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Laureati e mondo del lavoro: meglio svegli e con l’Erasmus

di    -    Pubblicato il 28/01/2012                 
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Laurearsi nei tempi giusti avendo fatto un’esperienza all’estero è il binomio vincente per entrare nel mondo del lavoro. E i laureati dell’Università di Urbino iniziano a rendersene conto.

Secondo la dodicesima indagine ‘Neolaureati e stage’ relativa al 2011 e condotta dal Gruppo Intersettoriale Direttori del Personale (Gidp), i datori di lavoro cercano giovani con profili ben precisi: la padronanza di almeno un’altra lingua oltre all’italiano (inglese, tedesco e francese in testa) è al primo posto con 26,9 per cento; segue la motivazione con il 19,3 per cento e, immancabile, l’alto voto di laurea con l’8,4 per cento delle preferenze. Ma 110 e lode non basta: chi assume predilige la combinazione di una laurea conseguita nei tempi previsti dal piano di studi e un’esperienza Erasmus.

Per quanto riguarda la durata del percorso di studio, il numero dei laureati in corso all’ Università di Urbino nel 2009 è di circa il 5 per cento in meno rispetto a quello degli altri atenei italiani: 37,5 per cento dell’ ateneo ducale contro il 42,8 per cento della media nazionale. “È importante però notare come qui la diminuzione dei fuoricorso sia più veloce”, sottolinea Gianfranco Ferrero, prorettore vicario. “Dal 2003 al 2009 la percentuale dei laureati in corso è salita di quasi 14 punti, quella della media nazionale solo di 10”. Si tende quindi verso la regolarizzazione degli studi, fondamentale per il presidente del Gidp Paolo Citterio. “La ragione? Non serve che un ponte da realizzare in 5 anni venga costruito egregiamente in 30. Va costruito bene e nei tempi previsti”.

Gli studenti che invece scelgono un’esperienza all’estero sono ancora pochi. L’Ufficio ricerca e relazioni internazionali ha certificato che erano 123 nell’a.a. 2008/09, sono saliti a 154 nel 2009/10 per poi riscendere a 142 nel 2010/11. Ma le borse bandite per programmi si studio o tirocinio nei paesi dell’Unione europea erano circa 408. Il Rapporto annuale Erasmus a.a. 2009/10 dell’Agenzia Lifelong Learning Programme rileva che la percentuale è dell’1,1 per cento, ma, anche se siamo in linea con la media nazionale, la Carlo Bo si trova al 32° posto tra le 76 università italiane che aderiscono al progetto.

Distinguo da fare in base alle facoltà: si passa, come presumibile, dai 61 studenti di Lingue e letterature straniere all’unico di Scienze e tecnologie. “Gli studenti di alcuni corsi di laurea – spiega il Prorettore – credono che non sia attinente al loro percorso di studio. Altri hanno problemi nel processo di convalidazione delle attività e preferiscono non ‘perdere’ tempo”. Anche se perdita di tempo non è. “La preferenza dei datori di lavoro per neolaureati che sono stati in Erasmus – sottolinea Citterio – è dovuta all’apertura mentale. Un ragazzo che studia all’estero matura capacità relazionali, di autonomia e di gestione che uno che resta in Italia per tutto il percorso di studi – soprattutto se vive con i genitori – non sviluppa”.

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Un commento to “Laureati e mondo del lavoro: meglio svegli e con l’Erasmus”

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