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Reporter nel mirino: il 2011 un anno nero per la stampa

di e    -    Pubblicato il 11/01/2012                 
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Immagine dal blog mediapolitika

Shukri Abu Barghal è il primo giornalista ucciso del nuovo anno. Il 2 gennaio, il reporter siriano del quotidiano ufficiale Al- Thawrá, è morto dopo essere stato colpito al volto nella sua casa, vicino Damasco, durante una manifestazione di protesta contro il presidente Assad.

Ma il bilancio continua a crescere. Sempre in Siria Gilles Jacquier, giornalista francese dell’emittente televisiva France 2, è morto a Homs dopo il lancio di razzi o granate durante un corteo filogovernativo, nel centro della città. Il reporter aveva vinto, lo scorso giugno, il premio Ilaria Alpi per il miglior reportage internazionale.

Nei giorni scorsi erano stati assassinati altri quattro giornalisti che Reporters sans frontières non ha inserito nella lista perché non è ancora chiaro il legame tra la loro morte e la professione che svolgevano.

  • Christopher Guarin: editore del giornale Tatak News Nationwide e commentatore radiofonico, ucciso nelle Filippine, a colpi d’arma da fuoco
  • Raul Quirino Garza: reporter messicano del giornale La ultima calabra assassinato a Monterrey, la terza città del Messico
  • Mohammed Saghir: giornalista franco- algerino, inviato di una tv economica francese, ucciso a Sana’a, capitale dello Yemen
  • Laecio de Souza: giornalista brasiliano, lavorava alla stazione Rádio Sucesso a Camaçari, nello stato di Bahia

I DATI DEL 2011. Per l’anno appena concluso, 66 è il bilancio dei giornalisti uccisi (9 in più del 2010) e quasi il doppio il numero degli arrestati. Questi alcuni dati pubblicati nel rapporto di Reporters sans frontières, la ONG internazionale impegnata a denunciare le violazioni della libertà di stampa e a tutelare la sicurezza dei reporter, in particolare per chi opera nelle zone di guerra.

2010 2011 variazione
giornalisti uccisi 57 66 16%
giornalisti arrestati 535 1044 95%
giornalisti attaccati fisicamente 1374 1959 43%
giornalisti rapiti 51 71 39%
blogger arrestati 152 199 31%
blogger attaccati fisicamente 52 62 19%

LA PRIMAVERA ARABA. Su 66 persone, venti gli uccisi in Medio Oriente, quasi un terzo del totale. La stagione di rivolte e cambiamenti che ha travolto queste zone è considerata tra i motivi dell’aumento degli attacchi ai giornalisti. Dal gesto di Mohamed Bouazizi, che si diede fuoco per protesta contro la disoccupazione e la corruzione del regime tunisino, la scia della disperazione ha diffuso insurrezioni in Egitto, Libia e altri paesi arabi come Siria e Yemen. I giornalisti hanno dovuto testimoniare eventi in luoghi in cui la libertà di informazione non viene rispettata, esponendosi alla violenza criminale della repressione.

LE VOCI MINACCIATE. Nonostante il 2011 sia stato anche l’anno delle rivoluzioni di twitter, la situazione dei blogger minacciati o arrestati non ha subito molte variazioni, anzi c’è una leggera tendenza che fa ben sperare. Secondo i dati di Threatened Voices (letteralmente “Voci Minacciate”) sarebbero di meno i blogger che nel 2011 sono stati costretti tra le mura delle prigioni: 105 contro i 115 dell’anno precedente. Threatened Voices è un progetto lanciato da Global Voices Advocacy (sito di citizien journalism) che si occupa di monitorare i casi di repressione della libertà di espressione online. La piattaforma è nata nel 2009, ma i database offrono informazioni a partire dal 2001. Come Global Voices anche in questo caso l’utente non si limita ad una fruizione passiva, ma viene invitato a diventare un tracker e segnalare in prima persona i casi di sopruso.

Sul sito le infografiche la fanno da padrone e danno all’utente la possibilità di fare ricerche filtrando sia a seconda del paese che dello stato del blogger: minacciato, in arresto, rilasciato, deceduto. Una mappa del mondo collegata ad una timeline svela immediatamente le zone più rischiose: Cina, Iran ed Egitto. Le statistiche nascondono anche qualche sorpresa: alla fine della lista ci si imbatte in nazioni generalmente al di sopra di ogni sospetto come Inghilterra, Germania e Francia. Niente bollino rosso sullo stivale: nessuno ha segnalato casi di censura in Italia.

Visualizza I luoghi pericolosi dell’informazione in una mappa di dimensioni maggiori
I LUOGHI PERICOLOSI. Nel rapporto di Reporters sans frontières è inserito, per la prima volta, l’elenco dei luoghi più rischiosi in termini di uccisioni, minacce, aggressioni, censure. Tra i nomi Manama, la capitale del Bahrain, dove secondo gli organizzatori, le autorità hanno fatto il possibile per evitare qualsiasi copertura mediatica, negando l’accesso ai giornalisti, in particolare fotografi”. Poi piazza Tahrir al Cairo: per il luogo simbolo della Primavera Araba si parla di “campagna dell’odio” verso la stampa internazionale con più di 200 violazioni. Oggetto di un “blackout mediatico totale”, le città siriane di Deraa, Homs e Damasco per il rifiuto, da parte del regime di Assad, di rilasciare visti in entrata alla stampa estera e per la decisione di espellere coloro che si trovavano già nel Paese.

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