il Ducato » wired http://ifg.uniurb.it testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino Mon, 01 Jun 2015 01:40:19 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.1.5 testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato no testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato » wired http://ifg.uniurb.it/wp-content/plugins/powerpress/rss_default.jpg http://ifg.uniurb.it Ducato tv speciale – Quanto è social l’informazione tv in Italia? http://ifg.uniurb.it/2013/12/03/ducatotv/ducato-tv-speciale-quanto-e-social-linformazione-tv-in-italia/52870/ http://ifg.uniurb.it/2013/12/03/ducatotv/ducato-tv-speciale-quanto-e-social-linformazione-tv-in-italia/52870/#comments Tue, 03 Dec 2013 15:19:21 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=52870 [continua a leggere]]]>

Social network, tablet, smartphone, internet e tv: a volte anche tutti insieme. Proprio sul multitasking delle nuove generazioni stanno nascendo esperienze di web tv come quella di The stream, il notiziario di Al Jazeera English, che unisce in un ‘unica edizione giornaliera il prodotto di un’immersione quotidiana multipiattaforma, accettando gli imput provenienti dalla rete e dagli spettatori, trasformandoli in una trasmissione televisiva di grande attualità. Ma in Italia, esistono esperienze di questo tipo? Quanto gli spettatori si sentono chiamati in causa dall’informazione, quanto la tv è interattiva nel nostro Paese? Ospite d’onore della puntata è Federico Ferrazza, vice direttore della rivista Wired Italia.

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L’Ifg vince borsa di studio Condé Nast: “E’ un’eccellenza italiana” http://ifg.uniurb.it/2013/09/21/ducato-online/lifg-vince-borsa-di-studio-conde-nast-e-una-delle-eccellenze-italiane/51569/ http://ifg.uniurb.it/2013/09/21/ducato-online/lifg-vince-borsa-di-studio-conde-nast-e-una-delle-eccellenze-italiane/51569/#comments Sat, 21 Sep 2013 08:46:41 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=51569 New Yorker. Consegnati anche altri 4 premi a studenti di master italiani di Milano, Roma e Venezia]]>

MILANO – L’Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino è una eccellenza formativa italiana nel campo del giornalismo. A dirlo non sono dei dati statistici, ma una delle più importanti realtà editoriali internazionali, la Condé Nast. La nota casa editrice americana, proprietaria di magazine di successo come New Yorker, Wired, Vanity Fair e Vogue, ha scelto di premiare l’Ifg, e quindi l’Università di Urbino, assegnando una borsa di studio a una degli allievi.

Per la cerimonia di premiazione, che si è svolta il 18 settembre nel Salone Napoleonico dell’Accademia delle Belle Arti di Brera, sono arrivati dagli Stati Uniti l’Amministratore delegato di Condé Nast, Charles H. Townsend, la direttrice artistica del gruppo, nonché icona della moda, Anna Wintour e i cinque direttori delle testate statunitensi titolari delle borse di studio assegnate nel campo della moda, dell’arte, del cinema e del giornalismo.

Grandissima emozione per la praticante dell’Ifg Marisa Eleonora Labanca che ha ricevuto il riconoscimento per il giornalismo dal direttore del New Yorker, David Remnick. “Un momento davvero indimenticabile, poter conoscere uno dei più influenti giornalisti internazionali è stato per me un grandissimo onore”, ha dichiarato Labanca, aggiungendo: “Il premio che mi è stato assegnato dalla Condé, oltre a essere una grande soddisfazione personale, è un riconoscimento importante per l’Ifg e per il lavoro che da molti anni, con passione, portano avanti docenti e allievi”.

Personalità celebri del panorama giornalistico anche per gli altri quattro vincitori: Jim Nelson (GQ) ha premiato Alberto Furlan (borsa di studio in moda uomo per un master biennale all’Università IUAV di Venezia), Anna Wintour (Vogue) Diego Salerno ((borsa di studio in moda donna per un corso di tre anni all’Istituto europeo del Design di Milano), Graydon Carter (Vanity Fair) Francesco Fanuele (borsa di studio in cinema per un corso universitario di tre anni alla Scuola nazionale di cinema del Centro sperimentale cinematografico di Roma) e, infine, Stefano Tonchi (W) ha premiato Stefano Meli (borsa di studio in arte per un master di due anni all’Accademia di Belle arti di Brera, a Milano).

“Per oltre un secolo – ha dichiarato l’ad Charles H. Townsend –  abbiamo raccontato l’arte e la creatività  dell’Italia sulle pagine delle nostre riviste. Le borse di studio sono state istituite per celebrare questi straordinari contributi e sostenere un’industria che per tanti anni ha prodotto alcuni dei nostri partner commerciali più solidi”. Alla sua voce si è aggiunta quella della Wintour che, in chiusura della cerimonia, ha dett: “L’Italia rappresenta l’eccellenza e noi siamo emozionati di poter conoscere e premiare cinque studenti che rappresentano il futuro di questo paese”.

Presente alla cerimonia di premiazione anche la direttrice dell’Istituto per la formazione al giornalismo, Lella Mazzoli, che si è sentita “felice per le parole pronunciate dal direttore del New Yorker, che si è complimentato per il lavoro dell’Ifg, e orgogliosa per il grande impegno e lavoro che porta avanti la Scuola insieme alla collaborazione di insigni giornalisti che rendono la formazione di alta qualità e fanno di Urbino una Scuola di grande successo”. Insieme a lei anche il direttore dei corsi Gianni Rossetti: “Mi auguro che questo importante riconoscimento possa contribuire a far capire anche ai marchigiani il patrimonio di esperienze, conoscenze e competenze che abbiamo accumulato in tutti questi anni e che sarà fondamentale per i progetti di formazione e di aggiornamento che l’Ordine dei giornalisti dovrà mettere in atto dal gennaio prossimo”.

Grande soddisfazione è stata espressa anche dal rettore dell’Università di Urbino, Stefano Pivato: “La scuola di giornalismo è da anni punta d’eccellenza dell’Ateneo. Questa notizia conferma che investire nella cultura e nella formazione di qualità sono scelte fondamentali per un giovane, non solo per trovare lavoro ma per realizzare i propri sogni”.

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Un giorno questo articolo potrebbe essere scritto da un algoritmo http://ifg.uniurb.it/2013/04/11/ducato-online/un-giorno-questo-articolo-potrebbe-essere-scritto-da-un-algoritmo/42313/ http://ifg.uniurb.it/2013/04/11/ducato-online/un-giorno-questo-articolo-potrebbe-essere-scritto-da-un-algoritmo/42313/#comments Thu, 11 Apr 2013 02:29:54 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=42313 Un giornalista che sforna un articolo al minuto, non si ammala mai, non chiede la pausa caffè, non ha pretese sulle condizioni di lavoro e scrive quello che gli viene detto di scrivere, senza protestare. In più è estremamente economico. Il sogno di ogni editore e l’incubo di ogni redattore esiste e ha le sembianze di un insieme di algoritmi, ovvero  software di elaborazione dati, messi a punto e distribuiti principalmente da alcune aziende americane, di cui la più chiacchierata è la Narrative Science.

Questi programmi riescono ad analizzare le informazioni fornite, rielaborarle e trasformale in forma narrativa. Non si notano differenze con gli articoli dei giornalisti in carne e ossa, anzi sono ben scritti, completi, discorsivi e c’è anche la possibilità di scegliere stile e taglio che dovranno avere.

Certo non saranno candidabili al premio Pulitzer (ancora), ma offrono una pericolosa alternativa per rimpiazzare giornalisti sportivi ed economici, i due campi dove i robot sono al momento utilizzati. Sul sito della rivista statunitense Forbes, che si occupa di economia e finanza, tra gli autori compare già da tempo la firma Narrative Science accompagnata, in fondo all’articolo, da quella di chi ha fornito i dati. Ecco un pezzo pubblicato un mese fa sulle quotazioni della American Tower Corporation:

Forbes Earnings Preview: American Tower
by Narrative Science

In spite of an expected dip in profit, most analysts are positive about American Tower (AMT) before it reports its fourth quarter earnings on Tuesday, February 26, 2013.

Analysts are expecting American to come in with earnings of 41 cents per share, down 19.6% from a year ago when it reported earnings of 51 cents per share.

Ovvero:

A dispetto della previsione di un calo di profitti, molti analisti la pensano positivamente sulla American Tower (AMT), prima della pubblicazione dei suoi profitti relativi al quarto trimestre, che avverrà il 26 febbraio 2013.

Gli analisti si aspettano che la American arrivi a guadagni di 41 centesimi per azione, in calo del 19,6% rispetto a un anno fa quando ha raggiunto profitti di 51 centesimi per azione.

Ecco invece un esempio di articolo sportivo, riportato sulla rivista Wired:

Friona fell 10-8 to Boys Ranch in five innings on Monday at Friona despite racking up seven hits and eight runs. Friona was led by a flawless day at the dish by Hunter Sundre…

Traduzione:

Il Friona lunedì ha perso in casa 8 a 10 contro i Boys Ranch, in cinque inning, nonostante abbia collezionato sette battute valide e otto punti. Il Friona ha sofferto della giornata impeccabile di Hunter Sundre…

Certo non sono paragonabili a quelli delle grandi firme del giornalismo, ed è ancora lontano il giorno in cui saranno i robot a consumarsi le suole delle scarpe alla ricerca di notizie (anche se sono già in grado di monitorare autonomamente le attività sui social network), ma molti media statunitensi li hanno considerati degni di essere inseriti in produzione.

La storia dei giornalisti algoritmici ha avuto inizio alla Northwestern University, quando Kristian Hammond e Larry Birnbaum si trovarono a insegnare in un corso di giornalismo. Lì, da una collaborazione tra studenti e informatici, nacque Stats Monkey, il primo giornalista robot.

Questo prototipo piacque molto a un tipo con la vista lunga e un discreto fiuto per gli affari, un certo Stuart Franklen, che propose ai due docenti di continuare a lavorare sul progetto. Così nel 2010 fu fondata la Narrative Science. I primi esperimenti pratici furono fatti sul campionato di baseball dei ragazzi americani dai cinque ai diciotto anni, la Little League. Un campo che non offre particolari rientri economici e, per questo, snobbato dalla maggior parte dei giornalisti sportivi statunitensi.

Da quel primo programma “scimmia” sono stati fatti molti passi avanti. I giornalisti robot di Hammond e Birnbaum sono già attivi in quaranta realtà giornalistiche americane, fra magazine ed emittenti radiotelevisive. Scrivono per Forbes, per alcune sezioni finanziarie del Wall Street Journal, le cronache sportive del Chicago Tribune, le news di varie agenzie stampa e lo scroll – le notizie che scorrono in basso durante i telegiornali – di diverse emittenti televisive.

La minaccia ultratecnologica sta già facendo temere a molti cronisti di dover cedere il posto in scrivania. E quello del giornalismo non è l’unico campo in cui possono trovare applicazione, si parla già di algoritmi medici in grado di studiare le cartelle cliniche dei pazienti e fornire diagnosi accurate.

A ben vedere, però, non è tutto negativo. Larry Adams di Narrative Science, in un’intervista a Wired, ha spiegato che questa tecnologia potrebbe rappresentare uno strumento per i giornalisti stessi: “Basta pensare alle incredibili possibilità – ha detto Adams – che uno strumento del genere può fornire ai vari cronisti. Può essere un mezzo per fare indagini più precise e dettagliate di quelle che vengono fatte oggi, analizzare i budget di grosse società o tenere sotto controllo i trend di Twitter; tutti processi difficilmente realizzabile da un singolo cronista”.

Effettivamente nell’era di internet e dei social media, dove le notizie devono essere necessariamente tempestive e la mole di informazioni da analizzare assume spesso dimensioni disumane, avere “qualcuno” che legge papier infiniti di dati e documenti, o controlla centinaia di messaggi di Twitter, o ancora fornisce statistiche sportive sempre aggiornate, permetterebbe di dimezzare i tempi di lavoro; o eviterebbe di doverlo appaltare a qualcuno, solitamente sottopagato. Quindi, se la guardiamo da questo punto di vista, probabilmente a tremare devono essere gli stagisti.

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