il Ducato » Doriana Leonardo http://ifg.uniurb.it testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino Mon, 01 Jun 2015 01:40:19 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.1.5 testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato no testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato » Doriana Leonardo http://ifg.uniurb.it/wp-content/plugins/powerpress/rss_default.jpg http://ifg.uniurb.it Camerun, università solidali http://ifg.uniurb.it/2012/05/01/ducato-online/camerun-universita-solidali/31743/ http://ifg.uniurb.it/2012/05/01/ducato-online/camerun-universita-solidali/31743/#comments Tue, 01 May 2012 15:17:29 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=31743 URBINO – A piedi nudi lungo il corso del fiume Benue, alcuni troppo magri, altri sono ciechi, altri ancora portati in braccio dalle loro madri perché non possono camminare. L’Africa è afflitta da molte malattie, colera e Hiv sopra tutte, poi malaria, febbre di dengue, cecità fluviale, poliomelite. La popolazione ha bisogno di aiuto per affrontare e sopravvivere ai tanti drammi quotidiani.

Guardando a quest’esigenza l’Università di Urbino e l’Università di Camerino hanno firmato un accordo con l’Università di Dshang, del Camerun, per formare giovani farmacisti e trasferire la moderna farmacologia in uno degli stati più grandi ma anche più poveri del mondo. Una collaborazione interuniversitaria che dal prossimo anno accademico porterà a selezionare venti laureati del corso in professioni sanitarie dell’università camerunese, i migliori, i più promettenti. Perché loro saranno il futuro: avranno il compito di studiare e formarsi per salvare vite umane. La loro sarà una vera e propria missione.

“Per l’Università di Urbino è un nuovo e prestigioso passo verso l’internazionalizzazione dell’Ateneo e l’integrazione con le altre università marchigiane – ha detto il professor Stefano Pivato, Rettore dell’Università di Urbino – ringrazio i colleghi che si sono mostrati sensibili e attenti a un tema così rilevante quale la formazione delle nuove generazioni in un paese che punta su innovazione e ricerca per il suo futuro sviluppo, qual è il Camerun”. In una prima fase, questi venti ragazzi dovranno adeguare la loro preparazione a quella richiesta nelle università italiane, perciò durante il primo anno l’Università di Dshang attiverà dei corsi di farmacia in lingua inglese e nel frattempo gli studenti impareranno l’italiano. Poi il secondo e il terzo anno arriveranno in Italia: dieci a Urbino e dieci a Camerino, per seguire le lezioni e fare tirocinio. Quando diventeranno dottori in farmacia, saranno pronti per tornare a Dshang, dove insegne- ranno la materia in una nuova facoltà creata ad hoc. In un primo momento saranno affiancati dai docenti di Urbino e Camerino, poi continueranno da soli e saranno i promotori delle moderne cure sanitarie. Oltre al progetto formativo, sono previste delle ricerche in campo sanitario e delle attività a supporto della popolazione locale.

“Ci sono molte emergenze, molte parassitosi – dice il professor Orazio Cantoni, il Preside della Facoltà di Farmacia dell’Università di Urbino che ha firmato l’accordo a Roma per conto del Rettore Stefano Pivato – ci siamo incontrati con un docente camerunense che è un punto di riferimento delle agenzie internazionali che si occupano delle malattie in questo paese, come malaria e aids. Vorremmo perciò organizzare delle spedizioni sul campo, in Camerun, per combatterle. Si tratta di malattie che si combattono con dei preparati farmaceutici di una volta, che le nostre farmacie non fanno più perché non servono – Cantoni – ma possiamo insegnarle”. E il punto di partenza è quello di istruire i giovani, magari intrecciando le pratiche della moderna medicina con i loro rimedi naturali. Il Camerun è un paese che basa le cure medi- che sulle tradizioni popolari e c’è la consapevolezza che non possa essere trasformato in maniera repentina, “serve un processo lento di educazione e conversione”, dice il professor Cantoni, “i rimedi naturali hanno un fondo di verità e aspettano solamente di essere tradotte dalla medicina moderna”.

Hanno concepito obiettivi umanitari ambiziosi e di grande livello le università di Urbino e Camerino, tra questi c’è anche l’idea di aiutare i neolaureati camerunesi a mettere in piedi aziende farmaceutiche, che producano medicine, integratori alimentari, farmaci naturali estratti dalle piante.

“Le autorità camerunensi – fa sapere il preside – chiedono alle aziende farmaceutiche di fare pressione al nostro governo perché ci sia un dialogo diretto. Per la cooperazione internazionale – continua Cantoni – il nostro paese dà dei soldi che spesso non arrivano a destinazione. Perciò – spiega – preferirebbero quello che fa la Germania, che dà gli stessi soldi alle aziende farmaceutiche tedesche, che poi trasferisce i farmaci nel mercato camerunense. Preferirebbero una cosa del genere e questo si sta avviando. Potrebbe essere un veicolo per avviare un processo produttivo in questo paese”.

LE MALATTIE PIU’ DIFFUSE

  • AIDS: secondo l’UNAIDS circa il 5,1% della popolazione adulta ne è affetto. E’ la prima causa di morte in Camerun.
  • Malaria: colpisce l’intero paese ed è causata da parassiti.
  • Febbre gialla e febbre di Lassa: molto comuni, sono entrambe febbri emorragiche virali, la prima si trasmette attraverso zanzare infette, la secondo è portata dai roditori. -Colera: molto frequenti le epidemie. Nei primi sei mesi del 2011 ci sono stati 10.580 casi di colera e quasi 400 morti per la malattia infettiva.
  • Cecità fluviale: è una malattia infettiva che, secondo l’OMS, ha reso cieche più di tre milioni di persone nel mondo. E’ la seconda causa di cecità tra le patologie infettive. La colpa è del “fiume che mangia gli occhi” o meglio della puntura di una mosca che vive lungo i fiumi.

 

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Amianto, quando una parola fa paura http://ifg.uniurb.it/2012/04/17/ducato-online/amianto-quando-una-parola-fa-paura/30982/ http://ifg.uniurb.it/2012/04/17/ducato-online/amianto-quando-una-parola-fa-paura/30982/#comments Tue, 17 Apr 2012 07:55:28 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=30982 SCHEDA Carlotti (Asur): "Inutili allarmismi" / L'imprenditore: "Il mio magazzino devastato" ]]> URBINO – Uomini in tuta bianca, con mascherine guanti e copri scarpe raccolgono polveri leggere come cipria, ma pesanti come piombo se inalate. Quasi impalpabili, queste fibre rendono l’aria pesante e si attaccano alla pelle, agli abiti, agli oggetti. Aggrediscono e se respirate o liberate nell’aria provocano un disastro, per l’ambiente e per la salute.

E’ l’asbesto, più comunemente noto come amianto, un minerale molto diffuso in natura, resistente al calore e ormai identificato con l’eternit, il materiale praticamente ‘eterno’ composto da cemento e, appunto, amianto.

Dai primi anni del ‘900 lo si è utilizzato per costruire di tutto: tubi, acquedotti, coibentazione di navi, tegole, pavimenti, vernici, fioriere, le tute ignifughe dei vigili del fuoco. Ma, soprattutto, di onduline in eternit inconfondibilmente grigie sono stati inondati i tetti delle case, dei capannoni industriali e di quelli agricoli. Le stesse coperture che sono crollate a causa della grande nevicata di febbraio.

Centosessanta sono i crolli ufficiali di tetti in amianto registrati dal Dipartimento di Prevenzione e sicurezza sul lavoro, contando tutti i ventinove comuni compresi nella ex zona 2 dell’Asur di Urbino. Dieci le coperture crollate a Urbino, tra cui un tetto di seicento metri quadrati dell’Ekofarma, una ditta che si occupa di mobili e arredi di farmacie, uno di circa mille metri quadrati del deposito di mobili Rio Rusciadelli e la copertura della palestra di Scienze motorie. Gli altri sette casi sono capannoni agricoli. Nella zona industriale di Fermignano, i casi di tetti in eternit crollati sono cinquantacinque.

Un bel da fare per i vigili del fuoco, per i tecnici del Comune e per il Dipartimento di prevenzione e sicurezza sul lavoro che proprio a Fermignano ha la sua sede principale.“L’Asur è stata, ed è tutt’ora, completamente ingolfata – spiega il dottor Eugenio Carlotti, direttore responsabile del dipartimento – sovraccarichi di lavoro noi e l’Arpam di Pesaro, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale che ha il compito di analizzare i campioni di eternit per capire se c’è effettivamente amianto. Per tutti i centosessanta casi abbiamo effettuato un primo sopralluogo – continua Carlotti – poi abbiamo campionato i manufatti e li abbiamo inviati all’Arpam per le analisi”.

Una volta accertato che si trattava di amianto l’Asur ha chiesto ai sindaci dei comuni di riferimento un’ordinanza d’urgenza per motivi di sanità pubblica, obbligando così i proprietari degli immobili a rimuovere i materiali nocivi, affidandosi poi a una ditta abilitata e specializzata nella rimozione dell’amianto. “In condizioni particolari – dice il responsabile del Dipartimento di sicurezza – c’è bisogno anche di due mesi di tempo, ma in una situazione così d’emergenza abbiamo cercato di accelerare i tempi, chiedendo un massimo di venticinque giorni. Le ditte poi – dice il dottor Carlotti – ci hanno sottoposto i piani di lavoro che abbiamo analizzato e approvato in due giorni”. Tutto questo continuando a fare sopralluoghi, seguendo i lavori di smaltimento e bonifica fino alla fine.

A più di un mese e mezzo dalla neve di febbraio, però, non tutti gli edifici interessati da crolli hanno finito i lavori, proprio perché le procedure sono particolari e ben definite.

Chi si trova davanti all’amianto, deve affrontare un iter speciale per la rimozione, complesso e abbastanza dispendioso. L’amianto è altamente nocivo per la salute, può portare a malattie gravi come l’asbestosi e il mesotelioma maligno. Solo nelle Marche dal 1996 al 2008 sono stati trecentotre i casi di tumori da amianto. Perciò è un materiale che va smaltito come rifiuto speciale, e poi tutta l’area venuta in contatto con la sostanza va bonificata, utilizzando isolanti e aspiratori.

L’uso dell’amianto è disciplinato dalla legge 257 del 1992 che vieta il suo utilizzo e stabilisce regole e procedure per lo smaltimento e la bonifica. Oggi, anche se sono ormai passati vent’anni dall’emanazione della legge, non è necessario eliminare l’eternit se ben conservato, scatta invece l’obbligo nel caso di amianto friabile, il tipo più nocivo, che si sfalda sotto qualsiasi pressione, e nel caso in cui l’eternit è degradato, anche se compatto, con fibre inglobate in matrici di cemento e quindi meno pericoloso.

LEGGI/LA SCHEDA – LA LEGGE, I COSTI E I RISCHI DELL’AMIANTO

I tetti in eternit, come quelli crollati sotto il peso del nevone, sono fatti di amianto compatto e probabilmente senza quei tre metri e mezzo di neve sarebbero rimasti lì sopra ancora a lungo. Invece sono stati dilaniati, squarciati. La neve, che ha seppellito tutti i materiali crollati e l’eternit, ha bloccato però le fibre di amianto, che non hanno potuto disperdersi subito in atmosfera. La polvere ha dovuto aspettare solo un pò di tempo, quando, sciolta la neve, è arrivato il vento.“Nessun rischio per la salute – avverte il dottor Eugenio Carlotti – le fibre erano poche e non c’è un grosso rischio per la salute”.

Aziende come l’Ekofarma e la Rio Rusciadelli, oltre a subire danni alla produzione e ai macchinari per migliaia di euro hanno dovuto sobbarcarsi anche un onere in più: “Stiamo spendendo trenta euro a metro quadro, per smaltire circa seicento metri quadri di tetto in eternit – dicono all’Ekofarma – intanto bonifichiamo, poi vedremo”. Per poter continuare a produrre, nell’azienda di mobili per farmicie, hanno dovuto costruire un tramezzo, una parete divisoria, “altrimenti – dice la segretraria – non avremmo potuto lavorare”.  Sì perché la zona è stata sigillata con il nastro e interdetta a tutti. Solo gli operai della ditta abilitata possono entrare, protetti da tute in Tyvek, mascherine per le vie respiratorie e ogni altro tipo di accessorio anti amianto. In teoria, finché non si eliminano totalmente i pezzi di eternit e non si procede alla bonifica della zona, il lavoro di produzione deve essere interrotto. L’Ekofarma è riuscita a raggirare questo danno ulteriore dividendo la zona interessata dal crollo e continuando a lavorare nel capannone accanto.
Nella regione Marche nel 2007 è stato effettuato un censimento per valutare la presenza di amianto. Nella zona di Urbino sono state inviate dodicimila lettere, di queste solo il ventidue per cento è tornato indietro. Sulla base dei questionari ricevuti, sono stati censiti 841 edifici con eternit, per un totale di diecimila tonnellate di amianto compatto. Tutti questi edifici sono stati classificati, attribuendo una categoria di pericolosità decrescenti da uno a quattro, a seconda del tipo di amianto, dell’uso pubblico o privato dell’edificio e di quanto sia esposto. Nella zona di Urbino i siti in classe uno, la più rischiosa, sono dieci, sessantadue sono in classe due, mentre i restanti 769 sono in classe tre e quattro. Ora che nella zona di Urbino sono crollati tutti questi tetti in eternit, bisognerà rivalutare al ribasso le stime del censimento.

 

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Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto
Dopo il massiccio uso negli anni ’70 e ’80, nel ’92 arriva una legge che vieta “l’estrazione, l’importazione, la lavorazione, la commercializzazione e la produzione di amianto e prodotti contenenti amianto”. Non è obbligatorio rimuovere l’eternit se non è degradato e quindi sicura fonte di rischio per la salute. La norma prevede però l’incapsulamento, la rimozione, lo smaltimento dell’amianto e la bonifica dell’area interessata nel caso di eternit friabile o compatto mal conservato. La norma fissa anche i limiti di fibre di amianto respirabili nei luoghi di lavoro dove si “smaltisce o si effettuano bonifiche” e prevede piani di protezione regionali di decontaminazione, smaltimento e bonifica. All’articolo 13 è previsto un sostegno per i lavoratori dell’amianto e pensionamento anticipato.

L’ITER PER LO SMALTIMENTO
Incapsulamento: dagli 8 ai 10 euro a metro quadro. Si utilizza nel caso in cui l’amianto è ben conservato, si sparge un impregnante apposito che fissa le fibre per un anno o due, in modo che non possano liberarsi.

Rimozione, smaltimento e bonifica: dai 10 ai 30 euro, a seconda della complessità del lavoro e della conservazione dell’eternit. L’eternit viene completamente eliminato e smaltito in un’apposita discarica. Nelle Marche ce n’è solo una a Jesi. Poi la ditta specializzata bonifica la zona venuta a contatto con l’amianto con aspiratori a filtri assoluti.  Nel caso in cui non si riesce a staccare il terreno dalle fibre d’amianto anche questo va rimosso e smaltito come rifiuto speciale.

I RISCHI PER LA SALUTE
Asbestosi e mesotelioma pleurico
Due gruppi di malattie da amianto: non tumorali e tumorali. Fra le non tumorali, tipica patologia è l’asbestosi, una malattia polmonare provocata dall’inalazione di grandi quantità di amianto. Fra i sintomi, difficoltà respiratorie, tosse, debolezza, perdita di peso, cianosi. Una complicazione dell’asbestosi è la neoplasia polmonare. La patologia tumorale caratteristica dell’esposizione da amianto è il mesotelioma maligno, che colpisce spesso la pleura, il rivestimento dei polmoni. Per contrarre questa patologia possono essere sufficienti esposizioni limitate nel tempo, anche a concentrazioni non elevatissime, soprattutto in presenza di una suscettibilità genetica. Per manifestarsi, il mesotelioma impiega almeno 30 anni, fino ad arrivare ai 50. Il Registro dei Mesoteliomi delle Marche, che dal 1996 rileva tutti i casi diagnosticati nella regione, ha rilevato 303 casi, di questi 74 sono nella provincia di Pesaro-Urbino, 136 nella provincia di Ancona, 45 in provincia di Macerata e 48 in quella di Ascoli Piceno.

 

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L’Asur: “Inutili allarmismi sui crolli dei tetti” http://ifg.uniurb.it/2012/04/17/ducato-online/lasur-inutili-allarmismi-sui-crolli-dei-tetti/31034/ http://ifg.uniurb.it/2012/04/17/ducato-online/lasur-inutili-allarmismi-sui-crolli-dei-tetti/31034/#comments Tue, 17 Apr 2012 07:41:32 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=31034 [continua a leggere]]]> URBINO – Sono stati giorni pesanti quelli della neve di febbraio, giorni in cui le segnalazioni di tetti in eternit si accavallavano l’una dopo l’altra. Prima erano una ventina, poi sono diventate trenta, poi quaranta. Fino ad arrivare all’ultima cifra: centosessanta tetti crollati. Chiamate dal Comune, dai Vigili del fuoco, dai proprietari delle coperture sotto accusa, da privati cittadini intimoriti dal pericolo che l’eternit poteva significare.

Il Dipartimento di prevenzione e sicurezza sul lavoro, guidato dal dottor Eugenio Carlotti, ha lavorato contro il tempo per ridurre i rischi: “Noi facciamo prevenzione – dice il responsabile del Dipartimento -eliminiamo il rischio prima che l’amianto possa agire. Per questo abbiamo accelerato i tempi delle procedure”.

Dottor Carlotti, come fate a essere certi che qualche copertura in eternit non sia sfuggita?
“Non siamo sicuri, la realtà è che non abbiamo la certezza che il dato sia completo, potrebbe mancare tutta una parte sommersa, soprattutto per quel che riguarda i capannoni agricoli e i privati cittadini. Le industrie devono passare necessariamente da noi, perché se anche si rivolgono solo alle ditte specializzate, poi queste devono presentare un piano di lavoro che noi studiamo e approviamo. Se pensiamo che al censimento del 2007 sulla presenza dell’amianto nelle marche, nella provincia di Pesaro-Urbino solo il 22% ha risposto al questionario che abbiamo inviato, mi sembra chiaro che i dati che abbiamo siano un pò parziali”.

Avete chiesto di segnalarvi tutte le coperture in eternit messe in posa prima del 1992, anno della legge che vieta l’utilizzo dell’amianto?
“Siamo a conoscenza di un tetto posato nel ‘97, che anche se datato post ’92 è comunque in eternit. Dall’introduzione del divieto qualche furbetto che ha utilizzato lastre in amianto c’è stato, lo sappiamo. Perciò quando abbiamo chiesto ai sindaci di inviarci le segnalazioni, abbiamo indicato tutti i manufatti fino al 2000”.

C’è un pò di allarmismo intorno all’eternit e all’amianto.
“Il problema grande a cui è legato un rischio immenso è l’inalazione delle fibre d’amianto, direttamente e in maniera costante e ravvicinata oppure perché la sostanza, in qualche modo, si è liberata nell’atmosfera. Anche la normativa vigente, infatti, prevede l’eliminazione del cemento-amianto solo in caso di degradazione, perché se è ben conservato non c’è motivo di rimuoverlo, anzi, togliendo quello che abbiamo nelle nostre case, come i serbatoi dell’acqua o le grondaie, si fanno più danni cercando di smaltirli che non lasciandoli lì dove sono. Nell’immaginario comune tutti i tetti in eternit sono pericolosi, ma non è così, bisogna sfatare questo mito”.

Una grande paura è giustificata dai grandi rischi.
“Il pericolo molto elevato e con imponenti esposizioni all’amianto si possono contrarre malattie non reversibili, prive di terapie efficaci. Malattie come il mesotelioma pleurico, il tumore dell’amianto, che non da scampo. Ci sono solo terapie contro il dolore. Dal momento in cui si manifesta la patologia non si hanno più di dieci o undici mesi di vita. Ma stiamo parlando di esposizioni lavorative. Ricordo il caso di un operaio che lavorava negli anni’60, in un industria produttrice di caschi per parrucchiere alla coibentazione. L’intercapedine del casco era in cartone d’amianto. Quando tagliavano quei cartoni, senza alcuna protezione si respiravano tutte le fibre. E poi, si è doppiamente esposti al rischio di ammalarsi se si è predisposti geneticamente a contrarre la patologia. In caso contrario si potrebbe teoricamente inalare tanto amianto e stare sempre bene”.

Quindi i tetti crollati non hanno esposto ad alcun rischio?
“ Assolutamente no. Erano coperti dalla neve, non si è creata la condizione per far liberare le fibre d’amianto in aria. Una signora era venuta da noi terrorizzata, dicendo che vicino casa sua un capannone era caduto. Ma se non sei esposto a perdita continua di fibre non ci sono problemi e in normali condizioni ambientali un tipo di rischio così elevato non esiste. Poche fibre non fanno nulla, non sono esposizioni significative. Non vanno neppure prese in considerazione. Qui nella zona di Urbino come quantità di amianto siamo nella media. Molto di più ce n’è ad Ancona, per via dei cantieri navali e a Fano quando c’era lo zuccherificio, con tonnellate e tonnellate di amianto friabile. Qui stiamo abbastanza bene e l’allarmismo non serve a nulla”.

 

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Matteo Rusciadelli: “Il magazzino è completamente distrutto” http://ifg.uniurb.it/2012/04/17/ducato-online/matteo-rusciadelli-il-magazzino-e-completamente-distrutto/31028/ http://ifg.uniurb.it/2012/04/17/ducato-online/matteo-rusciadelli-il-magazzino-e-completamente-distrutto/31028/#comments Tue, 17 Apr 2012 07:39:00 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=31028 [continua a leggere]]]> URBINO – Da anni costruiscono arredi per case di riposo e uffici, da anni erano a Urbino, nella zona Sasso, dove avevano la linea di montaggio, attrezzature e macchinari, un ufficio amministrativo e uno show room pieno di cataloghi. La Rio Rusciadelli a Urbino aveva tutto questo, ma dopo che il nevone di febbraio ha fatto crollare tutto l’edificio, è stata costretta a spostare tutto a Gallo.“La nostra è una piccola industria – dice Matteo Rusciadelli – forse non ha neanche la dignità di essere chiamata industria, ma la notte fra il 10 e l’11 febbraio abbiamo tremato”.

Dottor Rusciadelli, sapevate che il tetto era in eternit? Non avevate mai pensato di rimuoverlo?
“Personalmente non sapevo che fosse in amianto. Lo si poteva desumere dal fatto che il fabbricato era datato tra gli anni ‘60 e ‘70, periodo in cui veniva utilizzato moltissimo. Il tetto però, prima della neve, era integro, non c’erano motivi di particolare preoccupazione. In realtà non abbiamo pensato al tetto per il semplice fatto che è dovere del proprietario denunciare la presenza dell’amianto e noi non siamo i proprietari dell’immobile”.

Però avete dovuto sobbarcarvi le spese di rimozione, smaltimento e bonifica.
“Dopo il crollo, intuiti i problemi legati allo smaltimento, abbiamo più volte chiesto e sollecitato il proprietario. I termini sono sempre passati inevasi allora a un certo punto ci siamo mossi noi. C’era una pluralità di profili da tutelare: ambientale e di salute pubblica, in primis. Poi, in realtà, speravamo di riuscire a recuperare qualcosa dei mobili e delle attrezzature sotto le macerie. Ma è stato infruttuoso. Appunto, erano macerie”.

Non siete riusciti a salvare nulla, contando anche che la zona va bonificata e che tutto quello che va in contatto con l’amianto, se non si riesce a separarlo, va smaltito.

“Era quasi tutto da buttare. Se qualcosa poteva essere salvato, è stato rovinato dalle intemperie. I mobili e le attrezzature non possono essere rimosse se prima la zona non viene bonificata e tutto questo tempo legnami e ferri sono stati esposti totalmente al sole, al vento, alla pioggia. Perché il tetto non esiste più, è cielo aperto. Almeno ci siamo fatti carico di un’attività importante. La bonifica è ancora in corso, ci sono ancora i sacchi con pezzi di eternit dentro e se tutto va bene finiremo per fine aprile. Se non altro stiamo salvaguardando la salute pubblica e adempiamo a un dovere civico”.

Un’osservanza ai doveri di cittadino che vi è costata molto cara, visto che non siete voi i proprietari dell’edificio.
“Stiamo pagando 30 euro al metro quadro, moltiplicando per circa mille metri quadrati di tetto in eternit, diciamo pure che ci aggiriamo intorno ai trentamila euro. Questo senza contare i danni ai materiali, ai macchinari e alla filiera produttiva. Ora con il proprietario è in atto un contenzioso per recuperare le spese sostenute, ma le stime sono molto basse”.

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Web tv per raggirare la crisi http://ifg.uniurb.it/2012/03/30/ducato-online/web-tv-per-raggirare-la-crisi/30089/ http://ifg.uniurb.it/2012/03/30/ducato-online/web-tv-per-raggirare-la-crisi/30089/#comments Fri, 30 Mar 2012 09:00:52 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=30089 L'INTERVISTA Bari Tv: "Ora ci serve un Mecenate"]]> URBINO – Un modo nuovo per inserirsi nel mercato del lavoro. Un business innovativo che sta trasformando le micro web tv in vere imprese. Cittadini, videoblogger, videomaker e giornalisti, armati di telecamerina o di un semplice cellulare, raccontano ciò che accade nel loro territorio. Fatti di cronaca, inchieste, reportage o video dell’ultima partita di squadre di calcio e pallavolo.

L’iperlocalismo è la caratteristica principale delle web tv italiane, canali online nati dal basso, in città e in piccoli centri dove sono diventati un mezzo d’informazione a tutti gli effetti. Riescono a informare su ogni evento, ma soprattutto interagiscono con i cittadini, li raggiungono grazie alla rete. E’ il mondo della multipiattaforma. Dimentichiamo spettatori e tv subita passivamente, ora c’è una televisione sul web, personalizzata e partecipata, da vedere sul proprio computer, smartphone o tablet. I contenuti? Condivisi in rete su YouTube, Facebook o Twitter.

Quest’anno le web tv si sono date appuntamento a Bologna, dal 18 al 20 aprile, con il meeting “Punto.it: le Italie digitali fanno il punto”, un evento che riunisce tutte le web tv che informano e creano comunità in rete, che si confronteranno con i principali referenti del giornalismo digitale di oggi.  “Anche i grandi devono capire che il mondo è cambiato – spiega Giampaolo Colletti, esperto di media digitali e fondatore di Altratv.Tv, l’ osservatorio sulle web tv italiane nato nel 2004 – chi non si accorge della fluidità del web e del suo continuo mutare è fuori dai giochi”.

In Italia il nuovo modello di televisione in rete è cresciuto molto. Il settimo rapporto Netizen, realizzato dall’Osservatorio Altra tv, ha contato 590 web tv, con una maggiore densità nel Lazio, dove ce ne sono 102, in Lombardia, in cui arriviamo a 85, in Puglia, che conta 63 antenne e in Emilia Romagna dove 53 web tv dividono i giochi. “Si sono sviluppate a un tasso di crescita notevolissimo – spiega Colletti – se si pensa che il primo documento fotografava una realtà che stava nascendo e si parlava di 36 web tv, ora invece è una realtà che sta trovando uno spazio tutto suo”.

L’INTERVISTA Bari Tv: “Ora ci serve un Mecenate”

Quelle che inizialmente sono nate da un impulso spontaneo, una spinta dal basso dei ‘citizen journalist’ di quartieri, università o condomini (come la ormai famosa Teletorre19, la prima web tv sorta nel 2001 finanziata e realizzata dagli abitanti della palazzina di via Casini 4 ) sono diventate ora web tv professionali, estremamente organizzate e strutturate, con apparecchiature tecniche abbastanza avanzate e portali aggiornati quotidianamente.

La novità vera, quindi, è che in un momento di profonda crisi economica e un mercato lavorativo saturo e riluttante ad assumere giovani giornalisti e figure legate alla comunicazione e all’editoria, l’online potrebbe essere una valida alternativa, una valvola di sfogo.

E’ il caso di Varese news, un giornale online nato nel 1997 che dal 2005 dà vita anche a una web tv, con cui quest’anno ha vinto il premio come miglior format. “A 24 mandavo curriculum ovunque, ho fatto alcuni mesi di stage in testate diverse, finché non mi hanno preso a Varese news – racconta Manuel Sgarella – è qui che ho svolto il praticantato e sono diventato giornalista professionista. Non ho più cercato lavoro altrove e come me tutti i miei colleghi. Varese news ci ha insegnato tantissimo, ci ha dato molte soddisfazioni e uno stipendio fisso con un contratto a tempo indeterminato quando nessuno ci sperava”.

Il bello è che una web tv avviata fa impresa e genera profitto. L’abbattimento dei  costi del digitale ha di sicuro un’influenza positiva. Mettere su una web tv costa relativamente poco, utilizzando la rete si ha il pregio del low cost. Basta un sito internet, il cui spazio si può acquistare per cifre intorno al centinaio d’euro, una telecamera anche amatoriale (o un semplice smartphone) e un programma per il montaggio video, che può essere scaricato da Internet (un esempio è Avidemux). Per la distribuzione dei contenuti, si può usare un sito di video sharing come You Tube e la condivisione sui social network come Facebook e Twitter. E il gioco è fatto.

I mezzi di sostentamento. Secondo il rapporto Netizen 2012, molte web tv si reggono ancora sulle risorse degli ideatori (anche se il dato registra un calo rispetto allo scorso anno) e questo succede soprattutto quando è ancora in una fase embrionale. Ma si fa largo anche un’importante fetta di introiti pubblicitari. E se da una parte diminuiscono i finanziamenti legati alla pubblica amministrazione, che si attestano sul 12%, dall’altra è evidente una più stretta collaborazione, con l’80% delle web tv che intrattengono rapporti di business attraverso la realizzazione di video su commessa. Ci sono molti esempi di web tv diventate i ‘canali ufficiali’ dei Comuni. Su tutte, VallesinaTv.

E poi, man mano che la tv online acquista credito, è possibile darle un maggiore sviluppo, a livello tecnologico e di risorse umane.

Le redazioni. Sono composte da almeno cinque persone, con giornalisti, operatori, montatori e community manager. Inizialmente una web tv si reggeva su un videomaker tutto fare, mentre oggi per le web tv che hanno fatto il salto e che hanno strutturato il tutto su obiettivi specifici si parla di iperspecializzazioni. “Quello che stiamo notando anno dopo anno – racconta Giampaolo Colletti – è che sempre più figure professionali si rivolgono al mondo delle web tv per costruire la loro professione, per fare business”.

Spesso è in una nicchia che si trova la sopravvivenza. E’ il caso di Board tv, una web tv di Trento, nata nel 2009, specializzata nell’action sport: si parla di surf, snowboard, skateboard. Talmente specializzata e verticale da non risentire per niente degli effetti della crisi. Il fatturato annuale è di 100.000 euro. Non ci sono ‘dipendenti’, ma giornalisti e liberi professionisti con una partita iva che emettono una fattura. La maggior parte di loro lavora a tempo pieno con la testata perché “ è riuscita a ritagliarsi uno spazio tutto suo, talmente di nicchia che non ci sono competitor,  nessuno può offrire niente di almeno paragonabile”, sottolinea Marco Sampaoli, publisher dell’azienda.

I premi. Come la televisione tradizionale ha i Telegatti, così le web tv non possono non avere dei Teletopi.  A vincerli sono state le web tv  che più hanno saputo raccontare le esigenze del territorio, come la neonata Bari tv, quelle che hanno denunciato fatti e misfatti come Crossing Tv di Bologna, considerata una vera e propria ‘watchdog del territorio’, quelle con un’idea vincente di business model sostenibile, come la settoriale BoardTv.

 

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Bari Tv: “Per diventare una grande web tv ci serve un Mecenate” http://ifg.uniurb.it/2012/03/30/ducato-online/bari-tv-per-diventare-una-grande-web-tv-ci-serve-un-mecenate/30168/ http://ifg.uniurb.it/2012/03/30/ducato-online/bari-tv-per-diventare-una-grande-web-tv-ci-serve-un-mecenate/30168/#comments Fri, 30 Mar 2012 09:00:38 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=30168 [continua a leggere]]]> URBINO – Bari Tv è una realtà locale che informa su ciò che accade nel capoluogo pugliese e nel territorio vicino. E’ nata da poco, il primo ottobre 2011, e ha vinto già un premio prestigioso per chi fa web tv, il Teletopo come miglior web tv informativa.

LEGGI Web tv per raggirare la crisi

In pochi mesi sono state viste 710.868 pagine su Bari Tv e 1.025.812 pagine su Facebook.  Un dato che sottolinea quanto possa essere importante per i cittadini una realtà informativa iperlocale.

A parlare degli sforzi della web tv di Bari, del suo avvio e del suo successo è Cristian Tempesta, uno dei tre fondatori.

“Con i miei due soci abbiamo pensato che fosse arrivato il momento di dare informazioni complete ai nostri concittadini. Ne abbiamo sentito il bisogno – racconta Tempesta –  sfruttando il web sapevamo di riuscire a raggiungere molte persone, soprattutto i ragazzi. E infatti sono loro a seguirci maggiormente”.

Cristian Tempesta fa l’impiegato, ma ha sempre conservato nel cassetto il sogno di fare il giornalista. “Ora ci sono riuscito – dice orgoglioso – ho trovato i soldi per iniziare, ho chiesto in anticipo una parte della mia liquidazione e ci siamo imbarcati. Da allora è stato un continuo sforzo per andare avanti. Da ottobre, da quando siamo nati, abbiamo speso circa 15.000 euro“.

Ma per essere competitivi con le altre testate Bari Tv avrebbe bisogno di “più pubblicità e attrezzature più professionali“, sottolinea Tempesta. “Servirebbero 30.000 euro. Ma dove li troviamo? Per ora non abbiamo nessuna pubblicità, nulla. Solo una concessionaria di automobili ci ha dato in comodato una macchina su cui abbiamo messo il logo di Bari Tv. Ma serve di più. Ci sosteniamo con risorse nostre, intendo mie e degli altri due fondatori”.

Il sogno di Bari Tv è quello di fare impresa e magari dare uno stipendio ai redattori. Spiega ancora Tempesta: “Diventare professionisti, ecco quello che vogliamo, in parte già lo siamo per i contenuti che mettiamo online e il fatto d’aver vinto un premio prestigioso per la nostra categoria, il Teletopo, ci dà grande speranza per il futuro. Ma finché non arriva un ‘Mecenate’ che ci finanzia, purtroppo temo che resteremo in un limbo”.

La redazione di Bari Tv svolge un lavoro in forma completamente gratuita, sono dei volontari con una passione per il giornalismo e una grande forza di volontà. Lo staff è composto da 15 persone, tutti aspiranti giornalisti. “Sono tutti ragazzi molto giovani che fanno Scienze della Comunicazione o Lettere, solo un ragazzo è giornalista pubblicista. Sono molto soddisfatto di loro, hanno un vero entusiasmo e sono molto, molto giovani, il più grande ha 22 anni, il più piccolo 18. Ogni giorno facciamo tre o quattro servizi video e poi, a corredo, una ventina di articoli testuali. Vorremmo tanto far fare loro il praticantato qui, nella nostra redazione, come è successo in altre realtà online, vederli crescere e diventare professionisti. E magari rendere Bari Tv un trampolino di lancio“.

Parlano di Bari e delle zone limitrofe, dei problemi, di quello che succede.  Da poco hanno iniziato a fare anche le dirette dal Consiglio Comunale, a fine seduta si mettono in un angolo e intervistano i politici. Naturalmente senza essere pagati.

Ma l’iniziativa di cui si vantano si chiama ‘Sindakiamo’: “E’ una diretta di quaranta minuti con il sindaco di Bari che in diretta risponde ai commenti che i cittadini fanno su Facebook – dice Cristian Tempesta – è un format che sta andando molto bene, siamo contenti”.

Avere una redazione giovane ha i suoi pregi, uno di questi è proprio il fatto che i ragazzi sono invogliati a seguire i loro coetanei. Si sentono rappresentati. E infatti Bari Tv ha un grande successo fra i giovani dai 18 ai 35 anni. “E’ vero anche che siamo noi a seguire loro – sottolinea Cristian – andiamo in discoteca, per lo movida barese, abbiamo una parte del nostro sito interamente dedicata a loro. E poi qualsiasi contenuto noi inseriamo nella web tv viene immediatamente ‘spammata’ su Facebook. Questo garantisce un feedback”.

“Inoltre stiamo sperimentando la multipiattaforma – continua Tempesta – abbiamo l’app per iPhone e iPad. Fra poco  sarà pronta anche quella per Android. Così chiunque voglia può seguirci anche sul cellulare o sul tablet”.

L’unico dispiacere che affligge lo staff di Bari Tv è il non essere presi in considerazione dai media locali: “Per loro semplicemente non esistiamo – dice Cristian amareggiato – nessuno di loro ha detto che abbiamo vinto un premio prestigioso. Cosa che invece hanno detto le testate nazionali come Repubblica, Corriere della Sera e Ansa”.

 

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“Lottare insieme”: pensionati e giovani contro la riforma del lavoro http://ifg.uniurb.it/2012/03/26/ducato-online/lottare-tutti-insieme-e-ribaltare-il-tavolo-giovani-e-pensionati-contro-la-riforma-del-lavoro/29622/ http://ifg.uniurb.it/2012/03/26/ducato-online/lottare-tutti-insieme-e-ribaltare-il-tavolo-giovani-e-pensionati-contro-la-riforma-del-lavoro/29622/#comments Mon, 26 Mar 2012 22:07:34 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=29622

Carla Cantone, Stefano Raia, Loredana Longhin, Jacopo Cesari, Ilaria Celentano

URBINO – E’ piena la Sala Serpieri del Collegio Raffaello. Giovani e anziani per discutere di diritti, da tutelare e da conquistare. Si alza in piedi Amato Palazzi dello Spi Cgil Urbino per prendere la parola e ricordare tutti gli anni passati nel sindacato, a lottare, a conquistare diritto dopo diritto, per il bene della collettività, dei lavoratori: “Negli anni ’60 a Urbino c’era la mezzadria. Ricordo la Fornace Volponi e il Montefeltro che si è industrializzato. E noi abbiamo iniziato le prime lotte sindacali”.  Mai come in questo momento la Cgil riscopre il significato della battaglia. “Proprio ora che stanno cercando di eliminare uno degli articoli più importanti, l‘articolo 18 dello Statuto dei lavoratori – continua Palazzi – ora che stanno camminando contro i lavoratori, i pensionati e i giovani, bisognerebbe recuperare un’unità sindacale e lottare tutti insieme”.

In platea qualcuno dice che i lavoratori dovrebbero rivoltare i tavoli, mentre il professor Stefano Azzarà dice che se un attacco come questo, a un diritto inalienabile, fosse accaduto trent’anni fa “avremmo occupato  tutti insieme le fabbriche”.

L’incontro “Diritti da tutelare, diritti da conquistare” doveva fare il punto sullo scontro intergenerazionale tra le nuove generazioni di precari e i pensionati. Ma gran parte del dibattito si è invece incentrato sul tema che per giorni e giorni ha occupato le prime pagine dei giornali: la riforma dell’articolo 18.

Così il discorso ha svoltato sul fatto che spetta ai pensionati conservare la memoria delle lotte passate, mentre i giovani devono essere la leva per le battaglie presenti e per le prossime.

“La Cgil ha un’idea ‘diversa’ del mercato del lavoro rispetto a quello che ci si sta prospettando – dice Loredana Longhin, segretaria confederale Cgil di Pesaro Urbino – tutto è ancora sul tavolo e quello che il governo sta facendo non ci convince, è insufficiente. La riforma del mercato del lavoro non darà una risposta ai giovani sulla crezione di posti di lavoro. Servono politiche che rilancino l’occupazione di qualità, quella che unisce i diritti e i doveri del lavoratore”.

Un binomio, quello di lavoro e diritti, che ormai non è più una garanzia. Il diritto al lavoro e l’articolo quattro della Costituzione, prima ancora dell’articolo 18, è diventato più “un auspicio”, dice il professor Stefano Raia, docente di Sociologia del lavoro all’Università di Urbino Carlo Bo. E una promessa da marinaio dei vari politici, da spendere in campagna elettorale, più che una promessa da mantenere per il bene delle giovani generazioni e quindi per l’Italia declinata al presente come proiettata verso il futuro.

I giovani. “Tutti aggrappati a una selva di contratti atipici”,  sottolinea Jacopo Cesari, responsabile del Servizio orientamento lavoro della Cgil.  I ragazzi che  si affacciano al mondo del lavoro nuotano nell’insicurezza sociale, che va dallo sfruttamento da parte dei datori di lavoro attraverso il ‘ tirocinio’ alla miriade di forme contrattuali con le quali non si potrebbe mettere su famiglia, prendere una casa in affitto, ma neppure “comprare una macchina a rate”, dice esasperato un giovane laureato dalla platea. “I ragazzi sono considerati meno occupabili e forse meno competitivi di una persona con esperienza –  sottolinea Raia – si chiama domanda a bassa innovazione e considera gli anziani migliori dei giovani, semplicemente perchè si concepisce il lavoro in maniera non innovativa”.

A chiudere il dibattito ci pensa Carla Cantone, la segretaria nazionale dello Spi Cgil: “L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, così dice la Costituzione, e quindi deve essere considerato un ‘diritto’ e non un ‘privilegio’. Perciò  la Cgil si oppone all’abolizione dell’articolo 18 e chiede di intervenire per ridurre la precarietà, la piaga dei giovani di oggi. Si sta chiedendo equità e sviluppo per contrastare la crisi”.

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Cagli, ragazza picchiata e gettata da un cavalcavia dall’ex fidanzato – VIDEO http://ifg.uniurb.it/2012/03/19/ducato-online/cagli-ragazza-picchiata-e-gettata-da-un-cavalcavia-dallex-fidanzato-video/28793/ http://ifg.uniurb.it/2012/03/19/ducato-online/cagli-ragazza-picchiata-e-gettata-da-un-cavalcavia-dallex-fidanzato-video/28793/#comments Mon, 19 Mar 2012 09:13:32 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=28793 CAGLI – Un gesto forse dettato dalla gelosia e dalla non rassegnazione per una storia finita a ottobre. Saimo Luchetti, un giovane di 23 anni, operaio di una ditta edile e stopper di una squadra di calcio locale, dopo una lite con la sua ex fidanzata, Andrea Toccaceli, di 18 anni, l’ha picchiata e gettata da un cavalcavia. Poi, disperato, decide di buttarsi anche lui, lanciandosi dallo stesso punto. Un volo di 11 metri. Operata d’urgenza al fegato, la ragazza è in gravi condizioni; per lui 60 giorni di prognosi.


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Cagli, picchia l’ex ragazza e la getta dal viadotto. Poi si butta anche lui http://ifg.uniurb.it/2012/03/18/ducato-online/cagli-picchia-lex-ragazza-e-la-getta-dal-viadotto-poi-si-butta-anche-lui/28752/ http://ifg.uniurb.it/2012/03/18/ducato-online/cagli-picchia-lex-ragazza-e-la-getta-dal-viadotto-poi-si-butta-anche-lui/28752/#comments Sun, 18 Mar 2012 22:38:29 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=28752 GUARDA - Il servizio video]]>

Carabinieri fuori dalla palazzina di Andrea Toccaceli, dove è avvenuta la prima colluttazione

CAGLI –  Sangue e capelli sul guardrail e carabinieri in tuta bianca che rilevano le tracce. Poche ore prima, intorno alle 8:30, un ragazzo che correva lungo un viadotto sente dei lamenti e chiama le fiamme oro: “Ci sono due corpi sotto la scarpata”.

Sono quelli di Andrea Toccaceli, una ragazza di 18 anni all’ultimo anno dell’Istituto tecnico commerciale di Cagli e Saimo Luchetti, di 23 anni, operaio edile e giocatore di una squadra di calcio locale. Un volo di 11 metri, nel dirupo sotto il cavalcavia della strada statale 73 bis che porta a Fano, dopo la galleria all’altezza di Fossombrone. A salvarli il terreno molle e i rovi che hanno attutito l’impatto.
Al ritrovamento, la ragazza era priva di sensi e in gravi condizioni. Sottoposta d’urgenza a un intervento chirurgico al fegato, ora è in prognosi riservata. Lui è fuori pericolo, con fratture multiple e una diagnosi di sessanta giorni. “E’ stata tutta colpa mia – ha detto l’operaio ai soccorsi – solo colpa mia”.

LA RICOSTRUZIONE. La scorsa notte Saimo ha aspettato Andrea sotto casa. Lei era rientrata verso le quattro, dopo una serata per locali trascorsa con gli amici. Non si può dire con certezza, ma probabilmente il ragazzo l’ha chiamata al telefono per farla scendere.

I due ex fidanzati hanno iniziato a discutere nell’androne di casa, urlando. Nessuno dei vicini, però, sembra essersi accorto di nulla, a parte la zia della ragazza che abita sullo stesso pianerottolo, come conferma il Comandante provinciale dei Carabinieri, il Tenente Colonnello Giuseppe Donnarumma: “Ha detto di aver sentito delle grida intorno alle 5:00″.

Saimo l’ha picchiata con violenza, le ha dato un pugno in pieno volto, tanto che le ha fatto saltare un dente, un incisivo poi ritrovato dagli inquirenti. Molte le tracce ematiche nell’ingresso della palazzina e sulla strada. Una striscia di sangue, in particolare, a indicare che forse lui l’ha trascinata verso la sua macchina, un’Audi A3 nera. Poi la corsa sulla 73 bis, da Cagli fino a dopo l’uscita per Fossombrone.

Il ragazzo ha fermato e chiuso la macchina. Poi si è avvicinato al cavalcavia e ha gettato di sotto Andrea. Si è buttato anche lui, forse insieme a lei o forse in un secondo momento. L’auto è stata ritrovata in una piazzola a trecento metri dal punto del lancio. I carabinieri non possono ancora spiegare il motivo, si pone delle domande il Colonnello Donnarumma: “Perché la macchina è così lontana? Cosa significa? Che la ragazza era incosciente e che Saimo l’ha presa in braccio e poi buttata giù? Oppure che prima l’ha gettata, credendola morta, e poi è tornato alla macchina e ha deciso di gettarsi anche lui?”. Al momento, nessuno lo può dire.

LE INDAGINI. Sono in corso gli interrogatori dei testimoni, amici e parenti che saranno necessari a ricostruire l’accaduto. Solo i ragazzi, però, potranno raccontare cosa è successo questa notte.

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