il Ducato » silvano rizza http://ifg.uniurb.it testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino Mon, 01 Jun 2015 01:40:19 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.1.5 testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato no testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato » silvano rizza http://ifg.uniurb.it/wp-content/plugins/powerpress/rss_default.jpg http://ifg.uniurb.it Massimo Russo e Luca Tremolada a Urbino: “Il futuro del giornalismo è già arrivato” http://ifg.uniurb.it/2014/04/05/ducato-online/massimo-russo-e-luca-tremolada-a-urbino-il-futuro-del-giornalismo-e-gia-arrivato/60807/ http://ifg.uniurb.it/2014/04/05/ducato-online/massimo-russo-e-luca-tremolada-a-urbino-il-futuro-del-giornalismo-e-gia-arrivato/60807/#comments Sat, 05 Apr 2014 14:45:02 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=60807 a sinistra Luca Tremolada (Il Sole 24 Ore), accanto Massimo Russo (direttore Wired)

a sinistra Luca Tremolada (Il Sole 24 Ore), al suo fianco Massimo Russo (direttore di Wired)

URBINO – Ci sono un matematico, un programmatore e un giornalista. Non è l’inizio di una barzelletta ma l’assetto di lavoro al quale le redazioni dovranno fare l’abitudine se non vogliono rimanere fuori dalla nuova era del data journalism.

È il messaggio del direttore di Wired Massimo Russo e Luca Tremolada, giornalista del Sole 24 Ore, che questa mattina hanno aperto la giornata di appuntamenti dedicata all’Ifg di Urbino e ai suoi ex allievi.

Un argomento che avrebbe interessato Luca Dello Iacovo, allievo del biennio 2004-2006, scomparso nel dicembre 2013 e ricordato oggi dai suoi colleghi di corso. Luca, che collaborava con l’inserto Nòva del Sole 24 Ore, era un grande appassionato di innovazione anche nel giornalismo.

Nel video: la giornalista Laura Troja legge i ricordi scritti dai compagni di corso di Luca Dello Iacovo.

“La novità che viviamo oggi – ha spiegato Luca Tremolada – sta nella grande disponibilità di dati e nella facilità d’uso di un gran numero di strumenti che permettono di rielaborare le informazioni per renderle fruibili a tutti”. I numeri nel giornalismo ci sono sempre stati, soprattutto nei quotidiani economici: “Al Sole una volta ci chiedevano di mettere una cifra ogni tre righe – ricorda Tremolada – oggi non possiamo farne a meno visto che solo le stesse amministrazioni pubbliche che cominciano a rendere pubblici i propri dati”.

Le redazioni dei grandi gruppi editoriali italiani si stanno gradualmente aprendo al lavoro sui dati: “Il grande fermento – aggiunge Tremolada – arriva anche da una serie di collettivi autonomi, gruppi di bravi giornalisti e programmatori che grazie ai dati sperimentano strade nuove”. Un esempio è il newsgame, videogiochi utilizzati come strumenti per interpretare le notizie, come l’americano DebTetris di David McCandless, che attraverso un videogame spiega il meccanismo dei mutui subprime.

LIVETWEETING – La cronaca della giornata

Emblematici sono stati poi i casi di Wikileaks di Julian Assange e le rivelazioni emerse dai documenti decapitati dall’ex analista della Nsa Edward Snowden. Sono i big data, imponenti quantità di dati e informazioni che nel primo caso in particolare: “Hanno costretto le cinque grandi redazioni che li hanno ricevuti – spiega Tremolada – a elaborare enormi quantità di file pubblicati in una serie di articoli in contemporanea: Assange ha saputo hackerare il sistema giornalistico mondiale sfruttando anche il timore di ogni redazione di ‘prendere un buco’ dagli altri che possedevano i dati”.

“Ci sono state più innovazioni negli ultimi cinque anni che da cinquant’anni a questa parte – ha detto Massimo Russo – siamo e saremo costretti a modificare il nostro modo di produrre le notizie e anche di fruirle, viviamo in un momento storico paragonabile solo al 1775 quando fu inventata la macchina a vapore”.

Una rivoluzione che come è sempre successo nella storia non arriva da dove ce l’aspettiamo: “Non sono gli establishment a portare i cambiamenti, questi arrivano dalla periferia, dagli attori secondari, da chi ha un’idea e fa l’uso migliore della tecnologia”.

Anche il giornalismo dovrà cambiare secondo Massimo Russo, prendendo ad esempio l’evoluzione dell’iOs, il sistema operativo della Apple su iPad e iPhone: “Le interfacce grafiche stanno abbandonando lo scheumorfismo, cioè il richiamo ad oggetti di uso comune associato alle funzioni dell’apparecchio che utilizziamo, come ad esempio la bussola che simula graficamente proprio le vere e proprie bussole. Allo stesso modo, oggi i siti internet dei quotidiani vengono ancora impostati come una “copia digitale” del giornale cartaceo. Sul web, però, il paradigma è diverso”. Nelle redazioni online, insomma, serve più coraggio. “Fare o non fare. Non esiste ‘provare'”. Ha concluso Russo citando il maestro Yoda di Guerre Stellari.

Tutto questo, senza dimenticare i cardini che hanno sempre sostenuto il mestiere del giornalismo: “Silvano Rizza sarebbe stato d’accordo con Giuseppe D’Avanzo, secondo il quale il giornalista scova, ricerca e racconta le notizie. Questo non può cambiare, ma dobbiamo considerare che ci rivolgiamo a un ecosistema dell’abbondanza: non possiamo essere totalmente esaustivi, dobbiamo portare valore nelle cose di cui ci occupiamo. Dimentichiamoci dell’organizzazione gerarchica verticale delle notizie: oggi è roba da giornali cattedratici”.

Un concetto non condiviso da Paolo Gambescia, l’ex direttore dell’Unità, del Mattino e del Messaggero che è intervenuto subito dopo Massimo Russo. “Non possiamo confondere la quantità con la qualità e le gerarchie vanno mantenute. I giornali – ha sostenuto Gambescia –  dovrebbero avere meno pagine, i telegiornali meno servizi, ma il tutto dovrebbe essere più denso e filtrato da professionalità”.

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Ifg, sabato 5 aprile: una giornata in ricordo di Silvano Rizza e Luca Dello Iacovo http://ifg.uniurb.it/2014/04/03/scuola/ifg-sabato-5-aprile-una-giornata-in-ricordo-di-silvano-rizza-e-luca-dello-iacovo/60748/ http://ifg.uniurb.it/2014/04/03/scuola/ifg-sabato-5-aprile-una-giornata-in-ricordo-di-silvano-rizza-e-luca-dello-iacovo/60748/#comments Thu, 03 Apr 2014 12:51:48 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=60748 URBINO – L’Istituto per la formazione al Giornalismo di Urbino dedica una giornata in ricordo del suo fondatore, Silvano Rizza, e di Luca Dello Iacovo, giovane giornalista ex allievo della scuola scomparso nel dicembre scorso.

Sabato 5 aprile alle 9.30 nell’Aula sospesa del’Università, in via Saffi 5, si terrà un dibattito/confronto sul tema “Data journalism, cultura digitale e innovazione”. Interverranno Massimo Russo, direttore di Wired Italia, Luca Tremolada giornalista del Sole24Ore e gli allievi del biennio 2004-2006 della Scuola. Introdurrà il direttore dell’Ifg Lella Mazzoli.

Alle 11.30, sempre nell’Aula sospesa, parleranno Paolo Gambescia, ex direttore del Messaggero, dell’Unità e del Mattino, che terrà una lectio magistralis intitolata “Il giornalismo di ieri e di oggi” e Mario Tedeschini Lalli, direttore di Ona (Online news association). A introdurli sarà il rettore dell’Università di Urbino e presidente dell’Associazione per la formazione al giornalismo, Stefano Pivato.

Alle 15.30, nella sede dell’Istituto in via della Stazione 62, si terrà una piccola cerimonia durante la quale sarà intitolata a Silvano Rizza l’aula magna e sarà  presentata una borsa di studio a suo nome. Interverranno Claudio Rizza, Lella Mazzoli e Gianni Rossetti, direttore dei corsi e delle testate.

Alle 17 gli ex allievi della Scuola di giornalismo presenteranno l’Associazione Giornalisti Silvano Rizza e contestualmente si apriranno le iscrizioni per l’adesione.

La giornata si chiuderà con una cena sociale che raggrupperà tutti gli ex allievi di 24 anni di attività dell’Ifg.

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Silvano Rizza, l’uomo e il giornalista. Il ricordo di Vittorio Roidi http://ifg.uniurb.it/2013/09/06/scuola/silvano-rizza-luomo-e-il-giornalista-il-ricordo-di-vittorio-roidi/51535/ http://ifg.uniurb.it/2013/09/06/scuola/silvano-rizza-luomo-e-il-giornalista-il-ricordo-di-vittorio-roidi/51535/#comments Fri, 06 Sep 2013 16:59:38 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=51535 scomparso il 5 settembre. Un pensiero da chi lo ha conosciuto e stimato, come collega, come maestro e come amico, che con Rizza ha lavorato al Messaggero e collaborato per la formazione dei giovani giornalisti alla Scuola di Urbino - "Schiena dritta e passione accesa": gli ex allievi salutano il loro maestro]]> Silvano Rizza

Silvano Rizza

Chi era Silvano Rizza, pochi aggettivi, da chi lo ha conosciuto e stimato, come collega, come maestro e come amico. Il ricordo di Vittorio Roidi, che con Rizza ha lavorato al Messaggero e collaborato per la formazione dei giovani giornalisti alla Scuola di Urbino

- di Vittorio Roidi Ci vuole una premessa.

Conobbi Silvano Rizza nel 1986, quando dimessomi dalla Rai ero tornato al Messaggero, chiamato da Vittorio Emiliani a fare il capocronista. E mi ero seduto sulla sedia che per otto anni era stata di Silvano, divenuto condirettore. Poi i tanti anni all’Ifg di Urbino. Rizza l’aveva fondata insieme con Enrico Mascilli Migliorini, il preside di Sociologia e aveva creato il giornale, il Ducato (quello formato grande, in bianco e nero), con Pino Geraci. Scomparso improvvisamente Pino, mi aveva chiamato accanto a sé.

Com’era Rizza? Proverò a dirlo con poche parole – per l’esattezza otto – se mi riesce senza retorica, che lui odiava, così come detestava le cerimonie, i funerali, i formalismi e tutto ciò che non era pratico, concreto, utile. Al mestiere naturalmente.

Perché la prima parola è giornalista. Nessuno ho conosciuto come lui. Rizza il giornale lo…incarnava. Dal primo mattino fino mezzanotte, quando ancora leggeva gli altri quotidiani che gli erano rimasti sul tavolo. Non si dedicava ad altro. Silvano, mi perdonino i figli, viveva per il giornale, gli dedicava ogni energia e ogni pensiero.

La seconda parola è libero. Non frequentava partiti politici (qualcuno gli appioppò il timbro radicale) e non si avvicinava mai al potere. Era indipendente fino a quando poteva. Sapeva che anche il compromesso era necessario, ma quando non lo sopportava semplicemente salutava e prendeva la porta.

La terza parola è bravo. Esperienza e tecnica gli consentivano di ribaltare un giornale in pochi minuti, di rifare menabò e titoli che altri avevano sbagliato. E cercava di interpretare le esigenze del lettore. Nessuna altra.

La quarta è capo. Perché sapeva decidere, organizzare il lavoro, prendersi le responsabilità, sempre senza interruzione, ché il quotidiano non consente pause, dalla mattina alla sera.

La quinta è cronista. I fatti, a lui interessavano quelli. L’avvenimento, i particolari, più che le opinioni di cui i giornali oggi sono pieni. Cronaca: un giornalismo asciutto, immediato, senza fronzoli, quello che aveva contribuito a inventare con Gaetano Baldacci e con la formidabile squadra del Giorno, a Milano, in un’epoca in cui i giornali italiani erano paludati, pesanti, illeggibili.

La sesta è testardo. Qui però bisogna intendersi perché in verità Rizza era sempre pronto a discutere. Anzi, alle otto di sera, bloccava il lavoro e diceva: “Fermi, parliamone, riflettiamo su cosa stiamo facendo e come”. Alla fine era difficile che cambiasse opinione, anche se lasciava parlare ed era disposto ad ascoltare.

Ecco perché la settima parola è democratico. Comandava, ma gli altri lo stimavano, perché con lui si esprimevano e imparavano. I giornali non possono essere democrazie assembleari. Hanno bisogno di qualcuno che decida, sul tamburo, in pochi istanti. E lui lo faceva. Però durante la riunione del mattino – pur essendo il più ruvido e severo – la discussione la accettava, perché sapeva che il confronto è indispensabile al buon giornalismo, anche se chi ha alzato la mano è l’ultimo dei praticanti.

L’ultima parola è insegnante. Lo ha fatto da capocronista, da condirettore (e direttore di Paese Sera). Ha continuato a farlo a Urbino, con incredibile passione, addestrando le centinaia di giovani che sono passati nelle aule e nel laboratorio della scuola. Pagine, testi, titoli e tante discussioni sull’etica del buon giornalismo. Ragazzi e ragazze che hanno imparato da lui e che, ne sono convinto, non possono averlo dimenticato, anche se ancora una volta ha deciso di andarsene.

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Silvano Rizza, il ricordo degli ex allievi della Scuola di giornalismo http://ifg.uniurb.it/2013/09/05/scuola/silvano-rizza-il-ricordo-degli-ex-allievi-della-scuola-di-giornalismo/51501/ http://ifg.uniurb.it/2013/09/05/scuola/silvano-rizza-il-ricordo-degli-ex-allievi-della-scuola-di-giornalismo/51501/#comments Thu, 05 Sep 2013 14:10:29 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=51501 Se ne è andato ieri Silvano Rizza, fondatore della Scuola di giornalismo di Urbino. Direttore amato e guida impagabile per i giovani giornalisti che hanno appreso da lui le capacità professionali per affrontare il mestiere e l’etica per svolgerlo nel rispetto del lettore e del cittadino. Questo è il ricordo dei suoi ex allievi (anche di chi non lo ha conosciuto ma, attraverso la scuola, ha avuto la possibilità di realizzarsi). Ognuno di essi esprime la gratitudine per i suoi insegnamenti e l’importanza di averlo avuto come maestro.

Per me è stato un Maestro, di quelli veri. Uno dei pochi che ho avuto la fortuna di conoscere
Anania Casale

Voglio ricordarlo così, immerso nella lettura dei giornali mentre aveva buttato il mozzicone di sigaretta nel cestino. Il fumo aveva invaso la stanza, ma lui andava avanti. “Prof guardi quanto fumo”. Rizza: “Oh, beh, lo spegniamo subito”.
Luigi Benelli

“I fatti separati dalle opinioni”. Quante volte ce lo ha ripetuto. Insieme all’idea, “rivoluzionaria”, che il giornalista debba raccontare, senza personalismi, ma in spirito di servizio, per il nostro unico giudice che è il lettore. Grazie Rizza
Andrea Biondi

Hai smontato e ricostruito il mio modo di scrivere e anche di pensare: meno giri di parole, dritti al punto con onestà e chiarezza. Un insegnamento utilissimo nel lavoro e nella vita. Grazie Silvano!
Chiara Bannella

Era un uomo dolcissimo e ironico, una di quelle persone persone che, come i nonni, chissà perché pensi che non moriranno mai. Era bello sentire la sua risata roca, quando spiegava le cose a modo suo. E ora, anche se non li so ripetere come li diceva lui, gli unici fondamentali insegnamenti che ricordo dei due anni passati a Urbino sono i suoi! Ti voglio bene Rizza.
Maria Leonarda Leone

“Pensa alla cosa che ti ha colpita di più, è da lì che devi iniziare a scrivere”, mi dicevi sempre. Non c’é stato attacco di articolo in cui io non abbia ripescato le tue parole. E non c’é stato momento in cui non abbia tenuto la schiena dritta e la passione accesa, come volevi tu. Grazie di tutto, Silvano.
Daniela Corneo

Mi “beccasti” un giorno di neve, che scappavo da scuola per andare a dettare un pezzo alla cabina telefonica dell’ex stazione. Quando ti raccontai che avevo tenuto la collaborazione come corrispondente da Napoli per un giornale da Roma anche se oramai mi trovavo a Urbino, sorridesti, come sapevi fare tu, con il tuo sorriso di traverso e simpatico e mi dicesti: “Vabbè, fai bene, non bisogna lasciare niente. Ma non perdere le occasioni importanti neanche a scuola”. Hai avuto sempre un consiglio, una parola, e ogni tuo racconto di vita è stato come un pezzo di cronaca ben scritto: citavi sempre la fonte di qualsiasi informazione, insegnavi il mestiere anche con una chiacchierata. Se per molti di noi il giornalista è essere controllore dei poteri è merito tuo. Resterai per sempre il mio maestro. Ciao Silvano, grazie per tutto.
Stefania Divertito

Quelli del primo biennio, altrimenti detti “le cavie”, eravamo indisciplinati e buontemponi. Una sera a cena, di fronte all’immancabile piatto di strozzapreti fumanti, mostrammo a Silvano la prima pagina del nostro “Il Bucato”, versione buffa del ben più noto e paludato “Il Ducato”… Aprivamo con la notizia della fuga all’estero – località ignota – del direttore Silvano Rizza (fresco di tinta azzurinargentea) che non aveva saputo resistere alle grazie di una giovane ballerina ucraina. Mi piace pensarlo così, magari seduto a un caffè – con la sigaretta tra le dita – intento a spiegare alla giovane ballerina ucraina che l’attacco di un pezzo vale il pezzo. Mi ha insegnato il mestiere e mi mancherà.
Fabio Sanfilippo

Ho un ricordo indelebile di lui, anche a distanza di così tanti anni, per gli insegnamenti che ci ha dato, per la voglia di vivere. Tutte le volte che ripenso a Rizza mi viene da sorridere. E credo che lui, questo, lo avrebbe apprezzato.
Alessandra Cardone

Un grande, ricordo i suoi rimproveri, i suoi complimenti e le sue fantastiche battutacce! Un vero tesoro. Sapeva vivere e si è meritato tutti suoi 90 anni di lucidità e intelligenza fuori dall’ordinario. Un maestro di passione, per il nostro lavoro così difficile da amare.
Rosanna Magnano

Non ho avuto la fortuna di fare la scuola quando c’era Silvano Rizza. Sono capitata una sera a cena con lui e altri ex allievi di Urbino. Capelli bianchi e uno spirito libero. Mi hanno detto di lui che era combattivo e determinato, che in una frase di 5 parole, 4 erano parolacce, ma andava bene cosě perché davano anima e corpo ai suoi insegnamenti.
Silvia Saccomanno

Ho un sacco di ricordi. Il viaggio in macchina per Urbino. Le feste sul terrazzo. La storia dell’8 settembre. Quella volta che mi aveva chiesto una mano per scegliere e installare il modem. E questo è il ‘colore’… ma soprattutto quelle chiacchierate (lezioni è troppo formale) che ti danno a 22 anni il senso di ciò in cui ti stai imbarcando e nemmeno te ne rendi conto… ciao Silvano.
Alessio Sgherza

Oltre a essere un grande direttore, Silvano Rizza era soprattutto una grande persona. Devo a lui tanti consigli e insegnamenti, spero di nn dimenticarli mai.
Simona Rossitto

Il giornale a mezzogiorno e’ buono per incartare il pesce. Ci penso tutti i giorni, quando apro il giornale troppo tardi. E tutte le volte che sono stata in situazioni difficili e avrei voluto usare gli aggettivi più roboanti per descriverle mi veniva in mente lui. “Non me ne frega niente di quello che pensi tu, racconta quello che vedi”. Ci provo, ancora. Ciao Silvano.
Francesca Caferri

Io non ho avuto la fortuna di averlo come insegnante, non posso parlare della persona. Ma un grazie glielo devo perché fondando l’Ifg ha permesso a me e a molti altri di diventare un giornalista…con la suola delle scarpe rotte
Stefania Bernardini

Come tanti altri, il sogno di fare il giornalista me lo portavo dentro fin da bambino. Sono arrivato a 25 anni senza avere idea di cosa significasse davvero. Silvano Rizza me lo ha insegnato più di chiunque altro. All’inizio ha distrutto la mia idea troppo autoreferenziale di scrittura, a suon di stroncature. Da lui c’era da imparare, in ogni occasione. Non con verbose lezioni in cattedra, ma lavorando alla limatura di un pezzo. Lui è sempre stato direttore di testata, non di scuola. Ci si è sempre confrontati, come avviene (o dovrebbe avvenire) in ogni giornale. Si discuteva, a volte fino a qualche smadonnamento tenuto a stento tra i denti. Quasi sempre aveva ragione lui. E, anche se non ce l’aveva, ce l’aveva lo stesso. Mi piacerebbe potere ancora una volta ascoltarlo tirare fuori, dall’immenso archivio della sua memoria, qualcuno degli aneddoti che ci raccontava. Ho la fortuna di poterlo portare per sempre nei miei ricordi. Non è poco. Addio, direttore.
Alfredo Ranavolo

“Per fare il giornalista non bisogna essere dei premi nobel, serve si e no sapere le tabelline…” Lo diceva a dispetto del rigore, etico e tecnico, che metteva nel fare questo (sporco) mestiere.
Paola Cavadi

Caro professor Rizza, ci mancherai. Ci mancheranno il tuo insegnamento rigoroso ed entusiasta, il tuo sorriso aperto, il tuo studio sempre aperto per chiunque di noi avesse un problema di cui parlare, la pazienza con cui, gia’anziano, aspettavi la chiusura del ducato, la regolarita’ con cui prendevi il muretto con l’auto, la tua pazza guida verso Roma…e tanto altro. Grazie da tutti noi.
Valentina Roncati

È volato via l’ultimo vero giornalista e cronista!…Una grande anima. Mancherà a tutti
Arianna Ugolini

Caro Rizza, L’ultima volta che abbiamo parlato ci eravamo riproposti di incontrarci a Roma, in una di quelle cene fra ex ifgini che ogni tanto tu organizzavi. Non l’abbiamo mai fatto, mi dispiace. Ti ringrazio per quello che mi hai insegnato, per i rudimenti del mestiere che cercavi di inculcarci, per la passione per il giornalismo che traspariva da ogni tua frase. Mi piacerebbe poter pensare che ora continuerai a discutere di mestiere, di ordine, di etica e deontologia con Giovanni Mantovani.
Maurizio Molinari

Rizza voleva 32 giornalisti diversi. Lui di sicuro lo era.
Patrizio Cairoli

Addio vecchio Maestro Nessuno più di te mi ha fatto sembrare il giornalismo bello, appassionante, necessario, umano e persino allegro
Paolo Fiorelli

Sono trascorsi diversi anni, ma non potrò mai dimenticare quelle chiusure in notturna del Ducato che tu, caro Silvano, aspettavi con noi, aspiranti redattori, seguendo il nostro lavoro fino alla fine. E la fine era poi la pizza tutti insieme a parlare di giornalismo e ad ascoltare le tue incredibili esperienze di vita. Porto con me il tuo sorriso aperto, il tuo sguardo attento, ma soprattutto quella tua passione per il giornalismo che difficilmente ho trovato nei colleghi delle redazioni che ho frequentato. Grazie professore
Elisa Esposito

“Caro Direttore, ero affascinato da quella tua ironia che, pensavo già allora, apparteneva a un altro tempo. A un tempo in cui il giornalismo aveva eleganza e grande signorilità».
Maurizio Dalla Palma

Da allieva, non sempre capivo quello che Silvano Rizza ci insegnava. Dopo vent’anni, posso dire che era tutto vero.
Claudia Marchionni

Vabbè, vabbè, come ripetevi sempre, caro Rizza (che strano passare dal “lei” al “tu”, una volta finito l’Ifg)… Voglio ricordarti con una tua frase: “La moglie di Cesare non deve solo essere onesta, deve anche apparire onesta”. Perché l’onestà intellettuale è la per me la tua più grande eredità. Grazie per essere stato un pezzo così importante della mia vita. Della vita di tutti noi.
Liliana di Donato

“Non cominciare mai il tuo articolo con una citazione. Significa dare in appalto il tuo pezzo a un’altra persona”. Io invece ti cito, caro Silvano, per ringraziarti per averci trasmesso la passione e il rispetto per questa professione. Il tuo ricordo ci aiuterà a tenere la schiena dritta come volevi. Riposa in pace. E lassù, tra le nuvole, cerca di capire finalmente come sia andata la vicenda Calvi.
Roberto Tallei

Silvano Rizza ha insegnato a tanti cosa sono (o dovrebbero essere) l’etica, l’onestà e l’attenzione. Per me è stato un privilegio e un onore imparare da lui. Gli sia lieve la terra.
Gabriele Isman

Prima che giornalisti hai formato persone che credessero in se stesse, forti di un’eredità professionale ed etica che faceva sentire giganti, pronte ad affrontare qualsiasi situazione. Grazie, ti dobbiamo tanto!
Maria Luisa Sgobba

Lo so che non si fa, che fra “colleghi” bisognerebbe darsi del tu. Ma io professor Rizza non ce la faccio: continuo a darle del lei. A chiamarla professore. Come a scuola. Una scuola che mi ha cambiato la vita e reso felice di quel che faccio. Ci sono mille cose che vorrei scriverle. Ma c’è poco spazio. Allora le dico solo quello che invece non scrivo mai: “autovettura”, “si è recato”, “il vertice dei capi di stato”, “l’evento si è verificato”… Devi scrivere come se stessi raccontando la notizia a tua mamma, mi ripeteva sempre. Ero un po’ scettica all’inizio, ma aveva ragione: funziona. Grazie
Silvia Giacomini

Caro direttore, credo che lei avrebbe sghignazzato e le avrebbe dato pure fastidio tutta questa puzza di incenso che stiamo spargendo qua e là, ma abbia pazienza per oggi. Coltivo il rimpianto di non averla ringraziata abbastanza. Si, l’ho anche scritto da qualche parte e magari qualcuno l’ha anche letto, ma lei mi ha cambiato la vita strappandomi alla noia di un lavoro sicuro in una azienda del nord est. Quello che allora sembrava una follia a tutti è stata la mia salvezza. Non dimenticherò mai quando a bruciapelo mi ha chiesto “ma se poi passi ti licenzi?”. E io ho finalmente detto a lei e a me la verità ed è iniziata la mia vita vera, non quella sottovuoto. Non mi sono mai pentita un giorno di quella scelta. E anche se non sempre tutto funziona auguro a tutti di incontrare sulla loro strada qualcuno che gli dica in faccia chi sono. Perché io non faccio la giornalista, io sono una giornalista. Grazie maestro.
Valentina Furlanetto

Per me è la persona che ha inventato facebook. Basta questo per dire quanto fosse avanti anni luce su quasi tutto.
Chiara Pizzimenti

“Un’idea al giorno, dovete avere almeno un’idea al giorno, è questo che vi serve per fare il giornalista”. Non l’ho conosciuto molto però questo è uno degli insegnamenti che mi si è piantato in testa e, se anche ogni giorno ancora non riesco ad avere un’idea nuova, non posso smettere di ricordare queste parole e di provarci ancora.
Clara Attene

Per il mio compleanno organizzammo la prima festa dell’Ifg di Urbino. Era il 1990. Rizza mi regalò una bottiglia di Jack Daniel’s, solo che io avevo 20 anni e non bevevo. Ma era il suo modo di dirci che affrontando quella sfida (e all’epoca era davvero una sfida) diventavamo adulti. Non ha mai trattato nessuno di noi con condiscendenza, nè con indulgenza. Ci considerava per quello che voleva diventassimo: professionisti orgogliosi e degni di esserlo. Credo che ci sia riuscito
Ugo Barbàra

Prof Silvano, io l’ho vista poco perché lei poi si è buttato anima e corpo nella nuova avventura del master di Potenza, con lo stesso entusiasmo di un ventenne. E le farà piacere sapere adesso che Urbino e Potenza si sono idealmente uniti. Perché oggi tengo in braccio mio figlio, anzi “nostro”, mio e di una sua ex allieva del master della Basilicata. Posso darti quindi del TU? Forse Silvano ti farà piacere partire con questo “off topic”. Sì lo so, è un termine inglese! Fuori tema, ok? Ciao e grazie di avermi fatto respirare il sapore di quel giornalismo di tanto tempo fa, affascinante e travolgente. Salutaci Giovanni: digli che abbiamo messo la testa a posto e che portiamo con orgoglio in giro il nome della nostra scuola.
Luca Moriconi

Volavo entusiasta tre metri sopra la seggiola dell’aula, quando Rizza ci parlava di giornalismo. Mi confermava che avevo scelto il mestiere più bello del mondo. E mi faceva capire che, se avessi voluto, lo avrei sempre potuto rendere speciale, seguendo regole ed etica. Grazie direttore!
Beatrice Bortolin

Quando qualcuno se ne va, alla fine ti rendi conto che gli insegnamenti li hai interiorizzati e quello che resta nei ricordi sono i particolari. Di lei, professor Rizza, mi resteranno le immagini delle sigarette fumate, la lettura dei giornali, i crocchi di noi ragazzi con lei al centro a discutere. Mi ricordo anche di quando raccontava che si faceva portare la mazzetta dei giornali a casa perchè il lavoro inizia da lì. Vede, di tutti i suoi racconti, forse è il più stupido, solo un piccolo particolare che insieme a tanti particolari raccolti nei miei due anni a scuola hanno contribuito alla mia formazione e a quella di tutti noi. Un abbraccio
Guido Maurino

La passione. L’entusiasmo. Sei sempre stato il più giovane del gruppo. Ciao Direttore.
Mattia Giuramento

Ciao, Maestro. Mi passerai per stavolta questa “M” maiuscola… e questi puntini di sospensione… per dirti grazie di avermi trasmesso ciò che sul campo, su questo campo, non avrei mai imparato. Per avermi dato quella marcia in più che fa la differenza e che ti fa sentire un professionista vero, comunque. Per avermi fatto capire che giornalisti si può nascere ma poi bisogna anche diventarci.
Alessia Trivelli

…stavo per scrivere: che la terra ti sia lieve. Tu me l’avresti cancellato. Ciao
Giancarlo Mola

Ogni volta che la mattina prendo la mazzetta penso alla “lettura critica” che ci insegnava a scuola. Ogni volta che passo un pezzo mi ricordo della penna nera dorata con cui mi cancellava aggettivi dicendo: “È un giudizio”. Ogni volta che devo fare un titolo, mi dico ” Ora scrivo ‘ma restano dubbi e incertezze’ (ma questo lo capiranno solo i miei compagni di biennio). E quando leggo i ricordi di tutti, vedo che sono anche i miei. E sono contenta di essere stata così fortunata da aver potuto imparare da lui. Perché tanti lo hanno solo conosciuto, noi da lui abbiamo imparato.
Annalisa Misceo

Silvano Rizza se ne è andato e con lui quel giornalismo che non amava gli scandali ma le notizie…mancherai a tanti, mancherai a noi, ex giovani giornalisti, che tu hai cercato di plasmare… diversi se non migliori.
Raffaele Vitali

Ringraziarti ora oltre che ovvio è superfluo. Per come sei fatto ci avresti tagliato anche la malinconia, oltre a queste parole. Avresti detto che non ci sono fatti in questa tua trasvolata all’indietro o all’avanti (a seconda dei punti di vista). I fatti sono quelli successi prima. Quegli splendidi sprazzi di sole attraverso le tapparelle della scuola in quello che era un principio. Oggi siamo lontani e a nulla vale rimestare nel ricordo, scavando in qualcosa di inconsueto. Ma è ancora come quando parlavamo alla stazione dei treni, mangiando un panino, e fissavamo i fili dell’elettricità, sapendo che là dentro c’eravamo anche noi e le nostre ambizioni. Il futuro era là, in un palo della luce della campagna urbinate, in un’amicizia che non ci siamo mai detti.
Giovanni Giacchi

Al tuo “party di saluto” c’era la gratitudine di tutti, colleghi, redattori, allievi. Ci hai trasmesso la convinzione che cercare di essere obiettivi si può. Oggi, quando scrivo un pezzo, sento la tua voce nelle orecchie mentre mi fai un cazziatone o approvi. Pochi aggettivi, molti fatti. Addio,direttore.
Antonio Iovane

Tra i suoi allievi si sentiva a casa: in classe, in redazione, a tavola…era sempre sorridente, si sentiva vivo. Alla stoffa del giornalista aveva aggiunto quella del Maestro: carisma, schiena dritta, poche regole e chiare. “Il giornalista deve stare sulla Luna”, ripeteva. Era allergico alla faziosità, all’ipocrisia, alle parole grondanti di retorica, quindi la chiudo qui. Ma i conti con il mio Maestro continuerò a farli ogni volta che scriverò un attacco (rigorosamente “obliquo”), taglierò gli aggettivi (“inutili!”), passerò i pezzi di qualche collega che scrive….”la polizia indaga”!
Fabio Tricoli

Ciao Professor Rizza, e grazie, da urbinate, per aver creduto per primo in quella meravigliosa esperienza che era ed è Il Ducato.
Giovanna Bartolucci

Apprendo adesso della morte del professor Rizza. Mi dispiace moltissimo. E’ stato un vero maestro.
Alessandro Gandolfi

Anche quando l’ho sentito pochi mesi fa, era impossibile per me dargli del tu: Professor Rizza. Lui sarà sempre questo: la persona che mi ha spiegato chi deve essere un giornalista. E cosa non deve mai dimenticare. Averlo avuto come insegnante lo considero un privilegio unico. Grazie Professore
Angela Frenda

Ho parlato di te tutti questi anni, da quando ti ho conosciuto, primo biennio Ifg. Ora non trovo le parole. Non ho incontrato piu’ nessuno come te, nel mondo del giornalismo. Ne’ in Italia, ne’ altrove. Sei stato un punto di riferimento, come uomo , prima che come giornalista. Erano tutti insegnamenti di umilta’ i tuoi, di attenzione ai dettagli , di rispetto delle persone. E tu, che avresti potuto essere arrogante come pochi, sei sempre stato il piu’ umile. E il piu’ appassionato. Di gente che vive per il giornalismo ce n’e’ tanta. Tu vivevi per trasmetterlo. E, visto il ricordo che hai lasciato, devi aver in qualche modo colpito nel segno. Già’ ti vedo, li’ dove ti trovi, a organizzare una scuola di giornalismo. Chi altri, se non tu? Scommetto ti daranno pure retta. E cominceranno un’avventura come quella che abbiamo vissuto tutti noi, grazie a te. Grazie Silvano, grazie per averci creduto cosi’ tanto.
Irene Zerbini

Che dire? Del mitico professor Rizza, ricordo il piacere di trasmettere a tutti i segreti di un mestiere che lui amava davvero. Il giornalismo fatto con cialtroneria diventa squallido, ripeteva. Esercitato con rigore, rispetto della verità e del lettore, diventa una bellissima responsabilità.  Grazie Silvano per averci trasmesso tanto, con leggerezza, con fierezza, con passione. Mai con supponenza o arroganza. Mi mancherà.
Michela Duraccio

Rigore, precisione, obiettività. Bandire la fuffa e la retorica. Stile asciutto: ogni parola deve rappresentare un’informazione e non essere messa lì a caso. A Rizza devo le basi del mio lavoro, lo ricorderò sempre come il mio maestro.
Antonio Sciotto

Spero che anche da lassù risuoni il tuo più grande insegnamento: scrivete, sempre, pensando al lettore che avete davanti.
Adios
Silvia Pieraccini

Ogni volta che nella mia brave vita professionale ho avuto qualche dubbio su cosa fare, come comportarmi, cosa e come scrivere, come cavarmela davanti a un dubbio o a un problema, mi sono sempre risposta: cosa mi avrebbe detto il professor Rizza?
Ha sempre funzionato.
Non posso e non devo aggiungere altro. Indulgere nel ricordo potrebbe finire in sentimentalismo patetico. Ovvietà strappalacrime. Banalità romantiche.
Ovvero tutto quello che Silvano detestava. Pur avendo un grande cuore.
Lucia Duraccio

L’attacco. Un buon pezzo e’ nell’attacco, diceva sempre. Per me Rizza e’ l’inizio di tutto, impossibile parlare della sua fine. Mi piace pensare che da qualche parte stia cominciando qualcosa di nuovo. Grazie per aver reso possibile il sogno….Buon viaggio.
Lucia Esposito

Anche se non sono diventata una grande giornalista ma una semplice addetta stampa di un comune di medie dimensioni cerco di mettere ogni giorno in quello che faccio un po’ di quanto mi ha insegnato. Ovunque sia la saluto con una delle tante sue battute che non ho dimenticato: “Grazie a Dio siamo laici”.
Elisabetta Fusconi

La cronaca per imparare le basi del mestiere, la cultura del dubbio, i fatti separati dalle opinioni, il linguaggio comprensibile e semplice. Sono tante le cose che Silvano Rizza ha insegnato a tutti noi. Con ironia e semplicità.
Non ci ha mai lasciati soli anche dopo il corso, nella difficile ricerca di un posto di lavoro. Grazie di tutto
Valeria Pini

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È morto Silvano Rizza, fondò la Scuola di giornalismo di Urbino http://ifg.uniurb.it/2013/09/05/scuola/e-morto-silvano-rizza-fondo-la-scuola-di-giornalismo-di-urbino/51489/ http://ifg.uniurb.it/2013/09/05/scuola/e-morto-silvano-rizza-fondo-la-scuola-di-giornalismo-di-urbino/51489/#comments Thu, 05 Sep 2013 12:04:49 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=51489 IL RICORDO "Schiena dritta e passione accesa": gli ex allievi salutano il loro maestro]]> URBINO – Se n’è andato ieri, all’età di 90 anni, Silvano Rizza, fondatore, assieme a Carlo Bo, Enrico Mascilli Migliorini e Giovanni Mantovani della Scuola di Giornalismo di Urbino.

Cronista di lungo corso, Rizza ha lavorato al Tempo, al Giorno, una breve esperienza alla Rai, poi è stato direttore del Giornale di Sicilia e di Paese Sera prima di approdare al Messaggero, dove ha ricoperto per sei anni il ruolo di condirettore. Rizza era di origini toscane: una passione per l’aviazione e gli aerei, ma nella sua vita è entrato il giornalismo al quale ha dedicato tutta la sua vita.

L’ultima parte della sua vita è stata dedicata alla formazione dei nuovi giornalisti. Nel 1990, assieme al rettore Carlo Bo, fondò l’Istituto per la formazione al giornalismo di cui è stato direttore per 12 anni. Attraverso il suo ruolo attivo, prima al timone della scuola e poi come docente di etica giornalistica, è stato una guida fondamentale per gli allievi e ora stimati professionisti che oggi lavorano, anche con ruoli di responsabilità, nelle principali testate nazionali e anche all’estero.

LEGGI - L’ultimo saluto dei suoi ex allievi

IL RICORDO - Vittorio Roidi: “Un giornalista libero, un capo e un insegnante”

“Dobbiamo rendere merito a Rizza – ha dichiarato Dario Gattafoni, Presidente dell’Ordine dei giornalisti delle Marche – se la Scuola di Urbino si è subito imposta come una delle migliori e delle più qualificate d’Italia. Ciò è testimoniato dagli altissimi livelli occupazionali che la Scuola può vantare”.

“Silvano – ha detto Gianni Rossetti, attuale direttore dei corsi della Scuola di Urbino – è stato un grande maestro non solo per i giovani praticanti che ha formato, ma anche per chi ha avuto la fortuna e il privilegio di lavorare con lui. L’etica era il suo costante punto di riferimento e diceva che non doveva essere inserita nel programma come una normale materia di insegnamento, ma un faro che il giornalista deve sempre avere davanti nella vita professionale. La sua ambizione era quella di formare una classe giornalistica diversa, con un forte bagaglio culturale, oltre alle conoscenze pratiche che si acquisiscono lavorando in redazione”.

La Scuola di Urbino, i docenti e il personale, l’Università e l’Ordine dei giornalisti hanno espresso il loro cordoglio alla famiglia ricordando Silvano Rizza come un grande maestro e un esempio di alta rettitudine e professionalità.

I funerali si svolgeranno sabato a Roma, alle 9.30, al tempietto egizio del Verano.

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