il Ducato » shoah http://ifg.uniurb.it testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino Mon, 01 Jun 2015 01:40:19 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.1.5 testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato no testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato » shoah http://ifg.uniurb.it/wp-content/plugins/powerpress/rss_default.jpg http://ifg.uniurb.it La Memoria palestinese, mostra fotografica all’aula C3 http://ifg.uniurb.it/2015/01/27/ducato-online/la-memoria-palestinese-mostra-fotografica-allaula-c3/63914/ http://ifg.uniurb.it/2015/01/27/ducato-online/la-memoria-palestinese-mostra-fotografica-allaula-c3/63914/#comments Tue, 27 Jan 2015 17:40:04 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=63914 URBINO – Non solo memoria ebraica, ma anche quella palestinese. Così nel giorno in cui il mondo ricorda l’uccisione di 6 milioni di ebrei per la Shoah, i ragazzi della Libera Biblioteca De Carlo hanno organizzato una mostra fotografica per ricordare un altro conflitto che si consuma ogni giorno.

L’esposizione (che rimarrà aperta anche per i prossimi giorni) è allestita nell’aula C3 del polo Volponi, occupata da quasi due anni, assieme alla proiezione del documentario This is my land Hebron, storia di una città di frontiera rivendicata sia dai palestinesi che israeliani per le tombe dei profeti.

Per loro oggi è importante rinnegare il nazifascismo senza chiudere gli occhi di fronte al conflitto palestinese. Un “lavoro diverso” così l’hanno definito “per ricordare il genocidio palestinese senza faziosità. Non siamo antisemiti, ma antisionisti contro l’occupazione israeliana”

Quaranta scatti ad opera di due ragazzi italiani. Venti narrano la cacciata dei beduini del deserto, 90mila nel 1948 quando venne riconosciuto lo stato d’Israele. Gli altri dalla valle del Giordano, a Betlemme, fino a Nablus, un campo palestinese in una delle più estese città della Cisgiordania, fermano su pellicola la quotidianità dei profughi. Infine una serie di pannelli ripercorre la cronistoria di questi territori: dalla seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri.

Oggi i palestinesi sono ancora un popolo senza terra nonostante sia ormai riconosciuto dalla maggioranza della comunità internazionale. Le tensioni a Gaza e nei territori occupati e i rapporti con Israele e gli Stati Uniti però rendono questo un nodo ancora delicato da risolvere.

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L’ultima lettera di Maria Rosenzweig al figlio http://ifg.uniurb.it/2015/01/27/ducato-online/lultima-lettera-di-maria-rosenzweig-al-figlio/63961/ http://ifg.uniurb.it/2015/01/27/ducato-online/lultima-lettera-di-maria-rosenzweig-al-figlio/63961/#comments Tue, 27 Jan 2015 17:28:44 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=63961 [continua a leggere]]]> Pubblichiamo la lettera di Maria Rosenzweig al figlio Giorgio, scritta il giorno della sua morte nell’eccidio all’aeroporto di Forlì.

COPIA TRADOTTA
Invio traduzione della lettera scritta in italiano da Pacht, nome da nubile Rosenzweig Maria, al figlio Pacht Giorgio ( a cui si fa riferimento nella dichiarazione della madre superiora Pierina Silvstri, suora delle carceri civili di Forlì).

Carcere Civile
Forlì, 13 settembre, 1944

Carissimo Giorgio, mio solo tesoro,

oggi è un mese che sono arrivata qui. La disgrazia avvenne l’otto agosto nel pomeriggio. Eravamo a Comeriziolo, in un podere a circa sei km da Sant’Angelo, in cui eravamo rimasti come sfollati per sei settimane, quando sette soldati tedeschi armati della polizia, ci hanno fatto prigionieri. Ci hanno perquisito i bauli, togliendoci tutti i documenti, le lettere, ecc. Poi ci hanno portato ad Urbania, vicino a Sant’Angelo, dove siamo stati detenuti dalla polizia fino al 12 agosto.

Siamo arrivati qui la mattina del 13 agosto, dopo una notte intera di viaggio su un autocarro. Il tuo povero padre fu portato via il cinque, di sera, con altri otto ebrei a lavorare in Germania.

Giorgio carissimo, fino a quando tuo padre era qui potevo almeno vederlo tra le sbarre guardando dalla finestra. La vera tragedia comincia quando sono rimasta qui sola, con il cuore straziato dalla pena e dalla tortura, al pensiero della fine che potrebbe aver fatto il tuo povero padre e di ciò che accadrà a me. Ci sono sette di noi qui, tutte ebree, che aspettano di essere portate via in ogni momento.

Ti sto dando tutte queste informazioni, caro Giorgio, cosicché quando la guerra sarà finita conoscerai tutti i dettagli necessari per rintracciarci o per sapere cosa ne è stato di noi.

La polizia ci ha consegnato al QG delle SS tedesche, noi ora dipendiamo da loro.

Tutte le proprietà di valore che avevamo addosso ci sono state confiscate, a tuo padre hanno preso 1370 lire e 1000 lire a me. Ci hanno tolto anche gli anelli nuziali, che noi tenevamo come sacri e come i simboli della nostra unione matrimoniale. Hanno portato via anche la sveglia che ci avevi regalato. Mi hanno lasciato una lira cosicché ho potuto comprare della frutta.

Ho aiutato tuo padre con la frutta per quanto ho potuto, ma ora, caro figlio, tuo padre è senza un soldo. Non ha né mezzi né vestiti invernali. Preghiamo solo Dio giorno e notte che ci aiuti e ci faccia ritrovare tutti insieme. Che Dio ci aiuti presto e ci salvi. Le cose sono molto tristi per noi; il mio solo desiderio ora è quello di salvare la mia vita e di trovare tuo padre sano e salvo e te carissimo figlio.

Se sarà desiderio di Dio quello di non salvarci, mio carissimo Giorgio, sarò felice se un giorno potrai venire a Sant’Angelo in Vado a trovare la nostra cara padrona di casa, insegnante, Signorina Wilma Clementi, via Zuccari n. 18. Questo spirito nobile e sua sorella Edda, sono state molto gentili con noi; ci hanno sempre aiutato e ci sono state vicine nei momenti di sconforto.

In quest’ora così grave il mio spirito è con loro e con i loro figli, e pure con il marito di Edda, Carlo. Il mio cuore è pieno di gratitudine e salute. Con Wilma sono rimaste tre scatole piene di nostre proprietà, magari è riuscita a salvare qualcosa. Forse è riuscita a tenersi le mie due pellicce, una macchina da scrivere Olivetti, un po’ di argenteria e della biancheria. Tutte le altre cose ci sono state tolte dai tedeschi, e dopo l’arresto ci è stato preso tutto quello che avevamo addosso.

A Camerigiolo, l’ultimo posto dove abbiamo alloggiato, i padroni di casa, Annibale e Augusta Bigini, erano nostri amici. Magari riuscirai a trovare anche loro a Sant’Angelo in Vado, a casa loro in piazza Garibaldi. Erano presenti quando ci hanno portato via. Ho consegnato alla Signora Augusta una scatola che ci era stata spedita da G. B. il cugino di tuo padre. Forse questa scatola è stata tenuta per te. Il Signor Annibale teneva i nostri due bauli nel suo armadio. Uno era pieno di vestiti, mentre nell’altro c’era della biancheria.

Vedrai se questi oggetti sono ancora là. Non troverai il secondo baule con i vestiti e gli oggetti di valore e neppure la borsa grande con la biancheria da letto poiché erano nel rifugio dove vivevamo. Ma troverai sicuramente tutto quello che Wilma è riuscita a tenere per te, a casa sua.

Mentre ero qui, in prigione ho consegnato due fotografie alla sorella Valeriana che con me è stata come una madre. Le fotografie sono tue, di quando eri bambino; le ho consegnato anche un diario su di te del 1925, scritto da me. Le ho dato anche una penna stilografica, un regalo che mi fece tuo padre nel 1938, una comune collana di corallo, e altre tre spille. Tieni queste cose caro Giorgio, come le ultime cose di tua madre e come ultimo saluto.

Se Dio vuole, tutto potrebbe ancora finire bene, e noi potremo ancora ritrovarci tutti insieme ed essere felici. Chiedo a Dio con tutto il mio cuore e il mio spirito questa grazia. Sono molto modesta adesso, Giorgio. Non penso a cose terrene, il mio solo pensiero è quello di ritrovare tuo padre e di poter stare ancora con te. Se Dio mi farà questa grazia sarò felice con quel poco che possiedo.

Non chiedo nient’altro, carissimo Giorgio, e spero che tu sia in buona salute e in buone condizioni. L’ultima volta che abbiamo ricevuto tue notizie è stato con il telegramma del 19 agosto ’43; il giorno del mio compleanno. Tutte le altre lettere dal luglio ’44 al dicembre ’43, ci sono state rispedite nel ’44 con un francobollo che diceva “servizio sospeso”. Abbiamo spedito alcuni messaggi attraverso la Croce Rossa. Non sappiamo cosa tu stia facendo né dove tu sia al momento, carissimo figlio.

Spero che tu sia in grande di studiare come hai sempre desiderato, carissimo Giorgio. Quando eri piccolo sei sempre stato la mia gioia e il solo scopo della mia vita. È stato il volere di Dio che ci separassimo quando eri ancora un bambino, a soli 14 anni. Sono passati più di sei anni da quando ci siamo separati. In questi anni sarai cresciuto molto, figlio mio; avrai anche sofferto, caro. Quanto sto aspettando ed ho aspettato il giorno in cui ti potrò riabbracciare.

Adesso, mentre scrivo questa lettera, e credo che il buon Dio ci farà la grazia, mi faccio coraggio e paziento. Giorgio, caro, immagino che tu sia un uomo buono e bello; come vorrei poterti vedere, forte, coraggioso e capace di crearti una vita indipendente. Vorrei vederti sposato ad una brava ragazza che sia in grado di darti la felicità che desideri. Vorrei poter vedere i tuoi figli; mi piacerebbe avere un nipotino mio.

Dio, fammi la grazia di riuscire a vivere per te e per tuo padre. Sii buono mio caro figlio e moderato in tutto. Non chiedere troppo dalla vita. Se sarai abbastanza fortunato di vivere nell’abbondanza, pensa sempre a coloro che sono poveri e sfortunati. La fortuna va e viene, così […]

Stamane ci portano via. Non so dove, forse a lavorare da qualche parte. Spero di rivederti presto, mio caro Giorgio. Ti abbraccio forte.

Tua mamma

Una copia della lettera si trova presso l’archivio ISCOP di Pesaro.

LEGGI: Giorno della memoria, il ricordo dei 17 ebrei urbinati uccisi a Forlì

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Giorno della memoria, il ricordo dei 17 ebrei urbinati uccisi a Forlì http://ifg.uniurb.it/2015/01/27/ducato-online/giorno-della-memoria-il-ricordo-dei-17-ebrei-urbinati-uccisi-a-forli/63823/ http://ifg.uniurb.it/2015/01/27/ducato-online/giorno-della-memoria-il-ricordo-dei-17-ebrei-urbinati-uccisi-a-forli/63823/#comments Tue, 27 Jan 2015 12:40:31 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=63823 LEGGI: Salvarono una famiglia ebrea: Israele celebra i “giusti” di Urbino | L’ultima lettera di Maria Rosenzweig]]> manifestoURBINO- “Mi raccomando se non dovessi tornare, vai dalla famiglia di urbinati che ci ha ospitati”. Sono le ultime istruzioni scritte in una lettera per il figlio Giorgio da Maria Rosenzweig, un’ebrea catturata il 13 l’otto agosto 1944 a Urbino S. Angelo in Vado dalle truppe nazi-fasciste assieme ad altre 16 persone. Maria scrive al figlio dal carcere di Forlì dove è stata internata. È il giorno 13 settembre, poco più di  un mese dopo la cattura: i carcerieri le hanno detto che partirà per la Germania, in realtà due ore dopo sarà uccisa assieme ai suoi compagni di prigionia all’aeroporto di Forlì.

Così è stata ricordata e celebrata ieri la giornata della memoria all’Istituto comprensivo Anna Frank di Montecalvo in Foglia dal professor Paride Dobloni che ha parlato della Shoah e raccontato alcune storie di famiglie ebree della zona.

Sono state ricordate le gravi colpe degli italiani, le leggi razziali, la collaborazione  coi reparti nazisti nei rastrellamenti; ma si sono ricordati anche italiani, famiglie, che hanno rischiato la propria vita per proteggere i perseguitati.

Maria Rosenzweig è una dei 17 ebrei di Urbino catturati in agosto. Al momento del rastrellamento la maggior parte di loro era ricoverata nell’ospedale della città; infatti avevano pensato di sfuggire ai loro aguzzini proprio fingendosi malati: “Pare infatti che alcuni ebrei si praticassero iniezioni di latte, che farebbe salire la temperatura corporea” ha spiegato Dobloni.

Un mese più tardi sono stati uccisi all’aeroporto di Forlì perché non c’erano i treni per portarli in Germania.

Il professor Dobloni ha poi ricordato anche la famiglia Saul, nascosta prima dalla famiglia Lobati e poi da quella Marcheggiani.  In un primo momento i Saul, padre madre e due figli, si sono rifugiati a Rancitella nella casa di Goffredo Lobati. Ma durante la messa del ringraziamento del 31 dicembre 1943, il parroco del paese ha ammonito i suoi fedeli, ricordando che ospitare degli “indesiderabili” era pericoloso per tutta la comunità. I Lobati spaventati hanno fatto fuggire i Saul e li hanno portati quella notte stessa alla casa di Ivo Marcheggiani, a Monte Avorio, dove sono rimasti per sei mesi, fino alla liberazione di queste terre; poi sono emigrati in Argentina.

Nel 2012 Ivo Marcheggiani e tre componenti della famiglia Lobati: Goffredo, Stefania e il figlio Adolfo sono stati dichiarati “Giusti tra le nazioni” da Israele, su richiesta dei discendenti dei Saul.

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Bando Fondazione Auschwitz: borsa da 3.125 euro. Scadenza 31 gennaio http://ifg.uniurb.it/2015/01/20/ducato-notizie-informazione/bando-fondazione-auschwitz-borsa-da-3-125-euro-scadenza-31-gennaio/63113/ http://ifg.uniurb.it/2015/01/20/ducato-notizie-informazione/bando-fondazione-auschwitz-borsa-da-3-125-euro-scadenza-31-gennaio/63113/#comments Tue, 20 Jan 2015 17:25:18 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=63113 [continua a leggere]]]> Urbino – Ancora dieci giorni per partecipare al bando della Fondazione Auschwitz: in palio un assegno di ricerca da 3.125 euro. Il progetto è destinato a tutti gli studenti, i ricercatori e gli artisti e va presentato entro il 31 gennaio.

Gli ambiti di ricerca sono:

– Il Nazional-socialismo e il III° Reich (storia, politica, economia, società, cultura ed ideologia)
– I crimini e il genocidio a opera dei nazisti, così come i meccanismi e i processi che li hanno generati
– Le conseguenze di tali eventi sulle società contemporanee e sulla memoria collettiva
– I fenomeni simili del passato e di oggi

Il progetto prescelto sarà sviluppato nell’arco di tre anni e, in collaborazione con un ateneo o istituto di ricerca nazionale o internazionale, sarà unito a un contratto di pubblicazione. Nella selezione sarà prestata particolare attenzione ai progetti con finalità culturali come sceneggiature, documentari, film, opere teatrali e arti plastiche.

Una commissione di esperti esaminerà i lavori presentati e, oltre al vincitore, potrà stipulare un contratto di ricerca anche con gli autori dei progetti più meritevoli.

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Giornata della Memoria, lettura da “La banalità del male” alla Sala del Maniscalco http://ifg.uniurb.it/2014/01/28/ducato-online/giornata-della-memoria-lettura-da-la-banalita-del-male-alla-sala-del-maniscalco/55747/ http://ifg.uniurb.it/2014/01/28/ducato-online/giornata-della-memoria-lettura-da-la-banalita-del-male-alla-sala-del-maniscalco/55747/#comments Tue, 28 Jan 2014 11:04:46 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=55747 lettura-arendt URBINO- “Persone comuni sono stati capaci di gesti eccezionali, è per questo che bisognerebbe parlare di banalità del bene. A volte per essere un giusto bisogna andare contro corrente”.  A sessantanove anni dall’apertura dei cancelli di Auschwitz l’attore Giacomo Tarsi rilegge  Hannah Arendt. Urbino ha scelto “La banalità del male” per non dimenticare le vittime della Shoah, l’opera che  ricostruisce il processo al gerarca nazista Adolf Eichmann.

Il suggestivo omaggio alla memoria è andato in scena nella Sala del Maniscalco dove Tarsi ha letto alcuni brani del testo della filosofa tedesca scelti dal professor Marco Cangiotti, ordinario di Filosofia Politica dell’Università di Urbino.

L’evento è stato inaugurato da un intervento dell’assessore alla Cultura Lucia Pretelli, che ha sottolineato l’importanza di ricordare. “Questo scempio – ha dichiarato la Pretelli – non si deve più ripetere. Questa iniziativa nasce per non far dimenticare che nei campi di concentramento nazisti sono morte più di sei milioni di persone”.

“Noi facciamo memoria della Shoah – ha aggiunto Marco Cangiotti – perché se ne possa fare esperienza, cioè provare, contattare, gustare e soprattutto dare un giudizio di valore su quello che è successo, un giudizio che ci deve orientare nella vita. La memoria ha senso solo se si trasforma in azione responsabile”.

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Due famiglie di Urbino premiate per il coraggio. Salvarono i Saul dalla Shoah http://ifg.uniurb.it/2013/06/04/ducato-online/due-famiglie-di-urbino-premiate-per-il-coraggio-salvarono-i-saul-dalla-shoah/49846/ http://ifg.uniurb.it/2013/06/04/ducato-online/due-famiglie-di-urbino-premiate-per-il-coraggio-salvarono-i-saul-dalla-shoah/49846/#comments Tue, 04 Jun 2013 20:34:12 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=49846 LEGGI Nascosti in un casolare di campagna]]> URBINO – “Chi salva una vita è come se salvasse il mondo intero”. È questa la frase, ripresa dal Talmud, che Sara Gilad, prima Assistente dell’Ambasciata di Israele a Roma, ha scelto di citare prima di consegnare la medaglia “Giusto fra le nazioni”. Il riconoscimento è stato dato martedì, al Collegio Raffaello, a due famiglie di Urbino, i Lobati e i Marcheggiani, in memoria di Goffredo e Stefania Lobati e il figlio Adolfo e Ivo Marcheggiani, che hanno salvato una famiglia ebrea dallo sterminio, i Saul.

Una cerimonia che ha raccolto le testimonianze dei salvati e dei salvatori e che ha visto la partecipazione di un pubblico emozionato. Commossi erano soprattutto i quattro figli di Albert Saul, venuti dall’Argentina: i loro genitori furono salvati insieme ai nonni dalle due famiglie urbinati. I figli dei Lobati e dei Marcheggiani erano seduti accanto ai Saul e hanno ascoltato gli interventi tenendosi le mani.

“Le persone a cui dobbiamo tanto non sono tutte qui con noi ma c’è chi li rappresenta”, ha affermato il sindaco di Urbino Franco Corbucci all’inizio della cerimonia. “Loro non hanno voltato le spalle ma hanno scelto di guardare negli occhi l’ingiustizia, hanno scritto una pagina di democrazia nel nostro territorio”. Il coraggio di non voltare le spalle è stato al centro anche dell’intervento del presidente della provincia Pesaro e Urbino, Matteo Ricci: “Quello che è successo qui è esemplare perché, mentre molti italiani hanno scelto di far finta di non vedere, i Lobati e i Marcheggiani hanno avuto il coraggio di rischiare la vita”.


Durante il periodo della Shoah, infatti, chi nascondeva un ebreo veniva ucciso mentre chi denunciava la sua presenza riceveva un premio in denaro, che poteva raggiungere anche le cinquemila lire. I Lobati e Marcheggiani hanno scelto di rischiare, insieme a molte altre famiglie di Urbino. “All’uscita delle leggi razziali gli urbinati erano stupiti: l’effetto fu contrario – afferma Maria Luisa Moscati Benigni, rappresentante della comunità ebraica di Urbino – si strinsero con affetto e rispetto attorno alle famiglie”. Furono, infatti, molto disponibili ad aiutare la popolazione ebrea, presente in città fin dal ‘400: spalancarono le porte dei conventi, delle case in campagna, delle chiese per offrirgli protezione. Il comportamento degli urbinati fu, dunque, impeccabile. Ma i tedeschi riuscirono a penetrare in città: l’8 settembre del ’43 quattro ebrei finirono nelle mani di una retata delle SS tedesche e furono uccisi a Forlì. “Se non fosse per queste quattro persone – afferma la Moscati – Urbino potrebbe essere annoverata tra i giusti delle nazioni al museo della Shoah”.

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“Hanno rischiato la vita per degli sconosciuti”: così i Saul ricordano i “giusti” di Urbino http://ifg.uniurb.it/2013/06/04/ducato-online/hanno-rischiato-la-vita-per-degli-sconosciuti-cosi-i-saul-ricordano-i-giusti-di-urbino/49866/ http://ifg.uniurb.it/2013/06/04/ducato-online/hanno-rischiato-la-vita-per-degli-sconosciuti-cosi-i-saul-ricordano-i-giusti-di-urbino/49866/#comments Tue, 04 Jun 2013 19:45:32 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=49866 [continua a leggere]]]> URBINO – Anno 1943, il confine tra la vita e la morte nelle campagne di Urbino era la porticina nascosta di una soffitta in un casolare di campagna. Lì dietro, mentre i tedeschi bussavano alla porta di Ivo Marcheggiani, si nascondeva l’intera famiglia ebrea dei Saul, composta dal padre Mosè, dalla madre Ester e dai figli Nissim e Susan.

Terrorizzati, minacciati, destinati a subire il genocidio nazista, trovarono nella gente di Urbino la loro salvezza. “Ivo Marcheggiani – raccontano i figli di Nissim – riuscì a distrarre i tedeschi con gli alcolici un giorno che, non so come, arrivarono alla porta del casolare”.

Quando poi gli ufficiali occuparono un’ala della casa, la famiglia Saul fu presentata come parte della famiglia Marcheggiani e i loro nomi divennero italiani: Mosè mutò in Maurizio, Susan divenne Margherita e Nisim si trasformò in Alberto, l’unico costretto a rimanere nascosto in soffitta perché, in età di leva, avrebbero potuto considerarlo un disertore.

La storia dei Saul, però, aveva una origine molto più lontana: dalla Turchia si trasferirono a Trieste negli anni ’30 e furono costretti a scappare nel 1943 per arrivare a Urbino, l’8 dicembre, trovarono rifugio prima nella casa della famiglia Lobati di Rancitella. Dopo solo un mese, però, Stefania Lobati tornò a casa dalla messa affranta: il sacerdote aveva dichiarato dall’altare la presenza nei dintorni “di persone sgradite”, minacciando che le avrebbe denunciate presto. Assieme al marito Goffredo decise di incaricare il figlio Adolfo, 23 anni, di accompagnare la famiglia Saul in un posto più sicuro.

Di notte, nella neve del 31 dicembre, i Saul bussarono alla porta del Marcheggiani e lì rimasero nascosti fino al 28 agosto del 1944, giorno della Liberazione di Urbino.

Margherita raccontava che, nel momento di lasciare la città, un ufficiale tedesco l’aveva salutata con un cordiale “shalom“. Un anno dopo, la famiglia partì per Trieste e poi per l’Argentina.

“Urbino è per noi parte della storia della nostra famiglia: nostro padre è qui, è vivo oggi. La città è come una casa in cui ancora vive”: Rita, Jose, Maurizio e Gabriel sono i quattro figli di Nissim, i primi tre sono arrivati dall’Argentina per consegnare la medaglia di “Giusto fra le nazioni” ai discendenti delle famiglie Marcheggiani e Lobati, Gabriel è arrivato da Parigi. Nei loro occhi c’è tutta la commozione di una storia piena di amore e riconoscenza per l’umanità, c’è la volontà di essere grati a chi ha permesso la creazione delle generazioni future.

I Saul hanno segnalato al museo Yad Vashem di Israele ciò che quelle due famiglie di Urbino hanno fatto per loro, hanno consegnato il memoriale scritto da loro padre Mosè prima che morisse nel 2003, grazie a loro l’ambasciata di Israele aRoma ha deciso di attribuire la medaglia: “Mio padre e mia nonna (Ester), che viveva con noi – hanno detto – ci hanno raccontato questa storia con naturalezza, non come una vicenda triste, ma come un fatto di vita che ci permettesse di guardare al futuro, non solo al passato. Sentiamo di dover ringraziare tutte le persone che ci hanno accolto e vogliamo trasmettere alle prossime generazioni questa testimonianza: il nostro grazie va alle famiglie che hanno salvato delle vite umane anche mettendo in pericolo la propria vita e quella della propria famiglia. Rischiando per degli sconosciuti”.

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“Mostry” senza paura: teatro per ragazzi domenica 17 al Sanzio. Entrata libera http://ifg.uniurb.it/2013/02/13/ducato-notizie-informazione/mostry-senza-paura-teatro-per-ragazzi-domenica-17-al-sanzio-entrata-libera/34813/ http://ifg.uniurb.it/2013/02/13/ducato-notizie-informazione/mostry-senza-paura-teatro-per-ragazzi-domenica-17-al-sanzio-entrata-libera/34813/#comments Wed, 13 Feb 2013 17:34:59 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=34813 [continua a leggere]]]> URBINO – Domenica 17 febbraio la Stagione Teatrale Ragazzi 2012-2013 torna al Sanzio di Urbino con un nuovo spettacolo: “Mostry” della compagnia “Eccentrici Dadarò”. Ad opera di Matteo Lanfranchi e Fabrizio Visconti, un mostro “fifone” salirà sul palco per insegnare come affrontare le proprie debolezze attraverso nuove sfide. Rivolto a grandi e piccini, lo spettacolo gratuito avrà inizio alle 17.00.

“Mostry” sarà la terza delle cinque rappresentazioni che caratterizzano il Teatro Ragazzi di questa stagione, alimentato dal filo rosso della paura e del silenzio da rompere in ogni modo. Come quel silenzio che ha ovattato la Shoah, affrontato con lo spettacolo “Pinosso – le avventure di uno scheletrino ebreo” lo scorso 27 gennaio, perché dimenticare è addormentarsi nel mancato coraggio di lasciarsi spazzare via.

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