il Ducato » San Girolamo http://ifg.uniurb.it testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino Mon, 01 Jun 2015 01:40:19 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.1.5 testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato no testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato » San Girolamo http://ifg.uniurb.it/wp-content/plugins/powerpress/rss_default.jpg http://ifg.uniurb.it Università Carlo Bo, biblioteche umanistiche in difficoltà per carenza di personale http://ifg.uniurb.it/2015/04/21/ducato-online/universita-carlo-bo-biblioteche-umanistiche-in-difficolta-per-carenza-di-personale/70380/ http://ifg.uniurb.it/2015/04/21/ducato-online/universita-carlo-bo-biblioteche-umanistiche-in-difficolta-per-carenza-di-personale/70380/#comments Tue, 21 Apr 2015 09:15:44 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=70380 san_girolamo

L’ex carcere – ed ex convento – di San Girolamo

URBINO – Carenza di personale e 350mila volumi da gestire. È la situazione delle biblioteche di area umanistica dell’Università Carlo Bo di Urbino. Un patrimonio inestimabile, fiore all’occhiello dell’Ateneo, che attira studiosi da tutto il mondo. Il blocco del turn-over da parte dei governi statali ha impedito che ai dipendenti in pensione subentrassero nuovi assunti, con il conseguente vuoto di personale che negli ultimi anni sta affliggendo le biblioteche di Palazzo Veterani, dell’Istituto di filologia classica e di Palazzo Albani.

“La situazione adesso è un po’ migliorata – ha detto al Ducato il professor Roberto Danese, docente di Filologia classica dell’Università di Urbino – ma fino a poco tempo fa gli studenti non avevano a disposizione nessuno che potesse consegnare loro i libri o che si occupasse della loro ricollocazione esatta. Senza contare che molti volumi, una volta presi in prestito, sparivano senza fare più ritorno negli scaffali della biblioteca. “Spesso i libri che inserivo nei programmi d’esame venivano sottratti a causa del mancato controllo da parte di un personale esperto” dice infatti Danese.

Il problema ha iniziato a manifestarsi quando nelle biblioteche è mancato il personale fisso. Da anni infatti, a causa dei tagli, i dipendenti si spostano da un istituto all’altro senza mai stabilirsi definitivamente nello stesso.  È difficile così che il bibliotecario impari a conoscere accuratamente il materiale che gestisce.

Per circa un anno inoltre a Palazzo Veterani non hanno lavorato professionisti ma solo duecentoristi, studenti che prestano collaborazione all’Ateneo per un periodo limitato. Durante queste fasi di “vuoto” erano i docenti dell’Università a prendersi cura del patrimonio librario. Grazie alla loro passione e al loro attaccamento a questo enorme capitale, le biblioteche erano tenute in ordine.

I libri sono una risorsa fondamentale per l’Università di Urbino. Specialmente per chi studia e lavora in campo umanistico. “Se gli studenti delle facoltà scientifiche hanno bisogno di laboratori – dice Danese – noi abbiamo la necessità di biblioteche efficienti. Il nostro lavoro si basa sui libri”. Non sono mancate quindi le lamentele degli studenti, soprattutto per l’impossibilità di muoversi autonomamente in mezzo a un patrimonio così vasto.

Una situazione che non fa onore all’Ateneo urbinate. Le biblioteche umanistiche cittadine sono conosciute infatti non soltanto in Italia, ma in tutta Europa e nel mondo. Non sono rari gli studiosi stranieri che scelgono di trascorrere un periodo di ricerche a Urbino, spesso arrivando in città per consultare anche un solo libro.

La soluzione c’è e dovrebbe essere pronta a breve. I volumi custoditi nei vari istituti universitari di area umanistica saranno infatti trasferiti all’ex carcere di San Girolamo. I lavori di ristrutturazione dell’edificio dovrebbero essere conclusi entro la fine di giugno. Inizialmente il trasferimento riguarderà il materiale custodito nei locali di Palazzo Veterani, dell’Istituto di Filologia classica e parte del fondo antico della Biblioteca centrale umanistica di Via Saffi. Nei prossimi anni il progetto coinvolgerà i volumi di tutte le biblioteche di area umanistica.

“Creare una struttura centralizzata, concentrando il personale delle singole biblioteche rappresenterà un vantaggio per tutti – ha detto al Ducato Marcella Peruzzi coordinatrice delle biblioteche di area scientifica dell’Università di Urbino, che si sta occupando del progetto – si avrà la possibilità di estendere l’orario di apertura al pubblico e fornire un servizio migliore”. Ancora non c’è una data precisa. “Ma – dice la dottoressa Peruzzi – ci stiamo lavorando da un anno e mezzo e siamo pronti. Non appena la sede sarà ultimata procederemo al trasferimento”.

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Urbino abbandonata: un tour nei luoghi dimenticati della città ducale / FOTO http://ifg.uniurb.it/2014/02/06/ducato-online/urbino-abbandonata-un-tour-nei-luoghi-dimenticati-della-citta-ducale-foto/56646/ http://ifg.uniurb.it/2014/02/06/ducato-online/urbino-abbandonata-un-tour-nei-luoghi-dimenticati-della-citta-ducale-foto/56646/#comments Thu, 06 Feb 2014 11:29:49 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=56646 FOTOGALLERIA La storica Fornace Volponi, la Data, l'ex Megas e l'area archeologica del teatro romano sono solo alcuni dei luoghi abbandonati nel territorio di Urbino. Spazi e strutture lasciate all'incuria. Custodite da lamiere e impalcalcature: segno di restauri iniziati e mai terminati]]> URBINO – Incuria, degrado, trascuratezza. In qualunque modo vogliate chiamare l’abbandono, a Urbino non mancano le testimonianze di come l’opera dell’uomo, nuova o antica che sia, possa finire nel dimenticatoio per decenni, lasciando una cicatrice sul volto della città. Un fenomeno incarnato, ad esempio, dalla Fornace Volponi, patrimonio di architettura industriale e legata a doppio filo con la storia di Urbino. All’epoca della rivoluzione industriale, la fornace era uno dei maggiori produttori di laterizi della provincia: passata a inizio Novecento nelle mani della famiglia Volponi (la stessa del poeta e senatore Paolo), la fabbrica ha chiuso i battenti nel 1971, trasformandosi con il passare degli anni nel rudere attuale.

Diversa la storia della Data: prima antiche scuderie dei Montefeltro, poi restauro incompiuto dell’architetto Giancarlo De Carlo. Al giorno d’oggi, la Data ospita periodicamente esposizioni artistiche, ma buona parte dell’edificio è rimasto allo stato di cantiere, accumulando col tempo rifiuti e ruggine.

Il centro di Urbino è un dedalo di vicoli tutti da scoprire: in uno di questi, via San Domenico, si trovano due gioielli nascosti. Il primo è l‘area archeologica del teatro romano, coperta da una tettoia di lamiera da decenni, al punto che alcuni urbinati di mezza età si ricordano che le lamiere erano lì già durante la loro infanzia. Il secondo è l’Oratorio di San Gaetano, al cui interno si trova un affresco di Ottaviano Nelli risalente al secondo decennio del Quindicesimo secolo: un’opera protetta da sbarre.

A volte capita che l’abbandono coabiti affianco a luoghi vivi: è il caso di Palazzo Veterani, sede della Facoltà di Lettere (ora Dipartimento Discum): parte dell’edificio è inagibile da diversi anni e le finestre integre dell’ala tutt’ora utilizzata sono affiancate da quelle frantumate dell’ala dimenticata.

A poca distanza, in via Santa Chiara, c’è un palazzo residenziale abbandonato da tempo: si trova tra la Fondazione Bo, gioiello di architettura, e l’ex tribunale, altro rudere adesso in fase di recupero. L’edificio fa parte di quel versante di Urbino che per anni ha conosciuto solo l’oblio: l’ex convento di Santa Chiara, fortunatamente, è stato restaurato, mentre quello di San Girolamo, lì a fianco, attende ancora la prima tranche di lavori.

Ma il rischio di abbandono lo corrono anche i numerosi negozi chiusi in centro negli ultimi mesi, o i bagni pubblici vicino alla statua di Raffaello, non eleganti ma necessari, o il distributore di benzina del Sasso, chiuso sei anni fa e rimasto ancora lì in attesa della bonifica del sottosuolo.

Proprio il Sasso è la piccola capitale urbinate dell’incompleto. In cima alla collina si trova un’area artigianale che sarebbe potuta decollare, se non fosse stata costruita nel pieno della crisi economica. La struttura portante è ultimata, ma solo due attività hanno aperto i battenti: il resto del capannone è solo uno scheletro.

Curiosa la sorte dell’ex Megas, un cantiere che non è mai stato ultimato. Nel 2002, la Megas (azienda pubblica per la distribuzione del gas) accese un mutuo per la nuova sede al Sasso. Costo: 4 milioni e 441.000 euro.  I lavori vennero però fermati da una serie di pasticci tecnici e bisticci politici che, accompagnati all’ingresso di Megas in Marche Multiservizi e di quest’ultima nel consorzio Hera, hanno portato alla chiusura del cantiere nel 2007. Da allora, solo cemento e ruggine.

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Il destino di San Girolamo: biblioteca o polo informatico http://ifg.uniurb.it/2012/01/31/ducato-online/il-destino-di-san-girolamo-biblioteca-o-polo-informatico/17760/ http://ifg.uniurb.it/2012/01/31/ducato-online/il-destino-di-san-girolamo-biblioteca-o-polo-informatico/17760/#comments Tue, 31 Jan 2012 18:11:39 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=17760 LEGGI San Girolamo il trasformista]]>

Gli interni dei locali di San Girolamo

URBINO – “In ballo c’è il futuro dell’Università di Urbino”. Cioè: da quello che diventerà San Girolamo dipenderà anche la dislocazione e l’utilizzo degli spazi dell’Ateneo. Anche se lo dice senza troppa enfasi, il rettore Stefano Pivato spiega che “stiamo ancora valutando come utilizzarne gli ambienti”, ma la decisione se destinare l’ex carcere a biblioteca di ateneo oppure ospitare i locali del Sia (il sistema informatico di ateneo) potrebbe influenzare anche l’organizzazione di altre sedi dell’università. “In ogni caso – sottolinea – non dovremo snaturare le caratteristiche di questo luogo”.

Ascolta l’intervista al rettore

I lavori nel lotto 1 procedono spediti ed è proprio Pivato a guidare il sopralluogo fra gli splendidi corridoi voltati a botte, di quello che fu prima un convento poi un carcere e adesso rappresenta una opportunità di sviluppo per l’università di Urbino. Solamente i bagni e gli impianti, per ora, sono a buon punto. Le sale, i corridoi e gli altri ambienti sono ancora grezzi e soprattutto vuoti, in attesa di conoscere quale sarà la loro destinazione d’uso. Se saranno sale lettura o laboratori informatici. Si cerca di accelerare i tempi anche perché i soldi per la sistemazione definitiva del primo lotto ci sono: l’Università, che ha in comodato d’uso permanente la struttura (di proprietà del ministero delle Finanze), ha ottenuti i fondi europei del Fas (fondi aree sottoutilizzate) per un importo di circa un milione e 500 mila euro.

Il problema, semmai, riguarda il lotto 2, quello al piano inferiore della struttura, per cui mancano completamente i fondi e non è chiaro come l’Università cercherà  di reperirli. Come anticipato dal nostro giornale una soluzione potrebbe essere quella di vendere i collegi Tridente, Vela e Aquilone. A dire queste cose era stato il prorettore dell’università Vilberto Stocchi e oltre a quella farla diventare la biblioteca più grande della città aveva aggiunto: “Vorremmo che questo spazio diventasse aperto a tutti i cittadini, magari prolungando l’orario di apertura fino alle 23”. “Fra poche settimane – conclude Pivato – saprete tutto”.

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Foto di San Girolamo nel 1970

URBINO  – E’ stata chiesa e convento, asilo e scuola, poi carcere. Ora potrebbe diventare una mega biblioteca, degna di un prestigioso campus universitario anglosassone. San Girolamo cambia sempre volto, e nella sua storia si rispecchiano i mutamenti della società e dei costumi della città. L’edificio nacque all’inizio del ‘400 come convento per opera dei Gerolamini, un ordine monastico ispirato alla spiritualità di San Girolamo.

Nel 1427 la confraternita ricevette in dono dal cardinale Ottaviano degli Ubaldini un terreno che è quello dove si trova l’edificio attuale, inaugurato nel 1474. Giuseppe Tosi, l’architetto ed ebanista urbinate ampliò il convento, con una ristrutturazione integrale nel 1780. In epoca napoleonica, dal 1808 al 1814, furono soppressi gli ordini monastici e chiusi i conventi. Con l’arrivo dei piemontesi, i Gerolamini rientrarono come precettori e il convento si trasformò in asilo d’infanzia e scuola primaria e normale fino al 1887.

Poi un evento straordinario: nel 1883 ci furono le celebrazioni raffaellesche a Palazzo Ducale, dove, al piano terra, c’era il carcere. Uno scandalo, di sopra le celebrazioni di Raffaello con le massime autorità ducali, di sotto i detenuti dietro le inferriate che imprecavano contro i ministri e i ricchi della città, come scrisse quei giorni un caustico Corrado Ricci, storico dell’arte e giornalista dell’epoca. Iniziò una campagna di stampa di letterati e intellettuali, tra i quali anche Giosuè Carducci, per spostare i carcerati, imprigionati nel piano terreno di Palazzo Ducale.

“Dopo l’unità d’Italia – racconta l’architetto Sergio Feligiotti – fu stabilito che l’area di San Girolamo fosse destinata all’accademia delle Belle Arti, che allora si trovava nell’attuale sede di Economia e Commercio in via Saffi. Intanto la scuola Gerolamina era stata trasferita al convento di San Benedetto”. Poi il dibattito sui giornali deviò la decisione: l’accademia venne trasferita a Palazzo Ducale e il 9 maggio 1884, il carcere fu trasferito nel convento di San Girolamo dove rimase per un secolo intero, fino al 1987.

I segni patinati degli anni Ottanta erano evidenti fino a poco tempo fa: “Quando abbiamo iniziato i lavori, in quelle che erano celle, erano attaccati poster di Senna e Piquet, e di donnine osé, le prime pornostar come Cicciolina”- parla divertito l’architetto. Nel 1999 il manufatto passa dal ministero di Grazia e Giustizia a quello delle Finanze. Nel 2000 il desiderio di Carlo Bo è fare dell’edificio di San Girolamo, di fronte alle finestre di casa sua, una sede universitaria. Riesce così ad ottenere il comodato d’uso gratuito perpetuo in concessione all’ateneo. Ora la struttura ospita il centro di restauro di Belle Arti, e gli architetti stanno portando avanti il recupero di due piani dell’edificio.

Il progetto degli architetti Ferri-Feligiotti

Questo è il passato. In futuro, l’ex convento ed ex carcere potrebbe trasformarsi nella più grande biblioteca di Urbino. L’idea dell’università è, infatti, quella di trasferire qui tutti i libri del polo umanistico che oggi si trovano nelle varie facoltà. “Vorremmo che questo spazio fosse aperto anche ai cittadini – dice il Prorettore Vilberto Stocchi – e non solo agli studenti, magari prolungando l’orario di apertura fino alle 23”.

Oltre a scaffali carichi di libri, computer con l’accesso alle principali riviste elettroniche, sale lettura e aule attrezzate per workshop, l’edificio dovrebbe ospitare anche il sistema informatico d’ateneo. Nel giardino poi, quello che si affaccia su via delle Mura, verrebbero ricavate alcune aule, ma senza alterare la struttura. Il risultato sarebbe, quindi, delle architetture a terrazza letteralmente ricoperte di verde che potrebbero essere destinate all’internazionalizzazione. “Abbiamo stipulato una convenzione con l’università di S. Antonio del Texas – dice Stocchi – che prevede che alcuni dei loro studenti di architettura vengano a Urbino per un semestre. Quello spazio potrebbe essere l’ideale per svolgere lezioni di italiano per gli studenti stranieri”.

Le idee, quindi, ci sono. Il resto dovrà arrivare. “Dovremmo fare un bando pubblico – spiega il Prorettore – in cui venga chiesto il progetto operativo e la commissione, costituita da Università, Sovrintendenza e ufficio Urbanistica, dovrebbe poi valutare le proposte. I lavori dovrebbero, quindi, essere assegnati nel giro di 60 giorni”.Ma a mancare sono anche i soldi. Per realizzare l’intero complesso ci vorranno circa sei/sette milioni di euro. L’ipotesi dell’Università è quella di vendere tre collegi (Vela, Aquilone e Serpentine) alla Regione e ottenere, così, 12 milioni di euro. In questo modo potrà azzerare il mutuo con Banca Marche e potrà essere libera di stipularne un altro per questo e altri lavori.

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