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La nuova mafia: l’ombra di una mano invisibile dalle Alpi a Lampedusa

di    -    Pubblicato il 12/04/2013                 
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Da sinistra, Giacomo di Girolamo, Alessandro Bondi e David Oddone

URBINO – Parlare di mafia in Italia oggi può voler dire tutto e niente. Per buona parte del pubblico la mafia esiste ma solo ogni tanto, quando esce fuori dai telegiornali per un fatto di sangue, quando qualche giornalista ne parla o quando viene usato come strumento di confronto politico.

Ma la mafia è qualcosa di più e si riconosce soprattutto dalle storie della porta accanto, come un ‘Compro oro‘ spuntato dal nulla usato come ‘lavatrice’ dei soldi sporchi.

Capire bene cosa è e dove sta la mafia è l’unico modo per comprendere la complessità del sitema e proprio su questo tema Giacomo Di Girolamo e David Oddone hanno parlato ieri all’incontro nella facoltà di Giurisprudenza  Il silenzio è omertà. Giornalisti nel mirino delle mafie moderne, introdotti e moderati dal professore di Diritto penale all’università “Carlo Bo” Alessandro Bondi.

Due giornalisti: uno del sud, Di Girolamo, autore del libro Matteo Messina Denaro. L’invisibile e direttore di Marsala.it, l’altro del nord, Oddone, coautore del libro Mafie a san Marino e vittima di atti intimidatori e minacce di morte. Due storie diverse ma le stesse opinioni su un sistema mafia che sta cambiando e che si è radicato nella società dalle Alpi a Lampedusa, senza esclusioni.

Ma allora che cos’è la mafia? Nel 2010 Di Girolamo spiegava nel suo libro la storia di Matteo Messina Denaro, il super latitante e ultimo boss di Cosa nostra, una mafia terribile, spietata e profondamente legata al territorio. Questa stessa mafia oggi è oramai ridotta al minimo, non ci sarà più un capo come lui né gli stessi “scagnozzi” a seguirlo:  “La mafia ha cambiato volto, non è più un berretto e una lupara sotto la giacca, non è più legata a un determinato accento – sostiene Di Girolamo – si è evoluta passando da Cosa nostra a “Cosa Grigia”.

Proprio con questo titolo, il secondo libro del giornalista siciliano descrive come il vecchio impianto dei Messina Denaro sia ancora presente ma oramai obsoleto e superato e quindi relegato in un angolo, come un parente lontano invitato per etichetta a un matrimonio ma seduto nell’angolo, vicino al bagno. La sposa è la  nuova mafia della cosiddetta ‘area grigia‘, quella dei professionisti, degli  imprenditori e degli uomini delle istituzioni che concorrono da fuori con la criminalità organizzata creando un sistema parallelo molto più potente e capillare.

“La nuova mafia non uccide, vive per settori e si basa sulle competenze. Non guadagna soldi compiendo atti illegali come lo spaccio di droga ma gioca con la legalità, che è un concetto flessibile simile alla plastilina. Fa tutto alla luce del sole commettendo reati meno rumorosi, ad esempio la frode nelle pubbliche forniture“.

Per di Girolamo è un sistema semplice ed efficace: si organizza un ‘cartello’ di imprese, si vince un appalto pubblico truccato e, non rispettando le regole sulla costruzione, si risparmia nei materiali intascando i soldi arrivati dallo Stato.  “Il sud Italia ha ricevuto negli ultimi anni la più grande fetta dei contributi versati per lo sviluppo, ma l’85% è andato alla criminalità organizzata grazie all’arma principale della Cosa Grigia, la corruzione”.

Di Girolamo lo chiama il ‘sistema dei grandi eventi‘ che è stato “sperimentato per la prima volta nel 2005 a Trapani in occasione dell’ America’s Cup”. Per la gara molti appalti, tra i quali quello sulla realizzazione del porto della città, furono affidati a imprese legate alla mafia: un giro d’affari di 70 milioni di euro.

E dove vanno questi soldi sporchiQui entrano in gioco le regioni del nord Italia, ricche e produttive, ma soprattutto San Marino. Per Oddone, ora caporedattore della Tribuna Sammarinese, “Tutto il nord è una lavatrice. Con i soldi  si costruiscono alberghi o palazzi per ripulirli e se al sud la cosa desterebbe sospetti, al nord passano inosservati, basta pensare a quanti ce ne sono nella costa riminese. San Marino in particolare è il crocevia di tutte le mafie perché vi si possono creare società finanziarie senza che lo Stato italiano lo sappia: ce ne sono 60 in uno stato così piccolo “.

Fino al 2008, sostiene Oddone, parlare di mafia al nord era un tabù, oggi la criminalità non solo si è insediata al nord ma ha messo anche le radici. “Le operazioni di polizia ‘Criminal Minds‘ e ‘Titano‘,  dove molti riminesi e marchigiani erano coinvolti in affari con la mafia, lo dimostrano”.

“Purtroppo non ci sono gli anticorpi per fronteggiarla anche al nord” – osserva il giornalista-  “ma possiamo ancora combatterla con la cultura e la volontà: i veri eroi sono quelli che continuano a fare il proprio lavoro, di qualsiasi tipo, dal giornalista che denuncia al ristoratore che rifiuta il pizzo, con la schiena dritta”.

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