai
Pd, Sel e Rivoluzione Civile sono d’accordo col dire che ci vorrebbe una legge sul conflitto di interessi nel campo della comunicazione per superare la legge Gasparri, mentre il Movimento 5 stelle vorrebbe smantellare del tutto la rete pubblica, mantenendo un solo canale pubblico.

Se poi il Pdl, all’interno del programma, non fa riferimenti specifici ad alcun piano inerente audiovisivo, il movimento di Oscar Giannino, Fare per fermare il declino, propone di privatizzare tutte le imprese pubbliche, quindi anche la Rai, e inserire nella Costituzione “il principio della concorrenza come metodo di funzionamento del sistema economico, contro privilegi e monopoli d’ogni sorta”.

I costi del rinnovamento
E’ giusto sottolineare come alcune di queste proposte siano a costo zero, o abbiano costi contenuti, mentre altre richiedono ingenti investimenti. Non è chiaro dai vari programmi, illustrati qui sotto nelle loro parti relative all’informazione, dove i partiti intendano trovare i fondi per finanziare i progetti. Tra le proposte più ‘costose’ ci sono ovviamente quelle che promettono di coprire tutto il paese con la banda larga o la fibra ottica.
ECCO TUTTI I PUNTI PRESENTI NEI PROGRAMMI ELETTORALI
Movimento 5 stelle

  • Dare la cittadinanza digitale per nascita, e l’accesso alla rete gratuito per ogni cittadino italiano
  • Eliminare i contributi pubblici per il finanziamento delle testate giornalistiche
  • Nessun canale televisivo con copertura nazionale può essere posseduto a maggioranza da alcun soggetto privato; l’azionariato deve essere diffuso con proprietà massima del 10%
  • Le frequenze televisive vanno assegnate attraverso un’asta pubblica ogni cinque anni
  • Abolire la legge del governo D’Alema che richiede un contributo dell’uno per cento sui ricavi agli assegnatari di frequenze televisive
  • Nessun quotidiano con copertura nazionale può essere posseduto a maggioranza da alcun soggetto privato. Vendita ad azionariato diffuso, con proprietà massima del 10%
  • Abolire l’Ordine dei giornalisti
  • Depenalizzare la querela per diffamazione e riconoscere al querelato lo stesso importo richiesto in caso di non luogo a procedere
  • Vendita ad azionariato diffuso, con proprietà massima del 10%, di due canali televisivi pubblici
  • Un solo canale televisivo pubblico, senza pubblicità, informativo e culturale, indipendente dai partiti
  • Abolire la legge Gasparri
  • Copertura completa dell’ADSL a livello di territorio nazionale
  • Introdurre dei ripetitori Wimax (tecnologie di trasmissioni senza fili,  che consente l’accesso a rete di telecomunicazioni a banda larga) per l’accesso mobile e diffuso alla Rete
Rivoluzione Civile
  • Rompere gli oligopoli nel sistema della comunicazione, varando la legge sul conflitto di interessi e una legge antitrust.
  • Ribadire la centralità del servizio pubblico radiotelevisivo, eliminando l’ingerenza dei partiti, e garantendo una gestione democratica e partecipata della Rai. Le assunzioni devono essere per concorso pubblico sia nelle reti che nelle testate
  • Libero accesso a Internet, che deve essere gratuito per le giovani generazioni e la banda larga va diffusa in tutto il Paese.

Sinistra Ecologia e Libertà

  • Varare di una seria normativa antitrust che disciplina la materia del conflitto di interessi in tutti campi economici, non solo l’audiovisivo. Nessun operatore economico, pubblico o privato, potrà detenere complessivamente quote superiori al 20% di un trust orizzontale o verticale
  • Introdurre nelle scuole di ogni ordine e grado lo studio obbligatorio dei linguaggi audiovisivi
  • La Rai deve rimanere pubblica. Va liberata dai partiti, abolendo la Legge Gasparri. La Rai è di proprietà dello Stato e le fonti di nomina del CdA, per un massimo di 5 componenti, sono il Parlamento, le Regioni, gli utenti e i lavoratori della Rai. Il Consiglio di Amministrazione della Rai è caratterizzato da una governance duale, composta da un comitato di gestione e un comitato di controllo;
  • Nell’ottica antitrust, anche la Rai va ridimensionata e orientata alla qualità
  • Introdurre le licenze creative commons e sviluppare gli open data

Partito Democratico

Sul programma si parla in generale della governance pubblica per il cinema e l’audiovisivo che deve “essere orientata ad obiettivi culturali e di interesse collettivo: la formazione e la qualificazione professionale; il sostegno e la promozione della sperimentazione, dell’innovazione dei linguaggi, delle opere prime e seconde e delle opere difficili; la promozione estera; la diffusione del cinema e dell’audiovisivo presso il pubblico; il sostegno alla fruizione e all’ampliamento della domanda; la salvaguardia e la valorizzazione delle sale di prossimità e dei circuiti di qualità”.

Inoltre il Partito Democratico propone di:

  • Sviluppare l’infrastruttura di rete, per muovere verso la copertura totale e accelerare la copertura in fibra ottica.
  • Promuovere l’accesso alla banda larga

Scelta Civica

Il movimento propone sostanzialmente di proseguire il percorso iniziato dal premier Mario Monti, con il progetto Agenda Digitale, che fissa una serie di obiettivi e di azioni da attuare entro il 2020, rafforzando i quattro assi delle connessioni infrastrutturali a banda larga e ultra larga, delle smart communites/smart cites, della introduzione dell’approccio open data. Diffondere il “cloud computing”, servizio che unisce dati provenienti da più istituzioni e l’e-government, rafforzando gli incentivi per l’utlizzo di tecnologie digitali nei processi amministrativi per fornire servizi ai cittadini.

Popolo della Libertà

  • Libero accesso alle reti
  • Portare a compimento la strategia di Open government e Open data
  • Promuovere l’utilizzo del cloud computing nella pubblica amministrazione
  • Diffondere capillarmente la banda larga e larghissima
  • Fatturazione elettronica

Fare per fermare il declino

  • Liberalizzare rapidamente i settori ancora non pienamente concorrenziali quali ad esempio le telecomunicazioni (inclusi gli assetti proprietari).
  • Privatizzare la Rai, abolire canone e tetto pubblicitario, eliminare il duopolio imperfetto su cui il settore si regge favorendo la concorrenza.
  • Affidare i servizi pubblici, incluso quello radiotelevisivo, tramite una gara fra imprese concorrenti.

 

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