il Ducato » Giorgio Pinotti http://ifg.uniurb.it testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino Mon, 01 Jun 2015 01:40:19 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.1.5 testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato no testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato » Giorgio Pinotti http://ifg.uniurb.it/wp-content/plugins/powerpress/rss_default.jpg http://ifg.uniurb.it “Diversamente social”, a Urbino il cineforum nell’era di Facebook http://ifg.uniurb.it/2015/05/06/ducato-notizie-informazione/diversamente-social-a-urbino-il-cineforum-nellera-di-facebook/73617/ http://ifg.uniurb.it/2015/05/06/ducato-notizie-informazione/diversamente-social-a-urbino-il-cineforum-nellera-di-facebook/73617/#comments Wed, 06 May 2015 10:40:48 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=73617 [continua a leggere]]]> URBINO, 6 MAG – Giovedì 7 maggio partirà “Diversamente social”: una rassegna cinematografica dedicata ai giovani tra i 16 e i 35 anni nei comuni vicino Urbino per discutere e confrontarsi faccia a faccia e non attraverso un monitor. La rassegna inizierà il 7 maggio alle 21 al cinema Nuova Luce di Urbino e proseguirà fino al 19 agosto nei comuni di Borgopace, Fermignano, Mercatello sul Metauro, Peglio, Piobbico, S. Angelo in vado, Urbania. L’ingresso sarà libero. Per otto serate i giovani saranno protagonisti e discuteranno temi di attualità sul modello del cineforum, dopo la visione di cortometraggi d’autore. I temi saranno: i pregiudizi, l’amore, le relazioni, il ciclo della vita, i figli , la società, la solitudine, la violenza. Sulla pagina Facebook dell’iniziativa si può consultare anche il programma completo.

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Terremoto Nepal, la madre dell’alpinista fanese: “Pietro e Gianluca stanno bene” – AUDIO http://ifg.uniurb.it/2015/04/27/ducato-online/terremoto-nepal-la-madre-dellalpinista-fanese-pietro-e-gianluca-stanno-bene-audio/72637/ http://ifg.uniurb.it/2015/04/27/ducato-online/terremoto-nepal-la-madre-dellalpinista-fanese-pietro-e-gianluca-stanno-bene-audio/72637/#comments Mon, 27 Apr 2015 11:23:13 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=72637 L'epicentro del sisma a metà strada tra Kathmandu e la città di Pokhara

L’epicentro del sisma a metà strada tra Kathmandu e la città di Pokhara

URBINO – Al momento del terremoto di magnitudo 7.8 che ha colpito il Nepal, sabato 25 aprile, si trovavano ai piedi dell’Everest, sono Pietro Marcucci, 49 anni, e Gianluca Cantiani, 50 anni, due amici alpinisti di Fano. Ora stanno bene e hanno avvertito le famiglie con una breve chiamata in cui non hanno potuto però dare dettagli sulla situazione. La madre di Marcucci ha parlato con il Ducato al telefono: “Si trovavano lontani dall’epicentro e hanno avvertito solo in parte la scossa. Ci hanno detto solo poche parole, una breve telefonata per rassicurarci, le comunicazioni sono difficili”. Ora i due amici aspettano di rientrare in Italia, “forse il 10 maggio, l’importante è che stiano bene” ha aggiunto la madre di Marcucci.

Marcucci è proprietario di una nota oreficeria nel centro di Fano, mentre Cantiani è tecnico al Comune nella sezione servizio manutenzione. I due erano arrivati in Nepal una settimana fa e secondo i programmi avrebbero dovuto scalare la cima più alta del mondo. Il gruppo partito prima di loro non ha invece potuto evitare il sisma; già impegnati nella scalata sono morte 18 persone travolte da una valanga provocata dall’onda sismica.

Tre turisti marchigiani salvi. Oltre a loro altri tre turisti marchigiani hanno contattato le famiglie e stanno bene. Si tratta dell’avvocato Francesco Tardella di Ancona, specializzato in diritto fallimentare ed ex presidente del Rotary Ancona-Conero, e due turiste di Senigallia, Claudia Greganti, 38 anni, e Tiziana Cimarelli, 58 anni.

I tre erano diretti da Kathmandu a Chitwan per visitare un parco nazionale. Al momento del terremoto erano a bordo di una jeep quando una frana li ha travolti. Non hanno riportato ferite gravi, solo qualche escoriazione, ora aspettano di rientrare in Italia.

Giuseppe Antonini, speleologo di Ancona, ha telefonato ai famigliari per rassicurarli, sta bene e starebbe tentando di raggiungere la capitale del Nepal.

Le vittime italiane. E sarebbe stato proprio Antonini a informare della morte della collega Gigliola Mancinelli, medico e speleologa di Ancona, assieme al trentino Oskar Piazza, i cui nomi figuravano nella lista dei dispersi. Le prime due vittime italiane confermate sono invece sono Renzo B. e Marco P., morti sabato, travolti da una frana mentre erano impegnati a 3500 metri di quota in un trekking nella Rolwaling Valley. I cadaveri sono stati recuperati sul posto. Lo hanno riferito all’Ansa due loro compagni di spedizione che si trovano a Kathmandu. Sempre nella capitale sono stati ricoverati in ospedale altri due della spedizione: Iolanda M., ferita, e Attilio D., illeso.

Intanto è salito a 4100 il bilancio ufficiale delle vittime reso noto dalla polizia. I feriti sono oltre 6800. La maggior parte delle persone che ha perso la vita si trovava in Nepal, ma ci sarebbero vittime anche sarebbero 66 i decessi in India, 25 in Tibet e 17 in Cina. Il terremoto è il più forte ad aver colpito il paese negli ultimi 80 anni, dopo quello del 15 gennaio del 1934, un sisma di magnitudo 8 che devastò le città di Kathmandu, Munger e Muzaffarpur, con più di 11 mila morti, e lo Stato indiano del Bihar, dove persero la vita in oltre 7 mila.

La terra continua a tremare, sono state registrate oltre 45 scosse, sopra i 4,5 di magnitudo, nelle ultime 24 ore. Secondo la Farnesina sarebbero 40 i connazionali irreperibili, anche se sono oltre 300 gli italiani già rintracciati sul posto.

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Christian Raimo al Festival di Urbino: i libri non si leggono per moda – VIDEO http://ifg.uniurb.it/2015/04/25/ducato-online/christian-raimo-al-festival-di-urbino-i-libri-non-si-leggono-per-moda-video/72043/ http://ifg.uniurb.it/2015/04/25/ducato-online/christian-raimo-al-festival-di-urbino-i-libri-non-si-leggono-per-moda-video/72043/#comments Fri, 24 Apr 2015 22:11:38 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=72043 URBINO – “Le campagne pubblicitarie e di sensibilizzazione non invoglieranno le persone a leggere”. Così Christian Raimo al festival del giornalismo culturale di Urbino. Il cofondatore di minima&moralia consiglia ai ragazzi che vogliono fare cultura sul web di studiare molto ed esercitarsi nella stesura di saggi. Gli abbiamo chiesto cosa pensasse dell’affermazione di Piero Dorfles che aveva sostenuto che non si può fare cultura sul web: “Probabilmente aveva mangiato male!” ha risposto Raimo al Ducato, che ha aggiunto: “Sono certo che se glielo chiedeste di nuovo vi risponderebbe diversamente”.

Intervista di Ilenia Inguì e Giorgio Pinotti

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L’occasione persa di creare una cultura comune. Piero Dorfles e la ‘divergenza culturale’ http://ifg.uniurb.it/2015/04/23/ducato-online/loccasione-persa-di-creare-una-cultura-comune-piero-dorfles-e-la-divergenza-culturale/71783/ http://ifg.uniurb.it/2015/04/23/ducato-online/loccasione-persa-di-creare-una-cultura-comune-piero-dorfles-e-la-divergenza-culturale/71783/#comments Thu, 23 Apr 2015 21:58:31 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=71783 VIDEO Durante la lectio sulla 'divergenza culturale', tenuta al festival di giornalismo culturale di Urbino, il critico letterario ha sottolineato l'assenza di un grande spazio sul web dedicato alla cultura. Dorfles però non si arrende e lancia una sfida: "Portiamola fuori dalla 'terza pagina' dei piccoli blog"]]> URBINO – Anche nell’era digitale gli intellettuali continuano a parlare di sé e per sé. E così la cultura torna sullo stesso errore già commesso dalla carta stampata, condannandosi a restare una riserva indiana. Lascia l’amaro in bocca la lectio di Piero Dorfles sulla ‘divergenza culturale’ tenuta nella prima giornata del Festival del giornalismo culturale di Urbino. È il sapore di un’occasione mancata. Così il critico letterario e conduttore, alla sua terza partecipazione al festival, descrive l’esito dell’incontro tra il web e la cultura. Parla di divergenza, di uno sposalizio perso, ponendosi in netta controtendenza rispetto a quanti, dopo la teoria di Henry Jenkins, hanno iniziato a parlare di cultura convergente.

Una panoramica della Salone del trono a Palazzo Ducale, durante il discorso di Piero Dorfles

Una panoramica della Salone del trono a Palazzo Ducale, durante il discorso di Piero Dorfles

Le due culture. Citando Apocalittici e Integrati di Umberto Eco, Dorfles tenta di sviluppare una riflessione obiettiva, che lasci da parte l’ottimismo o il pessimismo più nero sulle potenzialità della Rete: “Quella che sembrava profilarsi come una straordinaria forma di democratizzazione – sostiene il critico – ha lasciato fuori spazi come quello della cultura e della politica”. L’enorme apertura offerta dallo sviluppo tecnologico e dal web doveva essere la chiave per superare quella che per secoli è stata la divisione tra il mondo dei colti e non, portando alla nascita e al diffondersi di una cultura collettiva. Di renderli consapevoli e partecipi del proprio destino sociale e politico. Non solo ciò non è accaduto, ma, fa notare il critico, benché sul web siano nati blog o riviste culturali, tali realtà rimangono chiuse in un mondo che parla di sé e per sé, proprio come è successo con la carta stampata. Per gli altri, quei tre quarti d’italiani che non hanno tempo di leggere, c’è la cultura di massa. Una cultura nient’affatto minore, ma che comunque non può sostituire la prima.

La colpa collettiva. Quando “l’oligarchia intellettuale” prova a divulgare la cultura, anche attraverso la televisione, mezzo popolare per antonomasia, non riesce a farsi capire dal grande pubblico. Manca la sintonia: “Non riesce neppure a usare una grammatica adeguata” ha detto Dorfles riferendosi a chi fa cultura in televisione “Ma così l’intellettuale mantiene il sapere per sé e viene meno alla sua funzione”, ha concluso Dorfles . Il problema è dunque la divulgazione: lo spazio della cultura nelle redazioni si è compresso. La redazione culturale non esiste più. Le pagine di costume, spettacolo e letteratura non sono più affidate a professionisti specializzati nei vari settori. E ciò rischia di produrre un “chiacchiericcio” controproducente confinato in spazi minuscoli come piccoli box.

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Piero Dorfles (Foto di Simona Desole)

Ritrovare il proprio posto.“La cultura deve avere un proprio spazio e la si può fare ovunque” secondo Dorfles. Per arrivare a questo obiettivo è fondamentale l’intervento del giornalista culturale, che è una figura specializzata, in grado di usare quella sintassi necessaria alla comprensione del grande pubblico. Il suo compito è quello di mediare i contenuti e di avvicinarli ai lettori perché possano fruirne. Nonostante l’emergere di nuovi influencer dal web, il giornalismo culturale può ancora offrire un servizio: deve cercare, fornire e gerarchizzare le informazioni. Mentre “per distribuirlo ci vuole intelligenza, capacità e onestà” sostiene il critico. Deve essere in grado di recensire un libro o un film, di spiegare una mostra d’arte, come anche di parlare negativamente di ciò che recensisce. La sfida del futuro si gioca sulla capacità che avrà la cultura di  “uscire dalla zona privilegiata, dalla terza pagina e dai 1500 lettori”.

 Video a cura di Rita Rapisardi e Claudio Zago 

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Scuole di giornalismo, Iacopino: “Nuovo quadro di indirizzi”. Da maggio più web nei programmi http://ifg.uniurb.it/2015/04/19/ducato-online/scuole-di-giornalismo-iacopino-nuovo-quadro-di-indirizzi-da-maggio-piu-web-nei-programmi/71143/ http://ifg.uniurb.it/2015/04/19/ducato-online/scuole-di-giornalismo-iacopino-nuovo-quadro-di-indirizzi-da-maggio-piu-web-nei-programmi/71143/#comments Sun, 19 Apr 2015 15:05:45 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=71143 INTERVISTA VIDEONel Consiglio nazionale di maggio l’Ordine nazionale modificherà le direttive al quale i corsi riconosciuti devono fare riferimento, potenziando il lavoro sul digitale. ha anticipato al Ducato il presidente dell'Ordine dei giornalisti. Sull'equo compenso bocciato dal Tar del Lazio: "Retribuzioni da fame. Io non sono ottimista però qualche segnale positivo c’è"]]> PERUGIA – Più nozioni di giornalismo digitale nelle scuole di giornalismo: nel Consiglio nazionale di maggio l’Ordine nazionale modificherà il quadro di indirizzi al quale i corsi riconosciuti devono fare riferimento. Lo ha anticipato al Ducato il presidente dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino al Festival di Perugia che ha rassicurato sull’intenzione di potenziare l’insegnamento del giornalismo digitale: “Dobbiamo garantire ai giovani una preparazione che offra loro delle opportunità reali. Gli spazi sono pochi, se dobbiamo lasciare le innovazioni alla buona volontà di qualche master… proveremo a dare delle indicazioni più incisive sulle materie di formazione”.

Equo compenso per i giornalisti. Ad aprile il Tar del Lazio ha accolto il ricorso fatto dall’Ordine contro il tariffario approvato dalla federazione della stampa (Fnsi) in sintonia con la federazione degli editori (Fieg). “Quelle retribuzioni erano da fame – continua Iacopino – e non garantivano ai giornalisti di vivere. Io però non sono ottimista perché credo che la complicità fra Fnsi e Fieg non sia finita”. Ammette però che qualche segnale positivo c’è.

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Moderare i commenti: un duro lavoro, ma qualche giornalista deve pur farlo http://ifg.uniurb.it/2015/04/18/ducato-online/moderare-i-commenti-un-duro-lavoro-ma-qualche-giornalista-deve-pur-farlo/71040/ http://ifg.uniurb.it/2015/04/18/ducato-online/moderare-i-commenti-un-duro-lavoro-ma-qualche-giornalista-deve-pur-farlo/71040/#comments Sat, 18 Apr 2015 15:00:02 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=71040 UGC e news online: il buono, il brutto e il cattivissimo

Ugc e news online: il buono, il brutto e il cattivissimo

PERUGIA – I commenti dei lettori agli articoli pubblicati online sono una preziosa risorsa o una perdita di tempo? È la domanda che si stanno ponendo gli stessi giornalisti digitali. I lettori parlano, criticano (a volte insultano), integrano i contenuti, aggiungono valore al testo.

Per le redazioni si tratta di lavoro in più: gestire questo flusso di informazioni e opinioni trasforma il giornalista in un vero e proprio moderatore. Alcune testate hanno assunto nuovo personale proprio per “regolare il traffico” ma per farlo bisogna necessariamente investire. Ecco perché spesso gli editori preferiscono eliminare i commenti, ma neppure questa può essere la soluzione in un’informazione che è sempre più interattiva e ha un pubblico che vuole partecipare e dialogare con chi scrive, con la sua testata di riferimento.

La britannica Bbc e gli americani Washington Post e New York Times  sono alla ricerca di un compromesso. Commenti aperti, ma con il filtro. Bbc usa un algoritmo che filtra automaticamente i commenti e solo in determinati casi richiede l’intervento di un moderatore umano. I due giornali statunitensi hanno invece avviato un progetto in collaborazione con Mozilla chiamato Coral Project. L’obbiettivo è quello di creare un software open source creato dagli editori per gli editori per ottimizzare le interazioni tra le redazioni e il proprio pubblico. L’idea che sta alla base del progetto è che i commenti possono essere classificati in base alla qualità del loro contenuto. “Noi del Washington Post – dice Greg Barber, responsabile del progetto – diamo troppo spazio a chi ci offende mentre dovremmo dedicarne di più a chi scrive cose intelligenti. Gli utenti più fedeli sono proprio questi, che vanno incentivati a dire la loro opinione. Per noi è molto importante”.

Il punto è proprio il rapporto con i lettori. Per Luca Sofri, direttore de Il Post bisogna scegliere tra la qualità del lavoro giornalistico e il tempo da dedicare a chi commenta gli articoli. Secondo Sofri dedicare troppa attenzione a chi commenta non vale l’investimento in termini di tempo e di risorse che una redazione deve impiegare. “Sul nostro sito la maggior parte dei commenti rispecchia la qualità della nostra testata, questo è il motivo per cui li moderiamo quasi sempre. Tutto ciò, in un contesto in cui i contributi di qualità sono solo una minima parte rispetto a tutti i commenti inutili e offensivi che compaiono sotto tanti articoli in giro per il web”.

Tutto è commentabile ma non tutto è pubblicabile secondo Alessio Balbi, responsabile dell’area social di Repubblica.it. “I contributi dei nostri lettori vengono interamente moderati, controlliamo che non ci siano contenuti offensivi prima di dare il via libero”.

Molti editori hanno pensato di risolvere il problema semplicemente impedendo ai lettori di commentare sul proprio sito, lasciando questa possibilità ai social network.

È il caso di testate come Bloomberg Business e Reuters, che hanno demandato il ruolo di “forum” ai social network che, per definizione, si prestano alla conversazione e al commento. Ma la tendenza è ancora poco significativa. I giornalisti, infatti, tendono a non moderare i commenti alla pagina Facebook o su Twitter del proprio giornale. Gli editori dimenticano che nella percezione dei lettori scrivere un commento sul sito o sulla pagina social spesso sono la stessa cosa.

I commenti sono solo una tipologia di User generated content (Ugc), tutto il materiale prodotto dagli utenti e non dai professionisti dell’informazione. Contenuti che spesso sono le stesse testate a chiedere ai propri lettori (soprattutto in caso di eventi di cronaca o catastrofi naturali) e che integrano video, audio, immagini, informazioni. L’altro canale da cui attingere sono i social network. I dati sono impressionanti: in un monitoraggio sulle homepage dei principali giornali del mondo realizzato dal centro di ricerca EyeWitness Media Hub, durato tre settimane nell’estate del 2014, si è scoperto che su 27.802 articoli 4.974 contengono Ugc.

Con questo tipo di contenuti, però, più che moderare sono le testate a doversi auto-moderare. Da una così immensa mole di informazioni non si può infatti attingere in modo indiscriminato né senza autorizzazioni. Secondo l’avvocato Matteo Jori, esperto di nuove tecnologie e nuovi media, i problemi emersi sono di due ordini: il diritto d’autore e la privacy delle persone. “Spesso le testate si appropriano di foto e video postati sui social senza preoccuparsi di specificare chi li ha prodotti, questo viola i diritti dell’autore che nella maggior parte dei casi, 84%, chiede solo di essere indicato come fonte, senza pretendere compensi”, spiega Jori. Sono tre i casi in cui in Italia è possibile usare liberamente contenuti trovati online:

  • devono contenere informazioni di interesse pubblico;
  • essere di stringente attualità;
  • rientrare nel diritto di cronaca

Quello della privacy è un tema ancora più urgente: succede spesso che foto di privati cittadini finiscano sui principali canali di informazione perché magari ritraggono sullo sfondo personaggi famosi.

E’ quello che è successo a Maddy Campbell, una ragazza australiana il cui profilo Instagram è stato pubblicato su Nine News, un importante canale televisivo australiano, sul Sidney Morning Herald e sul Daily Mail solo perché in una sua foto compariva Redfoo, componente del duo musicale Lmfao.

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Caro acqua, bollette più pesanti per ‘colpa’ di investimenti e potabilizzatori http://ifg.uniurb.it/2015/04/03/ducato-online/caro-acqua-bollette-piu-pesanti-per-colpa-di-investimenti-e-potabilizzatori/69265/ http://ifg.uniurb.it/2015/04/03/ducato-online/caro-acqua-bollette-piu-pesanti-per-colpa-di-investimenti-e-potabilizzatori/69265/#comments Fri, 03 Apr 2015 09:03:54 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=69265 LEGGI Servizio idrico, procedure Ue contro Urbino | Acquedotti: il 32% di acqua va persa
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Il depuratore di Gadana

Il depuratore di Gadana

URBINO – Se nella provincia di Pesaro e Urbino l’acqua è tra le più care d’Italia è perché arriva direttamente dai fiumi e non dalle falde sotterranee. I dati sono chiarissmi. Solo il 30 per cento dell’acqua arriva direttamente da sottoterra, dalle falde acquifere. Il resto, più del 70 per cento, proviene invece dai fiumi, soprattutto dal Metauro, ed è quindi acqua non pura che, per diventare potabile, deve essere ripulita. Deve cioè passare per una struttura, chiamata potabilizzatore, che elimina tutte le impurità presenti. E’ quindi questo passaggio obbligato, assieme all’aggiunta del cloro, la principale causa dell’aumento delle bollette nella provincia di Pesaro e Urbino.

Secondo l’indagine pubblicata pochi giorni fa dall’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva  la nostra provincia è nona a livello nazionale per il costo del servizio idrico. Martedì 25 marzo il Fatto Quotidiano, basandosi su dati di Federconsumatori, ha stilato la classifica delle 10 città in cui l’acqua è diventata un bene costoso. E anche stavolta Urbino e Pesaro rientrano fra le prime 10 città per costo annuo della bolletta.

FOCUS Acquedotti colabrodo: il 32% dell’acqua va persa

La potabilizzazione. Attualmente nella provincia di Pesaro e Urbino ci sono dieci potabilizzatori dei quali otto sono in quella che viene definita dall’Asur, Zona territoriale 2 di Urbino. L’acqua che esce dal rubinetto arriva per buona parte dai fiumi (come il Metauro e il Foglia) e per questa ragione i costi per la produzione di acqua potabile salgono.

“Il processo che rende potabile l’acqua che si preleva dai fiumi è una delle cause che incidono maggiormente sulla tariffa”, sottolinea il responsabile dell’area dell’Autorità di ambito territoriale 1 (Aato 1), Michele Ranocchi. “La maggior parte dell’acqua della provincia è di tipo superficiale che necessita di trattamenti a volte anche molto pesanti e solo un 30 per cento viene prelevata da falde. A livello nazionale le percentuali si invertono. È dimostrabile che in Italia, per comuni con stesso gestore, chi ha le tariffe più alte normalmente preleva più acqua dai fiumi”.

La soluzione per Stefano Gattoni, direttore dell’Aato 1, potrebbe essere quella di riequilibrare l’utilizzo delle risorse idriche “utilizzando maggiormente acqua di falda, il cui costo di potabilizzazione è minore. Così facendo si limiterebbero anche le crisi idriche che colpiscono il territorio quando si hanno periodi con scarse piogge”.

LEGGI Procedure Ue contro Urbino e altri 8 comuni

Gli investimenti. A incidere sul costo della bolletta sono anche gli investimenti che le aziende (Marche Multiservizi e Aset sono le aziende che operano all’interno dell’Aato) effettuano per la manutenzione e l’ammodernamento dei sistemi. Il piano dell’Aato 1 prevede, per quanto riguarda Marche Multiservizi (che serve 55 comuni del territorio compresa Urbino), 30 milioni di investimenti dal 2014 al 2017 che vengono finanziati attraverso le bollette.

Di questi 30 milioni, 7 sono destinati alla bonifica dell’acquedotto ovvero alla riparazione delle falle e all’ammodernamento di strutture ormai vetuste. “Tempo fa una statistica – spiega Gattoni – parlava che in questa provincia sono presenti più di 400 acquedotti”. La lunghezza complessiva delle tubature, utilizzate da Marche Mutliservizi, arriva poco sotto ai 5000 chilometri  che si snodano dalla catena appenninica alla costa (la lunghezza complessiva è di 5600 chilometri considerando anche i 686 gestiti da Aset).

Per fare un confronto possiamo prendere in esame l’acquedotto più lungo d’Europa: l’acquedotto pugliese. La sua rete idrica si allunga per 22.500 chilometri (trenta volte l’estensione del Po) e serve l’intero bacino d’utenza pugliese: quattro milioni di abitanti. I cittadini dei 55 comuni serviti da Marche Multiservizi circa 280mila. Il calcolo è presto fatto: i pugliesi hanno cinque metri di acquedotto a testa. Gli abitanti della provincia di Pesaro e Urbino serviti da Mms, 17.

“Annualmente – racconta Ranocchi – circa la metà degli investimenti sono finalizzati al recupero e potenziamento di vecchi impianti. L’ammontare medio degli investimenti in questi ultimi anni si aggira sui 12 milioni di euro per tutti i comuni della provincia”. Anche se, come ammette il direttore Gattoni “servirebbero più di 100 milioni per sistemare al meglio l’intera rete”.

Dal 2014 e fino al 2017 solo nel comune di Urbino verranno investiti più di 1,6 milioni di euro tra bonifica della rete, depuratori (come quello costruito in località Braccone) e collegamenti fognari. Un esborso che non ha comunque frenato l’aumento di dispersione di acqua della rete arrivato al 32%.

“C’è da considerare che nelle perdite sono compresi anche volumi d’acqua che servono nei trattamenti di potabilizzazione (per esempio la pulizia dei filtri del potabilizzatore). Incide anche la presenza sul territorio ancora di tanti vecchi contatori che normalmente contabilizzano consumi inferiori e la presenza di alcune strutture pubbliche che ne sono ancora sprovviste”.

Quindi all’interno dell’indice di dispersione rientra tutta l’acqua che non viene fatturata. Ma non si tratta solo di tubi rotti o bulloni allentati. Ci sono edifici che hanno ancora contatori vecchi che ‘contano’ male o addirittura non ne hanno. In questi casi  per Marche Multiservizi è impossibile sapere chi ha utilizzato quell’acqua e, di conseguenza, farsela pagare.

Chi fa la tariffa? Secondo l’ingegner Ranocchi dell’Aato i rincari sono da attribuire al nuovo metodo di calcolo introdotto a livello nazionale dall’Autorità per l’energia elettrica, gas e servizi idrici (Aeegsi). L’autorità, contattata telefonicamente da il Ducato, ha risposto che i compiti di Aeegsi si limitano a valutare e verificare la necessità di adeguamento delle tariffe che è lo stesso Aato a proporre in ragione delle esigenze di bilancio, nell’ambito di un tetto massimo ai rincari prefissato.

È quindi l’Aato che in base ai costi che deve sostenere per erogare i servizi – gestione degli impianti, manutenzione, potabilizzazione e depurazione delle acque, previsioni di investimenti – propone un aumento delle tariffe dell’acqua, che viene approvata dall’Ageesi dopo aver verificato che i costi siano effettivamente necessari per la fornitura del servizio idrico.

In tutto questo processo Marche Multiservizi, monitorando la situazione delle strutture in collaborazione con i comuni, stila l’elenco degli interventi che vanno al vaglio dell’Aato per poi essere finanziati in base al criterio di urgenza.

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Acquedotti colabrodo: e la bolletta sale. A Urbino il 32 per cento di acqua va persa http://ifg.uniurb.it/2015/04/03/ducato-online/acquedotti-colabrodo-e-la-bolletta-sale-a-urbino-il-32-per-cento-di-acqua-va-persa/69586/ http://ifg.uniurb.it/2015/04/03/ducato-online/acquedotti-colabrodo-e-la-bolletta-sale-a-urbino-il-32-per-cento-di-acqua-va-persa/69586/#comments Fri, 03 Apr 2015 08:57:27 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=69586 [continua a leggere]]]> URBINO – La dispersione di acqua per le perdite degli acquedotti va a incidere, e tanto, sul costo finale che tutti noi paghiamo con le bollette. A Urbino il livello di perdite è circa del 32 per cento, di poco inferiore, ma sostanzialmente in linea con la media nazionale che è tra il 35 e il 40 per cento. La causa è principalmente in un sistema di acquedotti colabrodo.

Federutility, federazione delle aziende dei servizi pubblici locali del settore idrico ed energetico, ha stimato che per rendere efficiente il sistema degli acquedotti in Italia servirebbe un investimento di 64 miliardi di euro, 2,7 miliardi l’anno, a fronte dei 38,7 complessivamente programmati dalle varie Aato, le Autorità d’ambito territoriale ottimale, per i prossimi trent’anni. Solo 3,25 sono però coperti da fondi pubblici, il resto saranno trovati attraverso l’adeguamento delle tariffe dai vari enti di gestione.

Gli investimenti servono a migliorare una rete idrica ormai obsoleta in gran parte del paese, con tubature e sistemi connessi che hanno bisogno di costante manutenzione.

Marche Multiservizi e Aset, le aziende che operano all’interno dell’Aato della provincia di Pesaro e Urbino, investiranno, nei prossimi tre anni, 30 milioni di euro.

I DATI Bollette più pesanti per ‘colpa’ di investimenti e potabilizzatori

Il Meridione. Le situazioni più critiche si registrano nel sud, dove, stima Federutility, servirebbero fondi per 15 miliardi in tre anni. Tra le regioni peggiori Sicilia, Campania e Lazio dove gli interventi per limitare il fenomeno non hanno dato risultati apprezzabili. L’ Acquedotto lucano, che in Basilicata gestisce 7000 chilometri di tubazione che servono 266.720 utenti, nel 2011 registrava perdite fino al 53 per cento. Oltre la metà dell’acqua che viene immessa va perduta.

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Contatori a ultrasuoni. In una zona a cavallo fra il mantovano e la provincia di modena l’Aimag, società che gestisce la distribuzione idrica in 21 Comuni, per un totale di oltre 2000 chilometri di condotte, ha adottato un sistema per rendere più efficiente la distribuzione idrica, riducendo al minimo le perdite riuscendo ad individuarle tempestivamente. Da alcuni anni ha diviso in 88 settori la rete delle condotte e ha installato valvole di chiusura e 117 contatori elettronici e a ultrasuoni che misurano l’erogazione in ciascuna zona. In questo modo risulta facile identificare il luogo preciso di una fuga d’acqua rilevando i valori durante la notte, quando i consumi medi sono minimi. Pertanto, un valore anomalo di uno dei contatori indica una perdita su cui si interviene immediatamente, avendo una localizzazione piuttosto precisa, grazie alla divisione in settori. Aimag è riuscita così a contenere le perdite entro 2,6 metri cubi all’anno per metro di tubazione.

Il Veneto. L’ente Acque Veronesi, che già vanta dispersioni inferiori alla media nazionale, sta puntando sull’efficienza e il miglioramento degli impianti. La società di gestione ha infatti previsto per il quadriennio 2014-2017 un piano di interventi pari a 48.026.863 euro, di cui 18.660.893 coperti da fondi regionali.  Acque Veronesi serve 75 Comuni della provincia di Verona per un totale di 718.965 utenti, con un acquedotto di 4500 chilometri; numeri paragonabili a quelli di Marche Multiservizi.

Esistono quindi tecniche e strumenti che consentono, se non di eliminare le perdite, di contenerle al minimo, localizzandole e intervenendo in modo rapido. Certo queste innovazioni comportano la necessità di investimenti importanti che inevitabilmente ricadono sui cittadini attraverso l’aumento delle bollette, visti i fondi esigui stanziati dalla pubblica amministrazione. Si deve pero considerare che anche le perdite sono un costo economico per la collettività.

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Turismo, Sgarbi sulla tassa di soggiorno: “Io l’avrei anche aumentata” http://ifg.uniurb.it/2015/03/17/ducato-online/turismo-sgarbi-sulla-tassa-di-soggiorno-io-lavrei-anche-aumentata/68307/ http://ifg.uniurb.it/2015/03/17/ducato-online/turismo-sgarbi-sulla-tassa-di-soggiorno-io-lavrei-anche-aumentata/68307/#comments Mon, 16 Mar 2015 22:11:27 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=68307 VIDEO - L'assessore alla Rivoluzione e alla Cultura , intervistato dal Ducato dice: "Serve a garantire la bellezza del luogo. Non deve essere vista come una rapina, ma come una necessità". L'Amministrazione comunale ha intenzione di introdurre l'imposta da giugno]]> Vittorio Sgarbi, assessore alla cultura di Urbino

Vittorio Sgarbi, assessore alla cultura di Urbino

URBINO – Vittorio Sgarbi, assessore alla cultura e alla rivoluzione di Urbino, approva la tassa di soggiorno per i turisti: “Io l’ho votata, cercando anche di aumentarla. Non deve essere vista come una rapina, ma come una necessità”.

L’obolo per Sgarbi è giustificato per realtà come Urbino, in quanto deve servire a garantirne la bellezza e la pulizia del luogo in situazioni in cui emergenze di bilancio non consentano di agire diversamente. La tassa, secondo l’assessore, il pagamento di un servizio per il mantenimento del decoro urbano e la manutenzione delle attrazioni turistiche. Per questo “pagare una stanza due euro in più non è un peso per i turisti” .

Sgarbi pensa anche ad una formula alternativa, citando il caso di Cefalù da lui proposto: “C’è un museo che ospita un’opera di Antonello: il biglietto costa cinque euro, é visitato da 20mila persone l’anno a fronte delle 600mila che dormono in quella città. Invece di far pagare una tassa di soggiorno si faccia pagare un euro in più la camera d’albergo, con incluso l’accesso gratuito al museo”. Una modalità che consente all’amministrazione “di incrementare così di molto le sue entrate e l’euro in più non diventa una tassa, ma è anzi un vantaggio per il turista”. E poi conclude col suo tipico modo di chiarire il suo pensiero: “Se poi il visitatore non ne vuole usufruire, peggio per lui: è un coglione”.

Ad urbino la tassa di soggiorno dovrebbe essere introdotta a partire da giugno prossimo. Il provvedimento si rende necessario per fare fronte ai problemi di bilancio della pubblica amministrazione.

Anche se non è ancora stato deciso l’importo della tassa, si parla di una cifra che si aggira tra 1,5  e  2,5 euro a notte. Confturismo, ovviamente non contenta della nuova misura, ha proposto di diversificare: 2 euro per gli hotel quattro stelle e 1,5 per quelli di categoria inferiore.

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Previsioni meteo, ad Urbino sarà un altro weekend di pioggia http://ifg.uniurb.it/2015/03/16/ducato-online/previsioni-meteo-ad-urbino-sara-un-altro-weekend-di-pioggia/68278/ http://ifg.uniurb.it/2015/03/16/ducato-online/previsioni-meteo-ad-urbino-sara-un-altro-weekend-di-pioggia/68278/#comments Mon, 16 Mar 2015 09:11:26 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=68278 Nebbia ad Urbino (foto d'archivio)

Nebbia ad Urbino (foto d’archivio)

Urbino è sotto la pioggia da oltre 24 ore.  La settimana si apre ancora con il cielo coperto e l’acqua che cade dal cielo che non dà tregua. Ma cosa ci aspetta nei prossimi giorni? Abbiamo analizzato i più noti siti di previsioni meteo e ciò che è emerso non è del tutto confortante.

La perturbazione, infatti, secondo le previsioni che abbiamo confrontato, dovrebbe interessare la città fino a domani mattina. Dal pomeriggio il tempo dovrebbe migliorare e lasciare spazio a qualche schiarita. Da mercoledì il cielo sarà sereno, ma per il fine settimana è attesa nuovamente la pioggia, a partire dal pomeriggio di sabato.

Le previsioni sulla nostra area che vi abbiamo appena riassunto, possono essere consultate direttamente ai seguenti link:

Meteo.it

Weather.com

Il Meteo.it

3bmeteo.com

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