il Ducato » Giuseppina Avola http://ifg.uniurb.it testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino Mon, 01 Jun 2015 01:40:19 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.1.5 testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato no testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato » Giuseppina Avola http://ifg.uniurb.it/wp-content/plugins/powerpress/rss_default.jpg http://ifg.uniurb.it Elena Stancanelli al festival di Urbino: “Gli insegnanti italiani? Non certo dei fini intellettuali” http://ifg.uniurb.it/2014/04/27/ducato-online/elena-stancanelli-al-festival-di-urbino-gli-insegnanti-italiani-non-certo-dei-fini-intellettuali/62127/ http://ifg.uniurb.it/2014/04/27/ducato-online/elena-stancanelli-al-festival-di-urbino-gli-insegnanti-italiani-non-certo-dei-fini-intellettuali/62127/#comments Sun, 27 Apr 2014 11:43:04 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=62127 Tutti i tweet del Festival]]> laterza_stancanelliURBINO –  Cinque parole per descrivere il ruolo dell’intellettuale in Italia: pedagogia, ascolto, responsabilità, bellezza e autorevolezza. Così l’editore Giuseppe Laterza e la scrittrice giornalista Elena Stancanelli hanno tracciato l’identikit di chi oggi produce visioni del mondo e orienta l’opinione pubblica nel nostro Paese. Un ritratto a pennellate contrastanti, quello che è emerso questa mattina al Legato Albani, durante uno degli incontri conclusivi del Festival del giornalismo culturale.

Partiamo dalla pedagogia. “Insegnare significa saper orientare ma anche disorientare il lettore – dice Giuseppe Laterza –  ma come fai a fare pedagogia senza avere una visione del mondo? Non basta la competenza se non viene contestualizzata.  Benedetto Croce non è solo la somma delle sue competenze ma è stato in grado di formare le coscienze delle classi dirigenti italiane. Come lui tanti altri che consideriamo tecnici ma in realtà sono intellettuali”.

Secondo l’editore determinante in questo senso è il ruolo degli insegnanti, parere non condiviso dalla Stancanelli che si relaziona tutti i giorni con professori ed educatori grazie al suo ruolo di presidente dell’associazione “Piccoli maestri”, un gruppo di scrittori che vanno di scuola in scuola a raccontare i grandi classici agli studenti. “Non credo che il corpo insegnanti italiano –  dice la giornalista –  sia tra i più fini intellettuali del Paese. Se non si ha idea di cosa è successo in Italia negli ultimi 40 anni, come puoi essere in grado di spiegare la contemporaneità? La cultura è un elastico tra quello che è stato è quello che è”.

L’esperienza di “Piccoli Maestri” dimostra l’importanza della presenza dell’intellettuale all’interno di una realtà. Presenza fisica che si lega alla loro autorevolezza. “Quando andiamo nelle scuole, dimostriamo ai ragazzi che gli autori esistono – dice la Stancanelli –  e nell’era del virtuale è importante sapere che posso fidarmi di una persona che guardo negli occhi”.

Ma in realtà, non tutti gli intellettuali hanno questa consapevolezza. Giuseppe Laterza la pensa così: “Gli intellettuali italiani ascoltano poco e usano la cultura in maniera esclusiva. Invece l’argomentazione è un dovere dell’intellettuale”. Secondo l’editore questa categoria dovrebbe abdicare alla autoreferenzialità in nome della responsabilità democratica che ha. Responsabilità che comporta la misura del potere, il dubbio e soprattutto la loro autonomia perché l’intellettuale deve essere dissidente, spiazzante e in alcuni casi anche spiacevole. E sta qui il paradosso del suo ruolo: deve conquistare persone alle sue idee ma senza metterle per forza a loro agio.

Fra gli altri compiti degli intellettuali, infine, secondo la Stancanelli c’è la produzione di bellezza. “Non si può produrre bellezza se non ci si mette in relazione con il presente –  conclude la giornalista –  gli intellettuali hanno il dovere della manutenzione della contemporaneità, devono cioè stabilire dei criteri di ‘classicità’ all’interno dell’epoca in cui vivono”.

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“Poche stroncature, ma son tutti capolavori?”. Mancuso, De Mieri e i vizi del giornalismo culturale http://ifg.uniurb.it/2014/04/26/ducato-online/poche-stroncature-ma-son-tutti-capolavori-mancuso-de-mieri-e-i-vizi-del-giornalismo-culturale/62009/ http://ifg.uniurb.it/2014/04/26/ducato-online/poche-stroncature-ma-son-tutti-capolavori-mancuso-de-mieri-e-i-vizi-del-giornalismo-culturale/62009/#comments Sat, 26 Apr 2014 18:12:36 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=62009 Giornale Luigi Mascheroni ]]> Mariarosa Mancuso e Michele De Mieri

Mariarosa Mancuso e Michele De Mieri

URBINO – Gli italiani leggono poco, è vero. Ma la colpa non sarà pure degli scrittori e dei giornalisti culturali italiani? Se lo chiedono Michele De Mieri, giornalista di Radio3, e Mariarosa Mancuso, penna di punta de Il Foglio. E ci vanno giù duro con i colleghi: “Nella pagine culturali si parla solo di letteratura in termini di opere perfette: può essere mai?” dice De Mieri. “Esce un film o un libro italiano e siamo tutti pronti a gridare al capolavoro anche se magari abbiamo dormito per metà pellicola”. Gli fa eco Mancuso. Attacchi che sono sfociati in una polemica vivace, di “giornalisti che criticano giornalisti”. Un buon segno secondo Giuseppe Laterza.

Secondo i due relatori, oggi al Teatro Sanzio di Urbino, la disaffezione dei lettori italiani nei confronti della letteratura ha delle origini precise: una sorta di atteggiamento di “ipocrisia” di chi è operatore culturale nelle pagine dei quotidiani nei confronti del lettore.

“È possibile – afferma De Mieri – che giornali e case editrici abbiano un rapporto fisso? E che quasi mai i libri di un certo editore vengano stroncati dal giornalista di una certa testata? Ora, non dico che si debba procedere alla stroncatura per la stroncatura. Ma pare che la critica che permea tutte le pagine di un quotidiano, dalla politica all’economia, una volta arrivati alla pagina della cultura sparisca improvvisamente”.

Mancuso si interroga sugli errori del giornalismo culturale: “Sapete qual è il segno che stiamo sbagliando? Mi è capitato che la gente mi fermasse per strada per chiedermi: ‘Ma di quel libro che hai recensito, cosa pensi veramente?’. Ma come cosa penso veramente? Penso quello che ho scritto”.

Ma evidentemente il lettore italiano è consapevole del rischio “marchette” sempre in agguato nelle pagine del giornali dedicate alla cultura. Pagine che proprio per questo motivo rischiano la ghettizzazione. Non solo per la mancanza di sincerità nei confronti del lettore ma anche per la scarsa accessibilità. Tradotto: sono scritte in maniera noiosa e solo per dare sfoggio della cultura dell’autore.

“Non si può dare torto a chi non legge i giornali – continua Mancuso – sono scritte in maniera tale da non attirare il lettore. E non sto parlando di attirare in termini di oscenità. Ma se pensiamo alla lettura, chi di noi ha mai preso un libro in mano con lo scopo di migliorarsi? Nessuno. La lettura ha a che fare con il divertimento, con il piacere. Non capisco, quindi, perché non possa essere divertente o piacevole anche il passaparola a questo legato. Carlo Fruttero diceva che la lettura è una passione esclusiva come il gioco e il terrorismo. E io la penso come lui”.

Secondo i due giornalisti, quindi, nessun dubbio sul fatto che alcuni lettori abbiano perso il gusto della lettura, così ingolfati in recensioni piatte che non riescono a suscitare interesse. Piatte e acritiche. Che non solo hanno effetti negativi sull’alfabetizzazione del Paese ma anche sul ruolo del giornalismo culturale.

“Se uno perde credibilità – continua Mancuso – può dare la colpa solo a se stesso. Cioè se stronco, per dire, Piperno perché non mi piace uno che mette più di due avverbi in una sola frase, non faccio un torto a lui come persona, svolgo solo bene il mio mestiere”.

Un dialogo molto critico verso la categoria, soprattutto sui colleghi “mainstream”, coloro che rimangono impigliati in logiche editoriali e di interessi di “mercato”. Al punto tale che in platea scoppia la polemica. A innescarla principalmente De Mieri che dal palco del Sanzio lamenta le abitudini dei colleghi che recensiscono sempre e solo polizieschi o gialli – Camilleri la fa da padrone – e determinate case editrici. “La Sellerio ha pubblicato ben 12 libri di Roberto Bolaño – dice De Mieri – e nessuno ha mai prestato attenzione a questo autore. A un certo punto Adelphi lo riesuma pubblicando alcune delle sue opere peggiori e via con le paginate sui giornali italiani. Come se bastasse passare dal blu scuro della Sellerio alla cromatura pastello della Adelphi per svegliarsi di colpo”.

Dalla penultima fila del teatro Luigi Mascheroni de Il Giornale, però reagisce sentendosi chiamato in causa: “Quando sulla Treccani è uscita l’accusa a Camilleri – dice Mascheroni – per aver plagiato l’ultimo suo libro, nessuno ne ha scritto tranne me, perché né Il CorriereLa Repubblica volevano mettersi contro l’autore”. E sulla regola non scritta dei giornali di non pubblicare recensioni già pubblicate dalle testate concorrenti aggiunge: “Sono d’accordo con voi, è una regola stupida ma nessuno agisce in modo diverso. Qualcuno può smentirmi?”.

Il dibattito dei giornalisti tra palco e platea piace all’editore Giuseppe Laterza: “Giornalisti che criticano giornalisti. Mi pare sia l’inizio di un buon percorso”.


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Laterza: “L’Europa e l’Italia hanno ancora bisogno di idee” http://ifg.uniurb.it/2014/04/23/ducato-online/laterza-leuropa-e-litalia-hanno-ancora-bisogno-di-idee/61784/ http://ifg.uniurb.it/2014/04/23/ducato-online/laterza-leuropa-e-litalia-hanno-ancora-bisogno-di-idee/61784/#comments Wed, 23 Apr 2014 06:53:40 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=61784 LEGGI Moscati: "Nostra cultura si fonda sui morti"]]> Giuseppe Laterza

Giuseppe Laterza

“Come tutte le epoche anche la nostra è un’epoca ideologica. E miope. Nel senso che siamo imbevuti di ideologia ma non ce ne accorgiamo, ci illudiamo di non esserlo. Ci professiamo laici. Dobbiamo stare attenti a riconoscere le ideologie e a smascherarle. E questo è il tipico compito degli intellettuali”. Giuseppe Laterza, uno dei più grandi editori italiani, ospite a Urbino per il Festival del giornalismo culturale, non ha dubbi: di intellettuali la società contemporanea ha bisogno. Il perché è presto detto: sono loro che aprono a visioni del mondo più approfondite e inconsuete e ci traghettano verso una percezione della realtà meno limitata. E poi perché, citando Keynes, non ci si può orientare nel mondo senza idee e l’elaborazione di queste è compito degli intellettuali.

Proprio per spiegare costruzioni complesse come quella europea, Laterza ha avviato il progetto di Eutopia, una rivista multilingue nata dalla collaborazione con le case editrici S. Fischer Verlag (Germania), Editorial Debate (Spagna), Édition du Seuil (Francia) all’interno della quale si confrontano i maggiori intellettuali europei. A quale scopo?

Eutopia vuole rimettere al centro il dibattito sull’Europa. Per molti anni è sembrato che questa fosse stata pensata solo per necessità economica. Ma non è quello che in realtà volevano i padri fondatori, tra cui Altiero Spinelli. Loro desideravano un’Europa nella quale si realizzassero ideali di giustizia, libertà e socialità. Invece durante questi anni di crisi economica l’Europa è stata usata maldestramente dalle classi dirigenti per giustificare politiche di tagli e sacrifici, con il risultato della disaffezione di una larga parte dell’opinione pubblica. La rivista parte dal presupposto che tutto vada discusso ciclicamente, anche la politica europea. Le limitazioni nell’autodeterminazione dei paesi che l’adesione alla comunità europea comporta possono giustificarsi solo in nome di un grande progetto intellettuale, culturale e quindi anche politico ed economico”.

Ritiene che queste idee non circolino all’interno dei 28 paesi dell’Unione?
“Sì, ma la loro elaborazione non si può fare solo attraverso dibattiti nazionali, come avviene oggi, i tedeschi discutono tra tedeschi, gli italiani tra italiani, alimentando peraltro pregiudizi reciproci e diffidenza. Attraverso Eutopia, invece, il dibattito diventa intraeuropeo e accessibile a tutti non solo a circuiti accademici e specialistici”.

Quindi, secondo lei, gli intellettuali sono mediatori tra grandi tematiche e problemi della società contemporanea e opinione pubblica.
“Non proprio in questi termini. Gli intellettuali non parlano a tutti. A me basta che siano in grado di svolgere un ruolo nei confronti della classe dirigente, per come la intendeva Piero Calamandrei, ovvero una classe che comprende politici, imprenditori e insegnanti. Gli intellettuali devono convertire le proprie competenze specialistiche in un’analisi critica della società che consenta, poi, a politici, imprenditori e insegnanti di tradurre a loro volta questa in contenuti attivi”.

E pensa che ci sia qualcuno in Italia in questo momento a svolgere questo tipo di lavoro?
“Certo. Abbiamo tantissimi intellettuali che si spendono nel dibattito pubblico in Italia. Stefano Rodotà, Tullio De Mauro, Gustavo Zagrebelsky, Sergio Romano, Ernesto Galli della Loggia, Luciano Canfora, solo per dirne alcuni. Che ne dice di Tito Boeri? È un grande intellettuale: interviene su La Repubblica, ha fatto festival di economia, ha creato un sito Lavoce.info. È un economista, sì, ma che fa un lavoro pubblico. Ma sono solo alcuni. Ho citato finora solo uomini di penna ma ci sono intellettuali anche tra musicisti, registi o altro. Fiorella Mannoia, per esempio, o ancora Gino Strada sono intellettuali ma non nell’accezione stretta del termine. Nel momento in cui ciascun specialista svolge un’attività che non è costretta entro i confini del suo lavoro tecnico e fa un servizio per la collettività attraverso l’analisi e il dibattito, fa lavoro intellettuale. Ed è un bene che ce ne siano tanti perché la società ha bisogno di visioni del mondo e non possiamo relegarle ai politici, che perseguono spesso una logica di breve periodo”.

E gli intellettuali che sposano determinate cause politiche? Penso ai casi di Barbara Spinelli e Moni Ovadia candidati nella lista Tsipras per le prossime elezioni europee.
“Credo che gli intellettuali possano scegliere di entrare nell’arena politica, di diventare essi stessi politici. Però questo significa che cambiano mestiere. In questi casi l’intellettuale smette il suo habitus perché egli per definizione non ha partiti presi, anzi ha una geografia mobile dal punto di vista del suo impegno pubblico. L’intellettuale deve essere una persona libera, deve dare fastidio a tutti, non può costringersi in logiche di efficacia politica”.

Per quanto riguarda il linguaggio del dibattito culturale invece? Non crede che ci si sia spostati dalla critica all’invettiva?
“Sì, direi che c’è stato un condizionamento dei mezzi di comunicazione che ci ha spinto tutti al grido, all’urlo, come nei talk show in cui non si può ragionare perché tutto va buttato in caciara”.

Colpa dei social network? Hanno condizionato il modo di esprimersi di chi fa lavoro intellettuale?
“Penso che i social network siano un mezzo molto interessante ma sappiamo ancora poco come utilizzarli. Sono sicuro che però troveremo un equilibrio. Dobbiamo stare attenti a non perdere la qualità in nome della velocità. Io uso Twitter, per esempio, ma se pensassi che il mio universo mentale si concentri solo in un tweet limiterei le mie modalità espressive. È come mangiare al McDonald’s. Certo ha dei vantaggi, costa poco e mangio un prodotto di sicuro gusto. Però se mangio sempre e solo quello divento come quegli americani obesi che passano tutto il loro tempo davanti alla televisione”.

 

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Storie possibili di imprenditori italiani, Formigli presenta il suo libro a Urbino http://ifg.uniurb.it/2014/04/09/ducato-online/storie-possibili-di-imprenditori-italiani-formigli-presenta-il-suo-libro-a-urbino/61332/ http://ifg.uniurb.it/2014/04/09/ducato-online/storie-possibili-di-imprenditori-italiani-formigli-presenta-il-suo-libro-a-urbino/61332/#comments Wed, 09 Apr 2014 20:50:26 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=61332 Piazza Pulita su La7. Un viaggio che racconta lo svilimento economico del nostro Paese, concentrandosi però su otto storie di imprenditori che hanno scongiurato la deriva delle loro attività]]> Carlo Renzi, Enrico Loccioni, Lella Mazzoli, Corrado Formigli, Grazia Trabalza

Carlo Renzi, Enrico Loccioni, Lella Mazzoli, Corrado Formigli, Grazia Trabalza

URBINO – Crisi? Non più. Anzi, meglio, crisi sì ma nonostante questo c’è una via alternativa alla rassegnazione. È forse questo il nucleo centrale del libro del giornalista Corrado Formigli, Impresa Impossibile, presentato oggi pomeriggio nella Sala degli Incisori del Collegio Raffaello.

Un viaggio nella recessione italiana, su e giù per il Paese che produce. Un reportage che racconta l’economia d’eccellenza della nostra nazione, non con asettiche cifre ma attraverso le storie di chi fa impresa oggi. Otto storie: da quella di Venchi, famoso per le sue cioccolate, a quella dello chef contadino Pietro Parisi.

C’è il racconto dell’esperienza di Benedetta Bruzziches, una giovane – ebbene sì, ha appena 28 anni – imprenditrice di Caprarola, diventata famosa in tutto il mondo per le sue borse. Prima i viaggi a Roma, poi Milano, India, Cina e Brasile cercando di realizzare il proprio sogno. Poi il ritorno in Italia, a Viterbo. Un po’ di tinta fresca allo studio, un nuovo laboratorio e “la filosofia della gioia” a condire i suoi accessori che niente hanno da invidiare a quelli di Louis Vuitton o Hermès. Un racconto di sacrificio, di creatività, di caparbietà, innestato su una trama di desolante fallimento.

“Sapete da cosa deriva questa libro? – racconta Formigli – Dalla domanda di un padre. Ho due figlie e non so che risposta dare quando mi chiedono se l’Italia è ancora un paese in cui è possibile vivere”.

Il giornalista, conduttore del programma di La7 Piazza Pulita, ha rivestito di nuovo i panni dell’inviato ed è andato a raccogliere testimonianze tra la gente. “Quando lavoravo con Santoro – continua Formigli – e decidevamo di raccontare la produttività italiana, andavamo subito nel Varesotto. Era tutto un rumore di presse, di macchine in azione. Ci sono tornato da poco per raccontare la storia dell’azienda Rizoma e mi ha colpito il silenzio: molte imprese hanno chiuso sia per la crisi, sia per colpa loro. Non hanno capito i tempi e non hanno saputo riconvertirsi”.

Ma il libro, lungi dall’essere il ritratto catastrofico di un’Italia in malora, evidenzia gli imprenditori che ce la fanno. Basandosi sulle proprie competenze, sulla qualità del loro lavoro e investendo sui giovani. “Non credo – continua l’autore – che questo sia un libro ottimista nel senso berlusconiano del termine, del genere «diciamoci che tutto va bene anche se sappiamo che non è così». L’ottimismo deve avere sempre una fondatezza”.gius 3

Tra le storie che compongono il reportage di Formigli anche quella del marchigiano Enrico Loccioni, l’Olivetti della Valle Esina. Uno “con un’azienda banale – così lo descrive l’autore – la cui organizzazione delle persone che vi lavorano, però, è tale da essere studiata in tutto il mondo. Uno che non realizza prodotti per l’immediato ma che progetta i bisogni del 2060”.

Un’impresa che punta molto sui giovani. Ragazzi appena usciti dalle università, al massimo 40enni. Ma niente Berkeley. Loro vengono dagli atenei di Urbino, Perugia, Ancona.

“In Italia –dice Loccioni, presente all’incontro – dobbiamo continuare a studiare tutti, non solo i ragazzi. Anche l’impresa. E mai uniformare i linguaggi, ma anzi specializzarli. Dare ai giovani fiducia è la chiave del successo dell’imprenditoria italiana”.

“La cosa che mi ha colpito di Loccioni – commenta Formigli – è che fa parte di quella categoria di imprenditori che stanno al vertice di un’azienda ma sono capaci di dare l’esempio. L’alleanza tra i giovani lavoratori e gli imprenditori si cementa sul sacrificio e sulla sobrietà. Con questa generazione siamo tornati agli albori dell’Italia, al dopoguerra, quando i ragazzi avevano fame e dovevano aguzzare l’ingegno”.

Presenti all’incontro oltre all’autore e a Loccioni, Lella Mazzoli, la giornalista Rai Grazia Trabalza, il presidente di Confindustria Pesaro e Urbino, Gianfranco Tonti, quello dei giovani industriali della provincia, Carlo Renzi.

Sfacciatamente ottimista, la posizione di Tonti che parla, forzando un po’ i toni, di “nuovo Rinascimento”: “Vedo negli imprenditori un cambiamento. Hanno capito che non siamo dentro una crisi, che se fosse così sarebbe già finita, ma dentro un tempo nuovo ed è per questo che è in atto uno scatto di mentalità che prelude all’agire”.

Una lettura più “linguistica”, ovvero più incentrata sulle parole chiave che esprimono il senso dell’intero racconto, quella che Lella Mazzoli e Grazia Trabalza hanno dato del libro presentato oggi. “Persona, qualità, territorio, flessibilità, progetti sociali. Sono queste le parole che si ritrovano di più tra le pagine del libro – dice Mazzoli – e sono anche le più significative. Ma la cosa che emerge è che per gli imprenditori intervistati da Formigli le persone vengono prima dei progetti”. Termini che se usati insieme servono a combattere un altro lemma (e stato d’essere): “rassegnazione“. In che modo? Credendo fino in fondo in qualcosa, non risparmiandosi mai e mettendosi in discussione fino alla fine.

Un viaggio, quindi, che nelle intenzioni dell’autore non intende restituire un’immagine edulcorata dell’Italia in cui viviamo. Un racconto che pagina dopo pagina ripercorre la distruzione e lo svilimento che Formigli ha trovato per strada. Ma che guardando alle persone, al capitale umano della nazione, riesce, volente o nolente, a ispirare ottimismo.

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Selfie a Urbino, la città raccontata su Instagram negli autoscatti degli studenti http://ifg.uniurb.it/2014/04/08/ducato-online/selfie-a-urbino-la-citta-raccontata-su-instagram-negli-autoscatti-degli-studenti/61094/ http://ifg.uniurb.it/2014/04/08/ducato-online/selfie-a-urbino-la-citta-raccontata-su-instagram-negli-autoscatti-degli-studenti/61094/#comments Tue, 08 Apr 2014 09:56:20 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=61094 [continua a leggere]]]> URBINO – Urbino sarà pure isolata, senza una stazione ferroviaria e con scarsi collegamenti, eppure le mode che passano attraverso i social network non fanno fatica ad arrivare.

E se i selfie – noti fino a qualche tempo fa come semplici “autoscatti” – spopolano in Rete, su Instagram non mancano quelli taggati con l’hashtag #Urbino. E così si scopre un mondo di studenti che immortalano i pomeriggi in Fortezza Albornoz con i torricini impacchettati sullo sfondo, coraggiosi scalatori di via Raffaello che scattano l’emozione della conquista della “vetta”, immagini felici di laureati freschi freschi di proclamazione. Ognuno con la sua storia da condividere. E a farle da sfondo è proprio la città ducale.

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Aspettando il festival, venerdì 11 aprile a Urbino si parla di critica letteraria http://ifg.uniurb.it/2014/04/08/ducato-notizie-informazione/aspettando-il-festival-venerdi-11-aprile-a-urbino-si-parla-di-critica-letteraria/61085/ http://ifg.uniurb.it/2014/04/08/ducato-notizie-informazione/aspettando-il-festival-venerdi-11-aprile-a-urbino-si-parla-di-critica-letteraria/61085/#comments Tue, 08 Apr 2014 08:43:42 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=61085 [continua a leggere]]]> aspettando il festivalURBINO –  Se la cultura fa fatica a sopravvivere nell’era della Rete e dei social network, che ne è, invece, della critica letteraria? Se ne discuterà venerdì 11 aprile alla libreria Il Portico di Urbino, durante l’incontro “Aspettando il festival. La critica al tempo di internet”, insieme a Lella Mazzoli e Giorgio Zanchini, direttori del Festival del giornalismo culturale in programma dal 25 al 27 aprile nella città ducale, Massimo Raffaeli, critico letterario e Roberto Danese, docente dell’Università Carlo Bo.

“Sarà un momento di riflessione sul ruolo, la funzione e la pratica della critica letteraria nei new media – spiega Raffaeli – perché se da una parte il web offre nuove possibilità nel tempo e nello spazio, il suo uso per la critica comporta dei rischi. Ma dire che non si possa fare è solo una giustificazione. Chi dice che è impossibile fare una cosa, in realtà non la vuole farla”.

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“Biosalus premia l’arte”, un concorso per gli studenti d’arte di Urbino http://ifg.uniurb.it/2014/04/07/ducato-notizie-informazione/biosalus-premia-larte-un-concorso-per-gli-studenti-darte-di-urbino/60899/ http://ifg.uniurb.it/2014/04/07/ducato-notizie-informazione/biosalus-premia-larte-un-concorso-per-gli-studenti-darte-di-urbino/60899/#comments Mon, 07 Apr 2014 10:43:28 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=60899 [continua a leggere]]]> URBINO –  Come raccontare la tutela dell’ambiente, lo sviluppo sostenibile e l’ecologia con un’incisione o un video? Sarà la domanda che si porranno gli studenti del Liceo artistico-Scuola del Libro di Urbino che vorranno partecipare al concorso “Biosalus premia l’arte”, organizzato da Biosalus 2014,  il festival nazionale del biologico e del benessere olistico in programma per il 4 e il 5 ottobre, nella città ducale.

Argomenti del concorso sono “Amazzonia e deforestazione”. I ragazzi dovranno presentare entro il 7 giugno 2014 elaborati grafici, di design o sviluppati in base a tecniche incisorie o ancora video su questi temi. I migliori verranno premiati il 4 ottobre nella Sala degli Incisori del Collegio Raffaello di Urbino. Premi del concorso saranno buoni spesa di 300 euro per il primo classificato, di 200 per il secondo, di 100 per il terzo.

Il concorso verrà presentato mercoledì 9 aprile nella sede del Liceo Artistico – Scuola del Libro di Urbino, in una mattinata in cui si discuterà di ecosostenibilità e ambiente.

 

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Cinema, torna la rassegna “L’intervallo tra le cose”: a Urbino i registi incontrano i cittadini http://ifg.uniurb.it/2014/03/18/ducato-notizie-informazione/cinema-torna-la-rassegna-lintervallo-tra-le-cose-a-urbino-i-registi-incontrano-i-cittadini/59631/ http://ifg.uniurb.it/2014/03/18/ducato-notizie-informazione/cinema-torna-la-rassegna-lintervallo-tra-le-cose-a-urbino-i-registi-incontrano-i-cittadini/59631/#comments Tue, 18 Mar 2014 13:51:45 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=59631 [continua a leggere]]]> 10007528_10203194063563248_450467357_nURBINO –  A Urbino il cinema incontra gli spettatori e dialoga con loro oltre la pellicola. Torna in città “L’intervallo tra le cose. I luoghi della narrazione cinematografica”, la terza edizione di una rassegna che mette in contatto i cinefili urbinati con registi e autori del panorama nazionale.

Tre giorni di proiezioni e incontri – dal 24 al 26 marzo – organizzati dall’associazione culturale “La Ginestra” in collaborazione con l’Università degli Studi “Carlo Bo” e con il Comune di Urbino.

E tre sono anche i nomi dei professionisti del cinema italiano che saranno presenti nella città ducale in quei giorni: Franco Piavoli, maestro del documentario, del quale verranno proiettati Al primo soffio di vento e Nostos – Il ritorno, Massimiliano Fierro, autore di Tra le immagini. Per una teoria dell’intervallo, e infine Alida Marazzi, regista italiana che presenterà al Cinema Nuova Luce il suo ultimo film Tutto parla di te, interpretato da Charlotte Rampling e Elena Radonicich.

Agli incontri – aperti a tutta la cittadinanza e gratuiti – interverranno anche docenti delle università di Urbino, Foggia e Venezia.

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Teatro, a scuola di mimo con l’assistente di Marcel Marceau http://ifg.uniurb.it/2014/03/18/ducato-notizie-informazione/teatro-a-scuola-di-mimo-con-lassistente-di-marcel-marceau/58981/ http://ifg.uniurb.it/2014/03/18/ducato-notizie-informazione/teatro-a-scuola-di-mimo-con-lassistente-di-marcel-marceau/58981/#comments Tue, 18 Mar 2014 10:38:59 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=58981 [continua a leggere]]]> 1974478_286842798138391_952478308_nURBINO – Un laboratorio per prendere coscienza del proprio corpo e imparare a ‘usarlo’ per esprimere e comunicare. Dal 27 al 30 Marzo, la Scuola di Teatro Ducale di Rachel Zekri organizza uno stage di mimo dal titolo “Il corpo dell’attore. Metamorfosi e illusioni” diretto da Elena Serra, storica assistente del grande maestro del mimo francese, Marcel Marceu.

Uno stage intensivo di 18 ore rivolto non solo agli allievi della Zekri ma a tutti gli urbinati. “Elena Serra – spiega la direttrice della Scuola di Teatro Ducale – è una delle insegnanti di mimo migliori sulla piazza. Ha lavorato per 20 anni con Marceau nella sua compagnia dopo aver lasciato l’Italia e da altrettanti anni insegna nelle scuole di recitazione del mondo: dalla Paolo Grassi di Milano a L’acting International di Parigi. Ancora una volta, dopo Boris Barey, ho voluto portare un grande nome del teatro nella città di Urbino per metterlo a disposizione di tutti. È questo che voglio fare attraverso la mia scuola”.

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Divertirsi con la cultura, la scommessa di Poeti allo sbaraglio http://ifg.uniurb.it/2014/03/03/ducato-online/divertirsi-con-la-cultura-la-scommessa-di-poeti-allo-sbaraglio/58289/ http://ifg.uniurb.it/2014/03/03/ducato-online/divertirsi-con-la-cultura-la-scommessa-di-poeti-allo-sbaraglio/58289/#comments Mon, 03 Mar 2014 11:46:35 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=58289 poesia nuzzoURBINO – Il 9 aprile l’Anfiteatro del Collegio Tridente si trasformerà in un agone letterario. Durante la serata “Poeti allo sbaraglio”, i giovani di Urbino potranno sfidarsi a colpi di poesia sotto l’occhio vigile e attento del giudice della serata, Umberto Piersanti.

Per prendere parte a questo talent show targato Urbino non servirà alcun telecomando. Niente “passi a due” o piroette in stile “Amici” di Maria De Filippi. Nella città ducale protagonista sarà la poesia.

I ragazzi potranno iscriversi all’evento entro il 2 aprile. Durante la serata avranno a disposizione cinque minuti per la loro performance: la recitazione di una poesia, di un monologo, di una canzone o di un testo di prosa. Inedito – di loro creazione – o di un altro autore. Il migliore testo originale vincerà la pubblicazione all’interno della rivista, curata dall’associazione  culturale “La resistenza della poesia” che organizza l’evento. L’iniziativa rientra nelle attività ricreative dell’Arcco, volute dall’Ersu per avvicinare studenti e docenti.

“Per i ragazzi – spiega il professore Vincenzo Fano, tra gli organizzatori dell’evento – la poesia è importante, perché è espressione di stati d’animo, consente alle persone di raccontarsi. Per gli adulti lo è meno. Abbiamo deciso di organizzare questa serata per colmare il disagio che i giovani vivono e manifestano soprattutto nei giovedì universitari. E vogliamo farlo non reprimendo questo disagio ma riempiendolo con la creatività”.

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