Banca Marche, associazione Dipendiamo: “I dipendenti non sono truffatori. Persi 31 milioni tra Pesaro e Urbino”

URBINO – Nel crac finanziario di Banca Marche non sono solo i clienti ad aver perso tutto ma anche molti dipendenti, gli stessi che proponevano obbligazioni subordinate e azioni, possedevano quei titoli poi diventati carta straccia. Così, dopo il 22 novembre e il decreto “Salva Banche”, anche loro hanno subito l’azzeramento del valore delle azioni e delle obbligazioni entrando a far parte di quella fetta di popolazione che ha visto i propri risparmi (sarebbero oltre 30 milioni tra Pesaro e Urbino) andare in fumo.

Secondo quanto riporta il sito finanza.com, infatti,

in Banca Marche i lavoratori in possesso di azioni od obbligazioni subordinate risultano 2.210 su 2800 dipendenti totali

“I dipendenti di Banca Marche non sono dei truffatori”, spiega durante la conferenza stampa Sandro Forlani, presidente dell’associazione “Dipendiamo Banca Marche” che conta oltre 1500 iscritti. “Lavoravano seguendo le indicazioni della stessa banca – continua Forlani – c’era un decreto informativo che dipingeva tutta un’altra situazione da quella reale. Non veniva fatta menzione della lettera inviata a Banca Marche da Banca Italia. Durante i due anni di commissariamento veniva continuamente ripetuto che stava andando tutto bene, che l’alba era vicina e che il buoi era finito”.

Prendendo in considerazione solo le obbligazioni subordinate, secondo i dati dell’associazione, dopo il 22 novembre 300 sottoscrittori avrebbero visto andare in fumo 31 milioni: 24 a Pesaro e sette nella città ducale.

“Noi – rimarca Forlani – fino al 22 novembre ritenevamo unici responsabili di questa situazione i 37 indagati tra cui Massimiliano Bianconi e Michele Ambrosini (rispettivamente l’ex direttore e l’ex presidente di Banca Marche ndr). Se gli indagati verranno rinviati a giudizio noi ci costituiremo parte civile”. Poi è arrivato il decreto “Salva Banche” e quindi l’associazione ora chiede “di ricercare le cause di questo crac anche nella fase di commissariamento della Banca”. Non solo: “Vogliamo sapere anche – sottolinea il presidente – se le Fondazioni erano a conoscenza della lettera di Banca Italia”.

Nel caso in cui si andasse a processo l’associazione ha già in mente cosa chiedere: “Per gli azionisti vorremmo la restituzione dei fondi spesi per l’acquisizione dei titoli. Per gli obbligazionisti invece il valore nominale (la quota parte del debito indicata sull’obbligazione e sulla quale sono calcolati gli interessi, ndr) delle obbligazioni. Per i dipendenti infine oltre alla restituzione dei capitali investiti in azioni e obbligazioni, vorremmo il riconoscimento del premio di rendimento dal 2012 ad oggi. I dipendenti, non ottenendo questi premi per via della situazione della banca, hanno perso tutti tra i 10mila e i 20mila euro”.

Ma Forlani si spinge anche oltre: “Per i dipendenti chiederemo in un’eventuale causa anche i danni morali perché oggi chi sta a contatto con i clienti viene reputato un truffatore. Alcuni dipendenti ora sono a casa con l’esaurimento nervoso, altri hanno ricevuto delle minacce”.

L’associazione ha anche deciso di spedire una lettera all’attuale amministratore delegato di Nuova Banca Marche ed ex direttore generale Luciano Goffi: “La informiamo – si legge nella missiva – che nei prossimi giorni si presenteranno agli sportelli di Nuova Banca Marche centinaia di clienti con la richiesta di documentazione per poter accedere a una azione legale per il riconoscimento del danno subito”. la lettera specifica anche che i tempi di rilascio della documentazione “dovranno consentire al cliente di partecipare all’azione legale. se così non fosse” l’associazione riterrà “unico responsabile il rappresentate legale di Banca Marche”.

Dall’Adusbef, associazione a difesa dei consumatori, il responsabile Marche, Floro Bisello, ha spiegato cosa fare se si è perso tutto in investimenti e come comportarsi per essere più sicuri in futuro. Ascolta l’intervista andata in onda l’11 dicembre su Radio Ducato: