Il romanzo fantasy di Simone, ‘fuggito’ da Urbino per trovare se stesso

di DANIELE ERLER

URBINO – È nato a Urbino ma poi l’ha lasciata perché non si sentiva valorizzato: ha viaggiato in altre città in cerca di ispirazione, alla fine l’ha trovata a Bologna dove ora vive. Simone Alessi, 33 anni, ha scritto Blake il divenire degli dei, un libro fantasy che è pieno di riferimenti metaforici alla realtà, spunti autobiografici che riguardano anche la sua città natale. Non a caso il protagonista, Blake, è insoddisfatto del mondo in cui vive e parte per un viaggio alla riscoperta di se stesso. Proprio come ha fatto Simone.

“Nel romanzo Blake sperimenta l’esclusione sociale, si rende conto di come è il mondo e si accorge di quanto sia difficile rapportarsi con i pregiudizi – dice Simone al Ducato – In tutto questo c’è una parte di me: anche se non volevo, ho dovuto lasciare Urbino dove avevo iniziato a frequentare l’Accademia di Belle arti, ma nella mia città avevo perso l’ispirazione e ho sentito la necessità di ritrovarla altrove”. A Bologna Alessi si è laureato in Scenografia all’Accademia di Belle arti e qui ora lavora come grafico.

Il romanzo, edito da Vertigo, è ambientato in un futuro immaginario. A ispirare Simone oltre ai classici del genere – come i libri di John R. R. Tolkien o di George R. R. Martin – ci sono i quadri di Raffaello: “Ho preso spunto da quello che rappresenta nei quadri per creare il mio mondo fantastico, prendendo poi spunto anche da altri riferimenti storici e letterari”.

“Non conosco molti romanzi che trattano il tema della diversità in chiave fantasy – aggiunge Simone – ma per lo più amo i libri di Anne Rice, J. K. Rowling e Roald Dahl. Ma sotto sotto la mia vera musa è sempre stata Angela Sommer-Bodenburg e le avventure di Vampiretto. Lei è riuscita a trasmettere con le sue storie il percorso di crescita interiore di un bambino che diventa adolescente. E a volte i libri per bambini sono molto più profondi di quello che si potrebbe immaginare”.

Fra le righe è facile trovare lo spirito di ribellione, tipicamente giovanile, di chi cerca sé stesso lontano da dove è nato. “Rimango legato a Urbino e prima o poi tornerò – spiega – Ho sempre pensato che sia una città meravigliosa, ma in questo periodo della mia vita non mi offre quello che cerco: è come una grande famiglia felice, dove tutti si conoscono. Io, per trovare me stesso, ho invece dovuto andarmene e aprire i miei orizzonti”.