Urbino, la vergogna dopo la violenza subita. Il racconto dei testimoni: “Si sentiva in colpa”

di FEDERICA OLIVO

URBINO – “Dopo la violenza non riusciva neanche a stare in piedi. Era terrorizzata”. Il racconto fatto davanti ai giudici del tribunale di Urbino è di Gabriela Guerra del centro antiviolenza di Pesaro. È uno dei testimoni che sono intervenuti al processo a carico di un ragazzo accusato di violenza sessuale. La sua accusatrice all’epoca dell’abuso – gennaio 2015 – aveva meno di 20 anni. “Quando, due settimane dopo, si è rivolta al nostro centro era devastata. Si sentiva in colpa per quello che le era successo. Temeva la reazione della sua famiglia e la sua comunità – di fede musulmana, come lei – quando avrebbero saputo che aveva perso la verginità. Era così sconvolta che abbiamo avuto paura che potesse fare del male a se stessa”.

La giovane ha sempre sostenuto di essere stata molto chiara con il ragazzo: per rispettare le regole della sua religione non avrebbe voluto avere con lui rapporti sessuali vaginali, ma solo anali. Aveva già raccontato in tribunale quanto quell’episodio fosse stato per lei drammatico e quanto fosse importante per lei arrivare vergine al matrimonio. Secondo i suoi racconti, durante l’incontro il ragazzo non ha rispettato la sua volontà. Dopo un rapporto anale consenziente, è voluto andare oltre. Lei, spaventata, gli ha chiesto di fermarsi, ma lui non l’ha ascoltata. Dopo la violenza l’ha accompagnata alla fermata dell’autobus. Lì è stata soccorsa da una signora e accompagnata alla polizia dal conducente dell’autobus dove era salita.

“Quando è arrivata in ospedale era atterrita. Ho verificato che non ci fossero segni di violenza sul suo corpo e poi ho chiesto ai ginecologi di occuparsi della ragazza”, ha sostenuto la dottoressa Sara Mazo, il medico del pronto soccorso di Urbino che per primo ha visitato la ragazza.

Dopo la visita in ospedale, la decisione di affidarsi al centro antiviolenza, sostenuta dai genitori: “Quando si è rivolta a noi – ha continuato la dottoressa Guerra – ci ha raccontato di aver conosciuto questo ragazzo su Facebook, un paio di mesi prima dell’incontro. Avevano deciso di vedersi nella casa di lui, a Urbino. Dopo la violenza lui le ha mandato dei messaggi: ‘Non sono stato io. Te la farò pagare’. Era pentita di essersi fidata, pensava che tutti le avrebbero dato la colpa per quello che invece aveva subito”.

La psicologa del centro, Magdalena Teodora Puscas ha dichiarato di averla incontrata nove volte: “Mi ha detto di essersi sentita sopraffatta da questo ragazzo sia psicologicamente che fisicamente. Era la prima volta che incontrava qualcuno conosciuto sui social network. Dopo questa esperienza ha deciso di non usarli più”.

Il giudice ha ascoltato anche la testimonianza dell’assistente sociale dell’ospedale di Urbino, la dottoressa Roberta Ruggeri, che ha parlato con la ragazza il giorno dopo la violenza: “Continuava a ripetere ‘Non è possibile! Non può essere successo proprio a me’. E poi è rimasta in silenzio. Era spaventata, angosciata, aveva paura di aver deluso i genitori”.

La madre e il padre della giovane, hanno dichiarato i testimoni, l’hanno sostenuta sia nei giorni successivi alla violenza che durante il percorso al centro antiviolenza.

Nessuna replica, per il momento, da parte della difesa. L’avvocato Isabella Pasqualini, che difende l’imputato, ha preferito non commentare la vicenda.