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‘Non è un paese per vecchi': ecco come vivono gli anziani a Urbino

di    -    Pubblicato il 17/03/2014                 
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nelliLa memoria storica di Urbino se ne va in giro tutti i giorni sugli autobus della città. Dalle nove di mattina fino a mezzogiorno e poi dalle 15 fino a sera, Luigi Nelli, 90 anni, conosciuto da tutti come “Gigi in carretta” è sempre lì, a salutare le persone che salgono e scendono, a scambiare due chiacchiere con gli autisti. Lo incontriamo un pomeriggio sul bus numero 1, seduto in prima fila: “Nella mia vita ho fatto il carrettiere, ecco perché mi hanno dato questo soprannome. Portavo la legna da Urbino a Rimini per i forni, consegnavo anche i caschi da parrucchiere e trasportavo l’immondizia. Avevo una salute di ferro, ero un donatore di sangue”, afferma con orgoglio. “Ogni mattina la prima corriera che si riempiva era la mia. Raccontavo barzellette e cantavo. Ancora oggi tutti mi conoscono”, dice sorridendo mentre stringe il bastone tra le mani. Gigi trascorre così le sue giornate, ma anche gli altri anziani di Urbino hanno ben poco da fare durante il giorno. Ettore e Sergio la mattina sono sempre in piazza, davanti al bar Basili: “Due anni fa hanno chiuso il circolo a piazza della Repubblica, adesso o spendi i soldi al bar o ti siedi sul muretto e sugli scalini”. Il pomeriggio però ad appropriarsi della piazza sono gli studenti.

Per quelli della cosiddetta terza età, l’unico punto di ritrovo nella città ducale è il centro anziani Padiglione, gestito dal Comune, in via Neruda, vicino alla piscina comunale. Un po’ fuori mano per chi abita nel centro storico. Lì gli anziani trascorrono il pomeriggio a giocare a carte. Hanno allestito una cucina e portato un biliardo. Quando entriamo ci sono una decina di persone, tutte concentrate sulle loro partite a briscola. Qualcuno legge il giornale in un angolo. Elide, Angela e Anna raccontano: “Ogni tanto organizziamo dei pranzi, poi aspettiamo la domenica per ballare”. Al piano superiore c’è infatti una grande sala da ballo addobbata con festoni, dove un giorno a settimana ascoltano i dischi della loro gioventù. E’ il loro cielo in una stanza. Maria, 74 anni, però preferisce frequentare il centro anziani di Urbania: “Lì organizzano molte più attività, si balla anche il sabato”. Poco lontano dal Padiglione, c’è il bocciodromo: la mattina gli anziani si ritrovano per giocare a bocce ma dalle 14 in poi le protagoniste sono di nuovo loro, le carte.

Una realtà questa che Sirto Sorini, 80 anni, conosce bene: “Io sono una eccezione, mi travesto da clown per i bambini sorinidell’ospedale, faccio l’animatore per gli anziani nelle case riposo e raccolgo fossili antichi sul Monte Nerone. Ma i miei coetanei durante il giorno non fanno nulla. Prima quando si poteva entrare con le auto nel centro storico, venivano in piazza accompagnati da parenti e amici, adesso chi abita fuori e ha difficoltà a prendere i mezzi pubblici non ha altra alternativa che restare in casa. La piazza si è svuotata e non ci sono altri luoghi d’aggregazione. Il bocciodromo e il Padiglione sono frequentati principalmente da chi vive in quel quartiere. Per gli altri è difficile arrivarci, è troppo lontano”. Sorini, che nella vita ha fatto il cameriere e poi il bidello, da quando è in pensione costruisce aquiloni da regalare agli ammalati: “Ne ho inventato uno che all’estremità ha una cannuccia, così anche i bambini che stanno a letto possono farlo volare facilmente per la stanza, basta soffiarci dentro. Cerco di farli sorridere, anche se ho il groppone in gola”, dice con gli occhi lucidi.

“Noi anziani siamo dimenticati”, continua. “Non ci sono biblioteche, non si organizzano corsi o feste. Il vuoto assoluto. I miei amici passano il tempo a giocarsi il caffè al bar”. racconta Sorini che è anche il massaggiatore della squadra di basket di Urbino e ogni tanto insegna agli studenti a costruire aquiloni con la plastica. “Non ho potuto studiare, anche se mi sarebbe piaciuto. Sognavo di fare il meccanico. Con tanti sacrifici, io e mia moglie siamo riusciti a far laureare i nostri due figli”. Entriamo in quello che lui chiama il suo piccolo studio. Dentro delle scatole ha catalogato tutti i fossili che ha raccolto durante le sue spedizioni sui monti della zona. Nell’ultimo ripiano della libreria ha appeso i suoi aquiloni. Indossa per noi il cappello da clown e fa una smorfia: “Io sono la dimostrazione che gli anziani possono ancora dare il loro contributo, possono essere una risorsa per la nostra città”.

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