In chat col cittadino e sui social, la Pubblica amministrazione nel “wild west digitale”

di DANIELE ERLER

URBINO – I cittadini non si fidano più delle istituzioni e anche i risultati elettorali in un certo senso lo dimostrano. Anche per questo le pubbliche amministrazioni stanno affrontando una sfida: riuscire a dialogare con i cittadini là dove sono e passano molto tempo, nei social network o nelle chat. Ma per riuscirci possono servire nuove figure professionali appositamente formate: i comunicatori nelle pubbliche amministrazioni.

In città si sono ritrovati alcuni fra i massimi esperti in comunicazione pubblica, in occasione dell’uscita del libro scritto su questo tema da Gea Ducci. Sono tutti d’accordo nel dire che in Italia ci sono sì esempi positivi, ma che si può fare molto di più. “È una sfida difficile perché l’opinione pubblica non si fida più delle istituzioni”, ha detto Franca Faccioli de la Sapienza di Roma. “Bisogna ricostruire il patto di fiducia fra le pubbliche amministrazioni e i cittadini”, ha spiegato Giovanni Boccia Artieri, professore della scuola di Scienze della Comunicazione.

“Per chi studia questa materia – ha aggiunto Boccia Artieri – è un importante sbocco occupazionale. Perché si stanno definendo nuove figure professionali e non tutto può essere lasciato in mano ai giornalisti”. Per riuscirci, ha aggiunto la direttrice della scuola di giornalismo Lella Mazzoli, bisogna costruire una “relazione consapevole”: “Siamo abituati a pensare che il modello della comunicazione pubblica debba essere un flusso che scende dall’alto, verticale, non orizzontale come ogni cittadino vorrebbe”.

La frontiera da esplorare sono i social network: non a caso definiti in passato dagli esperti di comunicazione come il “wild west” della pubblica amministrazione. “Perché – ha spiegato Alessandro Lovari dell’Università di Cagliari – ci si avventurava in esplorazione, sperimentando nuove forme di comunicazione. Ma da quando i social sono diventati uno strumento di lavoro diffuso, il problema è capire chi se ne deve occupare e come: non ha senso utilizzare Facebook solo come megafono digitale, facendo comunicazione in maniera tradizionale, anche se online. E soprattutto non deve diventare uno strumento di propaganda, utilizzato dai vertici politici per farsi pubblicità”.

Allora è interessante guardare a un esempio concreto, come quello del Comune di Ancona: “Noi usiamo anche le chat su Whatsapp e Telegram per comunicare con i cittadini – ha detto Barbara Ulisse, responsabile dell’Ufficio relazioni con il pubblico del capoluogo marchigiano – abbiamo scelto un metodo bidirezionale, non siamo solo noi a scrivere ai cittadini, ma sono anche loro che possono scrivere a noi”. Anche se significa affrontare nuovi problemi: “Ci è capitato di tutto, ci sono arrivati anche filmati porno”. Però le potenzialità sono altissime: “Abbiamo notato un travaso di richieste dall’ufficio informazioni ai nuovi media”.