il Ducato » Speciali http://ifg.uniurb.it testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino Mon, 01 Jun 2015 01:40:19 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.1.5 testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato no testata online dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino il Ducato » Speciali http://ifg.uniurb.it/wp-content/plugins/powerpress/rss_default.jpg http://ifg.uniurb.it/categorie/speciali/ Civitavecchia, morire a norma di legge http://ifg.uniurb.it/2013/07/08/speciali/civitavecchia-morire-a-norma-di-legge/51482/ http://ifg.uniurb.it/2013/07/08/speciali/civitavecchia-morire-a-norma-di-legge/51482/#comments Mon, 08 Jul 2013 10:23:11 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=51482 [continua a leggere]]]> A Civitavecchia l’esposizione ai veleni del porto e delle centrali provoca un iper-mortalità per tumori a polmoni e pleura. E non esiste nessuna norma che tuteli la salute dei cittadini

È IL CROCEVIA per le vacanze di 2,6 milioni di turisti ogni anno. Il porto da cui passano più navi da crociera in tutto il Mediterraneo. Ma a Civitavecchia non c’è solo mare, turismo e storia. C’è anche qualcos’altro che, silenziosamente, cambia la vita dei suoi cittadini. Qualcosa che pesa sulla loro salute. Si tratta dell’inquinamento ambientale, che da anni provoca tumori al polmone, alla trachea, ai bronchi, alla pleura. C’è un dato che preoccupa più degli altri: Civitavecchia è il terzo comune in Italia per casi di tumori di questo tipo. Il primo nel Lazio.

I dati dell’Istituto Superiore di Sanità parlano di 2 milioni e 250 mila italiani (il 4% della popolazione) che vivono con diagnosi di tumore. Come se non bastasse, i casi registrati ogni anno sono in aumento: si passa dai 235 mila del 2000 ai 255 mila del 2010. Se andiamo a guardare il numero di decessi nel nostro Paese, scopriamo che quelli causati da tumori sono 220 ogni 100 mila abitanti.

La situazione è particolarmente preoccupante in alcune zone, come nel caso del territorio di Civitavecchia. Lo studio condotto dal dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio, relativo al periodo 2006-2010, fa emergere dei dati allarmanti. “A Civitavecchia il tasso di mortalità causato da tumori al polmone e alla pleura è il 30% più alto rispetto al resto della regione Lazio”. A dirlo è il dottor Francesco Forastiere, che ha condotto la ricerca. “Insieme a questo vi è anche un aumento delle morti per malattie respiratorie croniche – continua Forastiere – queste due malattie hanno un origine non solo nel fumo di sigaretta, ma anche nell’esposizione nei posti di lavoro e nell’impatto ambientale”.
I fattori che hanno portato a questa condizione sono però molteplici. “C’è da considerare l’amianto presente sulle navi, le emissioni delle centrali, l’inquinamento del porto e tutta una serie di circostanze che hanno colpito il territorio negli ultimi venti/trent’anni”, precisa Forastiere. Allora, i dati che abbiamo oggi non riguardano solamente gli ultimi anni, ma l’esposizione a cui è andata incontro la popolazione di Civitavecchia, Allumiere, Tarquinia, Tolfa e Santa Marinella a partire dagli anni Ottanta.

Inevitabilmente, chi ci rimette sono i cittadini. In molti sono stati colpiti in prima persona dagli effetti nocivi del polo industriale e portuale di Civitavecchia. E in molti hanno deciso di iniziare una battaglia contro le centrali del territorio. Una su tutte, quella di Torrevaldaliga Nord, di proprietà dell’Enel. L’impianto, che sovrasta la zona con la sua ciminiera da 250 metri, è stata riconvertito a carbone nel 2009. Così, in tanti hanno iniziato a protestare attivamente e dal 2001 combattono contro l’approvazione del piano di riconversione della centrale. Ma durante questi anni alcuni di loro hanno visto morire amici e parenti. “Purtroppo, mentre facevo questa battaglia, io stessa sono stata colpita dagli effetti negativi delle ricadute della centrale. Infatti, lo scorso anno ho perso mio padre, dopo anni di lotta contro svariati tumori”. Sono le parole di Simona Ricotti, che in lacrime ci ha raccontato la sua storia, fatta di dolore e impotenza.

Tutto ha inizio nel 2000, l’anno in cui si sono formati i primi comitati contrari alla riconversione a carbone della centrale di Torrevaldaliga Nord. Nel corso degli anni la lotta va avanti. Marzia Marzoli, attivista del movimento No Coke che si batte per la chiusura di Torrevaldaliga Nord, racconta come si è evoluta la vicenda: “nel 2003, dopo un’opposizione iniziale, il comune di Civitavecchia ha espresso un parere positivo sulla riconversione della centrale”. In quel momento, viene rilasciata la certificazione di impatto ambientale e ha inizio la vera e propria riconversione. Così, comincia la battaglia politica di tutti i comuni limitrofi. I cittadini scendono in piazza e nei consigli comunali non si discute d’altro. Fino al 2007, “quando i sindaci della zona vengono invitati al tavolo della salute, in cui si stabiliscono degli accordi economici tra Enel e i comuni di Tarquinia, Allumiere, Tolfa e Santa Marinella che stipulano un contratto per compensazione economica con il più grande operatore elettrico d’Italia – racconta Marzia – da quell’anno i comitati sono rimasti soli, anche i sindaci avevano abbandonato la lotta.” Si arriva così ad oggi. Al rilascio dell’Aia, l’autorizzazione integrale ambientale, senza che nessuna richiesta dei cittadini sia stata accolta: “l’unico che poteva avere un peso su queste decisioni era il sindaco di Civitavecchia, che poteva pretendere di inserire delle prescrizioni”. Ma così non è stato.

I comuni, però, hanno bisogno del sostegno finanziario dell’Enel. Roberta Galletta, assessore alla tutela ambientale di Civitavecchia, spiega la difficile situazione in cui si trova il suo comune, chiarendo che l’obiettivo è quello di far chiudere la centrale, correndo però il rischio del tracollo economico. “La soluzione ideale sarebbe quella di farla chiudere prima del 2034 (nb: anno previsto per cessare l’attività produttiva) dando, però, un’alternativa di sviluppo alla nostra città – sostiene l’assessore – non possiamo pensare di chiudere la centrale e far saltare quasi 600 posti di lavoro”.

Nessuno sembra avere la soluzione in tasca. Non pare esserci una via d’uscita a questo stallo. E le parole di Marzia Marzoli riguardo la prevenzione lo confermano. “Dopo anni di lotta da comune cittadina, ho capito che l’unica prevenzione possibile, quella che funziona, è la prevenzione primaria”. Cosa intende Marzia per prevenzione primaria ce lo spiega in poche parole: “l’unico modo è incidere sulle scelte. Scelte che spesso non competono al ministero della Salute, ma a quelli delle Attività produttive e dell’Ambiente, che rilasciano un’autorizzazione integrale ambientale non severa, che non tiene conto della salute dei cittadini e non cerca di ridurre il carico inquinante di un grande impianto”. In sostanza, solo la prevenzione primaria può evitare che si inquini e ci si ammali. Non esistono soluzioni ex post, ma l’unica via è agire preventivamente.

Tuttavia, l’Italia è ancora lontana dagli standard di molti altri paesi in materia di prevenzione primaria. Uno su tutti, gli Stati Uniti. Emblematico è il caso del cosiddetto calcolo del danno preventivo. Di cosa si tratta lo chiarisce, ancora una volta, Marzia Marzoli: “In America le aziende sono costrette a presentare il bilancio dei danni ambientali che causeranno a cose e persone, prima di poter iniziare la propria attività produttiva. E sono le stesse aziende a doverli risarcire. In Italia, invece, questi costi non vengono calcolati ex ante dalle aziende, ma ricadono, in un secondo momento, sullo Stato. Chi paga, in pratica, sono i cittadini”.

Anche il punto di vista medico non è incoraggiante. Vittorio Donato, direttore del reparto di radioterapia dell’ospedale San Camillo di Roma spiega cosa possono fare i cittadini della zona di Civitavecchia, considerando che prima di creare un eccessivo allarmismo sarebbe necessario capire quale sia il rischio reale a cui sono esposte queste persone. “Rivolgersi al medico di base è l’unica via possibile, ma non basta”. “Non basta, perché – spiega Donato – non esistono al momento metodi di screening sufficientemente precisi da poter diagnosticare una neoplasia del polmone”. Individuare i pazienti a rischio, dunque, non è abbastanza. Una vera soluzione non esiste. E intanto a Civitavecchia si continua a morire.

 

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Basta con i luoghi comuni, le parole hanno un peso (come le pietre) http://ifg.uniurb.it/2012/03/29/ducato-online/basta-con-i-luoghi-comuni-le-parole-hanno-un-peso-come-le-pietre/30309/ http://ifg.uniurb.it/2012/03/29/ducato-online/basta-con-i-luoghi-comuni-le-parole-hanno-un-peso-come-le-pietre/30309/#comments Thu, 29 Mar 2012 13:56:15 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=30309 WEBTALK: #reportersottozero #sfigatimonotoniemammoni / #socialtv ]]> URBINO – ‘Omicidi passionali’, ‘ambienti omosessuali’ e ‘tragedie annunciate': sono solo alcuni degli stereotipi del giornalismo. Su Twitter un gruppo di blogger e scrittrici italiane ha lanciato l’hashtag #parolecomepietre, una campagna anti-luoghi comuni, per sensibilizzare i giornalisti sul peso effettivo delle parole. Ma il dibattito è internazionale: in Gran Bretagna un’associazione di donne ha denunciato l’uso inappropriato del corpo femminile nei periodici inglesi, mentre in Francia il direttore di Rue89 ha inventato un algoritmo che ‘pesca’ gli stereotipi da Google.

E per voi quali sono le peggiori #parolecomepietre? Rispondeteci su Twitter

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A cura di Nadia Ferrigo e Maddalena Oculi

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Da Agorà a Sanremo: quando la tv si fa “social” http://ifg.uniurb.it/2012/03/27/ducato-online/da-agora-a-sanremo-quando-la-tv-si-fa-social/29653/ http://ifg.uniurb.it/2012/03/27/ducato-online/da-agora-a-sanremo-quando-la-tv-si-fa-social/29653/#comments Mon, 26 Mar 2012 23:15:13 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=29653 #socialtv WEBTALK: #reportersottozero #sfigatimonotoniemammoni]]> URBINO – Telespettatori, armatevi di smartphone e pc. Non è più tempo di cambiare canale, ma di “cambiare la televisione”. Oggi con la #socialtv tutti possono interagire coi programmi attraverso internet e i social network. Tanto che gli stessi format stanno cambiando, facendo per esempio dialogare i cittadini con gli ospiti, come nel caso di “Agorà”. Quest’anno al festival di Sanremo era addirittura possibile selezionare i concorrenti esordienti dal web. Ma l’interazione internet-tv comporta anche dei rischi, come nel caso del tg La 7, in cui il direttore Enrico Mentana, confuso da un tweet di un falso Corrado Passera, ha dato una notizia bufala.

Quale sarà la televisione del futuro? Rispondeteci su Twitter digitando l’hashtag #socialtv.

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A cura di Nadia Ferrigo e Maddalena Oculi

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#Sfigati, monotoni e mammoni http://ifg.uniurb.it/2012/03/22/ducato-online/sfigati-monotoni-e-mammoni/29270/ http://ifg.uniurb.it/2012/03/22/ducato-online/sfigati-monotoni-e-mammoni/29270/#comments Thu, 22 Mar 2012 09:38:39 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=29270 Al via il "Talk in progress": #reportersottozero]]> “Diciamo la verità, che monotonia un posto fisso tutta la vita”. Le parole di Mario Monti hanno scatenato una tempesta sul web. E che dire del viceministro al Lavoro Michel Martone che ha definito “sfigato” chi non si laurea a 28 anni? Insomma, qualcuno che c’è rimasto male c’è. Se ne parla nella seconda delle undici puntate di “talk in progress”, il nuovo spazio del Ducato on line dedicato al web talk. Realizzate dalla nostra redazione in collaborazione con Altratv,  sono tutte dedicate al mondo del web. Partecipate al dibattito su Twitter digitando #sfigatimonotoniemammoni

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A cura di Nadia Ferrigo e Maddalena Oculi

Al via il “Talk in progress”, parlano i #reportersottozero

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#reportersottozero, la prima puntata di ‘Talk in progress’ http://ifg.uniurb.it/2012/03/20/ducato-online/reportersottozero-la-prima-puntata-di-talk-in-progress/28898/ http://ifg.uniurb.it/2012/03/20/ducato-online/reportersottozero-la-prima-puntata-di-talk-in-progress/28898/#comments Tue, 20 Mar 2012 11:12:40 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=28898 Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. Armati di taccuino e handycam, i giornalisti del Ducato non si sono fatti spaventare dal “nevone” che lo scorso febbraio ha sommerso la provincia di Pesaro – Urbino, senza mai smettere  di informare i cittadini. Questo il tema della prima delle undici puntate di “talk in progress”, il nuovo spazio del Ducato on line dedicato al web talk.  Realizzate dalla nostra redazione in collaborazione con Altratv sono tutte dedicate al mondo del web, con dibattiti e link interattivi. Partecipate al dibattito su twitter digitando #reportersottozero

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A cura di Nadia Ferrigo e Maddalena Oculi

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The buried city. The story of an unprecedented snowfall that paralyzed Urbino http://ifg.uniurb.it/2012/03/12/speciali/the-buried-city-the-story-of-an-unprecedented-snowfall-that-paralyzed-urbino/28175/ http://ifg.uniurb.it/2012/03/12/speciali/the-buried-city-the-story-of-an-unprecedented-snowfall-that-paralyzed-urbino/28175/#comments Mon, 12 Mar 2012 06:00:38 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=28175 [continua a leggere]]]> URBINO – When it started to snow, on Tuesday January 31st, people were dining in their homes. It was fun, at the beginning, and  they were excited as they saw the first snowflake falling.

For a town set in the middle of the hills at a height of 1.640 feet, at the back of the Apennine mountains,  the weather had been unusual until then: no rain the whole autumn and just one snowfall before Christmas. They couldn’t imagine the worst snowstorm they’d ever seen had just begun, with about 129 inches falling in ten days.

It didn’t stop until the next Tuesday. The first thing to fail was the electricity, as the cables gave way under the weight of the first snow. Suddenly, the whole city was plunged in darkness and for many houses in the countryside  the blackout lasted for a week.

The water situation was no better: lots of pipes froze and some areas were unreachable for the water company. So Federica, a woman in her mid-forties, started drinking snow. When on February 7th they reached her house, isolated on the Cesane Hills since the beginning of the snowfall, she showed how her family and she had been drinking, cooking and washing themselves with snow from their yard.

After the first week-end, the municipality realized that the city was unprepared to face the snowfall and its consequences. Teams of volunteer shovellers, mostly students, started to go house by house to help old people or just to shovel some parts of the streets.

Just a couple of means of transport were able to clear the city, so the mayor called in the army. At the beginning, eight soldiers from nearby Pesaro: then as many as 49.

The old city of Urbino, surrounded by walls and with dozens of narrow back alleys, was completely submerged and the army were the only ones to have proper means to clear the streets and let the people reach the shops. As for the supermarkets, by the third day they were already empty. The trucks just weren’t able to reach the city, considering the fact that the whole center of Italy was facing a huge snowstorm.

At that time, all the media were concentrated on the pitiful 12 inches of snow in Rome, the most unprepared city ever. As soon as the controversies over the capital stopped, the media started to notice the tragedy that was going on in two regions: Abruzzo and Marche.

In Urbino, the province that had been declared the worst hit one, it was chaos. The hospital was full and the snow had infiltrated three of the five operating rooms. Two of the five ambulances were stuck in the snow in front of the hospital: the ones able to circulate got stuck plenty of times, because of the snow plough not being able to clear the road in front of them. Once, inside, there was a woman on dialysis.

Then people started noticing something worrying on the roofs. The stalactites could sometimes reach over 78 inches long and the inhabitants started fearing them, as if they were blades on their heads. One day a stalactite fell on a man. Eventually, the mayor warned people not to go out if not absolutely necessary.

As the snofall stopped for 36 hours, the first roof started to collapse. It was a private apartment in the old city. It was followed by a Chinese restaurant, a cinema, two friaries, three churches, some farms and factories and dozens of private roofs around the city. Then the blizzard came.

On the night of February 11th, the snow had reached 80 inches. At that time, in an isolated house in San Marino di Urbino,  a little hamlet on the hills, Emilia was about to give birth to her first baby. She had been trapped in her house for 10 days, unable to reach the main road. The rescuers had been trying to get to her since the morning and they managed just half an hour before Nica was born.

A few days before, Roberto was able to clear the road and take her wife to the hospital just in time for Emanuele’s birth: the municipality, he claimed, had abandoned them, with no rescuer to take her out of the house in Montesoffio, 3 miles away from the city center. On the night of February 11th, Sante and Maria Luisa were on their way to a relative’s house. They got stuck in the middle of the blizzard for hours, until the rescuers found them at 5 am. They were hugging each other in the snow to keep warm.

By the end of the snowfall, the official stranded toll was 300 families. They were all living in hamlets more or less close to the city. Some of them were without water, others without heating. They were constantly in contact with the rescuers, but the roads were impassable even for the biggest snow plough the municipality had.

The cars, however,  were abandoned in the snow for weeks. Linda had just parked her car in a yard in front of a friend’s house on January 31st before having dinner. Three weeks later, she was able to shovel it out after four hours of work. Other cars weren’t as lucky as Linda’s.

They were left on the sides of the roads, becoming an indistinguishable part of a 120 inches-high blanket of snow. Some owners had put brooms, colored headscarves and mops to indicate them. As for the others, the snow ploughs just couldn’t see them and swept them with the snow. There are currently 54 claims for damages against the municipality.

At present, the province is counting the damages. As for the municipality, it has spent around 450 thousand euro for means of transport, fuel, staff, equipment, accommodation and meals. It calculates that it will spend 1 million euro more to repair the damage. Thirty million, furthermore, is the amount assessed for the companies’ damage. The Curia, for its part,  estimates the reconstruction of its damaged buildings at around 60 million euro.

On February 20th, the Emergency  State  ended. But the snow had one, last surprise for the city: some hours before, the roof of the Operating Centre for the Emergency collapsed. Don’t count your chickens before they are hatched.

 

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Chi ha paura del Giappone? http://ifg.uniurb.it/2011/03/23/speciali/chi-ha-paura-del-giappone/6541/ http://ifg.uniurb.it/2011/03/23/speciali/chi-ha-paura-del-giappone/6541/#comments Wed, 23 Mar 2011 16:28:56 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=6541 Il disastro della centrale di Fukushima spaventa anche l’Europa. Preoccupano le nubi radioattive e i cibi contaminati. Due esperti cercano di chiarire quanto c’è di vero nelle paure della gente. E sul nucleare si ritorna a riflettere.


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Suoni, rumori e scatti dai quattro angoli di Urbino http://ifg.uniurb.it/2010/02/12/speciali/speciali-2008-2010/suoni-rumori-e-scatti-dai-quattro-angoli-di-urbino/1279/ http://ifg.uniurb.it/2010/02/12/speciali/speciali-2008-2010/suoni-rumori-e-scatti-dai-quattro-angoli-di-urbino/1279/#comments Fri, 12 Feb 2010 16:09:10 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=1279 Gli allievi dell’Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino sperimentano nuove tecniche multimediali.

Attenzione: cliccando sulla freccia partiranno anche suoni e rumori, indossate le cuffie o controllate i vostri amplificatori.

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Troppi documenti segreti: la Fnsi per la libertà di conoscere http://ifg.uniurb.it/2010/01/26/ducato-online/troppi-documenti-segreti-la-fnsi-per-la-liberta-di-conoscere/903/ http://ifg.uniurb.it/2010/01/26/ducato-online/troppi-documenti-segreti-la-fnsi-per-la-liberta-di-conoscere/903/#comments Tue, 26 Jan 2010 12:13:42 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=903

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Libertà di informare, possibilità di conoscere. Conoscere i documenti ufficiali, conoscere i dati. Negli Stati Uniti d’America c’è una legge che lo consente. Si chiama Freedom of Information Act (Foia), è comparso per la prima volta in Svezia e Finlandia dopo la seconda guerra mondiale ed è stato emanato il 4 luglio 1966 dal presidente americano Lyndon Baines Johnson. Si tratta di una legge fondamentale anche per l’attività giornalistica, perché consente l’accesso totale o parziale ai documenti della pubblica amministrazione, permettendo a chiunque di sapere come operano governo, regioni, comune, asl e scuole, solo per fare degli esempi.

In Italia una legge del genere non esiste, ma qualcosa inizia a smuoversi. Il presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana Roberto Natale ha annunciato al Ducato Online che il sindacato dei giornalisti ha dato il via a un gruppo di lavoro con l’obiettivo di promuovere un’iniziativa pubblica su questo tema.

“C’è un problema di segretezza eccessiva nell’informazione italiana – ha evidenziato Natale – un uso del segreto di stato eccessivo e di tutte le barriere che le amministrazioni frappongono tra il lavoro del cronista e il diritto dei cittadini a essere informati”. “Vogliamo usare l’esempio del Foia da un lato come leva per permettere a noi giornalisti di fare meglio il nostro lavoro, dall’altro come strumento per rendere più interessanti i nostri prodotti per i lettori, dato che in Italia c’è un problema di scarso appeal dei giornali”, ha continuato il presidente.

Secondo Natale è ancora presto per dire se ci sarà bisogno di un intervento di tipo legislativo. In primo luogo, il gruppo di lavoro della Fnsi valuterà la normativa vigente e tenterà di farla applicare con maggiore incisività e sistematicità. Solo in un secondo momento si prenderà in considerazione “la possibilità di chiedere che qualche legge cambi”.

Il principio alla base del Foia è la trasparenza: i cittadini devono essere messi nelle condizioni di conoscere gli atti dell’amministrazione pubblica, di modo da giudicare il suo operato sulla base della verità dei fatti. Il caso più noto di ricorso a questo strumento negli Usa è quello che ha consentito, con l’autorizzazione del presidente Barack Obama, la pubblicazione dei Memorandum governativi sui metodi duri di interrogatorio di sospetti terroristi da parte di agenti della Cia.

Il 10 gennaio scorso, i siti Giornalismo e Democrazia e Lsdi hanno pubblicato la traduzione integrale del Memorandum, poco nota nel nostro paese. Questa è stata l’occasione per parlare del Foia, illustrare le sue potenzialità e avanzare la proposta di introdurlo in Italia.

Lo spunto del dibattito è partito da una tesi di laurea intitolata “Freedom of Information Act (Foia), l’accesso ai documenti del governo federale statunitense alla portata di tutti”, scritta dal giovane ricercatore dell’Università di Padova Fabio Friso.  Lo studioso ha proposto di aprire le porte degli archivi governativi a chiunque sia interessato ad avere conoscenza del modo di operare del governo e di tutte le istituzioni pubbliche. Proposta che è stata subito raccolta e salutata con entusiasmo dalla redazione di Lsdi. Proposta dedicata a tutti quei cittadini che vogliono costruirsi una propria opinione su ciò che accade nel paese.

Per offrire una prima base di discussione in proposito il Ducato Online ha raccolto in un servizio speciale documentazione ed opinioni: la situazione in Italia, negli Stati Uniti e nel resto del mondo, una raccolta di opinioni e una dettagliata guida alla Rete. Basta cliccare sul menu in alto.

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Il servizio è stato curato dalla Redazione del Ducato Online:

Coordinamento redazionale: Francesco Ciaraffo, Fabio Gobbi, Giorgio Mottola

Coordinamento iconografico: Simone Celli, Luca Fabbri, Matteo Finco, Federico Maselli

Informazioni Italia: Claudia Banchelli, Ernesto Pagano, Silvia Saccomanno, Giulia Torbidoni, Veronica Ulivieri

Informazioni Usa: Giulia Agostinelli, Federico Dell’Aquila, Daniele Ferro, Ylenia Mariani

Informazioni resto del mondo: Chiara Battaglia, Alice Cason, Brunella Di Martino, Michele Mastrangelo, Emiliana Pontecorvo, Luca Rossi, Chiara Zappalà

Quarant’anni di inchieste: Lorenzo Allegrini, Giorgio Bernardini, Giovanni Pasimeni, Andrea Tempestini

Interviste: Giorgio Bernardini, Annalice Furfari, Luca Rossi, Silvia Saccomanno

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Mostre: Raffaello torna a casa http://ifg.uniurb.it/2009/04/12/speciali/speciali-2008-2010/mostre-raffaello-torna-a-casa/1325/ http://ifg.uniurb.it/2009/04/12/speciali/speciali-2008-2010/mostre-raffaello-torna-a-casa/1325/#comments Sun, 12 Apr 2009 17:07:27 +0000 http://ifg.uniurb.it/?p=1325 Raffaello e Urbino, il rapporto fra la città e l’artista. La grande mostra organizzata dalla Sovrintendenza presenta il pittore urbinate come attore della città dove nacque, imparò e iniziò a dipingere.

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