Istituto per la Formazione
al Giornalismo di Urbino

i corsi - la sede - contatti
gli allievi - i docenti - l'istituto

Il tesoro degli oratori: San Giovanni e San Giuseppe aperti ma dimenticati

di    -    Pubblicato il 13/04/2013                 
Tag: , , , ,

URBINO – Nella girandola di scale e vicoli che si aggrovigliano per la città ducale c’è un tesoro invisibile fatto di affreschi, statue marmoree e preziosissime tele. E’ lì che gli antichi splendori incontrano la decadenza del presente.

Il viaggio che porta alla scoperta degli oratori di Urbino comincia una domenica di fine marzo tra le vie più nascoste della città. E’ uno strano percorso sui sampietrini, quello che porta in via Federico Barocci dove, in fondo alla strada, si erge una piccola chiesa. L’oratorio di San Giovanni rimane aperto dalle 10 alle 13: il tempo per visitarlo è poco, ma vale la pena entrare. Pagato il biglietto e attraversata la piccola porticina che conduce alla cappella, si viene travolti da uno spettacolo difficile da descrivere. Le storie di San Giovanni Battista, affrescate dai fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni, riempiono le pareti dell’edificio culminando nell’anello di personaggi che si stringono intorno alla croce. La drammaticità disegnata sul volto della Maddalena porta a compimento la sensazione di catarsi creata dal susseguirsi degli affreschi .

Sulla stessa strada si trovano altri due oratori: Le cinque piaghe e San Giuseppe. Il registro dell’oratorio di San Giuseppe conta poche visite: 2-3 nell’arco della giornata. L’attenzione viene attirata subito dalla piccola cappella a destra dove si trova il presepe cinquecentesco di Federico Brandani. La pietra pomice e il tufo che ricoprono le pareti della cappella creano un effetto scenico suggestivo, l’atmosfera è quello di una grotta in cui il bianco delle statue di marmo si contrappone ai colori scuri del tufo.

Nella cappella principale le mura e il tetto sono un tripudio di stucchi e decorazioni attribuite a Carlo Roncalli, autore anche delle tele sulle pareti laterali. La statua marmorea di San Giuseppe domina la zona absidale dove si innalza l’edicola con colonne di porfido provenienti dal Pantheon, dono del cardinale Annibale Albani.

Gli oratori di Urbino sono nove, ma molti sono chiusi: la cura e la fruizione degli edifici dipende dalle confraternite, che non godono però di una disponibilità economica tale da pagare i custodi per tenerli aperti. Gli unici visitabili sono San Giuseppe, S.Giovanni e l’oratorio della Grotta.
Aprire i chiavistelli non è facile così l’unica soluzione è cercare qualcuno che faccia parte di una confraternita come Giuseppe Cucco, esperto d’arte e priore della chiesa di San Francesco di Paola.

Il suo mazzo di chiavi apre il più antico degli oratori: Santa Croce. All’ interno ci sono ponti e calcinacci: la chiesa è in restauro dal 2006 ma il buio e la polvere non nascondono la bellezza degli stucchi e dei bassorilievi della cappella della Sacra Spina, posteriore rispetto al nucleo originario.
La chiesa di San Francesco di Paola, diventata sede della confraternita del “Corpus Domini” nel 1708, da via Mazzini osserva silenziosa la vita della città.
Stucchi e affreschi, tra cui quelli del noto pittore urbinate Antonio Viviani il Sordo, ricoprono le pareti laterali in un crescendo di ghirigori e decorazioni floreali.

Nascosta tra i vicoli della città del duca sopravvive un frammento di storia di Urbino. Le sculture del Brandani, gli affreschi di Giovanni Santi conservano la memoria di un passato che valica i confini del tempo ma rimane soffocato dietro le porte sprangate del presente.

Sullo stesso argomento:

I commenti sono chiusi