il Ducato » uffici stampa http://ifg.uniurb.it testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino Mon, 01 Jun 2015 01:40:19 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.1.5 testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato no testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato » uffici stampa http://ifg.uniurb.it/wp-content/plugins/powerpress/rss_default.jpg http://ifg.uniurb.it Al di là della barricata: giornalisti ‘professori’ della buona comunicazione http://ifg.uniurb.it/2013/06/04/ducato-online/media-ducato-online/al-di-la-della-barricata-giornalisti-professori-della-buona-comunicazione/49748/ http://ifg.uniurb.it/2013/06/04/ducato-online/media-ducato-online/al-di-la-della-barricata-giornalisti-professori-della-buona-comunicazione/49748/#comments Tue, 04 Jun 2013 15:25:25 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=49748

Il reggimento nella caserma a Pesaro

PESARO – Quando il cancello di ferro, sotto il ponte con la scritta ‘esercito’ a grandi lettere, si è aperto al nostro passaggio, ci aspettavamo di trovare un ambiente estraneo e profondamente diverso da quello della nostra scuola di giornalismo.
Ci aspettavamo di trovare una sorta di sergente Hartman che nel film Full Metal Jacket svilisce e umilia i suoi soldati. In realtà abbiamo trovato dei colleghi.

Il 28° Reggimento Pavia di Pesaro è l’unità dell’esercito dove i militari si occupano di stabilire una comunicazione diretta con la popolazione dei luoghi in situazioni di conflitto armato, ad esempio in Libano e in Afghanistan. Come i giornalisti, questi soldati producono video informativi trasmessi su emittenti televisive locali, gestiscono stazioni radio e inviano comunicati, ma in luoghi dove le guerre politico-religiose rendono instabili gli equilibri sociali, la comunicazione è più importante e delicata del normale: una parola fuori posto rischia di inasprire l’odio e quindi il conflitto.

Sapere cosa dire in situazioni critiche e pericolose non è mai facile, neanche se sei un generale esperto: da un lato c’è il pubblico che chiede spiegazioni, vuole capire, sapere perché i nostri soldati sono lì e se sono al sicuro, dall’altra ci sono le autorità che dettano la linea che non può essere contraddetta.

Proprio qui sta il motivo per il quale ci troviamo al di là della barricata: ‘addestrare’ uno di questi generali che presto partirà per il Libano. La sua missione, adesso è quella di perfezionare le tecniche per relazionarsi con il pubblico, soprattutto in situazioni critiche.
Sorpassiamo il cancello e veniamo portati in una stanza vicino alla sala radio. Ad aspettarci c’è un maggiore dei Bersaglieri e addetto stampa dello Stato Maggiore dell’Esercito italiano, che ci spiega cosa fare.

L’esercitazione consiste in tre interviste, una telefonica, una radiofonica e una televisiva. Dopo un breve aggiornamento sulla situazione in Libano, buttiamo giù i tre ipotetici scenari e prepariamo delle domande il più possibile scomode per il generale.
Il nostro compito è di metterlo in difficoltà evidenziando gli elementi critici e oscuri di questi scenari, già di per sé molto rischiosi per il contingente. Un lavoro delicato per un uomo che ha la responsabilità di 1.500 soldati italiani più il coordinamento degli altri caschi blu della missione.

In una giornata e mezza abbiamo registrato le interviste e realizzato servizi radio e tv di un minuto mostrando al generale come sia possibile – per un giornalista in malafede – estrapolare una frase e decontestualizzarla a proprio piacimento. Il futuro comandante del contingente è riuscito a evitare le trappole che gli abbiamo preparato, cadendo solo in qualche piccolo tranello. L’esito dell’esame è stato positivo; noi ne siamo usciti arricchiti ma felici di aver messo in pratica gli insegnamenti della scuola di giornalismo e di aver imparato come i ruoli del giornalista e del militare addetto alla comunicazione siano in fondo simili, destinati a incrociarsi senza incontrarsi mai.

Le parole sono importanti, soprattutto quando una di queste, se messa fuori posto, può fare la differenza tra la vita e la morte.

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Un ‘esercito’ di giornalisti a Roma per il conclave: sono già 3600 http://ifg.uniurb.it/2013/03/04/ducato-online/un-esercito-dei-giornalisti-a-roma-per-il-conclave-sono-gia-3600/37011/ http://ifg.uniurb.it/2013/03/04/ducato-online/un-esercito-dei-giornalisti-a-roma-per-il-conclave-sono-gia-3600/37011/#comments Mon, 04 Mar 2013 11:51:49 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=37011 La macchina del giornalismo si è messa in moto per seguire in diretta il conclave che eleggerà il successore di Benedetto XVI: un assedio pacifico alle mura vaticane. Finora sono stati accreditati 3.641 giornalisti di 24 lingue, al lavoro per 968 testate e provenienti da 61 nazioni diverse.

Tra i giornalisti, 336 scrivono sulla carta stampata, 2470 operano per la televisione, 231 per la radio, 115 per il web e 156 sono fotografi professionisti. La lista, però, non è completa: la sala stampa del Vaticano si aspetta ancora molte altre richieste di accredito durante la settimana.  A questi si aggiungeranno i 400 giornalisti che hanno l’accredito permanente alla Santa sede. Copriranno l’evento televisioni di 61 stati provenienti da quattro continenti.

Nel 2005, dopo la morte di Giovanni Paolo II, avvenuta il 2 aprile, l’ufficio stampa del vaticano accreditò 6.710 giornalisti provenienti da 106 Paesi diversi. In quel caso arrivarono 3.435 giornalisti dall’Europa, 1215 dall’America latina, 1080 dal Nord America, 490 dall’Asia, 295 dall’Oceania e 195 dall’Africa.

Padre Ciro Benedettini, numero due della sala stampa vaticana, ha detto che quest’anno la presenza della stampa sudamericana si è rafforzata, ma “l’Africa è ancora un po’ assente”. E ha continuato: “L’Asia è sempre più protagonista: il Vietnam, l’India, tutti questi Paesi che prima non erano presenti ma venivano solo in speciali circostanze adesso stanno cercando una presenza continua qui in sala stampa”.

In prima fila, come detto da padre Benedettini, ci sono i giornalisti sudamericani:  secondo la stampa argentina il nuovo papa sarà proprio Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires. Altre indiscrezioni, che vorrebbero un Papa filippino, hanno portato alla mobilitazione di massa della stampa del Sud Est asiatico.

Cresce anche l’interesse da parte della stampa cinese per la presenza di John Tong, primo arcivescovo di Hong Kong ad avere diritto di voto. Tong è uno strenue difensore dei diritti dei cattolici cinesi, ma secondo padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, l’intervento dell’arcivescovo non avrà “un rilievo specifico sui rapporti tra Cina e Chiesa”.

Per richiedere l’accreditamento come giornalista alla sala stampa del Vaticano è necessario compilare il modulo alla pagina dedicata del sito www.vatican.va

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