Il reddito di inclusione a Urbino: molte richieste da famiglie numerose e madri single

di LORENZO CIPOLLA

URBINO – Nuclei familiari numerosi e donne single con un figlio a carico: sono in gran parte queste categorie ad aver richiesto il reddito di inclusione a Urbino. Finora le domande presentate sono state 41: dieci sono state già approvate e sono partiti due progetti di presa in carico di due famiglie. In totale sono 100 le domande arrivate nell’Ambito territoriale 4, di cui Urbino è ente capofila e in cui rientrano altri otto comuni.

I requisiti

I requisiti richiesti per ottenere il sussidio sono di due tipi, familiari ed economici. Per i primi, bisogna avere in famiglia almeno un minore, una donna in stato di gravidanza, un disabile o un ultracinquantacinquenne disoccupato. Le condizioni economiche richiedono invece di avere contemporaneamente un Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) valido non superiore ai 6.000 euro, l’Isr – ovvero il reddito del al netto dei trattamenti assistenziali – non superiore ai 3.000, un patrimonio immobiliare (esclusa l’abitazione) non oltre i 20.000 euro e quello ‘liquido’ non superiore ai 10.000. Altro requisito è che nessun componente del nucleo famigliare percepisca l’assicurazione sociale o altre forme di sostegno al reddito. Il nuovo ‘paletto’ ha fatto da subito sentire i suoi effetti: “L’introduzione dell’Isr, che non era richiesto per avere il Sia (Sostegno all’inclusione sociale, ndr), ha fatto diminuire il numero di domande del Rei perché molti arrivano con l’Isee giusto ma non questo.”, spiega Denise Angelini, dell’ufficio Affari generali e politiche sociali del Comune di Urbino e dell’Ufficio territoriale sociale 4.

“A presentare la richiesta sono state soprattutto famiglie straniere con diversi figli ed entrambi i coniugi disoccupati e donne sole, spesso divorziate o separate, con un figlio a carico. Queste ultime accedono anche perché magari hanno più di 55 anni e sono disoccupate”, spiega Angelini, altra novità rispetto al sostegno all’inclusione.

“Attualmente abbiamo in carico due famiglie e per i più piccoli mettiamo in campo dei progetti educativi e proviamo a dare aiuti concreti. Si tratta di stranieri che vivono spesso isolati e gli educatori gli insegnano l’italiano e si incaricano di fare cose che loro non possono perché magari le donne restano sole in casa con i bambini e non hanno la patente”.

Tra la presentazione delle domande e l’approvazione i tempi tecnici non sono proprio brevissimi: il Comune riceve e protocolla la richiesta, l’Inps verifica i requisiti e approva o boccia la domanda e il Centro per l’impiego esegue i progetti. L’allungamento delle attese è dovuto alla maggior documentazione da dover analizzare: “L’Inps si è presa sei mesi di tempo per verificare tutte le situazioni lavorative perché chi lavora dal 2016 deve anche presentare il modello Rei – Com”, spiega.

Secondo Elisabetta Porceddu del Centro per l’impiego di Urbino Job, rispetto al precedente Sostegno all’inclusione, la nuova forma di sussidio ha fatto diminuire il numero di richieste da parte degli stranieri “per il requisito di residenza da almeno due anni, ma ha fatto emergere molti casi di donne single con figli piccoli”.

Cosa dà il Rei

Il reddito di inclusione consiste in una carta di credito elettronica emessa dalle Poste su cui lo Stato carica mensilmente gli importi per i percettori del sussidio. A differenze della precedente carta Sia, che si poteva utilizzare solo per gli acquisti, con questa si possono prelevare anche contanti entro un limite di 240 euro al mese. Questa possibilità ha una durata limitata, al massimo 18 mesi. Per un eventuale rinnovo bisogna aspettare almeno sei mesi.

Oltre al lato economico chi ottiene il Rei viene inserito in un progetto personalizzato di attivazione ed inclusione sociale e lavorativa, . La cifra minima ‘massima’, quella che riceve una persona sola, può arrivare a 187,50 euro, mentre l’importo più alto, per l’intero nucleo familiare di sei componenti, può raggiungere i 485,40 euro.