home

iniziative

sfide

 

Controllare la qualità degli alimenti e garantire agli europei elevati standard di sicurezza: a questo servirà la Food Agency, l'agenzia per il controllo degli alimenti che dovrebbe nascere entro dicembre 2001. Un organismo super-partes che vigilerà sulla produzione e il commercio dei prodotti alimentari. Apparentemente come fa la Food and Drug Administration (Fda) negli Stati Uniti. In realtà i due tipi di agenzia non potrebbero essere più diversi.

Chi valuta i rischi e chi decide cosa fare
Negli Stati Uniti la Fda, finanziata con i soldi dei contribuenti, valuta autonomamente gli eventuali rischi nel settore alimentare, e altrettanto autonomamente prende le decisioni su come gestire problemi ed eventuali emergenze, in maniera indipendente dal potere politico e dall'opinione pubblica. Il risk assessment, cioé la valutazione scientifica dei rischi, e il risk management, cioé la gestione delle emergenze fanno capo ad uno stesso organismo. E il governo c'entra poco e niente.
Il progetto europeo di agenzia, invece, è molto diverso: la Commissione non ha alcuna intenzione di delegare la responsabilità di prendere le decisioni in caso di emergenze nel settore alimentare. Queste incombenze rimarranno ben salde in mano a Consiglio e Commissione, che continueranno a promuovere anche tutte le iniziative legislative nel settore.
"La legislazione implica una decisione politica e comporta giudizi non soltanto basati su prove scientifiche, ma su una valutazione più ampia dei desideri e dei bisogni della società": pieno riconoscimento, dunque, al famigerato 'peso dell'opinione pubblica' che in America è limitato dalla stessa natura indipendente della Fda.

Che farà la Food Agency
All'agenzia europea sarà assegnato il compito di valutare i rischi attraverso la raccolta di dati, il monitoraggio dei vari settori, il coordinamento tra centri di ricerca e di controllo dei paesi membri, e attraverso la gestione dei sistemi di controllo rapido.
E avrà, inoltre, il dovere di comunicare i possibili rischi alimentari ai consumatori. Più che all'agenzia americana la Commissione europea pare essersi ispirata al modello dell'
Emea, l'istituto per la valutazione dei medicinali con sede a Londra.

Il principio di precauzione
Per i 15 dell'Unione nel settore delle nuove sfide a tavola conta la scienza e conta lo stato d'animo dei consumatori. Soprattutto in quelle materie in cui il sapere scientifico non sa dare risposte precise.
Riguardo a ormoni e cibi transgenici, infatti, non esiste ancora la possibilità per gli scienziati di disegnare una chiara mappa dei rischi. Per la Food and Drug Administration il fatto che la scienza non possa pronunciarsi con certezza equivale a dire che non esistono rischi e che la carne agli ormoni e i cibi transgenici devono poter liberamente circolare nel mercato. E di fatto così è, tanto che il Congresso ha da pochi giorni deciso che non è obbligatorio per i produttori indicare la presenza di organismi geneticamente modificati nei cibi. Per l'Europa, invece, il fatto che esista una potenzialità di rischio per i consumatori, che la scienza non è ancora in grado di quantificare, basta a giustificare una cautela nelle importazioni e nei consumi di certi prodotti. Anche a costo di essere additati come fautori di una politica commerciale protezionista.
Il principio di precauzione, così dice il Libro bianco, caratterizza la politica europea di gestione del rischio in campo alimentare. Nella legislazione comunitaria si parla di precauzione solo in relazione alla protezione dell’ambiente. Ma oggi è unanimemente accettato come il criterio guida di tutte le decisione europee in materia di sicurezza, sia che si tratti dell’ambiente, che di piante e animali, che di salute degli esseri umani. Il principio ha natura puramente politica e non va confuso con la prudenza degli scienziati nella valutazione dei rischi. A decidere sulla sicurezza alimentare in Europa sarà la politica, non la scienza. Questa dovrà consigliare i potenti, ma non sarà mai essa stessa potente.
Quando esiste un rischio potenziale per i consumatori e per il mercato scatta la strategia della precauzione, preceduta da un’analisi dei rischi, che in un certo senso misura il grado di incertezza del sapere scientifico: laddove lo scienziato ha dati insufficienti o imprecisi, allora il politico è giustificato ad intervenire per garantire alti standard sicurezza in funzione del livello di rischio accettabile che la comunità ha deciso. Ma cosa faranno gli amministratori europei in caso di emergenza? Nella comunicazione sul principio di precauzione datata 2 febbraio 2000 si chiarisce che di fronte a una situazione di pericolo potenziale si potrà, per esempio, finanziare un programma di ricerca, decidere di informare i consumatori dei rischi, bloccare la circolazione di certi prodotti. Una cosa, però, è detta con chiarezza: "la mancanza di prove scientifiche dell’esistenza di un rapporto causa-effetto, un rapporto quantificabile dose-risposta o una valutazione quantitativa della probabilità del verificarsi di effetti negativi causati dall’esposizione non dovrebbero essere utilizzati per giustificare l’inazione". Non serve la certezza del rischio, dunque. Basta il rischio potenziale per giustificare l’intervento dell’Unione sul mercato.

Comunicazione sul principio di precauzione (2 febbraio 2000) (in pdf)
Food and drug administration
European agency for evaluation of medical products (Emea)

cosa cambierà:
i progetti dell'Ue
food Agency
la legislazione

sistema di controllo

schede
David Byrne
Romano Prodi

link
direzione salute e tutela consumatori

sito sulla salute
(Commissione)

 

home
di
Filomena Greco