La vita urbinate e i disegni di Eleanor: la quarta edizione della rassegna che vive tra Urbino e York

Angelica Beato, la vincitrice del primo premio italiano
di MATTEO MARIA MUNNO

URBINO – Per scardinare un tabù come quello che aleggia sulla disabilità ci vuole vitalità e voglia di comunicare attraverso un canale potente come l’arte: la stessa che la ragazza italo-inglese Eleanor Worthington, dalla sua carrozzina, ha trasmesso alla sua famiglia, ai suoi amici e a tutta la città di Urbino durante il suo corso di studi all’Istituto statale d’arte prima di morire nel 2008. Sabato 2 dicembre si è tenuta all’Isia di Urbino la cerimonia di chiusura della quarta edizione della rassegna internazionale “Eleanor Worthington”, che premia le opere d’arte sulla disabilità. I premi sono stati assegnati a studenti di istituti d’arte tra l’Italia e la Gran Bretagna, terra in cui affondano parte delle radici di Eleanor. Ad aprire la cerimonia, oltre ad alcuni membri della famiglia di Eleanor, c’erano anche l’assessore all’istruzione di Urbino Massimo Guidi, il direttore dell’Isia Jonathan Pierini e rappresentanti degli altri partner dell’evento come l’Università “Carlo Bo” di Urbino, la Galleria Nazionale delle Marche e il comune di Urbania.

Il primo premio per quanto riguarda l’Italia se lo è aggiudicato Angelica Beato, studentessa classe 1993 dell’Accademia delle Belle Arti di Bari, che ha proposto una scenografia legata alla disabilità fisica e cognitiva. “Portare la disabilità sul palco – racconta Angelica –  è qualcosa di sperimentale, perché il tema è ancora un argomento tabù. Le associazioni e le rassegne sull’argomento sono un punto di partenza per scardinare queste chiusure verso un aspetto sociale così importante”. A farle da eco c’è anche Federico Brenda, l’unico studente urbinate premiato con una menzione speciale dall’Ambito Territoriale Sociale IV della Regione Marche: “L’arte è l’unico modo per poter raccontare qualcosa in forma anonima: è piena di sfaccettature, e questo aiuta. Produrre qualcosa per questo riconoscimento mi ha aiutato a entrare a contatto con una situazione che in molti ignorano”.

La mostra della quarta edizione del Premio Worthington è allestita allo Scriptorum di Palazzo Ducale fino al 6 gennaio 2018, prima di approdare – in data ancora da concordare – alla Saint John’s University di York, in Inghilterra. Qui i nomi di tutti i vincitori della quarta edizione del premio.

“Disabilità e Interazione”, l’opera dello studente dell’Istituto Statale d’Arte di Urbino Federico Brenda

ELEANOR E URBINO: “IN UN’ALTRA CITTA’ SAREBBE STATO PEGGIO”

La famiglia di Eleanor vive nelle campagne tra Urbino e la frazione di Gadana: tra alberi fitti, strade strette e sterrate affrontate con un pullmino e un andirivieni di amici che riempivano una tipica casa di campagna piena di libri e quadri, Eleanor ha trascorso la sua vita espressa anche tramite il disegno, pazientemente incorniciato dalla sua famiglia e che oggi fa capolino in alcuni angoli di casa Worthington.

Da sx: Giuliana Parodi e Nunzia Invernizzi, madre ed educatrice di Eleanor in posa con i disegni di Eleanor

Eleanor frequentava spesso Piazza della Repubblica, in tanti ancora lo ricorderanno – racconta al Ducato Giuliana Parodi, la madre di Eleanor – quando aveva qualche crisi nessuno appesantiva la situazione. In una società ci sono tanti modi di essere, perché la disabilità può colpire chiunque e quindi deve esserci spazio per tutti”. Con Giuliana c’è anche Nunzia Invernizzi, l’educatrice di Eleanor: “Lei aveva una vitalità – racconta sorridendo – e non è un controsenso: nonostante tutto, riusciva a trasmettere questo. Mi ha insegnato a non perdersi d’animo: a bypassare le difficoltà, mettendosele alle spalle”.

Per la famiglia Worthington parlare di una questione così intima e dolorosa è importante: “Ci si deve aprire – continua la madre di Eleanor – anche negli ultimi cinque anni di mia figlia avevamo sempre la casa piena di persone, perché avere una rete di affetti è molto importante. Si deve uscire dalla storia di una persona per farne un fatto collettivo. E’ una situazione che la società deve fare sua. Sono molto grata a Urbino, una città piccola ma molto accogliente. Forse in una città più ‘veloce’ avrebbe avuto più difficoltà: una radio a tutto volume non suscita nulla, ma un urletto di mia figlia avrebbe fatto girare tutti”.